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Vittorio Amedeo II, primo Re di Casa Savoia

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La Storia della “volpe savoiarda” che portò all’indipendenza del Regno Sabaudo.

Vittorio Amedeo II di Savoia nasce il 14 maggio del 1666 a Torino, figlio di Carlo Emanuele II e di Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours.

La gioia e i festeggiamenti per la nascita dell’erede del ducato sono tali che in tutta Torino si festeggia per le strade e, addirittura, vengono installate fontane che spruzzano vino in tutte le piazze.

Il neonato però si dimostra gracile e minuto con una salute precaria.

Cosicché un medico e un panettiere di corte inventarono un nuovo tipo di pane allungato per far mangiare il Principe: il grissino.

Alla morte del padre nel 1675, Vittorio Amedeo aveva soli 9 anni e si trovò improvvisamente ad essere Duca di Piemonte (al tempo un ducato dell’Impero francese).

Data l’inadeguata età dell’erede al trono, la madre Giovanna Battista assunse la reggenza, fino al 1680.

Proprio in quell’anno Vittorio Amedeo avrebbe compiuto 14 anni, la maggiore età per un principe destinato a regnare.

Vittorio Amedeo II, primo Re di Casa Savoia

La Madama Reale vide il suo futuro con timore e cercò in ogni modo di mantenersi il potere.

L’occasione si presentò con l’ipotesi di un possibile matrimonio tra Vittorio Amedeo e Isabella Luisa di Portogallo

Quest’ultima unica figlia della regina consorte di Portogallo (Maria Francesca di Savoia) ed erede al trono dell’Impero Lusitano.

Tuttavia il matrimonio fallisce.

Il giovane principe aveva dato l’assenso alla madre e firmato il contratto di nozze, ma il tutto controvoglia.

Con il matrimonio già deciso, Vittorio Amedeo avrebbe raggiunto la futura sposa nel 1682, all’età di 16.

Intanto nel 1680, il principe diventa Duca di Savoia, ma chiede comunque alla madre di governare al suo posto, data la sua giovane età.

Le nozze avrebbero significato il trasferimento di Vittorio Amedeo in Portogallo, garantendo il potere alla madre.

Proprio per questo motivo Maria Giovanna cercò di anticipare l’evento il più presto possibile, incontrando però l’opposizione di diversi nobili di corte.

Ciò nonostante, al momento della partenza per Lisbona, il Principe si decise di non partire e intuì che era il momento di agire.

Sfruttando proprio la sua fama di giovine gracile e cagionevole, Vittorio Amedeo si finse malato, così da obbligare il rinvio delle nozze.

La “febbre diplomatica” del Principe fece presto perdere la pazienza ai portoghesi, che decisero di annullare il matrimonio.

In parallelo, a Torino il Duca riacquistò miracolosamente la salute palesando tutta la sua scaltrezza.

Dipinto Vittorio Amedeo II

Così Vittorio Amedeo pianificò un’intricata strategia per strappare il potere alla madre

Al tempo il legame con la Francia era ancora indissolubile.

Vittorio Amedeo II decise, quindi, di sposare Anna Maria di Orléans, figlia del fratello del Re francese Luigi XIV e allo stesso tempo, sorella della moglie di Carlo II, Re di Spagna.

Con il contratto di nozze, Vittorio Amedeo II si garantì il diritto al potere sulla madre e contemporaneamente creò una vantaggiosa rete di alleanze regali.

Ciò nonostante, Il giovane Duca sabaudo voleva allontanare il Piemonte dall’orbita francese di Luigi XIV.

Di conseguenza, i rapporti con la madre si inasprirono sempre di più quando Vittorio Amedeo II decise definitivamente di voltare la faccia alla Francia.

Creatasi la Lega di Augusta nel 1686.

Il Piemonte tradì la Francia dichiarandole guerra e alleandosi con Spagna, Inghilterra e con il Sacro Romano Impero.

A guerra conclusa, Vittorio Amedeo II di Savoia venne duramente sconfitto dall’esercito francese, così si trovò a negoziare il Trattato di pace di Torino nel 1696.

Fu la Guerra di successione Spagnola che offrì a Vittorio Amedeo una nuova occasione per i suoi disegni politici.

Inizialmente obbligato ad allearsi con Spagna e Francia per motivi dinastici, Vittorio Amedeo II nel frattempo avviò segretissimi accordi con l’Imperatore e con l’Inghilterra fino a cambiare schieramento nel 1703.

Vittorio Amedeo II, primo Re di Casa Savoia

Inizia la Campagna di Piemonte e l’assedio di Torino

Il tradimento scatenò l’ira di Luigi XVI.

Ben presto i francesi lanciarono l’offensiva in Piemonte e nell’arco di tre anni riuscirono a conquistare Vercelli, Susa, Ivrea e Aosta.

Nonostante i valorosi tentativi di ostacolo condotti da Eugenio di Savoia, le truppe francesi arrivarono alle porte di Torino.

Era il 14 maggio del 1706.

L’assedio fu di una violenza inaudita.

Il bombardamento contro la cittadella era incessante e l’esercito franco-spagnolo sembrava inarrestabile.

Oltre agli scontri di superficie ci furono anche quelli sotterranei.

Nei tunnel sotto Torino combattevano le compagnie dei minatori di cui faceva parte proprio Pietro Micca.

In superficie invece, Vittorio Amedeo lasciò Torino insieme a 4000 cavalieri per sabotare le retrovie degli invasori, in attesa dei rinforzi asburgici.

Dopo centodiciassette giorni di scontri, l’esercito imperiale e l‘esercito sabaudo annientarono le truppe di Luigi XIV.

L’assedio finì il 7 settembre del 1706

La Sconfitta e la firma del trattato di pace di Utrecht del 1713 fu uno smacco enorme al prestigio dell’esercito francese.

A un anno dalla fine della guerra, Vittorio Amedeo II di Savoia divenne il primo della dinastia.

Durante il suo regno Vittorio Amedeo non mantenne mai rapporti cordiali con la Chiesa.

Il neo Re di Sardegna e Sicilia (annesse nel 1720) lottò per le proprie leggi sui Valdesi, e incurante del decreto papale di condanna, impose tributi al clero piemontese.

Allo stesso tempo, condusse una politica interna antinobiliare e mercantilistica, applicando una riforma del vecchio statuto attraverso “le Leggi e Costituzioni di Sua Maestà nel 1723”.

Con il passare degli Vittorio Amedeo si fece sempre più stanco e fiacco.

Cominciò a non partecipare più alle feste e ai ricevimenti, tendendo a evitare la vita di corte.

A peggiore il suo carattere introverso, fu la depressione che lo colpì a seguito della morte del figlio primogenito, Vittorio Amedeo Filippo.

Per l’accaduto si temette che il Re fosse sul punto di impazzire e presto anche la voglia di regnare venne meno.

Rientrato lentamente in sé, nel Vittorio Amedeo II 1730 abdicò in favore del figlio Carlo Emanuele III e si ritirò a Chambery.

Tornato in Piemonte, con la convinzione che il figlio non fosse all’altezza, venne arrestato dal suo stesso figlio e morì in prigionia nel Castello di Rivoli.

Vittorio Amedeo II regnò per 46 anni, ottenendo dopo lunghe guerre l’agognato titolo regio e trasformando il Piemonte in uno stato modello.

Proprio per la sua astuzia e il talento nell’inganno, alla corte di Versailles verrà chiamato fino alla morte la “volpe savoiarda”.

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