Casa dei Principi d’Acaia di Vigone: il palazzo medievale e la Torre di Casa Cimossa

Da Alessandro Maldera
Febbraio 15, 2026

Nel centro di Vigone c’è un edificio che si capisce anche solo guardandolo da fuori: la Casa dei Principi d’Acaia (detta anche “e dei Fidlé”), databile tra XIII e XIV secolo. È un palazzo medievale che ha cambiato pelle più volte e, quindi, oggi va “letto” nei dettagli rimasti. Inoltre, a pochi passi, c’è un secondo tassello legato agli Acaia: la Torre Acaia di Casa Cimossa
Segni medievali rimasti (e cosa significano)
Dove si trova e perché è un punto chiave nel centro di Vigone
La Casa dei Principi d’Acaia si affaccia in Piazza Palazzo Civico, nel cuore del paese. Proprio per questo, anche se non è visitabile dentro, funziona benissimo come tappa “da strada”: ci arrivi senza deviazioni e, inoltre, la facciata ti costringe a rallentare un minuto. È uno di quei casi in cui la storia non è un cartello, ma un prospetto
Com’è fatto il palazzo: cosa si legge dall’esterno
L’esterno si presenta con muratura a vista e con le cornici marcapiano in cotto, che tagliano l’edificio e aiutano a capirne i livelli. Qui il colpo d’occhio è netto: non è un palazzo “ripulito” fino a diventare anonimo, però nemmeno è rimasto intatto
Se guardi in alto, inoltre, trovi il segno più interessante: in origine l’edificio chiudeva con una merlatura ghibellina (la classica “coda di rondine”). Poi quella parte è stata tamponata e trasformata in un loggiato all’ultimo piano. Di conseguenza, oggi leggi insieme due epoche: il medioevo che spinge verso l’alto e un riassetto successivo che “chiude” e riordina
Tra i dettagli che restano, spiccano le finestre archiacute e alcune bifore, che danno quell’impronta gotica asciutta, più di funzione che di scenografia. Quindi, quando ti metti davanti, il gioco è semplice: segui le linee in cotto, poi cerca gli archi acuti e confrontali con le parti più “recenti”
Le trasformazioni nel tempo: perché oggi appare diverso dal medievale puro
Il palazzo ha subito modifiche nei secoli e questo lo ha in parte “snaturato”. Non è un difetto: è una traccia. Tuttavia, proprio perché le aggiunte non sempre sono state delicate, l’edificio va osservato con un criterio: distinguere ciò che è strutturale (muri, aperture, marcapiani) da ciò che è stato adattamento (chiusure, tamponamenti, rifacimenti)
In pratica, la Casa degli Acaia non è un “modellino” medievale. È un organismo riusato. E, paradossalmente, è questo che la rende credibile
Il restauro recente: cosa è emerso dopo la rimozione dei ponteggi
Nell’agosto 2025 sono stati tolti i ponteggi esterni e il palazzo è tornato visibile in modo più pulito e leggibile. Il recupero è stato finanziato dai fratelli Margherita, Domenico ed Edoardo Viola, diventati da poco proprietari. La progettazione è stata seguita dall’architetto Gianluca Forestiero e dai geometri Eugenio e Francesco Ferrero; la parte strutturale e gli obblighi di sicurezza sono stati affidati all’ingegner Alberto Gallo. Inoltre, il lavoro sulle superfici interne ed esterne è stato seguito dalla restauratrice Raffaella Bianchi, con intervento approvato dalla Soprintendenza
Ora l’attenzione si è spostata sugli interni. Però qui arriva la parte meno romantica: dentro restano poche tracce dell’antico splendore. Da un lato, perché in passato l’edificio è stato colpito da un grosso incendio; dall’altro, perché nel Novecento ci sono stati ammodernamenti poco coerenti. Infine, l’immobile sarà destinato interamente ad abitazioni
Visita “furba”: cosa fare se vuoi vederla bene anche senza entrare
Non potendo entrare, conviene giocare d’anticipo. Prima, fai un giro ampio della piazza per prendere la facciata intera; poi avvicinati per leggere cotto, tamponamenti e archi acuti. Così non ti resta solo “che bello”, ma anche il perché. Inoltre, se hai già visto altri edifici medievali in pianura, qui noti subito l’equilibrio tra massa muraria e aperture: poche, ma con carattere
Torre Acaia di Casa Cimossa: l’altro segno degli Acaia in paese
Il secondo punto da segnare è la Torre Acaia di Casa Cimossa, in Via Umberto I 23 (angolo Via Oggero Bessone). Risale al XIV secolo e fu edificata come sede amministrativa dei beni dei principi d’Acaia. Poi, come spesso succede, è stata modificata a partire dal XVII secolo
L’impianto si legge per strati. A pianterreno c’è un portico. Al primo piano si notano finestre originali oggi tamponate parzialmente, segno di adattamenti e cambi d’uso. Il secondo piano, invece, conserva larghe finestre archiacute, che in origine potevano essere anche bifore. La chiusura è segnata da una cornice marcapiano in cotto e, infine, l’ultimo livello è un loggiato. Quindi, in poche decine di metri, ti ritrovi un riassunto visivo di come un’architettura medievale viene “domesticata” nei secoli senza sparire
FAQ – Risposte rapide per una visita interessante
No: è un edificio di proprietà privata e, quindi, la visita è solo esterna
In Piazza Palazzo Civico 32, nel centro di Vigone
Soprattutto muratura a vista, marcapiani in cotto, finestre archiacute e le tracce della vecchia merlatura ghibellina poi trasformata in loggiato
Nell’agosto 2025 sono stati rimossi i ponteggi esterni dopo un intervento di recupero delle superfici e, di conseguenza, il palazzo è tornato pienamente leggibile dall’esterno
In Via Umberto I 23, all’angolo con Via Oggero Bessone, e risale al XIV secolo

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



