Film I giorni dell’abbandono: trama, critica e location torinesi del film di Roberto Faenza

Da Alessandro Maldera
Dicembre 12, 2025

I giorni dell’abbandono, film del 2005 diretto da Roberto Faenza, porta sullo schermo il romanzo di Elena Ferrante trasformandolo in un dramma psicologico ambientato interamente a Torino. La città diventa parte della narrazione, riflettendo la crisi emotiva della protagonista e la sua progressiva rinascita. Il film, interpretato da Margherita Buy e Luca Zingaretti, ha ottenuto candidature prestigiose e vinto il Globo d’Oro per la Miglior Sceneggiatura.
Luoghi principali delle riprese
- Piazza Castello, via Roma, piazza Vittorio
- Via Po, via Verdi, via San Massimo, via Calandra
- Porta Palazzo, parco del Valentino, viale Virgilio
- Via Bligny, via Provana, via Treviso, via Cervino
- Teatri di posa: Lumiq Studios
Trama: la crisi improvvisa e il percorso di rinascita
La storia ruota attorno a Olga, trentacinquenne, madre di due figli, improvvisamente lasciata dal marito per una donna molto più giovane. La separazione inattesa la travolge: perde lucidità, si isola, trascurando lavoro, famiglia e se stessa.
L’incontro con un musicista solitario, vicino di casa, diventa un punto di svolta. Attraverso un lento processo di consapevolezza, Olga comprende che la sua sofferenza nasce non solo dall’abbandono, ma dall’aver sacrificato la propria identità in un ruolo che sente ormai estraneo. La risalita diventa così un nuovo inizio.
Le location torinesi: la città come specchio emotivo
In questo film Torino non è un semplice sfondo, ma una metafora visiva della trasformazione interiore della protagonista. Faenza sceglie luoghi simbolici, spesso nel cuore della città:
Luoghi principali delle riprese
- Piazza Castello – centro simbolico della città, attraversato nei momenti di maggiore smarrimento;
- Via Roma – le fughe notturne della protagonista risuonano nel rigore delle architetture;
- Piazza Vittorio Veneto – spazio ampio e quasi sospeso, perfetto per rappresentare la solitudine;
- Parco del Valentino – luogo di riflessione e pause emotive;
- Porta Palazzo – il caos del mercato contrasta con la confusione interiore di Olga;
- Via Verdi e via Po – scorci sotto i portici che amplificano la sensazione di oppressione;
- Via San Massimo, via Bligny, via Calandra, via Provana, via Treviso e via Cervino – strade residenziali che ospitano momenti domestici e crisi psicologiche;
- Viale Virgilio e piazza Cavour – passeggiate cariche di simboli e cambiamenti.
Molte scene in interno sono state girate ai Lumiq Studios, gli storici teatri di posa torinesi.
Dichiarazioni del regista: Torino come città che rinasce
Roberto Faenza ha spiegato più volte la scelta di ambientare il film a Torino:
per lui la città e la protagonista vivono lo stesso percorso, passando da una fase oppressiva a una rinascita creativa dopo gli anni bui del gigantismo industriale.
Il film diventa così un racconto parallelo: la rinascita di Olga e la rinascita di Torino, trasformata e rivitalizzata nel nuovo millennio.
Accoglienza critica: giudizi contrastanti
La critica ha accolto il film in modo molto diversificato:
- secondo alcune recensioni, la pellicola non riesce sempre a rendere pienamente il dolore della protagonista, risultando talvolta troppo simbolica;
- per altri critici, invece, il film è uno dei lavori più complessi di Faenza, capace di sondare la psicologia femminile con profondità rara;
- Margherita Buy è stata unanimemente lodata per una prova intensa, capace di portare sullo schermo fragilità, paura, rabbia e riscatto.
Il percorso emotivo di Olga divide, ma non lascia indifferenti.
Premi e riconoscimenti
Il film ottenne numerose candidature e un importante premio:
Globo d’Oro 2006
- Miglior Sceneggiatura – vinto
David di Donatello 2006
- Candidatura Miglior colonna sonora (Goran Bregović)
- Candidatura Miglior canzone originale
Nastro d’Argento 2006
- Candidature a Margherita Buy e Luca Zingaretti
Festival di Venezia 2005
- Candidatura al Leone d’Oro
Golden Graal 2006
- Miglior attrice drammatica a Margherita Buy
Il film è stato inoltre riconosciuto come opera di interesse culturale nazionale dal Ministero della Cultura.
Perché vedere I giorni dell’abbandono oggi
Il film rimane un documento prezioso su Torino a metà anni Duemila, colta in una fase di grande trasformazione urbana e culturale.
Allo stesso tempo racconta con lucidità il tema della perdita e della ricostruzione di sé, diventando una delle trasposizioni più interessanti tratte dal mondo narrativo di Elena Ferrante.
FAQ – Cosa sapere sulla pellicola di Roberto Faenza
Mantiene lo spirito del libro, ma usa un linguaggio filmico più diretto, soprattutto nelle scene simboliche.
Perché la città rappresentava visivamente un percorso di rinascita simile a quello della protagonista.
Le opinioni sono state divise: alcuni lo ritengono troppo simbolico, altri lo considerano uno dei film più maturi di Faenza.
Le opinioni sono state divise: alcuni lo ritengono troppo simbolico, altri lo considerano uno dei film più maturi di Faenza.
Sì, ha vinto il Golden Graal e ricevuto diverse candidature prestigiose.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



