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Chiesa di Santa Maria Assunta di Bobbio Pellice: una parrocchiale nata “di confine”

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Da Alessandro Maldera

Gennaio 03, 2026

La Chiesa di Santa Maria Assunta di Bobbio Pellice è la parrocchiale del concentrico storico. È un edificio settecentesco voluto dal Regio Patronato sabaudo, ma con una storia molto più antica alle spalle.
Tra distruzioni, ricostruzioni e cambi di uso, la chiesa arriva fino ai restauri contemporanei e a un ciclo decorativo moderno firmato da Mattia Fassi.

Coordinate storiche e architettoniche

Dove si trova
nel concentrico storico; edificio libero su tre lati, a est confinante con la casa parrocchiale
Periodo chiave
edificio attuale tra 1738 e 1741, dedicato a Maria Vergine Assunta
Progetto e arte
Giuseppe Gerolamo Buniva (progettazione); Mattia Fassi (vetrate e affreschi, 1980)
Stile
ricostruzione nel solco del tardo barocco piemontese, con esterni essenziali e interni pensati per funzionalità e culto

Dove si trova e come si presenta dall’esterno

La chiesa è nel centro storico di Bobbio Pellice. È addossata alla casa parrocchiale sul lato est, mentre sugli altri lati resta ben leggibile.

La facciata è impostata su due registri più timpano. È ritmata da lesene arancio su campi gialli.

  • Il registro inferiore poggia su uno zoccolo di basamento e richiama proporzioni “corinzie”
  • Quello superiore è più sobrio, di riferimento “dorico”
    Curiosità: i capitelli risultano appena abbozzati, volutamente essenziali.

Nel registro superiore c’è una finestra alta centrale, con arco impostato su mensole. La trabeazione è attraversata dalla prosecuzione delle lesene, che segnano anche la cornice aggettante. Nel campo centrale compaiono una scritta di esortazione e la data di realizzazione.

I prospetti laterali sono finiti a rinzaffo rustico a base calce. Nella parte alta si notano finestre quadripartite.

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Una storia lunga: chiese “prima della chiesa”

Prima dell’edificio attuale, a Monte Bobbio esiste una chiesa già attestata nel 1386, citata negli elenchi delle chiese di valle.

Poi arriva una sequenza dura (e molto concreta) di distruzioni e rifacimenti:

  • 1561: la chiesa viene distrutta dai valdesi
  • dopo il 1596: viene realizzato un nuovo edificio
  • 1603: nuova demolizione; nel 1608 viene eretto un tempio
  • nel corso del XVII secolo: i materiali delle strutture cattoliche vengono reimpiegati per la costruzione del tempio
  • tra 1632 e 1689: si tenta un terzo edificio con alloggio del priore; viene danneggiato più volte (anni 1632, 1655, 1689) e nel 1658 arriva persino a essere ridotto a stalla

E qui c’è un dettaglio che fa capire il livello della situazione: fino a circa metà XVIII secolo, la messa risulta celebrata in un ambiente di fortuna, un fienile sopra una stalla.

Il passaggio sabaudo: perché nasce la parrocchiale settecentesca

Nel 1686 il duca Vittorio Amedeo di Savoia avvia provvedimenti per ristabilire la religione cattolica nelle valli, con costruzione di chiese e cappelle, assegnazione di pensioni e con l’idea che le parrocchiali fossero patronate dalla corona. Tra i luoghi citati compare Bobbio: una chiesa parrocchiale con abitazione da costruire dalla comunità e due cappelle (tra cui la Comba dei Carbonari, oltre a riferimenti territoriali riportati nei documenti).

All’inizio del XVIII secolo l’edificazione viene richiesta anche dal Beato Valfré; in seguito se ne occupa il priore di Villar Pellice Ignazio Bocchiardo.

La chiesa attuale (1738–1741): progetto Buniva e cantiere “regio”

L’edificio oggi dedicato a Maria Vergine Assunta nasce per decreto sovrano tra 1738 e 1741. La progettazione è attribuita a Giuseppe Gerolamo Buniva, che disegna anche un locale tra chiesa e casa parrocchiale destinato a uso di chiesa invernale.

Un passaggio finanziario preciso: il 2 aprile 1738 un regio biglietto di Carlo Emanuele III stabilisce nuovi finanziamenti per 46.593 lire, destinati a più interventi nelle valli (tra cui Bobbio, oltre a Inverso di Pinasca, Miradolo, Pramollo, Massello).

Nel 1741 la piena fiducia nell’architetto viene confermata in modo formale: i lavori vengono affidati al mastro Francesco Moggia, con l’obbligo di attenersi ai disegni e alle istruzioni di Buniva.

Sempre nel 1741, il parroco Francesco Boeri (torinese, da poco insediato) segnala che servono risorse aggiuntive: senza un incremento di denaro la chiesa non si chiude, e risultano necessari anche cinta per la casa, una campana e un pozzo.
Nel 1742 arrivano ulteriori 2.000 lire per una variante richiesta dal vicario Danna durante i lavori.

Nota tecnica “da archivio”: nel giugno 1742 Buniva valuta il precedente edificio (la chiesa ridotta a stalla) in 500 lire.

Dalla fine Settecento all’Ottocento: campane, manutenzioni, sepolture

Nel 1774 risultano spese legate alle campane.

Poi arriva la fase più amara: dal 1801 al 1816 la parrocchia viene soppressa e devoluta ai valdesi. L’edificio viene trasformato in magazzino del carbone. In quel periodo si registrano:

  • demolizione di un altare laterale e vendita della balaustra in legno di noce
  • interventi sugli altari del coro e vendita di due grandi croci di ferro (una del campanile e una del frontone)
  • rimozione delle due campane
  • alienazione di banchi e inginocchiatoi

Con il ritorno alla funzione cattolica ripartono riparazioni e spese:

  • 1816: riparazioni documentate (spese 21 maggio, L. 768)
  • 1817: provvista della campana (L. 400) e pagamenti all’architetto Salvay (L. 200) per misurazioni, calcoli e perizie
  • 1828: ulteriori spese segnalate
  • 1830: riparazione urgente e interventi su ornamenti di chiesa e sacrestia (pagamenti indicati)

Un dettaglio “forte”: sotto l’altare maggiore risultano sepolti due parroci, don Giovanni Bernardino Trombotti (1835) e Giovanni Battista Richiardone (1846).

Nel 1845 si documenta un intervento pesante sulla copertura: rifacimento completo del tetto, sostituzione e ripristino di capriate, acquisto di lose e lavori collegati. In più, viene prevista doppia invetriata per quattro finestre, per proteggere in inverno da vento e neve. Nello stesso periodo compaiono anche manutenzioni su pavimento, canali, terrapieni e muri.

Tra 1860 e 1862 risultano altre riparazioni e forniture (soglie, lastroni, interventi urgenti).

Com’è fatta dentro: volte, pareti e affreschi

L’aula liturgica alterna una sequenza di coperture:

  • sopra l’ingresso una volta a botte con unghie per le finestre
  • poi una volta a vela
  • infine un’altra volta a botte con unghie, che lascia spazio a finestre dipinte con figure sacre o scene bibliche

Le superfici sono decorate con cornici e scene sacre. Le pareti sono scandite da lesene angolari con specchiature e croci patenti, appoggiate su una zoccolatura continua in marmo rosso venato. Nelle campiture color crema compaiono cornici dipinte e motivi floreali.

Presbiterio, altare e arredi principali

La parete absidale è impostata con una grande specchiatura e una boiserie a salienti che culmina al centro con il crocifisso. Ai lati ci sono affreschi in alto e, più in basso, grandi quadri con scene bibliche.

L’altare è versus populum. Sta su una predella in granito rosa lucidato rivestita da moquette. Il basamento è in marmo bianco, con colonnine ai lati di un antependio in legno scolpito che raffigura l’Ultima Cena.

Negli ambulacri laterali si trovano altari in marmo con pale:

  • a sinistra, dedicato al Battesimo di Giovanni
  • a destra, dedicato alla Vergine Maria

Completano l’arredo tabernacolo e ambone con piedritti in legno finemente scolpito, oltre a seggio e banchi.

Pavimenti, struttura, coperture e campanile

La pavimentazione dell’aula è in lastre di marmo rosa e ferrugginose, disposte a motivo geometrico. Il presbiterio è sopraelevato di due gradini e pavimentato in granito rosa lucidato (anche qui con moquette).

Struttura: chiesa a navata unica, con allargamenti a metà e restringimento verso il presbiterio, che termina con abside piatta. Sezione regolare a capanna. Murature presumibilmente in pietra a spacco con malta di calce. Non risultano catene metalliche di rinforzo.

Coperture: tetto in lose su travature lignee.

Campanile: base quadrata nell’angolo nord-est, superfici a rinzaffo di calce con trama muraria visibile. Sommità in mattone a vista con lesene agli angoli e monofore per le campane. Copertura a padiglione in lose.

Novecento e Duemila: dalla “chiesa invernale” ai restauri moderni

Una nota di inizio Novecento (circa 1900) ricorda l’esistenza del locale tra chiesa e casa parrocchiale come chiesa invernale.

Nel 1975 viene impostato un intervento con obiettivi chiari: risanare i muri, sostituire elementi senza pregio (altare, ambone, balaustra) con arredi più funzionali e recuperare opere come il crocifisso (opera del Settecento), la statua lignea della Madonna e la sedia vescovile.

Nel 1979 si entra nel vivo: le pareti erano state coperte fino a circa tre metri da pannelli in faesite per combattere l’umidità, ma con l’effetto opposto (peggioramento e linee originarie nascoste). Vengono rimossi rivestimenti e sovrastrutture (linoleum e balaustra del presbiterio) e si demoliscono alcuni elementi in finto marmo. Del vecchio altare si recupera soprattutto un crocifisso dorato. Un altare “provvisorio” in legno dipinto, creato per le indicazioni del Vaticano II, viene mantenuto e utilizzato nella cappella invernale.

Durante il rifacimento del pavimento riemerge sotto il coro un sepolcro dei parroci, con dimensioni importanti (circa 3 x 4 metri, alto quasi 2,5 metri). Nello stesso intervento:

  • presbiterio risanato e areato, poi rivestito in noce africana
  • altare orientato secondo le prescrizioni del Vaticano II
  • posa di un nuovo pavimento in marmo rosa del Garda
  • inserimento di un nuovo battistero in marmo bianco di Sicilia, con gruppo ligneo del Battesimo di Gesù di Augusto Rungaldier (opera realizzata a Pinerolo nel 1930)

Le opere di Mattia Fassi: vetrate e affreschi (1980)

Le vetrate sono cinque. La prima realizzata (nel 1980) è sopra l’ingresso: vetro cattedrale “monaco antico”, legato a piombo, composta da 456 pezzi, con il tema della creazione dell’Universo.
Il ciclo pittorico sulle volte segue un filo narrativo che va dalla creazione del mondo fino all’incoronazione di Maria nell’abside. Vetrate, tele del coro e affreschi sulle pareti sono attribuiti a Mattia Fassi di Villafranca Piemonte (nato nel 1915).

Restauri e dettagli del XXI secolo

Secondo una relazione dei primi anni 2000, la facciata è stata ritinteggiata e il portone ligneo datato 1741 è stato restaurato. Nello stesso quadro si citano arredi del presbiterio del pinerolese Stefano Drago (mensa, ambone, sostegno del tabernacolo e sculture) e una vetrata della bussola ideata da don Dino.

Nel 2005 i restauri aggiornano la decorazione interna e liberano i basamenti di lesene e pilastri, in precedenza inglobati in uno zoccolo in calcestruzzo. Si segnala anche un portale ligneo scolpito di pregevole fattura.

Sulla facciata, la rimozione di una mano di calce fa riemergere una antica meridiana: viene lasciata visibile e restaurata. La parte bassa viene protetta dall’umidità con lastre di pietra di Luserna a formare basamento; anche il portale d’ingresso viene valorizzato da una cornice nello stesso materiale. Portale e bussola, entrambi in noce in stile barocco, vengono restaurati fino al recupero dell’aspetto originario.

FAQ – Chiarimenti rapidi su storia, opere e restauri

Si trova in centro o fuori dal paese?

È nel concentrico storico di Bobbio Pellice. La chiesa è ben riconoscibile e confinante a est con la casa parrocchiale.

Perché l’edificio attuale è datato Settecento se la chiesa è citata già nel 1386?

Perché l’area ha avuto più chiese successive: la prima è attestata nel 1386, poi seguono distruzioni e ricostruzioni fino alla nuova parrocchiale costruita tra 1738 e 1741.

Chi ha progettato la chiesa attuale?

La progettazione è attribuita a Giuseppe Gerolamo Buniva, che disegna anche lo spazio usato come chiesa invernale.

Cosa devo guardare dentro se ho poco tempo?

La sequenza delle volte dipinte, l’assetto del presbiterio e soprattutto le opere di Mattia Fassi: vetrate e affreschi del 1980, inclusa la vetrata da 456 pezzi sopra l’ingresso.

È vero che nel 2005 è stata ritrovata una meridiana in facciata?

Sì: durante i lavori di ripristino della facciata, rimossa la calce, è riemersa una antica meridiana, lasciata visibile e restaurata durante la ritinteggiatura.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende