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Porta Palazzo: il mercato più grande di Torino e d’Europa

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Porta Palazzo è il mercato più conosciuto di Torino ed è il più grande mercato all’aperto di tutta Europa. Meta obbligata per i turisti e scelta quotidiana per tanti torinesi, è una delle realtà cittadine più originali.

Si estende per tutta piazza della Repubblica, in pieno centro storico, e vanta una lunga e interessante storia di inclusione e tradizione. Ecco com’era in passato e come è diventato dopo le sue trasformazioni.

Foto fine 1800 Porta Palazzo Torino
Porta Palazzo ad inizio del 1900

Porta Palazzo quando non c’era il mercato

Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, il mercato a Porta Palazzo non c’è sempre stato. Tanto per cominciare, Torino al tempo dei romani era racchiusa nella sola scacchiera del quadrilatero, delimitata dalle mura e dalle porte di entrata/uscita. In particolare a nord, le Porte Palatine costituivano il punto di accesso settentrionale alla città. Possiamo dire, dunque, che oltre l’attuale via Milano non c’era altro che aperta campagna. Piazza della Repubblica non esisteva e tanto meno Porta Palazzo.

I primi ampliamenti della città eseguiti tra fine Cinquecento e fine Seicento non riguardarono questa parte di Torino. Le maestranze dell’architettura e dell’ingegneria al servizio dei Savoia, infatti, si concentrarono soprattutto a sud e a est. Ad un certo punto, però, Vittorio Amedeo II, tra il 1699 e il 1701, decise di modificare le mura settentrionali, aprendo un piccolo varco a fianco della Porta Palatina, ormai in disuso.

La nuova soglia – denominata porta di San Michele – si trovava proprio in corrispondenza di via Milano. E volgeva lo sguardo su piazza delle Erbe (l’attuale piazza Palazzo di Città) e il Palazzo del Comune.

Da qui il dibattito tra gli storici per comprendere l’origine del nome del mercato di Porta Palazzo, sviluppatosi proprio dove sorgeva l’antica porta. Si potrebbe riferire alla vicina Porta Palatina così come al Palazzo Civico verso il quale la porta di San Michele era rivolta.

In ogni caso, oggi della porta non abbiamo tracce, ma sappiamo che portava la firma del celebre Filippo Juvarra. Proprio all’architetto messinese, infatti, era stato assegnato il progetto di un arco trionfale per l’ingresso settentrionale nella nuova capitale del Regno. I disegni di Juvarra, risalenti agli anni ’30 del Settecento, prevedevano un accesso monumentale e una piazza d’armi circondata da due isolati di palazzi. Cioè le isole di Santa Croce e Sant’Ignazio che vediamo tutt’oggi.

Fu così che si ordinò la demolizione delle antiche case medievali presenti in quella zona per fare spazio a rigidi palazzoni volumetrici.

Bancarelle Porta Palazzo Torino
Il mercato di Porta Palazzo oggi

La nascita di piazza della Repubblica

Nonostante i rimaneggiamenti di Juvarra, è solamente nell’Ottocento che la piazza di Porta Palazzo prese la forma che conosciamo. Quando giunse a Torino, Napoleone apportò una serie di modifiche alla città, tra cui l’abbattimento delle mura settentrionali.

I Savoia, al loro ritorno, finirono il lavoro servendosi dell’architetto Gaetano Lombardi che creò due nuove ali seguendo lo stile juvarriano dei palazzi.

La piazzetta quadrata impostata da Juvarra, tra il 1825 e il 1830 venne così prolungata, aprendosi in un grande spazio ottagonale di oltre 50mila mq. Piazza della Repubblica – inizialmente denominata piazza Emanuele Filiberto – divenne così il nuovo punto di raccordo tra la città e il borgo del Balon fuori dalle mura. Lungo le mura abbattute, invece, sorse un lungo viale di comunicazione, l’attuale corso Regina Margherita.

Porta Palazzo nacque, dunque, come piazzale alberato voluto dalla Restaurazione. Solo nel 1835 venne finalmente designato spazio mercatale.

All’epoca, infatti, un’epidemia di colera diffusasi in città aveva portato a una serie di normative per migliorare le condizioni igienico-sanitarie della popolazione. La macellazione degli animali e il trattamento del pescato, per esempio, doveva avvenire fuori dal centro abitato. Così, il mercato di piazza delle Erbe venne smantellato e gli ambulanti si spostarono verso nord. Allo stesso tempo si pensò di costruire appositamente due strutture adibite a macello proprio nella piazza di Porta Palazzo. Oggi ospitano il mercato alimentare e quello ittico.

Più tardi, nel 1916, verrà costruito anche il padiglione dell’orologio, la costruzione in ferro e vetro che domina sulla piazza.

Con il passare degli anni la zona iniziò ad acquisire la vocazione commerciale che tuttora detiene. Oltretutto, la vicinanza con gli orti di borgo Dora e borgo Stura, nonché la comodità della adiacente via che portava a Milano, resero l’area sempre più appetibile per i commercianti.

Ghiacciaia Porta Palazzo Torino
Ghiacciaia di Porta Palazzo

Le ghiacciaie sotterranee di Porta Palazzo

C’è un particolare che rende Porta Palazzo ancor più interessante e riguarda il suo sottosuolo. Già a partire dalla metà del Settecento nella vicina piazza Emanuele Filiberto, nota allora come Contrada delle Ghiacciaie, si trovavano dei locali sotterranei. Erano tre strutture elicoidali suddivise in quattro piani per la raccolta del ghiaccio. In pratica servivano come deposito per la conservazione delle merci deperibili.

Gli addetti alle ghiacciaie d’inverno andavano a raccogliere la neve dai freddi campi circostanti e la pressavano sul fondo. Quando invece il clima era troppo mite, si andava a recuperare del ghiaccio direttamente in cima al Moncenisio. In questo modo i cibi si potevano conservare più a lungo.

Nell’Ottocento, tale sistema di conservazione ritornò molto utile agli ambulanti che potevano conservare la merce seguendo le normative igieniche del Comune. Un sistema che si prolungò fino agli anni ’60 del Novecento, finché non si diffusero i frighi e l’aria condizionata.

L’ultima ghiacciaia è venuta alla luce nel 2005 quando si costruì il Palafuksas. Emerse dal parcheggio sotterraneo ed è tuttora visitabile e aperta al pubblico.

Antica Tettoia dell'Orologio a Porta Palazzo Torino
Antica Tettoia dell’Orologio di Porta Palazzo

Porta Palazzo negli ultimi due secoli

Il mercato di Porta Palazzo agli inizi del Novecento portava già connotati simili a quelli attuali. Mancava solamente la celeberrima struttura in ferro e vetro, la Tettoia dell’Orologio. Una targa porta l’anno della sua costruzione: 1916. All’epoca tutte le acciaierie di Torino erano occupate a sfornare armi per la prima guerra mondiale. Ma una piccola fabbrica – situata in Borgo Dora – era rimasta al servizio della città e ha permesso la realizzazione della struttura.

Tuttora, a distanza di oltre un secolo, rappresenta un simbolo per Porta Palazzo e per Torino.

Dopo la seconda guerra mondiale, invece, l’area prese il nome di piazza della Repubblica. Il vecchio nome venne conferito alla piccola piazzetta adiacente, famosa per le ghiacciaie.

Infine, ci fu un ultimo edificio a segnare il volto di Porta Palazzo: nel 1963 fu innalzato il mercato dell’abbigliamento, abbattuto nel 2005 per fare spazio al Palafuksas.

Targa a Francesco Cirio a Porta Palazzo Torino
Targa a Francesco Cirio all’ingresso di Porta Palazzo

Punto di incontro e di scambio

Tra Ottocento e Novecento il mercato di Porta Palazzo arrivò ad ospitare i contadini delle valli piemontesi. Tra le bancarelle si poteva trovare la tinca gobba dorata, il pesce del Pianalto di Poirino (oggi prodotto DOP). Oppure le trote provenienti dai laghi alpini. Mentre era estremamente difficile trovare pesce del Mediterraneo.

La svolta si ebbe nel secondo dopoguerra, con l’emigrazione a Torino di migliaia e migliaia di lavoratori arrivati dal sud Italia, dal nord-est e dale isole. I torinesi divennero sempre più curiosi dei piatti tradizionali veneti o pugliesi o sardi. Culture e gusti iniziarono a mescolarsi proprio a Porta Palazzo, punto di incontro di tanti compaesani. Qui iniziarono a palesarsi prodotti tipici regionali, ma anche le novità in campo gastronomico come i pelati in scatola, prodotti da Francesco Cirio.

Poi, a partire dagli anni ’70, iniziò un certo declino che portò Porta Palazzo ad essere considerata zona malfamata. Contrabbandieri e truffatori si confondevano con gli ambulanti, il traffico e il sovraffollamento fecero il resto. Con le Olimpiadi del 2006 si procedette ad un graduale processo di riqualificazione urbana. Il mercato iniziò ad aprirsi alle offerte gastronomiche europee per tornare ad essere attrattivo.

Con le ultime ondate migratorie Porta Palazzo ha accolto un melting pot di etnie diverse che costituiscono oggi i pezzi di un grande puzzle eterogeneo.

Lo scambio interculturale permane nell’identità di piazza della Repubblica e, anzi, la rende unica al mondo.

A offrire ancor più colore ci pensa il vicino mercato del Balon che ogni weekend accende il Borgo Dora di ricordi e cimeli.

Ingresso Mercato Centrale Torino
Ingresso Mercato Centrale a Porta Palazzo

Porta Pila, il secondo nome di Porta Palazzo

Dalla nota canzone di Gipo Farassino (detto anche il poeta di Porta Pila) ai pezzi rap figli della nuova generazione, il nome Porta Pila risuona come un’eco remota. È così, infatti, che viene chiamata la piazza di Porta Palazzo dai torinese. Ma da dove arriva questo nome così curioso? Alcune fonti fanno risalire il nome a un gioco che si faceva con degli antichi dobloni quando ci si trovava in piazza per passare il tempo.

Il primo giocatore lanciava in aria la moneta. Se il secondo giocatore prima del lancio aveva detto “testa”, prendeva i soldi di quelli che avevano fatto “pila”, o viceversa. Toccava poi al terzo giocatore dire “testa o pila”. Il giocatore tirava nuovamente la moneta in aria e il gioco continuava così.

Il mercato centrale di Torino, la parte “top” di Porta Palazzo

L’ultima novità che ha investito Porta Palazzo è stato il Mercato Centrale di Torino che ha preso il posto del Palafuksas, che a sua volta aveva sostituito il padiglione dell’abbigliamento.

Oggi, a pochi passi dalle tradizionali bancarelle in legno si erge una moderna struttura vetrata. Al suo interno una serie di botteghe ordinate propongono gusti nuovi e prodotti dell’eccellenza gastronomica. Si può acquistare per portare a casa o gustare direttamente al tavolo.

Grandi nomi, chef stallati e prodotti doc e dop offrono ai clienti il lato cool che mancava nella vasta offerta culinaria di Porta Palazzo.

I laboratori, gli eventi e le visite guidate, infine, hanno reso l’area ancor più turistica. Chissà quali altre trasformazioni subirà Porta Palazzo, ancora una volta una delle zone più multiculturali e originali della città di Torino.

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