Film Non ho sonno di Dario Argento: trama, riprese a Torino e perché la città è il vero “motore”

Da Alessandro Maldera
Gennaio 03, 2026

Il Film Non ho sonno non usa Torino come uno sfondo elegante: la usa come una macchina narrativa. Infatti Argento stringe la città addosso ai personaggi, tra portoni, cortili, scale e corridoi che sembrano trappole. Inoltre, mentre la storia corre tra 1983 e 2000, Torino resta costante: concreta, bellissima e, però, sempre un filo ostile.
Non ho sonno: informazioni chiave
- Anno: 2001
- Regia: Dario Argento
- Musiche: Goblin
- Nastri d’Argento: 2 candidature (montaggio e colonna sonora)
- Riprese: Torino e provincia, con una sequenza al cimitero girata a Perugia
Film Non ho sonno: cos’è e perché conta nel cinema di Argento
La pellicola segna un ritorno riconoscibile: assassino misterioso, suspense “da immagini” e una componente sonora che martella. Inoltre, Argento richiama volutamente il proprio passato torinese, creando un dialogo evidente con Profondo rosso.
C’è anche una curiosità concreta: è l’unica pellicola di Argento in cui le mani guantate dell’omicida non sono le sue, perché i guanti di scena erano troppo grandi rispetto alle mani del regista. Quindi, anche un dettaglio iconico cambia, ma senza perdere la firma.
Perché Torino funziona così bene nel film
Torino, qui, non è “la città delle piazze”: è la città delle soglie. Infatti Argento punta su case, ingressi, giardini nascosti e scale che portano a appartamenti da scoprire, evitando l’immagine più facile e già vista.
Di conseguenza, la paura non arriva dal monumento, ma da un pianerottolo troppo quieto, da un androne che ingoia la luce, da un corridoio che sembra allungarsi. Inoltre Torino è ordinata e geometrica, però è piena di interni segreti: quindi sembra razionale, finché non ci entri dentro.
Trama: Torino 1983, l’innesco dell’incubo (SPOILER)
Torino, 1983. Il tredicenne Giacomo Gallo assiste impotente all’omicidio della madre, uccisa con un corno inglese. Però non vede il volto dell’assassino: intanto la città parla del “Nano Assassino”.
Sul caso indaga il commissario Ulisse Moretti, che promette a Giacomo di trovare il colpevole. Poi la vicenda sembra chiudersi: il presunto serial killer, lo scrittore Vincenzo de Fabritiis, viene trovato affogato con un colpo di pistola alla testa. Quindi il caso viene archiviato come suicidio.
Torino 2000, la busta azzurra e la catena di delitti
Torino, 2000. Angela, una prostituta, fugge dalla casa di un cliente inquietante e prende per errore una busta azzurra che contiene foto e articoli su omicidi del passato. Di conseguenza lei collega quei materiali al “Nano” e avvisa l’amica Amanda.
Però Angela viene uccisa dopo una lunga fuga su un treno in corsa, e la busta passa ad Amanda, che verrà a sua volta assassinata nella propria auto. A quel punto il commissario Manni, notando analogie con il passato, deduce che il Nano sia tornato o che qualcuno lo stia imitando. Quindi chiede aiuto a Moretti.
L’indagine, gli animali di cartone e la filastrocca
Moretti è in pensione e ha problemi di cuore e memoria. Tuttavia qualcosa si riattiva e decide di occuparsene. Intanto i delitti riprendono con un marchio preciso: l’assassino lascia sul luogo del crimine ritagli di cartone a forma di animale, sempre diversi.
Ne fa le spese Mel, affogata in acqua gelida e trovata con una sagoma a forma di gatto. Poi Giacomo torna a Torino, richiamato dall’amico Lorenzo (figlio dell’avvocato Betti), e inizia a indagare con Moretti.
Inoltre, Moretti scopre che omicidi e sagome seguono le strofe di una filastrocca contenuta nel libro La fattoria della morte, attribuito a de Fabritiis. Qui la filastrocca è una “mappa” dei delitti: mezzanotte, una, due… fino al mattino, con animali diversi e gesti sempre più brutali.
Estratto brevissimo (dal film): “È arrivata mezzanotte, con il letto faccio a botte”
(La filastrocca completa è attribuita a Asia Argento.)
Verso il finale: Gloria, la bara vuota e la verità che arriva troppo tardi
Giacomo ritrova anche Gloria, che lascia il fidanzato Fausto e si lega a lui. Intanto il killer uccide Dora (la “coniglietta”) e, quando Gloria annuncia un’esibizione vestita da cigno, Giacomo corre convinto che tocchi a lei. Però la vittima è Mara, la partner d’esibizione, che viene decapitata.
Nel frattempo Manni fa riesumare de Fabritiis: la bara è vuota. Laura, madre di Vincenzo, confida a Moretti di essere sicura che il figlio sia morto 17 anni prima, ucciso da lei con la pistola del marito su richiesta dello stesso Vincenzo, stanco di essere visto come capro espiatorio. Poi Laura torna alla vecchia villa per recuperare l’arma, ma precipita e muore.
Moretti nota incongruenze tra delitti e strofe e si avvicina alla vera identità dell’assassino. Inoltre osserva un punto chiave: nel 1983 i crimini erano nello stesso quartiere, mentre nel 2000 sono sparsi per tutta la città. Però Moretti muore d’infarto, terrorizzato da un’ennesima incursione del manichino del nano, dopo aver lasciato a Giacomo l’intuizione decisiva.
Il colpo di scena: Betti, Lorenzo e il “rumore” dello spray
Dopo la morte di Moretti, Giacomo vede Leone, senzatetto e custode della villa de Fabritiis, maneggiare un manichino con le fattezze del defunto Vincenzo. Lo segue e trova il custode morto: lo ha ucciso l’avvocato Betti, che ferisce Giacomo e poi si spara.
Arrivano Lorenzo e Gloria. Betti muore, e Giacomo collega tutto: nel 1983 l’omicida era minorenne, e solo un ragazzino poteva prendere come schema una filastrocca infantile, commettendo gli “errori” che Moretti aveva notato.
Infine Lorenzo ha una crisi respiratoria: è asmatico e usa lo spray. Giacomo riconosce il soffio sentito 17 anni prima mentre la madre moriva: era lo spray del suo amico. Quindi è Lorenzo l’assassino. A quel punto Lorenzo prende Gloria in ostaggio e confessa (ossa trafugate, manichino, omicidi, allontanamento imposto dal padre), finché viene ucciso da un colpo sparato dal commissario Manni.
Riprese e luoghi: la Torino “interna” tra palazzi, periferie e set
Qui il film diventa davvero un articolo satellite perfetto per Mole24: Argento non cerca la Torino da brochure, ma la Torino dei portoni, dei cortili e delle case. Di conseguenza la città si sente come un labirinto quotidiano.
Mirafiori Sud e gli studi Euphon: dove il film “si costruisce”
Una parte della lavorazione passa dai teatri di posa Euphon Communications nel Comprensorio Fiat Mirafiori, in Strada della Manta 24 (Mirafiori Sud). Quindi entra nel film anche la Torino produttiva, fatta di geometrie e spazi tecnici.
Periferie e margini: metà storia “ai bordi”
Argento racconta di aver esplorato periferie e quartieri, entrando nei palazzi e osservando gli interni da prospettive insolite. Inoltre, nel film la periferia non è un cliché: è uno spazio dove l’omicida può confondersi e l’indagine può perdere punti fissi.
Cortili, androni e corridoi: la claustrofobia elegante torinese
I palazzi torinesi, con androni profondi e cortili interni, moltiplicano i punti ciechi. Quindi la suspense nasce dall’architettura stessa: un rumore rimbalza, un’ombra si sdoppia, una porta diventa una sentenza.
Ville precollinari: la paura dentro la bellezza
Una parte importante dell’atmosfera passa dalle ville precollinari e dai loro corridoi. Però la cosa cattiva è proprio questa: sono spazi belli, e quindi ingannevoli. Inoltre, tra urbano e appartato, Torino offre il set ideale.
Il treno in corsa e la Valle di Susa
La fuga sul treno in corsa è una delle sequenze più note: Argento racconta di averla girata di notte, con una piccola troupe, su un treno che percorre la Valle di Susa, usando soluzioni tecniche per correre nei corridoi dei vagoni.
L’eccezione fuori Torino: il cimitero a Perugia
Gli esterni sono tra Torino e provincia, però c’è un’eccezione dichiarata: la sequenza del cimitero è stata girata a Perugia, perché Argento cercava un’atmosfera più “appartata” e popolare.
Produzione, uscita e riconoscimenti
Le riprese iniziano ai primi di maggio 2000 e finiscono a fine luglio 2000. Poi il film viene presentato in anteprima mondiale a Torino il 4 gennaio 2001 e esce in Italia il 5 gennaio 2001.
Sul piano dei riconoscimenti, arrivano due candidature ai Nastri d’Argento: miglior montaggio (Anna Rosa Napoli) e migliore colonna sonora (Goblin). Inoltre la filastrocca usata nel film è attribuita a Asia Argento.
Cast e richiami a Profondo rosso
Nel cast ci sono:
- Max von Sydow
- Gabriele Lavia (con un richiamo esplicito a Profondo rosso, anche nella battuta “È tutta colpa tua” in una scena chiave)
- Rossella Falk
- Stefano Dionisi
- Chiara Caselli
- il torinese Roberto Zibetti
E sì: torna anche un elemento visivo disturbante tipico di Argento, cioè un manichino con le sembianze dell’assassino.
Accoglienza: incassi e critica divisa
Al botteghino italiano Non ho sonno incassa 2.592.476 €, classificandosi 53º tra i primi cento film di maggior successo della stagione italiana 2000–2001. La critica, invece, si divide: c’è chi apprezza il ritorno alle ossessioni classiche e chi vede un film alterno, con momenti molto alti e altri più imbarazzanti.
Mini-percorso “torinese” ispirato al film (senza inventare indirizzi)
Se vuoi trasformare l’articolo in un’esperienza pratica:
- Mirafiori Sud (zona set/studi): per agganciare la Torino industriale e produttiva
- Palazzi con cortili interni: per ritrovare androni e scale “argentiane”
- Bordo collina: per l’immaginario delle ville e dei corridoi claustrofobici
- Ferrovia / treno: come simbolo narrativo legato alla sequenza più memorabile
FAQ – Dove vive Torino nel film
Sì: la base delle riprese è Torino e provincia, con set anche in zona Mirafiori Sud, però c’è un’eccezione importante per la sequenza del cimitero
In parte negli spazi Euphon nel Comprensorio Fiat Mirafiori, in Strada della Manta 24 (Mirafiori Sud)
Perché Argento punta su portoni, cortili, scale e corridoi: quindi la città diventa interna e claustrofobica, non panoramica
Sì: è girata su un treno che percorre la Valle di Susa, quindi nel territorio vicino a Torino, e serve a trasformare la notte in una corsa senza uscita
È la griglia che ordina simbolicamente i delitti: ore della notte, animali e “firma” sulla scena del crimine tramite sagome di cartone

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



