Crocetta, la storia del quartiere torinese tra chiesa, sport e Politecnico
Da Sharon Zaffino
Dicembre 07, 2020

La storia del quartiere Crocetta di Torino racconta una delle trasformazioni urbane più interessanti della città. Nato fuori dalle antiche mura, il borgo si sviluppò intorno a un luogo religioso e divenne, tra Ottocento e Novecento, una delle zone residenziali più prestigiose del capoluogo.
Prima dell’arrivo del Politecnico, però, quest’area ospitò piazze militari, spettacoli popolari e alcuni dei primi grandi impianti sportivi italiani. Qui sorsero il Velodromo Umberto I e lo Stadium, due strutture oggi scomparse ma centrali nella storia dello sport torinese.
Scheda rapida della storia della Crocetta
– Il nome deriva dalla croce rossa e azzurra dei Padri Trinitari
– Nel 1898 il Velodromo Umberto I ospitò il primo campionato italiano di calcio
– Nel 1911 venne inaugurato il gigantesco Stadium
– Dal 1950 sull’area iniziò la costruzione della nuova sede del Politecnico
Dalle campagne fuori Torino al quartiere residenziale
La Crocetta si trova a sud del centro storico e oggi appartiene alla Circoscrizione 1 Centro-Crocetta. Per molti secoli, tuttavia, quest’area rimase esterna alla città vera e propria.
Il territorio era formato soprattutto da campi, cascine, orti e ville suburbane. Le prime costruzioni iniziarono a comparire nel Seicento, ma la trasformazione decisiva avvenne soltanto tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.
In quel periodo Torino si allargò oltre i suoi confini tradizionali. Inoltre, la progressiva eliminazione delle servitù militari rese disponibili nuovi terreni edificabili. La zona compresa tra corso Galileo Ferraris, corso Duca degli Abruzzi e corso Einaudi divenne così una delle aree preferite dalla media e alta borghesia torinese.
Nacquero palazzi eleganti, villini e strade ordinate. Di conseguenza, la Crocetta assunse gradualmente il carattere residenziale che ancora oggi la distingue.

Perché il quartiere si chiama Crocetta
Il nome del quartiere è legato alla chiesa della Beata Vergine delle Grazie, conosciuta dai torinesi come chiesa della Crocetta.
Intorno a questo luogo di culto si formò il nucleo più antico del borgo. La chiesa fu amministrata per lungo tempo dai Padri Trinitari, un ordine religioso che portava sull’abito una piccola croce rossa e azzurra.
Proprio quel simbolo divenne il riferimento popolare utilizzato dagli abitanti per identificare la chiesa e, in seguito, l’intera zona. Il nome Crocetta non deriva quindi dalla forma delle strade, ma dalla presenza storica dei religiosi e dal loro emblema.
La vecchia Piazza d’Armi e lo sviluppo della Crocetta
Durante l’Ottocento una parte importante del territorio fu occupata dalla Piazza d’Armi, il grande spazio utilizzato dall’esercito per le esercitazioni, le adunate e le parate.
La piazza si estendeva tra l’attuale Crocetta e Borgo San Secondo. Tuttavia, non veniva impiegata soltanto per le attività militari. Grazie alle sue dimensioni, poteva ospitare manifestazioni pubbliche, gare e spettacoli capaci di richiamare migliaia di persone.
Uno degli appuntamenti più curiosi arrivò nell’aprile del 1906, quando il Buffalo Bill’s Wild West portò a Torino il suo spettacolo dedicato al mito della frontiera americana. La grande compagnia si esibì nella vecchia Piazza d’Armi tra il 22 e il 26 aprile, attirando l’attenzione dell’intera città.
All’inizio del Novecento, però, la crescita urbana rese necessario spostare nuovamente le attività militari. I terreni liberati furono quindi destinati a nuovi edifici, strade e impianti pubblici.
Il Velodromo Umberto I e la nascita dello sport moderno
Mentre la Crocetta diventava un quartiere residenziale, lo sport assumeva un ruolo sempre più importante nella società torinese.
Nel 1895 venne costruito il Velodromo Umberto I, intitolato al sovrano italiano. L’impianto sorgeva approssimativamente nell’area compresa tra le attuali vie Torricelli, De Gasperi e Vespucci e corso Duca degli Abruzzi.
Realizzato dall’Unione Velocipedistica Italiana, fu uno dei primi velodromi del Paese. Inizialmente ospitava soprattutto le competizioni organizzate dalle società ciclistiche cittadine. La bicicletta rappresentava allora una grande novità e le gare richiamavano un pubblico crescente.
Ben presto, però, il terreno racchiuso all’interno della pista iniziò a essere utilizzato anche per il football.
Il primo campionato italiano di calcio alla Crocetta
L’8 maggio 1898 il Velodromo Umberto I entrò nella storia. In quella giornata ospitò infatti il primo campionato italiano di football, organizzato dalla Federazione Italiana Football, antesignana dell’attuale FIGC.
Il torneo si svolse interamente in un solo giorno. Al mattino furono disputate le eliminatorie, mentre nel pomeriggio si giocò la finale.
Le squadre partecipanti erano quattro:
- Internazionale Torino
- Football Club Torinese
- Società Ginnastica Torino
- Genoa
Tre formazioni arrivavano quindi da Torino, mentre il Genoa era l’unica squadra proveniente da un’altra città.
Alla fine furono proprio i genovesi a conquistare il titolo. Il Genoa vinse anche la coppa messa in palio da Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, Duca degli Abruzzi, iniziando così la propria storia nel calcio italiano.
Negli anni successivi il velodromo venne utilizzato dal Football Club Torinese, dalla Juventus e dal Torino. Tuttavia, all’inizio degli anni Dieci l’impianto fu dismesso e l’area venne progressivamente occupata da giardini ed edifici.
Oggi non rimangono strutture visibili del vecchio velodromo. Eppure, proprio in questo punto della Crocetta furono scritte alcune delle prime pagine del calcio nazionale

Lo Stadium costruito per l’Esposizione del 1911
La scomparsa del Velodromo Umberto I non segnò la fine dei grandi impianti sportivi della Crocetta.
In occasione dell’Esposizione internazionale organizzata per celebrare il cinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, Torino decise di costruire una struttura ancora più ambiziosa: lo Stadium.
Il complesso sorse accanto alla vecchia Piazza d’Armi, nell’area compresa tra gli attuali corsi Duca degli Abruzzi, Einaudi, Castelfidardo e Montevecchio.
Il progetto fu affidato all’architetto Vittorio Ballatore di Rosana e all’ingegnere Ludovico Gonella. Nelle ricostruzioni storiche compare anche il nome dell’ingegnere Carlo Ceppi.
Lo Stadium venne inaugurato il 29 aprile 1911 con un grande saggio ginnico al quale presero parte circa seimila studenti delle scuole municipali. Sugli spalti erano presenti i sovrani e decine di migliaia di spettatori.
Le dimensioni e i primati dello Stadium di Torino
Lo Stadium era lungo 361 metri e largo 204 metri. Le gradinate circondavano completamente il campo ed erano interrotte da due grandi emicicli.
La struttura comprendeva inoltre un ingresso monumentale, un palco reale e un camminamento superiore dal quale era possibile osservare le Alpi e la collina torinese.
La capienza ordinaria era indicata in circa 40 mila spettatori seduti. Tuttavia, durante le principali manifestazioni il numero delle persone presenti poteva essere molto più elevato.
Per dimensioni, lo Stadium veniva presentato come uno dei maggiori impianti sportivi del suo tempo e veniva confrontato con le grandi strutture di Londra e Atene.
Inoltre, rappresentava un’opera innovativa dal punto di vista tecnico. Fu uno dei primi grandi impianti italiani costruiti in cemento armato e viene ricordato anche per la presenza di un sistema di illuminazione elettrica.
Tutti gli sport praticati nello Stadium
Lo Stadium non era stato progettato soltanto per il calcio. Al contrario, doveva ospitare numerose attività sportive e grandi manifestazioni pubbliche.
Il complesso disponeva di tre ordini di piste e poteva accogliere:
- gare ciclistiche
- corse di cavalli
- gare di velocità
- competizioni di lotta
- lancio del disco
- tiro con archi e balestre
- lawn tennis
- partite di football
Erano presenti anche sale dedicate allo skating, alla scherma e alla ginnastica femminile.
Una delle strutture più sorprendenti era la piscina lunga 200 metri, dotata di una torre metallica mobile per i tuffatori acrobatici. Quando serviva più spazio, la vasca poteva essere svuotata e coperta per ricavare palestre o campi da tennis.
Tra il 1913 e il 1915 lo Stadium ospitò anche alcune partite della Nazionale italiana di calcio, comprese le vittorie contro Belgio e Svizzera.

Perché lo Stadium entrò in crisi
Nonostante le dimensioni e le soluzioni tecniche innovative, lo Stadium mostrò presto i suoi limiti.
Il problema principale era proprio la sua vastità. Gli spalti risultavano molto lontani dal terreno di gioco e, durante le partite di calcio, gli spettatori faticavano a riconoscere i giocatori.
Torino e Juventus preferirono quindi utilizzare altri campi, più piccoli e adatti al pubblico calcistico. Nel frattempo, durante la Prima guerra mondiale, la struttura venne requisita dalle autorità militari.
Nel 1927 si aprì un lungo dibattito sul futuro dell’impianto. I costi di manutenzione erano elevati e le occasioni di utilizzo diventavano sempre più rare. Di conseguenza, lo Stadium fu progressivamente abbandonato.
I lavori di demolizione si svolsero tra il 1938 e il 1945. Dopo poco più di trent’anni, il gigantesco impianto scomparve dal paesaggio della Crocetta.
Dallo Stadium al Politecnico di Torino
Dopo la demolizione dello Stadium, l’area rimase inutilizzata per alcuni anni. Nel dopoguerra fu però individuata come sede ideale per il nuovo complesso della Facoltà di Ingegneria.
La precedente sede del Regio Museo Industriale e di alcuni istituti del Politecnico si trovava nell’isolato oggi occupato da piazzale Valdo Fusi. L’edificio venne gravemente colpito dal bombardamento aereo dell’8 dicembre 1942 e subì altri danni nel luglio del 1943.
In seguito, lezioni e laboratori furono concentrati soprattutto al Castello del Valentino. Tuttavia, l’aumento degli studenti e la necessità di nuovi spazi resero indispensabile la costruzione di una sede moderna.
Nel 1950 iniziarono i lavori nell’area dell’ex Stadium. Il progetto fu sviluppato dall’Ufficio tecnico dell’Ateneo, con il coordinamento di una commissione di docenti e il contributo dell’architetto Giovanni Muzio e dell’ufficio di progettazione della Fiat.
Il risultato fu un grande complesso funzionalista, organizzato secondo una struttura regolare e gerarchica, pensata per accogliere aule, laboratori e attività di ricerca.
La sede di corso Duca degli Abruzzi venne inaugurata ufficialmente il 5 novembre 1958, alla presenza del presidente della Repubblica Giovanni Gronchi.
Da quel momento la Crocetta cambiò ancora identità. L’area che aveva ospitato le esercitazioni militari e i grandi spettacoli sportivi divenne uno dei principali centri italiani per lo studio dell’ingegneria, dell’architettura e delle nuove tecnologie.
Un quartiere costruito attraverso continue trasformazioni
La storia della Crocetta è segnata da passaggi molto diversi tra loro.
Prima fu un territorio agricolo fuori dalle mura. Poi divenne un borgo raccolto intorno alla chiesa della Beata Vergine delle Grazie. In seguito ospitò la Piazza d’Armi, il Velodromo Umberto I e il gigantesco Stadium.
Infine, nel secondo dopoguerra, arrivò il Politecnico di Torino.
Oggi la Crocetta è conosciuta soprattutto per i suoi palazzi eleganti, le strade alberate e il carattere residenziale. Tuttavia, sotto questa immagine ordinata si nasconde una storia fatta di eserciti, spettacoli, pionieri del calcio, grandi progetti architettonici e continue trasformazioni urbane.
FAQ – Delucidazioni sulla storia della Crocetta di Torino
Il nome deriva dalla croce rossa e azzurra portata sull’abito dai Padri Trinitari, che amministrarono la chiesa della Beata Vergine delle Grazie. La chiesa divenne nota come chiesa della Crocetta e il nome passò poi all’intero quartiere.
Il velodromo sorgeva approssimativamente tra le attuali vie Torricelli, De Gasperi e Vespucci e corso Duca degli Abruzzi, nel quartiere Crocetta.
Il primo campionato italiano di football si disputò l’8 maggio 1898 al Velodromo Umberto I. Parteciparono quattro squadre e il torneo venne vinto dal Genoa.
Lo Stadium occupava l’area compresa tra gli attuali corsi Duca degli Abruzzi, Einaudi, Castelfidardo e Montevecchio. Una parte dei terreni venne successivamente utilizzata per costruire il Politecnico.
La costruzione iniziò nel 1950. Secondo la ricostruzione ufficiale del Politecnico di Torino, la sede di corso Duca degli Abruzzi venne inaugurata il 5 novembre 1958.
Sharon Zaffino
Sharon Zaffino, laureata in Lettere Moderne all' Università degli Studi di Milano e laureanda magistrale in Scienze e Tecniche della Comunicazione all'Unità degli Studi dell'Insubria.


