Storia

Borgo San Secondo, da don Bosco al mistero del Turin Palace Hotel

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Borgo San Secondo si trova nella zona Est del quartiere della Crocetta, nella circoscrizione uno.

Si trova proprio nell’area compresa tra corso Re Umberto e via Sacchi.

La formazione di piccolo centro nacque all’incirca centosettant’anni fa, quando la piazza d’Armi militare venne spostata a ovest del corso Re Umberto.

Prese poi il nome dall’omonima Chiesa.

Scopriamo Borgo San Secondo

L’omonima chiesa

Nel diciannovesimo secolo la città di Torino ebbe un rapido sviluppo demografico che passò dai 95 mila abitanti nel 1790 agli oltre 200 mila del 1861.

Il rapido sviluppo demografico rese necessaria l’urbanizzazione delle aree limitrofe, e con questa la costruzione di nuovi luoghi religiosi.

Il progetto per la costruzione della chiesa, fu abbracciato dall’architetto Luigi Formento e dell’ingegner Vigna. Ma non solo, poiché al progetto volle prendere parte anche Don Bosco, il quale propose ai due esperti la costruzione di un oratorio accanto alla chiesa, per i bambini.

I lavori di costruzione iniziano nel 1874, ma purtroppo subirono continue interruzioni a causa della mancanza di fondi. Infatti, l’edificazione del luogo dipendeva molto da donazioni e offerte dei fedeli, non sempre sufficienti. Fortunatamente, due anni dopo, con il nuovo parroco Don G. Leone Prato, i lavori ripresero a pieno ritmo.

Don Giovanni Battista Pinardi

La vera anima del quartiere fu in ogni caso Don Giovanni Battista Pinardi. Nacque da una un’umile famiglia di contadini, il 15 agosto 1880 al Casolare del Lupo a Torino. Studiò prima dai Salesiani ad Alessandria e poi in Seminario a Chieri, fino a divenire vescovo di campo nella Prima Guerra Mondiale.

Il 15 dicembre 1912 divenne ufficialmente parroco di Borgo San Secondo e vescovo ausiliario del cardinale arcivescovo Agostino Richelmy.

Don Giovanni Battista Pinardi promosse anche una serie di iniziative in parrocchia e nella diocesi. E’ infatti grazie a lui se nascono Libreria cattolica, Bollettino parrocchiale, Biblioteche circolanti e molto altro.

Fu, sin da subito, un forte oppositore del fascismo, tanto che indusse il Duce Benito Mussolini a porre il veto alla sua nomina ad Arcivescovo di Torino, alla morte del cardinale Giuseppe Gamba. Superò anche la Seconda Guerra Mondiale e morì a ottantadue anni, nel 1962. Dal 1999 è in corso la causa per la sua beatificazione.

I portici di via Sacchi di Torino di giorno

La celebre Via Sacchi di Borgo San Secondo

La attraversiamo spesso, ma sappiamo a chi è dedicata la via Sacchi di Torino? Potremmo definirla una via all’avanguardia!

Proprio così, all’avanguardia, poichè è stata la prima via del capoluogo piemontese ad essere stata intitolata a un civile vivo, ma che non centrava nulla nè con la Chiesa nè con la dinastia regnante.

Insomma, un uomo comune.

Chi è Paolo Sacchi?

Paolo Filippo Sacchi nacque a Voghera l’otto maggio 1807, in una famiglia di origini modeste. Si arruolò nell’ Armata Sarda e venne nominato servente dell’artiglieria. Dopo una promozione divenne sorvegliante alla Fabbrica polveri degli stati sardi situata in Borgo Dora. Sacchi doveva controllare lo stoccaggio delle polveri da sparo. Ma perchè divenne famoso?

Tutto iniziò a mezzogiorno meno un quarto del 26 aprile 1852, quando una scintilla causata dall’attrito di una macchina, originò un incendio.

In pochi istanti, nel polverificio ci fu una grande esplosione e ventisei persone morirono. Vi furono anche numerosi feriti, tra cui Sacchi.

Egli, resosi conto che l’incendio non si era estinto, ma anzi poteva peggiorare e intaccare le 40 tonnellate di polvere da sparo del capannone adiacente, rischiando di danneggiare e distruggere numerose abitazioni vicine, si lanciò tra le fiamme.

Riuscì a spegnere l’incendio con l’ausilio di coperte e isolò i barili.

In pochi istanti si presentarono sul luogo l’allora primo ministro Massimo d’Azeglio e re Vittorio Emanuele II.

Con loro arrivò anche don Bosco. Accortosi della tragedia e del coraggio di Sacchi, il re ricompensò l’uomo nominandolo all’istante luogotenente di artiglieria.

Ricevette inoltre la medaglia d’oro al valor militare e gli vennero concessi la cittadinanza onoraria di Torino e una pensione annua di 1.200 lire.

Un anno dopo il gesto eroico, nel 1853 la Città di Torino gli dedicò una delle vie più importanti del centro.

Entrata del Turin Palace hotel di Torino

Il Turin Palace Hotel

Intato San Secondo continuava a prosperare e in tutta l’area, iniziavano a spuntare i primi alberghi.

La città dava i primi segni di cambiamento verso la politica, la cultura e lo spettacolo. Tra questi il Turin palace Hotel.

La costruzione avvenne nel 1872. Molti volti noti in tutto il mondo passarono da questa bomboniera torinese.

Tra questi Louis Armstrong, la Regina Elisabetta, David Bowie,StingLiza MinelliMadonna, Mike Jagger, Guglielmo Marconi e tanti altri.

La misteriosa morte del Generale Pollio

Oltre al fascino della location, la struttura è circondata da un alone di mistero.

Dopo pochi giorni dalla morte dell’Arciduca Francesco Ferdinando, nel 1914, il primo luglio dello stesso anno il Generale Alberto Pollio, capo di Stato Maggiore dell’esercito italiano venne ritrovato morto in una stanza del Turin Palace Hotel.

Il generale era noto per le sue posizioni filo tedesche.

Come è morto?

La scomparsa di Pollio portò un forte rammarico a Vienna e Berlino, anche perchè l’Italia assunse improvvisamente una svolta politica che fece pensare si potesse trattare di un omicidio politico.

In quel periodo però si indicò come causa certa della morte la miocardite di cui Pollio soffriva da tempo.

In ogni caso molte notizie e circostanze fanno pensare all’ipotesi di un complotto architettato dalle stesse Istituzioni dello Stato Italiano.

Tra le strane coincidenze ci fu la successione del generale Luigi Cadorna, da sempre suo antagonista.

Dopo la morte improvvisa del collega, egli assunse i pieni poteri dell’esercito.

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