La ragazza di via Millelire: analisi completa del film torinese che racconta il disagio giovanile

Da Alessandro Maldera
Dicembre 17, 2025

La ragazza di via Millelire è uno dei film più duri e controversi girati a Torino alla fine degli anni Settanta. Attraverso la vicenda della giovane Betty, il regista Gianni Serra mette in scena il degrado sociale delle periferie, mostrando comunità, fughe, assistenti sociali e un quotidiano segnato da violenza e dipendenze. L’opera, presentata alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1980, divise profondamente la critica, ma divenne un riferimento del cinema civile italiano. In questo articolo ripercorriamo trama, luoghi, contesto e impatto del film.
Ritratto di un film scomodo
• Regia: Gianni Serra
• Ambientazioni principali: Mirafiori Sud, Vallette (E15), centro di Torino
• Temi: disagio giovanile, fughe, comunità, dipendenze, periferie
• Accoglienza: critiche a Venezia, riconoscimenti in Francia
Il contesto del film e la storia alla base dell’opera
La ragazza di via Millelire nasce dal romanzo omonimo di Gianni Serra, che nel 1980 porta sullo schermo una Torino periferica attraversata da povertà, tensioni familiari e servizi sociali allo stremo. Il personaggio di Betty, tredicenne inquieta e già dentro il circuito delle comunità, diventa il simbolo di un’adolescenza senza punti di riferimento.
Il film si colloca tra Mirafiori Sud, Vallette e le comunità dell’epoca, mostrando senza filtri linguaggi, ambienti e situazioni reali.
Trama: le fughe di Betty e il lavoro degli assistenti sociali (SPOILER)
La storia ruota intorno al Centro d’incontro di via Domenico Millelire, a Mirafiori Sud, dove gli operatori Verdiana, Wanda, Lucia e Petrini provano a gestire un flusso costante di ragazzi difficili. Betty, Elisabetta Pellegrino, telefona al centro dopo essere scappata da una comunità-alloggio di Casale Monferrato. Ha tredici anni, ha appena iniziato a bucarsi e viaggia con Carmela, un’altra giovane in fuga.
Dopo un ritrovamento in centro città, la ragazza ricomincia a muoversi tra adolescenti allo sbando, piccoli delinquenti, transessuali, aspiranti spacciatori come Vincenzo e Michele, che tentano di sfruttarla. Verdiana cerca di capirla e, nonostante tutto, vuole strapparla alla strada. La trasferisce in una nuova comunità, poi va a cercare informazioni da Gipì, ex tossicodipendente della comunità di Ivrea.
Tuttavia, Betty scappa sempre. La polizia la ferma, il centro non riesce più a contenerla e ogni tentativo di reinserimento — compreso un possibile lavoro come infermiera — fallisce. Il film si chiude con un’ennesima fuga, lasciando un finale amaro.
Produzione e luoghi di Torino nel film
Gran parte delle scene è ambientata nella periferia torinese di Mirafiori Sud, mentre alcune sequenze mostrano il centro cittadino. Una parte significativa delle riprese avviene alle Vallette, nell’isolato tra via Fiesole e corso Cincinnato, allora noto come “E15”.
Il film intende restituire l’autenticità degli ambienti, perciò Serra privilegia luoghi reali, spazi degradati e un’estetica quasi documentaristica.
Distribuzione e percorso del film dopo l’uscita
Il film esce in Italia con Difilm, mentre la distribuzione televisiva è affidata alla SACIS, con passaggi anche in Germania, Svezia e Jugoslavia. Nonostante le difficoltà iniziali, il pubblico dimostra interesse e in alcune sale italiane il film ottiene un buon riscontro, soprattutto grazie all’attenzione verso il disagio giovanile.
L’accoglienza critica: scandalo, polemiche e divisioni profonde
Alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia 1980, La ragazza di via Millelire scatena una polemica immediata. La critica di sinistra rifiuta l’idea di “mostrare i panni sporchi”, mentre i conservatori giudicano il film “sconveniente” e “scorretto”. La recitazione cruda, le bestemmie e il linguaggio diretto diventano un caso politico e culturale.
Umberto Eco e alcuni giurati stranieri lo ritengono meritevole del Leone d’Oro, ma le pressioni politiche lo penalizzano.
Il sindaco di Torino, Diego Novelli, lo definisce “duro e reale”, mentre molte realtà di quartiere — come via Artom — criticano il film e raccolgono firme contro la sua diffusione. In Francia, invece, l’opera riceve il Premio Jeune Cinema di Hyères nel 1981.
Perché il film è ancora importante oggi
Sebbene siano passati più di quarant’anni, La ragazza di via Millelire rimane un documento forte sul rapporto tra giovani e istituzioni, sulle fragilità delle periferie e sulle difficoltà dei servizi sociali. Inoltre, rappresenta un capitolo fondamentale nella rappresentazione cinematografica di Torino, anticipando temi che negli anni Novanta sarebbero esplosi con film come Mery per sempre e Ragazzi fuori.
Il film nasce dal romanzo di Gianni Serra e si ispira liberamente ai casi reali seguiti dagli assistenti sociali torinesi negli anni Settanta. Tuttavia, Betty non corrisponde a una persona specifica.
Le location principali si trovano a Mirafiori Sud, nell’area di via Domenico Millelire, e nel quartiere Vallette, in particolare nell’isolato tra via Fiesole e corso Cincinnato (zona “E15”).
L’opera venne ritenuta troppo dura e provocatoria: il linguaggio crudo, la messa in scena del degrado e la scelta di non filtrare la realtà divisero nettamente pubblico e critica.
Oggi non è sempre facile reperirlo online: l’accesso varia a seconda delle distribuzioni televisive e delle ristampe. La disponibilità può cambiare nel tempo.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



