Film Profondo Rosso: Torino, location reali e guida ai luoghi più inquietanti del capolavoro di Dario Argento

Da Alessandro Maldera
Gennaio 11, 2026

Profondo Rosso è uno di quei film che non invecchiano: cambiano solo gli spettatori, che diventano più nervosi. È un titolo del 1975, diretto da Dario Argento, e rappresenta un passaggio decisivo dal thriller all’horror più viscerale. Sulla carta la storia è ambientata a Roma, però molte scene esterne sono state girate a Torino, che finisce per diventare una città-labirinto, elegante e minacciosa allo stesso tempo.
Profondo Rosso: i set torinesi che hanno fatto storia
- Film: Profondo Rosso (1975), regia di Dario Argento
- Torino: molte scene esterne sono state girate in città, anche se l’ambientazione “ufficiale” è altrove
- Location torinesi: Teatro Carignano • Galleria San Federico • piazza C.L.N. • Villa Scott (Borgo Po)
- Curiosità: il Blue Bar è un set costruito in piazza e richiama l’estetica di Edward Hopper
Perché Profondo Rosso è un film spartiacque
Argento in questo film spinge l’orrore fuori dalla “sola” suspense e lo rende fisico, quasi tattile. Inoltre lavora per contrasti: luoghi raffinati, luci curate, geometrie perfette… e poi il sangue, il trauma, la memoria che riemerge. Nel risultato finale contano anche due elementi chiave: la musica dei Goblin, che dà un ritmo ossessivo al racconto, e alcune soluzioni tecniche legate agli effetti speciali, con il contributo di Carlo Rambaldi.
Trama: ninna nanna, specchio e un segreto sepolto (SPOILER)
Durante la conferenza in teatro, la sensitiva Helga Ulmann avverte la presenza di un omicida. Poche ore dopo viene uccisa nel suo appartamento, e l’omicidio è preceduto da una ninna nanna registrata: un dettaglio infantile che diventa una firma inquietante.
Il pianista jazz Marc Daly sente le urla dalla strada e arriva troppo tardi. Intravedendo l’assassino mentre fugge, resta con una sensazione precisa: nell’ingresso di casa c’era un particolare fondamentale, ma nella concitazione non riesce a capirlo davvero. A quel punto entra in scena la giornalista Gianna Brezzi, che fiuta la notizia e finisce per condividere l’indagine con Marc, tra attriti, ironia e una tensione crescente.
I delitti continuano e le piste portano a una leggenda legata a una villa abbandonata. Marc consulta uno psichiatra, prova a collegare indizi, ma ogni passo in avanti sembra attirare l’assassino più vicino. Una scrittrice collegata alla storia della villa viene uccisa in modo brutale. Lo stesso psichiatra finisce assassinato, in una sequenza che usa un oggetto meccanico come esca e come shock visivo.
Quando Marc riesce a entrare nella villa, trova tracce di un trauma antico: disegni infantili, pareti manomesse, una stanza segreta. Il passato non è solo raccontato: è murato dentro l’edificio. E mentre Marc crede di inseguire un “colpevole” esterno, capisce che all’inizio ha visto la cosa giusta… nel modo sbagliato. Quello che pensava fosse un quadro era in realtà uno specchio. E in quello specchio, nel riflesso, c’era già la verità.
Il finale chiude la catena degli omicidi con una rivelazione familiare: un delitto originario, una copertura durata anni, e una conclusione violenta in cui anche il protagonista resta segnato, non come eroe, ma come testimone sporco di ciò che ha scoperto.
Torino nel film: le location che si riconoscono subito
Torino è presente in modo evidente, anche quando la trama “dice” altro. E proprio questa discrepanza crea un effetto interessante: chi conosce la città vede comparire angoli reali dentro una storia che sembra spostarsi altrove.
Teatro Carignano: l’inizio del buio
Una conferenza sul paranormale in teatro apre la vicenda: la sensitiva Helga Ulmann percepisce un assassino tra il pubblico e interrompe l’incontro, come se avesse toccato qualcosa di proibito. Il teatro usato per questa scena è il Teatro Carignano, scelta perfetta perché unisce bellezza, storia e quella “solennità” che rende più inquietante ciò che accade subito dopo.
Galleria San Federico: la Torino del passo veloce
In una scena di passaggio, ma molto riconoscibile, si attraversa la Galleria San Federico. È una Torino elegante, pulita, quasi “di rappresentanza”. Proprio per questo funziona: il film sfrutta ambienti ordinati per far risaltare la sensazione che l’orrore possa irrompere ovunque, senza chiedere permesso.
Piazza C.L.N.: notti, fontane e un set inventato
Piazza C.L.N. è centrale nel film, perché ospita più momenti importanti legati ai movimenti dei personaggi. Qui compaiono anche le due fontane “gemelle” che rappresentano Po e Dora Riparia, presenza visiva che torna come un segnale.
In questa zona c’è anche un dettaglio curioso: il Blue Bar che si vede nel film non era un locale reale. Fu costruito come scenografia in piazza e richiama in modo evidente l’immaginario di Edward Hopper, con vetrate ampie, luce netta e figure quasi immobili, come se fossero dentro un quadro.
Villa Scott: la “villa del bambino urlante” esiste davvero
La location più famosa di Profondo Rosso è la cosiddetta “villa del bambino urlante”, che a Torino corrisponde a Villa Scott, nel quartiere di Borgo Po, in corso Giovanni Lanza 57. Quando il film venne girato, la villa era legata a un collegio femminile gestito da religiose. Per girare le sequenze notturne, la produzione organizzò una sistemazione alternativa per chi viveva nella struttura, così da avere la villa libera durante le riprese.
Anche vista dall’esterno, la villa colpisce perché unisce eleganza e dettagli architettonici ricercati: è uno di quei casi in cui la bellezza diurna rende ancora più sinistra l’immagine “notturna” che il film ti stampa in testa.
Curiosità di produzione essenziali
- La musica è uno dei motori del film: il tema dei Goblin è diventato iconico e contribuisce a creare quell’ansia “a martello” tipica di Profondo Rosso
- Gli effetti speciali e alcuni oggetti di scena hanno un ruolo fondamentale nel rendere l’orrore concreto, con il contributo di Carlo Rambaldi
- Il film ebbe un grande successo di pubblico fin dall’uscita e consolidò l’immagine di Argento come autore capace di trasformare il giallo in esperienza sensoriale
Premi principali
- Festival di Sitges: riconoscimento importante legato alla regia di Dario Argento
- Nastri d’Argento: attenzione e candidatura rilevante per la parte musicale/so
FAQ – Torino in Profondo Rosso: 5 risposte rapide per orientarsi
Sì, soprattutto per molte scene esterne. Anche se la trama indica un’ambientazione diversa, Torino è riconoscibile in più passaggi chiave.
La più famosa è Villa Scott, legata alla “villa del bambino urlante”, nel quartiere di Borgo Po.
No: è una scenografia costruita apposta e collocata in piazza C.L.N. per le riprese, con un’estetica ispirata alla pittura americana del Novecento.
La conferenza sul paranormale è ambientata al Teatro Carignano, una delle location torinesi più riconoscibili del film.
Indicativamente è un percorso fattibile in circa 40 minuti a piedi, a cui aggiungere il tempo per soste, foto e pause.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



