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Noi credevamo: il film di Martone tra Risorgimento e Torino, fino al finale a Palazzo Carignano

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Da Alessandro Maldera

Gennaio 18, 2026

Noi credevamo (2010) è un film di Mario Martone, scritto con Giancarlo De Cataldo e liberamente ispirato a vicende storiche e al romanzo omonimo di Anna Banti. Racconta il Risorgimento dal punto di vista di chi ci crede davvero, e poi paga il prezzo. E soprattutto arriva a Torino con un epilogo che è una sentenza politica: Palazzo Carignano, sede della prima Camera dei deputati del Regno

Noi credevamo: numeri, date e versioni

Titolo: Noi credevamo

Anno: 2010

Regia: Mario Martone

Sceneggiatura: Mario Martone e Giancarlo De Cataldo

Da: romanzo omonimo di Anna Banti + ispirazione a fatti storici

Anteprima: 7 settembre 2010, 67ª Mostra del Cinema di Venezia (versione lunga)

Uscita in sala: 12 novembre 2010 (versione ridotta)

Durata: circa 205 minuti a Venezia, poi 170 minuti in sala

Incassi: circa 1,5 milioni di euro (primo weekend circa 124.000 €)

Budget indicato: circa 7 milioni di euro

Trama: quattro capitoli, tre destini e una nazione che non assomiglia al sogno

Il film è diviso in quattro capitoli: Le scelte, Domenico, Angelo, L’alba della nazione. E, capitolo dopo capitolo, fa vedere come un ideale può diventare una condanna

1) Le scelte

Siamo nel 1828, nel Cilento, dopo la restaurazione borbonica. Salvatore Tambasco assiste alla fucilazione di cospiratori della Carboneria, i fratelli Capozzoli. Intanto suo padre lo vorrebbe “con i piedi per terra”, tra proprietà e campi. Però Salvatore si avvicina alle idee repubblicane insieme a Domenico Lopresti e Angelo Cammarota
Angelo, più radicale, si muove anche in ambienti altolocati e frequenta Cristina Trivulzio di Belgiojoso, che ha già finanziato una rivolta fallita. Poi i tre guardano a Giuseppe Mazzini e alla Giovine Italia: Torino entra in gioco come snodo politico, perché il progetto arriva fino all’idea di colpire Carlo Alberto. Ma la cospirazione si inceppa, l’azione fallisce e la tensione esplode: Angelo si convince che Salvatore abbia tradito e lo uccide, spezzando la “fratellanza” sul nascere

2) Domenico

Intorno al 1850, dopo la caduta della Repubblica Romana, Domenico viene arrestato e rinchiuso nel carcere borbonico di Montefusco. Qui incontra prigionieri di rilievo come Carlo Poerio e Sigismondo di Castromediano, con cui riesce davvero a parlare
La vita è durissima. Inoltre le autorità alimentano divisioni tra detenuti, soprattutto tra monarchici e repubblicani. E proprio questa frattura interna diventa una seconda prigione. Quando Castromediano viene liberato “ad arte” e poi torna dentro, porta una notizia che cambia lo scenario: il Piemonte parteciperà alla guerra di Crimea. Quindi la politica internazionale inizia a decidere, dall’alto, la traiettoria italiana

3) Angelo

Nel 1857 Angelo è a Londra: è più vecchio, più deluso, e ormai lontano da Mazzini. Perciò si unisce a Felice Orsini per un gesto estremo: attentare alla vita di Napoleone III, ritenuto responsabile anche della caduta della Repubblica Romana nel 1849
In quegli ambienti si vedono anche Mazzini (sempre in esilio) e un colloquio con Francesco Crispi, mentre passa la veglia del rivoluzionario polacco Stanisław Worcell. Angelo incontra di nuovo Antonio Gallenga (il “Procida” di un vecchio piano) e cerca la verità su ciò che, anni prima, ha fatto saltare tutto
Poi l’azione si sposta a Parigi: la sera del 14 gennaio 1858 Orsini e i suoi preparano gli ordigni davanti al teatro dell’Opera. Napoleone III sopravvive, ma ci sono vittime. Angelo viene scoperto e arrestato. Infine arriva la condanna: Orsini e Cammarota vengono ghigliottinati, mentre altri complici finiscono all’ergastolo

4) L’alba della nazione

Siamo nel 1862. L’Italia è unita, però il Sud è dilaniato da brigantaggio e repressione. Domenico, uscito dal carcere, torna nel Cilento e trova la realtà che non perdona: le terre di famiglia sono state confiscate prima dai Borbone e poi la decisione viene confermata anche dai piemontesi. Quindi la “nazione” non ripara automaticamente le ferite
Domenico, comunque, riparte: vuole unirsi alla nuova spedizione di Garibaldi per liberare Roma dal potere temporale del papa. Sulla strada incontra Saverio, figlio di Salvatore, pronto anche lui a partire. Ma sull’Aspromonte l’esercito italiano tende un’imboscata: Domenico viene catturato e il giorno dopo Saverio è fucilato con altri due giovani come disertore
A questo punto Domenico resta vivo, però si sente svuotato. E infatti il film chiude il cerchio a Torino, a Palazzo Carignano, con un monologo interiore che ragiona sull’Unità come costruzione di potere, non come compimento “puro” di un sogno condiviso

Perché “Noi credevamo” è importante

Torino, qui, non è un semplice set “bello”. È un luogo di potere. Perciò il film la usa nel momento decisivo: quando gli ideali entrano nelle stanze della politica e cambiano forma. Inoltre la produzione ha lavorato molto in Piemonte, con sostegno finanziario e logistico della Film Commission locale, e con numerose scene realizzate nel Pinerolese (anche per ricostruire episodi francesi e inglesi)

Torino nel film: i luoghi chiave e il loro significato

Il luogo torinese più importante è Palazzo Carignano. Qui Martone concentra l’ultima immagine “civile” della storia: l’Unità è fatta, però il protagonista sente che è un’Unità costruita anche da uomini di potere, spesso lontani dal popolo.
E poi c’è un dettaglio utile per chi segue i set cittadini: l’anteprima torinese del film si è tenuta al Teatro Carignano, sempre a Torino. È un passaggio che lega il film alla città non solo sullo schermo, ma anche nella sua vita pubblica

Riprese: dal Sud all’Europa, ma con un asse forte in Piemonte

I set principali includono il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano (con riprese a Roscigno Vecchia, Pollica, Castellabate, Camerota). Inoltre alcune scene “di carcere” sono ricostruite in due castelli dauni, a Bovino e Deliceto, e il film ha avuto anche supporto dalla Puglia
Detto questo, la parte più consistente della lavorazione è passata dal Piemonte, con molte scene nel Pinerolese e con ambientazioni piemontesi usate anche per episodi “francesi” e “inglesi”

Colonna sonora: Verdi, Rossini e Bellini (ma senza trionfalismi)

La colonna sonora usa pagine d’opera di Giuseppe Verdi, Gioachino Rossini e Vincenzo Bellini, eseguite dall’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Roberto Abbado. E nei titoli di coda entra il canto popolare Camicia rossa
La scelta musicale, però, evita l’enfasi facile: Martone cerca brani più introspettivi e meditativi, così il Risorgimento resta umano, non celebrativo

Premi principali: quelli che contano davvero

  • David di Donatello: 7 premi, inclusi Miglior film e Miglior sceneggiatura (Martone, De Cataldo)
  • Nastro d’Argento: Nastro d’argento dell’anno
  • Globo d’Oro: Gran Premio della Stampa Estera a Mario Martone

FAQ –

Di cosa parla “Noi credevamo” e in che periodo storico è ambientato?

Noi credevamo è ambientato nel Risorgimento e segue le scelte, gli entusiasmi e le cadute di giovani coinvolti negli ideali repubblicani e patriottici legati alla Giovine Italia. Il film racconta la storia “dal di dentro”, cioè dal punto di vista di chi vive la politica come destino personale, non come pagina di manuale.

Da cosa è tratto il film: romanzo, fatti reali o entrambi?

Il film è liberamente ispirato al romanzo omonimo di Anna Banti, però intreccia anche vicende storiche realmente accadute. Quindi non è una trasposizione “fotocopia”: usa letteratura e storia come base per costruire un racconto cinematografico.

Perché esistono due versioni del film e quali sono le differenze di durata?

Perché esiste una versione più lunga presentata in festival e una più corta pensata per le sale. A Venezia è stata mostrata una versione da circa 205 minuti, mentre al cinema è arrivata una versione ridotta da circa 170 minuti. In pratica: stesso impianto narrativo, ma montaggio e ritmo più “asciutti” nella distribuzione.

Quando è stato presentato a Venezia e quando è uscito nelle sale italiane?

Il film è stato presentato in anteprima il 7 settembre 2010 alla 67ª Mostra del Cinema di Venezia (versione lunga). L’uscita nelle sale italiane è avvenuta il 12 novembre 2010, nella versione ridotta.

Quali sono i numeri principali del film (incassi, budget, primo weekend)?

A livello economico, gli incassi complessivi sono stati di circa 1,5 milioni di euro al botteghino italiano. Nel primo weekend il film ha raccolto circa 124.000 €. Il budget indicato è di circa 7 milioni di euro: numeri che confermano un progetto ambizioso, più “da grande affresco” che da film commerciale puro.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende