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Porta Palazzo nasce da una pandemia nel 1835: allora come oggi

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A Torino arriva il colera e già allora si istituivano cordoni sanitari marittimi e terrestri.

Porta Palazzo nasce il 29 agosto 1835 a seguito di un manifesto vicariale. Decisione presa per evitare quelli che oggi chiameremmo assembramenti sociali.

Se escludiamo la pandemia del 1919-20, comunemente conosciuta come “La Spagnola”, che arrivò a mietere fra le 50 e 100 milioni di vittime, la popolazione torinese non si confronta con rigide regole sanitarie, per limitare la diffusione di una epidemia, in questo caso il Covid-19, da circa 180 anni.

Torino ed il Piemonte nel 1835 conobbero però le nefaste conseguenze del colera. Una malattia spesso mortale, causata dal batterio “Vibrio colera” che causava vomito, diarrea, crampi muscolari, fino al collasso cardiocircolatorio.

Mezza Europa, già a partire dal 1830, temeva la diffusione del colera, la cui origine risiedeva in India. Se oggi abbiamo conosciuto il termine e gli esiti del “distanziamento sociale”, nell’ottocento, per impedire la diffusione del morbo si istituivano cordoni sanitari marittimi e terrestri. Ma le Alpi non sono una barriera insormontabile. In breve tempo il morbo raggiunge anche i villaggi e le città sabaude.

malati di colera e don bosco a torino
Porta Palazzo nasce da una pandemia nel 1835: allora come oggi

Il colera arriva a Torino

A Torino, il 23 agosto del 1835 si registra il primo caso di contagio. Il Comune, la Chiesa, Re Carlo Alberto, attivano ogni risorsa e struttura per contenere il contagio.

Carlo Alberto costituisce una commissione sanitaria, guidata dal vicario il quale ordina di attivare la pulizia della città. Prescrive una stretta sorveglianza «nella somministrazione di cibi e bevande, con ispezioni alle botteghe dei pizzicagnoli, osti, acetai e lattivendoli». Ordina «che si allontanino dalla città i depositi di spazzatura, che si vigili sui postriboli nei quali esercitano le meretrici, che si trasferisca il mercato» di piazza delle Erbe di fronte al Palazzo di Città. Nasce così il grande mercato di Porta Palazzo, il più esteso d’Europa.

Prima il mercato cittadino si teneva nelle piazze “Palazzo di Città” (allora “delle Erbe”) e “Corpus Domini”. Con questo Manifesto Vicariale, il mercato viene trasferito in Piazza Emanuele Filiberto (ora Piazza della Repubblica). Perché le piazze precedenti erano troppo piccole e si necessitava di avere un maggiore distanziamento sociale.

porta palazzo torino
Porta Palazzo nasce da una pandemia nel 1835: allora come oggi

La nascita di Porta Palazzo

Subito costruite due tettoie per gli alimentari e fila di baracche per i mercati di stoffe, chincaglierie e terraglie.
Al di sotto della piazza vennero collocati grandi locali per la conservazione del cibo: le “Ghiacciaie”, a cui si accedeva con carretti. Il ghiaccio proveniva dalla raccolta delle nevi a Torino e, in caso di inverni miti, si prendeva dal ghiacciaio del Moncenisio.

L’assetto attuale della piazza è dovuto a varie modifiche. Nel 1836 venne edificato il mercato ittico e il mercato alimentare nella parte Sud. Poi nel 1916 viene costruito nella parte Nord Est il “Padiglione dell’Orologio”.
Iniziato nel 1915 e inaugurato nel 1916, il Padiglione dell’Orologio rappresenta un notevole esempio di architettura ottocentesca.

Nel 1963 di fianco al Padiglione dell’Orologio è stato costruito un padiglione per l’abbigliamento in seguito demolito e sostituito dall’attuale “Mercato dell’abbigliamento”, firmato dall’architetto Massimiliano Fuksas. Nell’atrio di questa grande costruzione si possono ancora ammirare due antiche ghiacciaie ipogee, originali della piazza. Lo scorso anno questa strutture subisce ancora una evoluzione con l’apertura del Mercato Centrale di Torino all’interno del Pala Fuksas.

È incredibile come la storia fa giri lunghissimi ma poi torna in maniera circolare, sempre. Pensare che il mercato simbolo della città di Torino è lì, da quasi due secoli, a causa di una epidemia lascia perplessi. Ma soprattutto che i termini a noi diventati familiari ma mai sentiti prima come “distanziamento sociale”, “assembramenti”, “cordoni sanitari” in realtà si attuavano già nell’ottocento.

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