Film La tregua: la pellicola di Francesco Rosi tratto dal romanzo di Primo Levi

Da Alessandro Maldera
Dicembre 28, 2025

La tregua è il film del 1997 con cui Francesco Rosi porta sullo schermo il ritorno di Primo Levi dopo la liberazione del lager di Auschwitz. La pellicola, tratta dal romanzo del 1963, racconta un viaggio tortuoso attraverso un’Europa distrutta dalla guerra e restituisce il trauma, la paura e la fragile speranza dei sopravvissuti.
In questo articolo analizziamo trama, contesto storico, personaggi, riconoscimenti, oltre al valore etico ed estetico dell’ultima regia di Rosi.
Scheda del film La Tregua
Regia: Francesco Rosi
Fonte: romanzo di Primo Levi (1963)
Tema: ritorno dei deportati dopo Auschwitz
Luoghi: Europa centrale, arrivo finale a Torino
Festival: in concorso a Cannes
Premi: David di Donatello, Globo d’Oro, Nastri d’Argento
Trama: il viaggio verso casa dopo Auschwitz
Il film si apre il 27 gennaio 1945, quando l’avanzata sovietica costringe i nazisti ad abbandonare i campi di concentramento dell’Europa orientale. Prima di ritirarsi, i tedeschi distruggono documenti e registri, lasciando i deportati senza cibo né indicazioni.
Tra i prigionieri liberati c’è Primo Levi, deportato in quanto ebreo e partigiano. Insieme ad altri sopravvissuti italiani — Cesare, romano vivace e spaccone; Daniele, veneto rimasto senza famiglia; Ferrari, ladro dalla battuta pronta; Unverdorben, violinista; D’Agata, siciliano — prova a trovare un modo per rientrare in Italia.
Il viaggio è lento e imprevedibile: a volte attraversano villaggi a piedi, altre salgono su treni improvvisati, spesso vengono rimandati indietro o deviati verso località sconosciute. Periodicamente riaffiora la memoria del lager tramite flashback che mostrano il dolore non ancora elaborato.
Un incontro decisivo è quello con Mordo Nahum, ebreo greco furbo, disincantato e sopravvissuto grazie a un pragmatismo spietato. La sua presenza aiuta Levi a guardare la realtà con lucidità e a comprendere nuovi modi di sopravvivere.
Il gruppo arriva infine a Monaco, dove un soldato tedesco — vedendo la divisa da deportato di Levi — si inchina in silenzio, come gesto di perdono e riconoscimento. Poco dopo, il ritorno a Torino conclude il lungo viaggio: Levi ritrova la madre e la sorella, ma sente ancora il peso della colpa del sopravvissuto, che lo accompagnerà anche davanti alla sua macchina da scrivere.
Un romanzo fondamentale e l’ultima regia di Rosi
La pellicola nasce dal romanzo La tregua (1963), opera con cui Primo Levi vinse il Premio Campiello.
Il film rappresenta anche l’ultima regia di Francesco Rosi, che costruisce un’opera rigorosa, controllata, essenziale: ogni scena evita ambiguità e punta alla massima chiarezza emotiva e morale.
Per restare fedele al “non dimenticare” richiesto da Levi, Rosi alterna:
- momenti commossi e intimi
- frammenti quasi epici, come la marcia dei reparti sovietici
- episodi ironici, eredità diretta del testo di Levi (ad esempio le scene con Cesare o il greco)
Questo equilibrio tra registri diversi è una delle cifre stilistiche più evidenti del film.
Personaggi principali e dinamiche del viaggio
I protagonisti rappresentano un mosaico di sopravvissuti, ciascuno con una fragilità diversa:
- Primo Levi — attraversa la via del ritorno con la mente ancora prigioniera del lager
- Cesare — romano espansivo, alleggerisce il viaggio con humor spontaneo
- Daniele — porta il dolore della perdita totale
- Ferrari — vive di espedienti e tenta di adattarsi alle situazioni
- Unverdorben — musicista segnato dal trauma
- D’Agata — siciliano che cerca un appiglio affettivo
- Mordo Nahum — figura chiave, lucido, ironico, simbolo della sopravvivenza nel caos
Il viaggio permette a Levi di osservare gli altri, di riflettere e di intravedere — nonostante tutto — la possibilità di tornare a vivere.
Produzione, riprese e dedica
Il film venne presentato in concorso al 50º Festival di Cannes.
Durante la lavorazione si verificarono due lutti importanti:
- la morte del direttore della fotografia Pasqualino De Santis, avvenuta in Ucraina durante le riprese
- la morte del montatore Ruggero Mastroianni, avvenuta poco prima di completare il film
Il film è dedicato a entrambi: «a Pasqualino e Ruggero».
Il lavoro venne completato da Marco Pontecorvo (fotografia) e Bruno Sarandrea (montaggio).
Riconoscimenti e premi
Il film ottenne numerosi riconoscimenti:
David di Donatello (1997)
- Miglior film
- Miglior regia a Francesco Rosi
- Miglior produttore
- Miglior montaggio
- Nomination per sceneggiatura, fotografia, colonna sonora e attrice non protagonista
Nastro d’Argento (1998)
- Nomination come Regista del miglior film
- Nomination per la Migliore fotografia
Globo d’Oro (1997)
- Miglior fotografia.
Temi centrali: memoria, colpa e rinascita
La forza del film risiede nella capacità di trasformare un percorso geografico in un percorso morale.
Tra i temi principali:
- Il trauma della deportazione
- Il senso di colpa di chi sopravvive
- La fragilità della rinascita in un mondo distrutto
- L’incontro con l’altro, come occasione per reinventarsi
- La speranza, fragile ma necessaria
Il tono oscilla — volutamente — tra commedia lieve, dramma storico ed episodi epici che evocano una nuova dignità umana.
FAQ –
Sì, Rosi segue con grande rispetto il romanzo, pur adottando uno stile cinematografico che alterna emozione, ironia e momenti epici.
Perché mostra ciò che accade “dopo Auschwitz”, una parte della storia spesso poco raccontata: il ritorno, la confusione, la sopravvivenza psicologica.
È un personaggio fondamentale: funziona da guida ironica e disillusa, insegnando a Levi nuovi modi di affrontare la realtà.
Perché l’Europa era devastata e i percorsi ferroviari erano frammentati. Inoltre il film riflette il caos geopolitico del 1945.
Ha ricevuto il David di Donatello per miglior film e regia, oltre a altri riconoscimenti per fotografia e montaggio.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



