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Film girati a Torino e provincia: guida cronologica con riassunti e location di ripresa

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Febbraio 15, 2026

Film girati a Torino non significa solo “Torino sullo schermo”. Infatti la città è spesso location reale, però a volte è anche set ricostruito dentro gli studi. Quindi, per orientarti davvero, serve distinguere tra Centro riconoscibile, Po, quartieri industriali e cinema “di fabbrica”. In questa guida trovi titoli e luoghi chiave, con note chiare su cosa è visitabile e cosa no.

1913–1914: origini, melodrammi e cinema muto

Anima Perversa (1913)

Anima Perversa (1913), muto prodotto dalla torinese Film Artistica Gloria e diretto da Alberto Degli Abbati, è un melodramma “cattivo” in tre parti: soldi, inganni e reputazioni bruciate senza pietà. La storia segue Nick Watson, ricco armatore travolto dall’amante Leona, che lo rovina fino a spingerlo al suicidio. La figlia Mary crolla e finisce internata, mentre lo zio Tom (in America) diventa il nuovo perno della famiglia. Leona però non molla l’osso: raggiunge Tom fingendosi Mary e prova a prendersi tutto. Quando la vera Mary guarisce e arriva in America, con l’aiuto di Walter (figlio di Tom) smaschera l’impostora; per Leona, a quel punto, l’unica uscita “coerente col personaggio” è il suicidio.

Torino entra soprattutto dietro le quinte: il film nasce dentro la macchina produttiva cittadina (Gloria), tipica del cinema muto torinese. Le fonti non sempre permettono di identificare con precisione singole vie o piazze sullo schermo (molte scene erano girate in set e ambienti ricostruiti), ma la radice torinese è chiara: stile, impianto scenico e lavorazione.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): stabilimenti/produzione Film Artistica Gloria (Torino); set d’interni e scenari ricostruiti (location cittadine puntuali non documentate con certezza nel materiale disponibile)

Cabiria (1914)

Cabiria (1914), diretto da Giovanni Pastrone, è un kolossal muto ambientato all’epoca della Seconda guerra punica. La giovane Cabiria, separata dalla famiglia durante un disastro e finita in un mondo di rapimenti, schiavitù e poteri religiosi, attraversa città e scenari “mediterranei” tra pericoli continui e colpi di scena. Accanto a lei si muovono figure più grandi della vita, tra cui Maciste, simbolo di forza e lealtà, mentre sullo sfondo incombe la guerra e l’ombra di Annibale.

Torino, però, non è solo un “punto sulla mappa”: è la cabina di regia del film. La produzione nasce e si organizza qui, con teatri di posa, scenografie gigantesche e una macchina industriale capace di reggere durata, budget e complessità fuori scala per l’epoca. Poi il set si allarga in Piemonte (montagna, laghi, paesaggi “epici”), ma resta sempre agganciato al cuore operativo torinese.

Ambientazione / location (Torino e provincia): teatri di posa e lavorazione a Torino (area produttiva legata all’asse della Dora Riparia); Valli di Lanzo; Laghi di Avigliana; Alpi piemontesi

1934–1944: Torino “capitale”, Torino modernista, Torino di studio

Film Villafranca (1934)

Film storico che ricostruisce gli accordi diplomatici dell’11 luglio 1859, nel pieno della Seconda Guerra d’Indipendenza. Il racconto si muove sulle trattative, quindi il focus è politico: equilibri, pressioni, Europa che cambia. Inoltre Torino non è “solo” scenografia: è la capitale sabauda, con il suo peso istituzionale ben visibile nelle atmosfere solenni.

La Contessa di Parma (1937)

Commedia brillante nella Torino modernista degli anni Trenta: moda, mondanità, sport, vetrine e ritmo urbano. La storia diretta da Alessandro Blasetti segue un pilota e una modista, perciò alterna romanticismo e “corsa” sociale, con una città che appare sorprendentemente metropolitana.

A Torino la Maison Printemps lancia due nuovi modelli “da sogno” e, per un equivoco, Marcella – semplice indossatrice – viene scambiata per una vera contessa dal calciatore Gino Vanni. Per non perdere quell’amore improvviso, Marcella alimenta la bugia. Il tutto tra hotel di lusso, abiti eleganti e conoscenze “altolocate”, la recita cresce e i malintesi si moltiplicano. La fuga in avanti porta tutti al Sestriere, dove durante un défilé la finzione rischia di crollare davanti a tutti. Il chiarimento finale rimette le cose in ordine: meno titolo nobiliare, più realtà (e un po’ di sana figuraccia collettiva).

Pietro Micca (1938)

Rievocazione eroica dell’assedio del 1706, del regista Aldo Vergano centrata sul sacrificio del minatore torinese. Il tono è celebrativo e patriottico, con ricostruzioni militari pensate per fare “grande affresco”. Tuttavia Torino qui è soprattutto memoria storica: più evocata che mostrata, come simbolo di identità e resistenza. Distribuito nel 1938, il film è oggi considerato perduto: ne sopravvive solo un frammento di cinque minuti e una preziosa raccolta di bozzetti conservati al Museo Nazionale del Cinema di Torino e al Museo Magi ’900 di Pieve di Cento.

  • Ambientazione / location (Torino): area Cittadella (rievocata), Centro come città evocata

Addio giovinezza! (1940)

Addio giovinezza! (1940), diretto da Ferdinando Maria Poggioli, è uno dei film che “incollano” Torino al racconto. Infatti, la città universitaria del primo ’900 diventa il palco naturale di amori, goliardia e quella malinconia sottile di quando cresci e ti accorgi che non tutto torna come speravi. Nel cast spiccano Maria Denis, Adriano Rimoldi, Clara Calamai e Carlo Campanini.

Torino, 1910: Mario, studente di medicina arrivato dalla montagna, affitta una stanza in casa di Dorina, sartina semplice e concreta. Tra i due nasce un legame sincero che regge il ritmo di lezioni, amici e vita “da studenti”. Però, quando Mario incrocia Elena, più elegante e mondana, si apre una frattura: gli amici provano a coprire la scivolata, ma la verità arriva e l’amore con Dorina si spezza. Il tempo fa il resto: ci si ritrova solo al traguardo della laurea, con un addio che sa di fine di un’epoca.

  • Ambientazione / location (Torino): via Po e Università, Parco del Valentino, Teatro Carignano, caffè del Centro

Non me lo dire! (1940)

Commedia brillante con Erminio Macario: un nobile in difficoltà finisce trascinato in una serie di guai tra truffe, malintesi e incontri sbagliati, finché l’amore (e un po’ di fortuna) gli permettono di uscire dal pasticcio. Il film funziona per ritmo e gag, ma soprattutto perché usa Torino come sfondo riconoscibile: una città elegante, fatta di piazze scenografiche e residenze di caccia, perfette per una commedia “di ambiente” dell’epoca.

L’amore canta (1941)

L’amore canta (1941), diretto da Ferdinando Maria Poggioli, è una commedia romantica in bianco e nero costruita su equivoci “di classe” e sogni di riscatto, con un cuore produttivo tutto torinese: le riprese si svolsero negli stabilimenti Fert di Torino, in uno dei primi film legati alla filiera di Dino De Laurentiis.
Alberto, giovane direttore di un complesso musicale che suona in un caffè, si innamora di Vera, indossatrice di origini modeste. Presi dalla paura di non essere “abbastanza”, entrambi fingono di appartenere a famiglie ricche, alimentando una catena di malintesi e piccole bugie. Quando la commedia degli equivoci diventa insostenibile, scelgono finalmente la verità: l’amore regge l’urto e la storia si chiude con il matrimonio.

  • Ambientazione / location (Torino): (teatri di posa e interni di produzione), set ricostruiti legati a caffè/locale musicale, ambienti “da salotto” e contesti borghesi ricreati in studio (Torino come macchina produttiva più che come cartolina urbana)

La Fuggitiva (1941)

MLa fuggitiva (1941), diretto da Piero Ballerini e tratto dal romanzo di Milly Dandolo, è un melodramma “di rinuncia”: amori possibili, doveri familiari e quella scelta dolorosa di farsi da parte quando la realtà presenta il conto. Il film è legato a Torino perché fu realizzato negli studi Fert, dentro la stagione in cui la città era ancora una piccola macchina cinematografica ben oliata.

Delfina scappa di casa e diventa governante di una bambina: col padre nasce un amore. Quando ricompare la moglie, creduta morta, Delfina si fa da parte. Dopo aver salvato la bambina fuggita sotto la pioggia, rinuncia definitivamente e lascia che la famiglia si ricomponga.

  • Ambientazione / location (Torino): interni ricostruiti negli studi Fert ( zona di Venaria Reale), ambienti urbani torinesi generici

Il Vagabondo (1941)

Il vagabondo è una commedia sentimentale dei primi anni ’40 che segue Pippo (Erminio Macario), trovatello poverissimo ma generoso, che vive in una baracca ai margini della città con gli amici Cresima (aspirante scrittore) e Fanfulla (ex maggiordomo in disgrazia). Un giorno, mentre cerca cibo nei campi, incontra Lucilla e la accompagna alla villa dei marchesi per cui lavora: lì ascolta per caso il futuro genero confessare che sposerà Patrizia solo per interesse. Pippo viene cacciato, però riesce comunque ad avvertire la famiglia. Poi, stremato, si addormenta e sogna di essere riconosciuto come erede perduto; quando al risveglio i marchesi gli offrono davvero una “nuova vita”, lui capisce che non fa per lui e sceglie di tornare alla sua libertà e all’amore semplice.

Torino, qui,è contrasto continuo. Da un lato la periferia povera (baracche, amici, fame),Torino, qui, non è cartolina: è contrasto continuo. Da un lato la periferia povera (baracche, amici, fame), dall’altro la Torino “di villa” e di convenzioni.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): periferie torinesi e baracche ai margini della città, ville nobiliari nei dintorni, campagne piemontesi, studi FERT di Torino (interni/teatri di posa)

La sonnambula (1941)

La sonnambula intreccia due storie. Da un lato c’è la vicenda “lirica”: nel villaggio alpino Amina, sonnambula, viene fraintesa e rischia di perdere Elvino, finché la verità riporta tutto al lieto fine. Dall’altro c’è la cornice “biografica”: Bellini, in convalescenza a Moltrasio, si innamora della contessina Ornella, ma un duello lo ferisce e lei, malata e sonnambula, muore cadendo nel lago. Quel dolore diventa la scintilla narrativa che lo spinge a trasformare la tragedia privata in musica, fino alla nascita dell’opera.

  • Ambientazione / location (Torino): studi Fert (Venaria), ricostruzioni teatrali “torinesi”

Tentazione (1942)

Un giudice anziano e incorruttibile deve presiedere il processo per un uxoricidio. Durante l’inchiesta incrocia Gisella, ballerina giovane e spregiudicata, legata all’imputato: lei capisce subito la sua debolezza e prova a piegarlo, mescolando seduzione e pressione per ottenere l’assoluzione. Il magistrato vacilla, perché per la prima volta desiderio e ruolo pubblico gli vanno contro, ma alla fine sceglie il rigore: non si lascia corrompere e resta fedele sia alla moglie sia alla propria etica.Un giudice anziano e incorruttibile deve presiedere il processo per un uxoricidio. Durante l’inchiesta incrocia Gisella, ballerina giovane e spregiudicata, legata all’imputato: lei capisce subito la sua debolezza e prova a piegarlo, mescolando seduzione e pressione per ottenere l’assoluzione. Il magistrato vacilla, perché per la prima volta desiderio e ruolo pubblico gli vanno contro, ma alla fine sceglie il rigore: non si lascia corrompere e resta fedele sia alla moglie sia alla propria etica.

  • Ambientazione / location (Torino): studi Fert, ambienti giudiziari e borghesi ricostruiti

La Fortuna vien da Cielo (1942)

Un gioiello rubato innesca equivoci a catena tra locali mondani e sale da ballo. Il ritmo è più alto, la fotografia più luminosa, e l’atmosfera è da spettacolo. Perciò Torino qui è soprattutto “clima”: intrattenimento, modernità, serate d’epoca ricostruite. La pellicola, oggi è ricordata soprattutto per la presenza della Magnani.

  • Ambientazione / location (Torino): set di locali d’epoca ricostruiti negli studi Fert, Torino come atmosfera mondana

Divieto di sosta (1942)

Farsa sentimentale: un giovane si finge poeta per conquistare una vedova, finché la recita crolla. Il film punta sull’eleganza e su ambienti curati, con interni ricchi e dinamiche da commedia borghese. Inoltre, nel cluster, serve per mostrare la continuità produttiva degli studi torinesi in quegli anni.

  • Ambientazione / location (Torino): studi Fert; esterni torinesi

L’usuraio (1943)

Melodramma scuro e quasi teatrale: l’orgoglio ferito spinge un uomo verso l’usura, finché una rivelazione personale lo costringe a rivedere tutto. Il tono resta cupo e moraleggiante, con una Torino evocata come città severa. Quindi è un titolo utile per la Torino “grigia” del racconto sociale.

  • Ambientazione / location (Torino): studi Fert, Torino evocata come città austera

Due Cuori (1943)

Una scelta di convenienza per salvare la famiglia: la protagonista accetta un matrimonio che pesa come un debito emotivo. La storia carica sacrificio, tensione e redenzione, quindi il melodramma è dichiarato. Torino rimane sullo sfondo come ambiente borghese ricostruito, più suggerito che mostrato.

  • Ambientazione / location (Torino): interni borghesi ricostruiti negli studi Fert, Torino evocata

La prima Donna (1943)

Dramma musicale ottocentesco: rivalità artistiche, passioni e gelosie, con palcoscenici “importanti”. È uno dei titoli più curati sul piano scenografico, quindi funziona bene come esempio di cinema di ricostruzione. Inoltre Torino entra come contesto produttivo, con set teatrali costruiti in studio. Il film si distingue per le scenografie curate, i costumi storici e la colonna sonora di Enzo Masetti.

  • Ambientazione / location (Torino): studi Fert (ricostruzioni teatrali), Torino come polo produttivo

La principessa del Sogno (1943)

Favola romantica: un’orfana sogna una vita diversa e finisce dentro un intreccio da fiaba. Il film è interessante anche per la presenza di una regista donna, cosa rara per l’epoca. Tuttavia Torino qui è soprattutto dietro la macchina: set di fantasia ispirati a un immaginario “da residenza”.

  • Ambientazione / location (Torino): studi Fert, ambientazioni ispirate (in modo libero) alle residenze reali

Scadenza trenta giorni (1944)

Commedia leggera tra alberghi, bugie e riconciliazioni, girata in un periodo durissimo ma con un tono sorprendentemente “fresco”. Il dettaglio forte, per Torino, è l’uso di un luogo reale riconoscibile: quindi questa scheda è perfetta per un link a itinerario urbano. Oggi rappresenta una testimonianza rara del cinema torinese negli anni di guerra.

Si chiude all’Alba (1944)

Dramma cupo in un tabarin: passioni pericolose, passato criminale e tensione notturna. Il fatto che sia stato ritrovato nel 2024 lo rende un tassello importante per la memoria del cinema prodotto in quell’epoca. Torino è atmosfera scura: centro, locali, margini urbani che si intuivano anche quando il set era in studio.

  • Ambientazione / location (Torino): studi Fert; suggestioni notturne ispirate a Centro e San Salvario

1948–1956: dopoguerra, melodrammi e borghesia

L’eroe della strada (1948)

Macario interpreta un vagabondo accusato ingiustamente e trascinato in una sequenza di guai che tocca politica spicciola, lavoro, piccoli traffici e sopravvivenza quotidiana. Il tono alterna comicità e amarezza: infatti la Torino del dopoguerra non viene addolcita, ma mostrata con le sue contraddizioni, tra città popolare e trasformazione sociale. Il film fu un grande successo al botteghino, con oltre 300 milioni di lire incassati, e fece parte di una trilogia inaugurata da Come persi la guerra. Oggi è considerata una testimonianza preziosa del cinema torinese del dopoguerra.

  • Ambientazione / location (Torino): Porta Palazzo, centro vie popolari e aree a vocazione industriale.

Cenerentola (1949)

Film-opera ispirato a Rossini: una fiaba musicale costruita come spettacolo, con scenografie e ambienti regali che danno alla storia un’impronta solenne. Torino qui diventa un palcoscenico ideale: palazzi storici e residenze sabaude funzionano come set naturale per la dimensione “di corte”.

  • Ambientazione / location (Torino): Palazzo Reale, Palazzina di Caccia di Stupinigi, studi Icet (area Vanchiglia)

Cronaca di un amore (1950)

Esordio nel lungometraggio di Michelangelo Antonioni: una relazione adulterina riapre un passato irrisolto fatto di segreti, sospetti e sensi di colpa. La storia procede per tensione psicologica, quindi contano più i silenzi e gli sguardi che gli eventi “di trama”. Proprio per questo il film segna una rottura rispetto al neorealismo: mette al centro atmosfera, distanza emotiva e vuoti.

  • Ambientazione / location (Torino): studi Fert (interni), contesto borghese del Centro

Il monello di strada (1950)

Macario torna a Torino e, tra equivoci e colpi di sfortuna, finisce per prendersi carico di un bambino. La commedia resta leggera, però sotto scorre una vena malinconica: è una storia di sopravvivenza quotidiana, responsabilità improvvise e affetto che nasce controvoglia. Il film lascia sullo schermo una Torino reale, riconoscibile, fatta di passaggi e luoghi “di vita”, non di pose.

  • Ambientazione / location (Torino e dintorni): Porta Nuova, Villa Abegg, collina torinese

Addio mia bella signora (1954)

Melodramma sentimentale costruito su amori difficili, scelte dolorose e conseguenze che si pagano nel privato. Il film usa Torino come scenario credibile per una storia di classe e di reputazione: una città elegante e composta, dove però i conflitti personali emergono proprio perché tutto sembra “in ordine”. Di conseguenza l’ambientazione non è decorativa: sostiene il tono, tra romanticismo e disincanto.

  • Ambientazione / location (Torino): Centro storico (portici e piazze), quartiere Crocetta

Avanzi di Galera (1954)

Tra i film girati a Torino, Avanzi di galera è un melodramma a episodi diretto da Vittorio Cottafavi e prodotto da Giorgio Venturini negli studi FERT. Il film racconta il difficile ritorno alla vita di tre ex detenuti, tra colpa, riscatto, tradimento e destino. Oltre agli interni di studio, utilizza location reali come le carceri Le Nuove, l’Ospedale Molinette e la stazione di San Maurizio Canavese, restituendo una Torino anni ’50 dal forte sapore noir e popolare. La regia, attenta ai volti, agli sguardi e alle situazioni-limite, ha portato la critica a rivalutare nel tempo questo titolo, nonostante il modesto successo al botteghino.

Le Amiche (1955)

Tra i film girati a Torino, Le amiche è uno dei titoli più importanti: Michelangelo Antonioni adatta Tra donne sole di Cesare Pavese e racconta il ritorno di Clelia in città per aprire un atelier di moda. Intorno a lei si muove un piccolo gruppo di amiche borghesi – Momina, Nene, Rosetta – tra salotti eleganti, gite al mare e amori infelici che sfociano nel suicidio. Il film offre un ritratto spietato della borghesia torinese degli anni ’50, anticipando il tema dell’incomunicabilità che segnerà il cinema maturo di Antonioni.

  • Ambientazione / location (Torino): Centro, quartieri borghesi tra Crocetta e vie del Centro

Guerra e Pace (1956)

Il kolossal usa il Piemonte come set “camuffato” per ricreare la Russia napoleonica. In questo gioco di sostituzione, Torino entra soprattutto attraverso il Po: argini, tratti fluviali e prospettive basse (con nebbie e orizzonti larghi) diventano credibili come paesaggi dell’Est. Quindi la città non viene raccontata come Torino: viene usata come materia scenica, utile a costruire un’altra geografia. Rimasto nella storia del cinema per incassi record e premi internazionali, è uno degli esempi più imponenti di coproduzione fra Hollywood e Cinecittà legata a Torino.

  • Ambientazione / location (Torino): tratti del fiume Po e aree fluviali torinesi (set “Russia”)

Un giglio infranto (1956)

Dramma risorgimentale che mescola patriottismo e passioni ottocentesche, puntando su una messa in scena “grande”: costumi, ambienti e ricostruzioni pensati per risultare solenni e spettacolari. Torino, qui, conta in due modi: come capitale sabauda evocata nel racconto e come base produttiva, perché il film si appoggia al lavoro di studio più che a una Torino “in esterno”.

  • Ambientazione / location (Torino): studi Fert; Torino evocata come capitale sabauda

1969–1977: inseguimenti, gialli, Torino industriale e Torino “nera”

The Italian Job: un colpo all’Italiana (1969)

The Italian Job (1969), diretto da Peter Collinson (da non confondere col remake del 2003), è un heist movie tutto ritmo e “faccia tosta” che usa Torino come pista da gioco. Una banda di ladri inglesi arriva in città per colpire un camion portavalori che trasporta le paghe di migliaia di dipendenti Fiat: il colpo non si regge sulla forza, ma sull’idea più furba, cioè piegare il traffico a proprio vantaggio.

Il piano funziona perché i criminali manipolano un computer e “riscrivono” i semafori, creando ingorghi e corridoi liberi come in una scacchiera urbana. Da lì parte la parte memorabile: inseguimenti e fughe che trasformano la Torino di fine anni ’60 in un set riconoscibilissimo, con dettagli che oggi fanno effetto (piazze ancora aperte alle auto, Murazzi pieni di vita, portici con dehors), e con un’idea chiave sullo sfondo: già allora la città aveva un sistema centralizzato capace di gestire la cosiddetta “onda verde”.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): portici di via Roma, chiesa della Gran Madre, stazione di Porta Nuova, pista parabolica del Lingotto, tetto del Palazzo a Vela, piazza Castello, Murazzi

Le coppie – episodio “Il frigorifero” (1970)

Satira sociale che prende di mira il consumismo “a rate” e lo porta fino al punto di rottura. Una giovane coppia emigrata a Torino si indebita per inseguire un riscatto minimo (un frigorifero), e finisce schiacciata tra vergogna, bisogno e compromessi. Il tono è agrodolce e quasi osservativo: Torino appare popolare, concreta, senza filtri.

  • Ambientazione / location (Torino): case popolari nel quartiere Vallette, negozi di elettrodomestici e Centro “popolare”

Il gatto a nove Code (1971)

Thriller che mescola omicidi e pista scientifica, con un’indagine costruita su indizi che sembrano impossibili. Torino serve per dare forma al freddo: geometrie, eleganza tesa, modernità che inquieta. Anche quando la lavorazione si sposta, le sequenze torinesi danno l’impronta stilistica. Girato tra Torino, Roma e Pomezia, il film appartiene alla trilogia degli animali e resta un titolo chiave nel rapporto tra Dario Argento e l’immaginario torinese.

  • Ambientazione / location: Centro e aree moderne a Torino; laboratori ricostruiti in studio (Torino + Roma/Pomezia).

Quattro mosche di velluto grigio (1971)

Paranoia e identità che si sbriciola: il protagonista resta intrappolato in una spirale di sospetti, mentre la realtà diventa ambigua e scivolosa. Torino lavora come labirinto mentale: notti lunghe, strade quasi deserte, interni che mettono addosso inquietudine. Non è una città che “accoglie”: è una città che amplifica la paura. E’ considerato uno dei titoli chiave del primo periodo di Dario Argento: 4 mosche di velluto grigio usa la città come sfondo inquieto per una storia di paranoia, vendetta e identità spezzate.

Mimì metallurgico ferito nell’onore (1972)

Mimì metallurgico ferito nell’onore segue la parabola di Mimì, operaio catanese licenziato per il suo voto al PCI e costretto a emigrare a Torino, tra cantieri, fabbriche e legami opachi con la mafia. Nella nuova vita al Nord, tra militanza politica e la storia d’amore con Fiore, Mimì prova a cambiare destino, ma finirà intrappolato tra doppia vita, “onore” maschile ferito e compromessi sempre più pesanti. Il film racconta un’Italia divisa tra Sud contadino e Nord industriale, mostrando come il potere mafioso e i vecchi codici d’onore seguano gli emigrati fin dentro le periferie operaie di Torino.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): periferie operaie, cantieri edili, dormitori/reti di emigrati, grande fabbrica metalmeccanica (universo FIAT/Mirafiori evocato), strade e quartieri “di lavoro” della Torino industriale dei primi anni ’70

Torino nera (1972)

Poliziottesco del 1972: Bud Spencer interpreta Rosario Rao, muratore meridionale onesto incastrato per un omicidio allo stadio Comunale durante una partita del Torino. Dopo tre anni di carcere, i figli ricostruiscono il complotto che coinvolge il costruttore mafioso Fridda. Quindi la storia vira verso una resa dei conti nella Torino industriale e criminale degli anni ’70, dove il bersaglio reale era l’attivismo sindacale di Rosario.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): stadio Comunale, Torino industriale anni ’70

Trevico – Torino – viaggio nel fiat – Nam (1973)

Il film segue Fortunato Santospirito, giovane emigrante irpino che arriva a Torino per lavorare in Fiat. Intanto la città lo inghiotte: dormitorio pubblico, mensa dei poveri, cancelli di fabbrica, incontri con preti impegnati, sindacalisti e gruppi di estrema sinistra. Lo stile, a metà tra documentario e finzione, trasforma Torino in un “Fiat-Nam”: una guerra sociale senza eroi e senza riscatto facile.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): dormitorio pubblico, mensa dei poveri, cancelli Fiat (Corso Agnelli), Porta Palazzo.

Amore e ginnastica

Nella Torino di fine Ottocento, la maestra Maria Pedani difende l’educazione fisica femminile, mentre il timido Simone prova a conquistarla. Però non è solo una commedia: tra costume e humour, il film racconta il conflitto tra pudore borghese e desiderio di modernità. Torino diventa co-protagonista, luminosa e insolita, con scorci che restituiscono una città umbertina “da cinema”.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): palazzi sabaudi, cortili scolastici, scorci sul Po

Profumo di donna (1974)

Diretto da Dino Risi e interpretato da Vittorio Gassman, si apre a Torino: il capitano cieco Fausto Consolo decide di partire insieme alla giovane recluta Giovanni “Ciccio” Bertazzi. Le scene torinesi fissano un tono severo e interiore, e funzionano come base narrativa prima che il viaggio tocchi Genova, Roma e Napoli. Inoltre, quel “via da Torino” è già un pezzo di racconto: è lì che parte la trasformazione.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): aree ferroviarie, viali monumentali, caserma Pietro Micca (zona via Cernaia)

Un uomo una città (1974)

Il commissario Michele Parrino guida la Mobile di Torino: è integerrimo, umano, e si trova a indagare su droga e prostituzione che toccano la “Torino bene”. Però viene trasferito per insabbiare lo scandalo. Quindi, con l’aiuto del giornalista Paolo Ferrero, continua a cercare la verità contro corruzione e poteri forti. Il risultato è una Torino cupa, viva e contraddittoria, oggi riscoperta come cult.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Borgo Medievale, Galleria Subalpina, Piazza Bodoni, Murazzi del Po, Corso Valdocco

Italia a mano armata (1976)

Italia a mano armata (1976) di Marino Girolami (firmato Franco Martinelli) è un poliziottesco “da cluster” perché parte a Torino e usa la città per costruire la Torino nera: Porta Palazzo, periferie, contrasti sociali e scorci Liberty, con passaggi anche nella provincia verso il confine lombardo. Il commissario Betti (Maurizio Merli), ultimo capitolo della “trilogia del commissario”, insegue una banda dopo il sequestro di uno scuolabus: la vicenda poi si allarga a Milano e Genova, ma l’impronta torinese resta centrale, anche grazie al tono duro e al ritmo da action anni ’70.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Porta Palazzo, periferie torinesi e quartieri Liberty

La donna della domenica

La donna della domenica (1975), diretto da Luigi Comencini e tratto dal romanzo di Fruttero & Lucentini, è un giallo “di costume” ambientato nella Torino dei primi anni ’70. Dopo l’omicidio dell’architetto Garrone, figura sgradevole che gravitava ai margini della Torino bene, il commissario Santamaria indaga muovendosi tra salotti altolocati, rancori privati e alibi fragili. Intanto, però, un secondo delitto complica tutto e costringe la polizia a stringere il cerchio, mentre piccoli indizi linguistici e culturali “torinesi” diventano chiavi decisive dell’inchiesta.

Torino è parte del racconto: non solo sfondo, ma atmosfera. Da un lato ci sono gli interni borghesi e le conoscenze che contano, dall’altro la città più popolare e concreta — mercati, uffici, strade — dove l’indagine si sporca le mani e la maschera della rispettabilità inizia a creparsi.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Mercato del Balon (Borgo Dora), Università di Torino (conferenza), lavatoi torinesi citati nell’indagine, ambienti della Torino bene (salotti e appartamenti), uffici comunali / Ufficio Tecnico, strade e zone del centro e della Torino “popolare”

Profondo rosso (1975)

Film-simbolo di Dario Argento: ufficialmente ambientato a Roma, ma Torino è la vera pelle del racconto. Una sensitiva avverte la presenza di un assassino e viene uccisa; il pianista Marc Daly, testimone, resta agganciato a un dettaglio visto ma non capito. Intanto l’indagine, con la giornalista Gianna Brezzi, si infittisce tra omicidi e una traccia legata a un trauma sepolto. Torino diventa labirinto elegante e minaccioso, con set iconici e un immaginario che è ormai “Torino horror” puro.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Teatro Carignano, Galleria San Federico, piazza C.L.N., Blue Bar (set), Villa Scott (Borgo Po)

Fango Bollente (1975)

Qui Torino non è cartolina: è pressione costante. Tre giovani impiegati alienati scivolano in una spirale di violenza sempre più gratuita; a inseguirli c’è un ex commissario espulso dalla Mobile, figura ambigua e dura. Due vengono fermati (uno si suicida, l’altro viene ucciso), mentre il terzo sfugge: quindi il finale resta amaro e aperto. Il film funziona nel cluster perché appoggia la tensione su luoghi riconoscibili, visitabili, e su una città che ribolle.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): piazza Palazzo di Città, Galleria Subalpina, asse piazza Bodoni/Conservatorio, Valentino (Fontana dei Dodici Mesi),chiusura Stadio Olimpico Grande Torino

Cattivi pensieri (1976)

Un avvocato milanese, Mario Marani ( interpretato da Ugo Tognazzi) è convinto che l’amante della moglie sia nascosto in casa. Quindi parte con lei in un viaggio tra Milano, Torino e Cervinia per identificarlo, mentre ogni persona incontrata diventa un sospetto. Però, al ritorno, scopre che nel ripostiglio non c’era alcun amante: era il figlio del portinaio entrato per rubare dei fucili. Satira amara e gelosia portata al parossismo, con scorci della Torino anni ’70.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Torino e Moncalieri (scorci urbani anni ’70), Gran Hotel Principi di Piemonte

Tutti si possono arricchire tranne i poveri (1976)

Commedia diretta da Mauro Severino con Enrico Montesano, Anna Mazzamauro e Barbara Bouchet. La storia si apre a Torino, tra quartieri residenziali e aree industriali tipiche degli anni Settanta; poi arriva il salto a Montecarlo, ma il cuore iniziale è torinese. Il film racconta la trasformazione dei coniugi Renzelli dopo un “13” al Totocalcio, alternando satira sociale e fuga verso il lusso.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Mirafiori, Santa Rita, Pozzo Strada, Lingotto, Borgo San Paolo

Quelli della calibro 38 (1976)

Ultimo film diretto da Massimo Dallamano, tra i poliziotteschi più rappresentativi ambientati a Torino. Il commissario Vanni, dopo l’omicidio della moglie, forma una squadra speciale armata di pistole calibro .38 e si lancia contro “il Marsigliese” tra indagini e attentati. Quindi la città diventa un ritratto duro e realistico anni ’70, con una forte impronta d’azione e musica di Stelvio Cipriani.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Palazzina di Caccia di Stupinigi, Carcere Le Nuove, Piazza Cavour

Torino violenta (1977)

Torino violenta, diretto da Carlo Ausino, è un poliziottesco cupo e metropolitano: a Torino una banda mista di mafiosi meridionali e criminali francesi semina rapine, omicidi e sfruttamento della prostituzione. Il commissario Ugo Moretti li insegue, però la città viene scossa anche da un “giustiziere” che elimina i malviventi con freddezza chirurgica, facendo esplodere una guerra interna tra clan. La verità è più sporca del previsto: l’assassino è proprio Moretti, che tenta di cancellare le prove e mettere a tacere il collega Danieli; alla fine Danieli lo ferma, mentre le bande vengono sgominate, lasciando un epilogo amaro sul confine tra legge e vendetta.

Torino qui non fa la cartolina: è una città nervosa, fatta di inseguimenti, strade larghe, parchi e cavalcavia, con luoghi riconoscibili che ancorano l’azione alla realtà urbana degli anni ’70.

1980–1999: periferie, commedie, generazioni e nuovi sguardi

Tony l’altra faccia della Torino violenta (1980)

Diretto da Carlo Ausino, è un poliziottesco ambientato integralmente a Torino, però guarda la città da un’angolazione diversa: non la polizia, ma un giovane anticonformista che vive di lavori occasionali e rapporti complicati. Quando Tony tenta di impedire un rapimento, diventa un eroe suo malgrado. Intanto il commissario Gregori lo osteggia e i criminali cercano vendetta, fino a un finale violento in discoteca.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): periferie torinesi e cantieri (Mirafiori sud), spazi di vita quotidiana, e sponde del Po

La ragazza di via Mille lire (1980)

La ragazza di via Millelire (1980), diretto da Gianni Serra e tratto dal suo romanzo, racconta la vicenda di Betty, tredicenne della periferia torinese che vive tra comunità, fughe e ambienti degradati. Il film segue i suoi continui tentativi di scappare — dalla famiglia, dalle strutture educative e perfino dagli assistenti sociali che cercano di aiutarla — mentre si muove tra Mirafiori Sud, Vallette e il centro città.
La storia mette in scena il disagio giovanile, la fragilità delle istituzioni e la solitudine delle periferie tardo-novecentesche.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Mirafiori Sud ( via Artom), Vallette,

Bianco Rosso e Verdone (1981)

Bianco, Rosso e Verdone (1981), diretto e interpretato da Carlo Verdone, è una delle commedie cult del cinema italiano. Racconta, con ritmo brillante e situazioni grottesche, il viaggio verso le urne di tre personaggi interpretati dallo stesso Verdone: Furio, Pasquale e Mimmo. Ognuno vive un’odissea personale, fatta di imprevisti, ossessioni e incontri surreali.

Pur essendo un road-movie costruito su spostamenti continui, il film include alcune riprese realizzate a Torino e nell’area torinese, soprattutto relative ai passaggi stradali e a contesti urbani tipici del Nord Italia, utilizzati come ambientazioni “di transito”. Le vie e le piazze torinesi funzionano come cornice realistica delle disavventure dei protagonisti e contribuiscono al tono autentico della pellicola.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Torino e area torinese (riprese “di transito”, contesti urbani del Nord)

Al bar dello sport (1983)

Al bar dello sport è una delle commedie torinesi più riconoscibili degli anni ’80. Diretto da Francesco Massaro e interpretato da Lino Banfi e Jerry Calà, il film racconta la storia di Lino, emigrato pugliese che lavora ai Mercati Generali di Torino e sogna un riscatto impossibile. La svolta arriva quando, grazie al suggerimento di Parola, lo sguattero muto del bar, gioca un imprevedibile “2” in Juventus–Catania e vince una schedina milionaria.

La pellicola offre uno spaccato vivissimo della Torino popolare del 1983, tra Porta Palazzo, quartieri operai e scorci simbolici come la Mole Antonelliana, alternati alle fughe sulla Costa Azzurra. I temi centrali sono l’ossessione italiana per il totocalcio, il desiderio di riscatto sociale e la vita degli immigrati nel Nord industriale. Nonostante una critica divisa, il film è oggi considerato un piccolo cult della comicità italiana, grazie alla coppia Banfi–Calà e all’ambientazione torinese ormai storica.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Porta Palazzo, quartieri operai, Mole Antonelliana, Mercati Generali (contesto narrativo)

I due carabinieri (1984)

I due carabinieri è una commedia del 1984 diretta da Carlo Verdone, con Enrico Montesano e Massimo Boldi. Il film segue l’amicizia contrastata di tre giovani carabinieri tra Roma e Piemonte, alternando toni comici e momenti drammatici. Alcune scene sono state girate anche a Torino, in particolare in piazza Carlo Felice e Porta Nuova, inserendo la città tra le location principali della seconda parte della storia.

Ambientazione / location (Torino e provincia): piazza Carlo Felice, Porta Nuova

I ragazzi di Torino sognano Tokyo (1986)

I ragazzi di Torino sognano Tokyo e vanno a Berlino (1986), diretto da Vincenzo Badolisani, è un piccolo cult new wave che racconta la Torino giovanile degli anni ’80: amicizie complicate, creatività precaria e voglia di scappare. La storia segue Vincenzo e Luciano, due amici ossessionati dal Giappone e dal progetto di uno spettacolo musicale chiamato “Granita elettronica”, costruito insieme al loro gruppo (Laura alle musiche, Viviana alle scenografie, Colbi ai testi). Però entusiasmi e fragilità personali fanno esplodere tutto: tensioni di coppia, insicurezze, frustrazioni e competizione con un ambiente artistico più “forte”. Quindi Vincenzo decide di mollare Torino e partire per Berlino; dopo una crisi e un gesto impulsivo, anche Luciano lo segue all’ultimo istante, e il finale resta sospeso tra fuga, fratellanza e ricerca di sé.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): quartieri popolari dell’area sud, periferie residenziali anni ’80, zone industriali e spazi artistici torinesi, locali/ambienti sotterranei e autogestiti legati alla scena new wave, con alcune riprese in provincia

Stanno tutti bene (1990)

Stanno tutti bene, diretto da Giuseppe Tornatore, è un dramma dolceamaro con Marcello Mastroianni nei panni di Matteo Scuro, pensionato vedovo che decide di prendere il treno e andare a trovare i figli sparsi per l’Italia. Però il viaggio, tappa dopo tappa, smonta le certezze: tra piccoli successi esibiti e fragilità nascoste, Matteo scopre quanto sia facile raccontare bugie “buone” a chi ci ama. Infine, quando arriva a Torino, la realtà si fa più fredda e spigolosa, e il film porta il tema centrale allo scoperto: l’illusione familiare contro la verità quotidiana.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Stazione di Porta Nuova, mercati cittadini, Mole Antonelliana (usata come ufficio telefonico), Palazzo delle Facoltà Umanistiche trasformato in sede SIP

Ultrà (1991)

Ultrà, diretto da Ricky Tognazzi, è uno dei film italiani più intensi dedicati al mondo del tifo organizzato. La storia segue Luca detto “Principe”, leader della Brigata Veleno, che dopo due anni di carcere tenta di ritrovare il suo posto nel gruppo e nella sua vecchia vita. Le tensioni personali con l’amico Red e la delicata trasferta della Roma a Torino contro la Juventus innescano un crescendo di conflitti, culminando in scontri nelle strade, in stazione e nei pressi dello stadio.

Girato nel 1990 durante i Mondiali, il film mostra alcune sequenze cruciali ambientate a Torino, utilizzata come scenario della trasferta che segna il destino dei protagonisti. Realistico e diretto, Ultrà racconta amicizie fragili, dinamiche di branco e violenza, diventando uno dei riferimenti cinematografici per comprendere il fenomeno ultras in Italia.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): stazione Porta Nuova, Piazza San Carlo area stadio Olimpico (in corso Agnelli, corso Sebastopoli)

Poliziotti (1995)

Poliziotti, diretto da Giulio Base, è un poliziesco che racconta il rapporto tra due agenti molto diversi: il giovane e fragile Andrea e il più impulsivo Lorenzo “Lazzaro” Ferri. La loro storia si intreccia con la fuga del criminale Sante Carella, che sfrutta l’ingenuità di Andrea e scatena una caccia all’uomo che porta Lazzaro nelle strade di Torino.

La città diventa lo sfondo decisivo del film: ospedali, locali notturni, zone periferiche e una casa isolata della cintura torinese accompagnano le sequenze più dure e drammatiche. Con toni cupi e atmosfere notturne, Poliziotti restituisce una Torino diversa dal solito, più cruda e realistica, diventando così uno dei titoli rappresentativi del poliziesco ambientato nel capoluogo piemontese.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Galleria San Federico, Piazza Carlo Alberto, Piazza Castello e Piazza Carlo Felice ospedali, locali notturni, periferie

La seconda volta (1995)

La seconda volta (1995), esordio di Mimmo Calopresti con Nanni Moretti e Valeria Bruni Tedeschi, mette al centro un incontro che non dovrebbe accadere: un uomo sopravvissuto al terrorismo ritrova per caso la donna che anni prima aveva tentato di ucciderlo. Da lì nasce un inseguimento ostinato tra strade, autobus e silenzi: lui cerca memoria e riconoscimento, lei sembra vivere come se quel passato fosse stato cancellato. Quando l’identità viene finalmente svelata, il confronto diventa inevitabile e i due si separano, lasciando però aperta la ferita. Nel finale, lui parte per la Svizzera per un’operazione che potrebbe chiudere (o riaprire) tutto.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Piazza Solferino, stazione di Porta Susa, via Po, Carcere delle Vallette, Mirafiori (stabilimento Fiat)

La Tregua (1997)

La tregua è il film del 1997 con cui Francesco Rosi porta sullo schermo il viaggio di Primo Levi dopo la liberazione di Auschwitz, tratto dal romanzo pubblicato nel 1963. La pellicola ricostruisce il lungo ritorno dei deportati attraverso un’Europa devastata dalla guerra, alternando speranza, smarrimento e memoria dolorosa. Il percorso narrativo segue Levi e un gruppo di sopravvissuti che attraversano villaggi, città e frontiere, incontrando personaggi che cambiano la loro percezione del mondo. Il film non venne girato a Torino, ma la città mantiene un ruolo simbolico fondamentale. Insomma, come destinazione finale del viaggio e come luogo in cui Levi ritrova la propria identità. L’opera rappresenta inoltre l’ultima regia di Rosi, caratterizzata da uno stile essenziale, controllato e privo di retorica. Ancora oggi La tregua è considerato un tassello centrale nella storia del cinema italiano dedicato alla memoria della Shoah e all’elaborazione del trauma del dopoguerra.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Torino come destinazione narrativa e simbolica (non set di ripresa)

Tutti giù per terra (1997)

Tutti giù per terra (1997), diretto da Davide Ferrario e tratto dal romanzo di Giuseppe Culicchia, è uno dei film simbolo della Torino degli anni ’90. Racconta il disorientamento di Walter, ventenne interpretato da Valerio Mastandrea, che torna in città dopo anni a Roma e si trova immerso in una Torino cinica, universitaria, operaia e in trasformazione.

Il protagonista vaga tra Palazzo Nuovo, periferie, centri commerciali e locali notturni, incapace di trovare un posto nel mondo. Attraverso incontri, fallimenti, servizio civile, rapporti familiari tesi e una zia che rappresenta il suo fragile punto d’equilibrio, Walter attraversa un lento percorso di crescita segnato da apatia, sarcasmo e piccoli crolli emotivi. Il film è oggi ricordato per il suo ritratto generazionale, per i cameo di figure torinesi celebri (Luciana Littizzetto, CSI, Vladimir Luxuria) e per una colonna sonora cult.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Palazzo Nuovo, periferie, centri commerciali, locali notturni, Stadio Filadelfia, Le Gru, Pino Torinese

Così ridevano (1998)

Così ridevano (1998), diretto da Gianni Amelio e vincitore del Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia, è uno dei film più rappresentativi della Torino del dopoguerra. Ambientato tra il 1958 e il 1964, racconta la storia di Giovanni e Pietro, due fratelli siciliani arrivati sotto la Mole durante il grande flusso migratorio verso il Nord industriale. Attraverso il loro rapporto — segnato da sacrifici, incomprensioni e un destino tragico — il film ritrae una città in piena trasformazione: quartieri operai, periferie in costruzione e vie vicine alle grandi fabbriche diventano lo sfondo di un’Italia che cambia rapidamente. La fotografia di Luca Bigazzi cattura una Torino ruvida, reale, lontana dagli stereotipi cartolina, restituendo un potente affresco storico e sociale che rende questa pellicola un tassello essenziale del cinema torinese.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Piazza San Carlo, Piazza Carlo Emanuele II, Porta Palazzo, Galleria Umberto I, Piazza Madama Cristina e nella stazione di Porta Nuova. 

Un amore (1999)

Un amore di Gianluca Maria Tavarelli è uno dei film più rappresentativi del rapporto tra cinema e Torino negli anni ’90. La storia segue, in dodici piani sequenza ambientati tra il 1982 e il 2000, l’evoluzione del legame tormentato tra Sara e Marco. La città non è semplice sfondo: diventa un paesaggio dell’anima, un luogo che accompagna silenziosamente i cambiamenti dei protagonisti. Lungo Po, biblioteche, vie del centro e scorci urbani filtrati dalla macchina da presa raccontano una Torino introspettiva, quotidiana, realistica.
Il risultato è un ritratto sentimentale e generazionale, dove la città si intreccia al tempo, alla memoria e ai passaggi di vita dei personaggi.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Lungo Po, biblioteche, vie del centro, scorci urbani

2000–2013: Torino “interiore”, Mole, carcere, Olimpiadi, industria

Preferisco il rumore del mare (2000)

Preferisco il rumore del mare (2000) racconta l’amicizia difficile tra Rosario, giovane calabrese accolto in comunità, e Matteo, adolescente torinese inquieto e isolato. Le loro vite si incrociano in una Torino fredda, notturna e poco accogliente, che riflette distanze sociali, fragilità emotive e il peso di famiglie incapaci di ascoltare.
Il film alterna la rigidità del Nord alla memoria luminosa della Calabria, trasformando la città in un luogo di prove, conflitti e scelte decisive. Con la fotografia di Luca Bigazzi e la regia di Mimmo Calopresti, la storia esplora il tema dell’incomunicabilità, il bisogno di autonomia e le tensioni tra origini, destino e appartenenza. È un ritratto lucido e amarissimo di due adolescenti che cercano di diventare se stessi in un mondo che non li comprende

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Torino notturna e periferica (città come clima emotivo)

Santa Maradona (2001)

Santa Maradona (2001) di Marco Ponti è una commedia generazionale con i nervi scoperti: a Torino seguiamo Andrea, laureato e perennemente “in prova” con la vita, e Bart, coinquilino brillante a parole e improduttivo nei fatti. Tra colloqui falliti, piccoli espedienti e amicizie che reggono più per abitudine che per forza, Andrea inciampa in Dolores: con lei prova a diventare adulto sul serio, ma si sabota, scappa, ritorna. Quando arriva l’occasione “grande” a Roma, fa la scelta meno furba e più umana: rinuncia e resta, puntando tutto su un amore imperfetto e su un futuro che non promette niente.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Piazza Castello, Piazza C.L.N., Piazza Maria Teresa, Piazzetta IV Marzo, Via Roma, Porta Palazzo, Parco del Valentino (Giardino roccioso), Università di Torino (Via Po), Teatro Carignano, Sinagoga, Vicolo Santa Maria (via Barbaroux)

Non ho sonno (2001)

Non ho sonno (2001) è un thriller di Dario Argento che riporta l’incubo “alla torinese”: geometrie pulite fuori, buio e segreti dentro. Torino, 1983: un omicidio visto da un ragazzino resta senza colpevole. Nel 2000 una traccia trovata per caso riapre la ferita e i delitti ricominciano, con una firma inquietante fatta di ritagli a forma di animali e richiami da filastrocca. Un vecchio commissario e l’uomo segnato da quell’infanzia provano a chiudere il cerchio, ma la verità è più vicina di quanto sembri.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): palazzi con androni e cortili, quartieri residenziali e periferie, area Mirafiori (anche per la lavorazione in studi/teatri di posa), ville precollinari; sequenze legate al treno girate in area piemontese (Val di Susa).

Heaven (2002)

Heaven è un film diretto da Tom Tykwer, nato da una sceneggiatura di Krzysztof Kieślowski pensata come primo tassello di una trilogia ideale su Paradiso, Purgatorio e Inferno. La storia parte da Torino e la usa come “gabbia” narrativa: una città severa, geometrica e malinconica, ripresa anche dall’alto per farne sentire la struttura a reticolo, quasi una griglia che trattiene i personaggi.

Philippa, insegnante inglese, piazza una bomba per colpire un trafficante ritenuto responsabile della morte del marito; però muoiono quattro innocenti, e lei viene trattata come terrorista. Un carabiniere, Filippo, decide di aiutarla: quindi fuga, amore sospeso e caccia che continua. Torino qui non è cartolina: è colpa, controllo, oppressione, in contrasto con la luce della Toscana.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Torino (inizio e atmosfera), Montepulciano (sviluppo), citate anche riprese/scene a Centro Direzionale di Napoli e Bottrop (Germania)

Tandem (2000)

Tandem è una commedia italiana diretta da Lucio Pellegrini, con Luca e Paolo. Racconta due coppie “incastrate” nella crisi: Luca (musicista/pubblicitario) e Camilla (studentessa di Giurisprudenza) provano la terapia separatamente, ma scoprono che i loro terapeuti — Pietro e Blanda — sono sposati e a loro volta sull’orlo della rottura. Da lì partono scambi, fughe e ribaltamenti fino a un finale “di ripartenze”

Curiosità rapide: inizialmente uscì solo in VHS (DVD dal 2010), nel finale compaiono i Subsonica e c’è un cameo di Samuele Bersani.

La meglio gioventù (2003)

La meglio gioventù, diretto da Marco Tullio Giordana, è una grande saga familiare che attraversa 37 anni di storia italiana: dall’estate 1966 alla primavera 2003. Al centro ci sono i fratelli Matteo e Nicola Carati, due percorsi opposti che, però, restano sempre legati dagli stessi “bivi” personali e politici. Il titolo riprende la raccolta omonima di Pier Paolo Pasolini (1954) e, inoltre, il film ha avuto un’ampia eco critica e premi importanti, a partire da Cannes (Un Certain Regard).

Nel percorso “Film girati a Torino”, Torino conta davvero: qui vivono Nicola e Giulia, e la città diventa clima d’epoca, tra cortei e tensioni sociali (snodo 1974) e l’episodio al Museo Regionale di Scienze Naturali durante i Mondiali 1982.

Ambientazione / location (Torino e provincia): Torino (vita dei personaggi e contesto), Museo Regionale di Scienze Naturali

A/R Andata + Ritorno (2004)

A Torino, Dante Cruciani è un fattorino pieno di debiti, braccato dagli strozzini di Skorpio. Prova a scappare verso Barcellona, però finisce nei guai e torna a casa senza un euro. Intanto Nina, hostess spagnola bloccata in città da uno sciopero, trova riparo nell’appartamento di Dante grazie a Tolstoj. I due si avvicinano, ma l’ultimatum degli strozzini (31.000 euro) li costringe a improvvisare un colpo “contro il tempo” legato al Grand Hotel. Alla fine il piano funziona.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Porta Palazzo, Hotel Meridien al Lingotto, Via Vanchiglia, corso Valdocco, piazza Albarello, via Lancia e Museo Egizio

Dopo Mezzanotte (2004)

Dopo mezzanotte scritto e diretto da Davide Ferrario e girato interamente in digitale, è uno dei film che usa Torino non come semplice sfondo ma come motore narrativo. La storia ruota attorno alla Mole Antonelliana e al Museo Nazionale del Cinema, trasformati in un rifugio notturno: qui Martino, custode del museo, protegge Amanda dopo la sua fuga dal fast food dove lavora, innescando un triangolo teso con Angelo e Barbara. L’atmosfera è rarefatta e urbana, con Torino che diventa “clima” più che cartolina, mentre la Mole si fa labirinto, tana e scelta.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Mole Antonelliana, Museo Nazionale del Cinema

Ora e sempre (2004)

Ora e per sempre è un film del 2004 diretto da Vincenzo Verdecchi, uscito al cinema il 18 settembre 2005. Qui la leggenda del Grande Torino e la tragedia di Superga (4 maggio 1949) sono la grande cornice emotiva. La storia si muove su due piani temporali (presente e 1949) e si incastra attorno a un oggetto-simbolo: la tromba che caricava i granata, cercata da Valentino Motta insieme al figlio Andrea per rispettare l’ultimo desiderio del padre. In parallelo c’è il ricordo di Michael Sutten, ex funzionario della Federcalcio inglese, arrivato a Torino per organizzare una partita Inghilterra–Toro, e coinvolto in un triangolo sentimentale con Sally Burke (docente all’Università di Torino) e Mario, il trombettiere del Filadelfia.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Stadio Filadelfia, Superga

Se devo essere sincera (2004)

Se devo essere sincera (2004) è una delle “Torino movie” più riconoscibili perché usa la città come sfondo concreto, non da cartolina. Diretto da Davide Ferrario e liberamente ispirato al romanzo La collega tatuata di Margherita Oggero, segue Adelaide, insegnante torinese che, dopo l’omicidio di una collega, si infila nelle indagini accanto al commissario Gaetano, tra sospetti domestici e una relazione clandestina che le complica la vita.

Nemmeno il destino (2004)

Nemmeno il destino (2004), diretto da Daniele Gaglianone, racconta la città fuori cartolina, attraverso la periferia e i luoghi quotidiani. vivono una periferia fatta di scuola saltata, motorini, bevute e fiume. Poi l’amicizia si spezza: Toni sparisce, Ferdi si suicida, Alessandro scivola in un gesto estremo e finisce in comunità. Però, durante una gita in montagna, il film apre uno spiraglio quasi onirico. Torino pesa in ogni scena: margini, vuoti, palazzi. Torino pesa in ogni scena: strade, palazzi, margini e vuoti urbani diventano parte della narrazione. Il titolo richiama un verso della canzone “Nessuno” e il romanzo omonimo di Gianfranco Bettin (Feltrinelli).

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): periferie torinesi, spazi urbani marginali, fiume (bagni), escursione in montagna (sequenza)

The Bourne ultimatum (2004)

Jason Bourne, creato dallo scrittore Robert Ludlum e interpretato sullo schermo da Matt Damon, è un ex agente CIA che ha perso completamente la memoria. Senza un passato a cui aggrapparsi, tenta di ricostruire la propria identità seguendo piccoli indizi sparsi in giro per il mondo. Nel frattempo è braccato da sicari e funzionari dell’intelligence che vogliono eliminarlo per ragioni che lui stesso ignora. Nel terzo capitolo, The Bourne Ultimatum, dopo un’apertura caotica ambientata in Russia la storia si sposta brevemente anche a Torino.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Piazza Vittorio Venero in alcune scene iniziali e una visione aerea di Torino

I giorni dell’abbandono (2005)

I giorni dell’abbandono, diretto da Roberto Faenza e tratto dal romanzo di Elena Ferrante, è un intenso dramma psicologico interamente ambientato e girato a Torino. La storia segue la crisi profonda di Olga (Margherita Buy), abbandonata dal marito e costretta a ricostruire la propria identità dopo un crollo emotivo.

Signorina Effe (2007)

Signorina Effe (2007), diretto da Wilma Labate, è un dramma ambientato nella Torino del settembre 1980, quando la Fiat annuncia 15.000 licenziamenti e scatta lo sciopero più duro (nelle fonti indicato come 35 o 37 giorni). La protagonista, Emma Martano, impiegata Fiat nel nuovo settore informatico e prossima alla laurea in matematica, vive il conflitto sulla propria pelle: mentre sta per sposare Silvio, dirigente vedovo con una figlia, si avvicina a Sergio, operaio alle presse, e l’amore breve ma intenso manda in crisi la sua ascesa sociale e i legami familiari.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Falchera, Mirafiori, piazza Vittorio Veneto, via Mazzini, via Pomba, piazza Bodoni, Circolo Canottieri Armida, Parco di San Vito, strada della Manta

Il Divo (2008)

Il divo – La spettacolare vita di Giulio Andreotti (2008) non “passa” da Torino: la usa come linguaggio. Sorrentino sceglie palazzi centrali e solennissimi, quindi la città diventa subito potere, rituale e freddezza istituzionale. È perfetto per il cluster Film girati a Torino perché le location sono riconoscibili, vicine tra loro e facili da trasformare in mini-itinerario.

Il film segue Andreotti (Tony Servillo) tra 1991 e 1993, dalla fase del VII governo alla stagione che porta ai processi e al tramonto di un’epoca. Qui si intrecciano due linee: la partita per il Quirinale e l’ombra delle accuse sui rapporti con la mafia, mentre nel mezzo esplode Tangentopoli. Si arriva infine alle aule giudiziarie, con un epilogo che ricorda gli esiti:

La maschera Etrusca (2008)

La Maschera Etrusca (The Etruscan Mask) è un horror “da maledizione”: una maschera etrusca finisce al collezionista Samuel Powell e, sei anni dopo, il suo possesso riattiva un male che non molla. A Siena un gruppo di studenti stranieri ne scopre l’esistenza; Mark, studente americano, entra in contatto con Powell durante una consegna di giornali e scivola nell’ossessione fino alla possessione da parte del demone etrusco. Jude, innamorata di lui, con l’aiuto di un prete indaga e trova anche un legame personale con la morte del padre: quindi la minaccia non è solo “mostro”, ma ferita che torna.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Torino come base e atmosfera, area metropolitana con Moncalieri, Rivoli, Susa, borghi medievali attorno alla città (ambientazione narrativa dichiarata: Siena)

Tutta colpa di Giuda (2009)

“Tutta colpa di Giuda” porta il cinema italiano dentro uno dei luoghi più simbolici e meno conosciuti di Torino: il carcere delle Vallette. Davide Ferrario trasforma un ambiente reale – con veri detenuti e operatori penitenziari – in un laboratorio umano dove si intrecciano teatro, musica e domande sulla fede, sulla colpa e sulla possibilità di cambiare. Il film racconta l’arrivo di Irena, regista teatrale che prova a mettere in scena una “Passione” alternativa coinvolgendo i detenuti. Quel che nasce come un esperimento artistico si trasforma in un confronto tra realtà e finzione, tra condanna e desiderio di riscatto, mentre Torino osserva silenziosa: austera, concreta, ma capace di aprire spiragli inattesi.

La doppia ora (2009)

La doppia ora, esordio al cinema di Giuseppe Capotondi, è un thriller psicologico che usa Torino come cornice concreta e riconoscibile, non da cartolina. Sonia (cameriera, arrivata da Lubiana) e Guido (ex poliziotto, custode di una villa) si conoscono a uno speed date, poi una rapina ribalta tutto. Però il film gioca sull’ambiguità tra presenza e visione, fino a un colpo di scena che sposta il piano della verità. Torino resta concreta: quartieri e vie riconoscibili sostengono la tensione.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): via Principe Tommaso, Crocetta, Borgo San Paolo

Vincere (2009)

Vincere di Marco Bellocchio, con Filippo Timi e Giovanna Mezzogiorno, usa la città e la provincia come “geografia narrativa”, non come scenografia. La trama ricostruisce la vicenda di Ida Dalser e del figlio Benito Albino, dall’incontro con Mussolini a Trento nel 1907 fino all’internamento, raccontando un amore ossessivo e respinto e l’impatto sulla vita privata di Mussolini e Rachele Guidi (dal 1915). Il film, inoltre, mescola finzione e repertorio, con un taglio dichiaratamente politico.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Torino (ex Poveri Vecchi, via Palazzo di Città, Galleria San Federico), Collegno, Carignano

Noi credevamo (2010)

Noi credevamo di Mario Martone è un grande affresco sul Risorgimento che, pur partendo dal Cilento e passando da scenari europei, ha un legame forte con il Piemonte. Ma molte sequenze sono state realizzate qui, e Torino diventa il punto di arrivo simbolico della storia. Nel film seguiamo tre giovani – Salvatore, Domenico e Angelo – travolti dagli ideali repubblicani e mazziniani della Giovine Italia. La loro amicizia si spezza tra fallimenti, carcere, tradimenti e radicalizzazioni, mentre l’Italia cambia pelle. La narrazione è divisa in quattro capitoli (Le scelte, Domenico, Angelo, L’alba della nazione) e mostra la politica come esperienza fisica: esilio, prigione, congiure, sangue, disillusione.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Palazzo Carignano (finale), Piemonte (riprese anche a Pinerolo e nei Comuni limitrofi)

La solitudine dei numeri primi (2010)

La solitudine dei numeri primi, diretto da Saverio Costanzo e tratto dal romanzo di Paolo Giordano, è uno dei film che usano Torino non come sfondo decorativo, ma come città “interiore”: strade dritte, spazi larghi, silenzi e distanze che rispecchiano i personaggi. La storia segue Mattia e Alice, due ragazzi torinesi segnati da traumi diversi (l’incidente di lei e la scomparsa della gemella di lui) che si riconoscono e si avvicinano senza mai riuscire davvero a comunicare fino in fondo.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): via Bertola, corso Vinzaglio, corso Matteotti, Villaggio Olimpico, corso Giambone, via Zino Zini, via Giordano Bruno, corso Mortara, corso Unità d’Italia, corso Traiano; Sestriere (Rifugio Tana della Volpe, Grand Hotel Sestriere)

Maschi contro femmine (2010)

Maschi contro femmine pellicola corale diretta da Fausto Brizzi che usa la città in modo concreto. E’ una commedia che usa Torino in modo concreto, tra case, locali e spazi urbani leggibili. Walter, allenatore di una squadra di volley femminile, tradisce la moglie con la capitana Eva e rischia di far saltare sia il matrimonio sia la finale scudetto. Intanto Diego, playboy in crisi, si innamora davvero di Chiara e la rincorre fino al Polo Sud, ma un equivoco lo rimette nei guai. Insomma, tre amici (Ivan, Andrea e Marta) si scontrano per una ragazza e capiscono che l’amicizia vale più della “sfida”.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Castello del Valentino (ospedale del parto), piazza Maria Teresa, piazza Emanuele Filiberto, Birrificio Torino (via Parma), passerella Arco Olimpico tra Lingotto e Villaggio Olimpico

Femmine contro Maschi (2011)

Femmine contro maschi, diretto da Fausto Brizzi, è lo spin-off di Maschi contro femmine. Torino, funziona perché usa la città in modo concreto, riconoscibile e “abitato”. Inoltre la commedia intreccia episodi diversi, però, la città resta un punto fermo del set. Quattro storie si intrecciano attorno a un tema unico: crisi di coppia, desiderio e responsabilità.
Walter tradisce Monica con Eva, rischia matrimonio e scudetto, ma un confronto diretto porta al perdono e alla vittoria finale. Diego, playboy “in tilt”, cambia davvero inseguendo Chiara fino al Polo Sud e riesce a riconquistarla dopo un equivoco. Nel frattempo un triangolo tra amici si scioglie scegliendo l’amicizia, mentre Nicoletta supera l’insicurezza e trova una nuova tenerezza con Renato.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Mole Antonelliana (via Montebello 20), via Roma, Borgo Dora (Sermig – Arsenale della Pace, piazza Borgo Dora 61), Caffè Molassi, Stadio Olimpico (corso Sebastopoli), scuola Dante Alighieri (via Giacinto Pacchiotti 80), Tre Galli (via Sant’Agostino 25)

Aspirante vedovo (2013)

Reinterpretazione moderna del classico di Dino Risi: Torino e la provincia diventano palcoscenico della vicenda comico-nera Alberto Nardi è un imprenditore mediocre che sopravvive grazie alla ricchezza e al potere della moglie Susanna Almiraghi, cinica e spietata. Quando crede che lei sia morta in un incidente aereo, Alberto si illude per poche ore di essere finalmente libero e ricchissimo.
Ma Susanna ricompare viva e lui, in preda al panico, tenta un piano goffo per eliminarla, tra equivoci e tentativi che gli esplodono in mano.

  • Ambientazione / location (Torino e provincia): Campus Luigi Einaudi, residenze storiche della collina, Canavese, Moncalierese, valli alpine

2021: produzioni internazionali e residenze sabaude

Film The King’s Man – Le origini (2021)

Film The King’s Man – Le origini, diretto da Matthew Vaughn, è il prequel di Kingsman: Secret Service .La pellicola sposta l’azione nel primo Novecento e racconta la nascita della Kingsman con una spy story tra diplomazia e guerra. Nel 1902 Orlando, duca di Oxford, perde la moglie in guerra e decide di creare una rete segreta per prevenire i conflitti, usando Shola e Polly come agenti “invisibili”.
Allo scoppio della Prima guerra mondiale scopre un complotto guidato dal misterioso Pastore (con pedine come Rasputin), ma paga un prezzo enorme quando il figlio Conrad si arruola e muore.
Orlando smaschera il Pastore, salva Wilson da un ricatto e, finita la guerra, fonda la Kingsman mentre nei titoli di coda si intravede l’ascesa di nuove minacce.

FAQ – Guida alle domandi più frequenti

Quali sono i film più famosi girati a Torino?

Profondo rosso, Dopo mezzanotte, La solitudine dei numeri primi, Così ridevano, Il divo, Maschi contro femmine e produzioni internazionali come The King’s Man – Le origini. Torino è stata anche uno dei centri principali del cinema muto italiano con Cabiria del 1914.

Torino è stata importante nel cinema muto?

Sì. Nei primi decenni del Novecento Torino era la capitale del cinema italiano. Il film simbolo di quel periodo è Cabiria del 1914, una produzione kolossal che partì proprio dagli studi torinesi.

Quali thriller sono stati girati a Torino?

Torino è legata soprattutto al cinema di tensione e mistero. Tra i titoli più celebri ci sono Profondo rosso, Il gatto a nove code, 4 mosche di velluto grigio, La doppia ora e Heaven. La città è spesso usata per la sua atmosfera fredda, ordinata e quasi inquietante.

Quali film raccontano la Torino operaia e industriale?

Molti film hanno raccontato la città-fabbrica e le sue trasformazioni sociali. Tra questi Mimì metallurgico ferito nell’onore, Signorina Effe, Così ridevano e Trevico-Torino – Viaggio nel Fiat-Nam. In questi casi Torino diventa spazio di lavoro, conflitto e identità collettiva.

Quali film mostrano bene la Torino contemporanea?

Tra i titoli che permettono di “vedere” la città moderna ci sono Dopo mezzanotte, Se devo essere sincera, La solitudine dei numeri primi e A/R Andata + Ritorno. Mostrano il centro storico, il Po, i quartieri olimpici e le periferie con uno sguardo realistico.

Ci sono film internazionali girati a Torino?

Sì. Oltre a produzioni storiche come Guerra e pace, recentemente Torino è stata scelta per The King’s Man – Le origini, che ha utilizzato il lungo Po e diverse residenze sabaude come set per ricostruzioni europee d’epoca.

Perché Torino viene scelta così spesso come set cinematografico?

Torino offre una combinazione rara di architetture barocche e sabaude, piazze geometriche, portici monumentali, quartieri operai e periferie industriali. È una città elegante ma anche dura, perfetta sia per thriller sia per drammi sociali. Inoltre ospita il Museo Nazionale del Cinema e una Film Commission molto attiva che favorisce le produzioni.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende