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Barocco a Torino, i capolavori e gli artisti che hanno plasmato la città

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Il Barocco a Torino lo percepiamo nelle chiese e nei palazzi cittadini, visitando le residenze sabaude, ma anche semplicemente camminando per le strade della città.

Lo sappiamo, Torino sorge come città romana: si vede dalla sua pianta a scacchiera, dai suoi isolati più o meno regolari e dalle strade urbane disposte a griglia.

Ma se ci concentriamo sui dettagli estetici dell’arredo urbano non abbiamo alcun dubbio: il capoluogo piemontese è per lo più una città barocca. Arabeschi, stucchi, materiali sfarzosi, dove troviamo il Barocco a Torino? Scopriamolo insieme

Il periodo di massimo splendore per Torino

Il Barocco è la corrente artistica che si impone a Torino e in tutto il Piemonte tra fine Cinquecento e inizio Settecento. Si tratta del periodo di massimo splendore per il territorio: i Savoia designano Torino capitale del Ducato e la città si impreziosisce sempre di più per essere degna del suo nome.

L’arte barocca – lo vediamo dai forti contrasti che la contraddistinguono – risentì molto degli sconvolgimenti politici e storici di quei secoli di cambiamento.

Le riforme della Chiesa in primis, ma anche le lotte dinastiche e le nuove scoperte scientifiche andavano a rompere l’equilibrio e le rigide certezze dell’epoca rinascimentale.

È così che le linee si spezzarono e si incurvarono, i decori si accentuarono e l’effetto scenografico divenne sempre più centrale.

A partire dal 1563, la nuova capitale sabauda iniziò ad ampliarsi oltre i confini del suo castrum romano sotto gli impulsi di questa nuova corrente.

Carlo Emanuele I chiamò a corte i più grandi architetti e ingegneri dell’epoca per dare nuova forma a Torino.

Tra questi, il primo ad occuparsi del volto torinese fu Ascanio Vitozzi, l’architetto orvietese che sistemò piazza Castello disegnando i primi portici.

Lo stesso che impostò il nuovo quartiere sulla via Nuova (attuale via Roma).

Ascanio Vitozzi a guida del primo Barocco a Torino

L’architetto umbro è considerato il fautore del primo Barocco a Torino. Grazie alla sua mano possiamo oggi ammirare il Palazzo Reale e piazza Castello.

Ma anche la Basilica del Corpus Domini, lungo via Palazzo di Città, la Chiesa della SS Trinità dove è sepolto, in via Garibaldi, e quella di Santa Maria al Monte, nel complesso del Monte dei Cappuccini.

Tutte opere portate avanti dal suo fedele assistente Carlo di Castellamonte, un’altra colonna portante dell’architettura torinese. Il rapporto tra i due fu così saldo che Vitozzi fece addirittura da testimone di nozze a Carlo nel 1608, quando prese in moglie Lucrezia Vinea.

Dal loro matrimonio nascerà poi Amedeo, destinato a diventare un grande talento, proprio come il padre.

Durante i suoi ultimi anni, Vitozzi si dedicò al Castello di Rivoli (suo il progetto di ampliamento realizzato in seguito da Carlo e Amedeo di Castellamonte), alla Villa della Regina e al Santuario di Vicoforte, una delle chiese monumentali più importanti del Piemonte.

Il Barocco a Torino secondo Carlo di Castellamonte

Alla morte di Ascanio Vitozzi, nel 1615, i lavori di ampliamento della città proseguirono con Carlo di Castellamonte e suo figlio Amedeo.

Il Barocco a Torino sbocciò in tutto il suo splendore con la costruzione di nuovi quartieri e architetture monumentali. La città si estese inizialmente verso sud con il proseguimento della via Nuova, la nascita della piazza Reale (oggi piazza San Carlo) e le due Chiese gemelle.

Di Carlo di Castellamonte è il progetto di una delle due: quella dedicata a Santa Cristina, terminata nella facciata da Juvarra. Ma anche il Palazzo Solaro del Borgo che si affaccia sulla piazza, ripreso poi da Benedetto Alfieri.

In seguito mise mano al Castello di Rivoli e a quello di Moncalieri, alla Villa della Regina (riprendendo il progetto di Vitozzi) e alla ristrutturazione di Palazzo Madama. Insieme al figlio, infine, si occupò anche dell’ampliamento del Castello del Valentino, terminato nel 1660.

Palazzo Madama Torino
Palazzo Madama Torino

Amedeo di Castellamonte, terzo fautore del Barocco a Torino

Amedeo di Castellamonte si occupò del secondo ampliamento della città: quello verso est per collegare piazza Castello al Borgo Po e il Borgo Po al Borgo Nuovo sorto a sud.

Fece sviluppare la pianta urbanistica sempre a scacchiera, ricalcando l’origine romana di Torino, ad accezione di una sola strada: via Po.

Anticamente la via portava il nome di Contrada di Po, partiva dalla Porta Decumana (dove oggi si trova Palazzo Madama) e arrivava all’unico ponte che attraversava il fiume. Da lì si poteva uscire dalla città per raggiungere la strada di Chieri.

Amedeo mantenne l’assetto obliquo di via Po, ma la trasformò completamente, aggiungendo un lungo porticato su entrambi i lati. Ma la particolarità della via è che da un lato solo i portici sono contigui: quello che volge a Palazzo Reale.

Grazie a questo stratagemma, infatti, i membri della famiglia reale potevano passeggiare sempre al coperto, al riparo dalla pioggia o dai raggi solari, per 1250 metri di marciapiede porticato.

Oggi noi tutti possiamo camminare per via Po e rimanere ammaliati dalla bellezza del Barocco a Torino.

Una via, una piazza, un ospedale

Oltre a via Po, un altro punto fu centrale nel secondo ampliamento della città: piazza Carlo Emanuele II (dedicata al sovrano che regnava in quel periodo), conosciuta oggi come piazza Carlina.

Secondo il progetto di Amedeo doveva avere pianta ottagonale, ma la strana forma rendeva difficoltosa la realizzazione dei palazzi che si affacciavano sulla piazza.

Così, il disegno venne rimaneggiato e ridimensionato, dandole l’aspetto quadrato che oggi vediamo.

Venne poi fatto un collegamento tra via Po e piazza Carlina con una nuova strada: quella che oggi conosciamo con il nome di via Accademia Albertina.

Buona parte del Barocco a Torino la vediamo proprio in questa zona della città.

Un altro esempio è quello dell’Ospedale Maggiore di San Giovanni Battista, tra via Giolitti e via Accademia Albertina, oggi sede del Museo Regionali di Scienze Naturali.

Si trattava di un grande complesso ospedaliero situato a ridosso delle mura orientali di Torino, perfetto per trasferirvi i servizi sanitari. Tale progetto, però, Amedeo di Castellamonte non riuscì a vederlo realizzato. Servirono infatti ben 80 anni e molti benefattori per averlo finalmente completato.

Reggia di Venaria
Reggia di Venraia Reale

Guarino Guarini e le residenze reali, il Barocco per eccellenza

Tra gli esempi più evidenti del Barocco a Torino vi è sicuramente il Palazzo Reale. Fortemente danneggiato dall’assedio del 1640, venne ricostruito pochi anni dopo da una schiera di artisti di grande fama. Iniziato nel 1646 quando il palazzo era ancora “ducale” e terminato nel 1660 alla corte di Carlo Emanuele II, alla sua ristrutturazione parteciparono anche Carlo e Amedeo di Castellamonte.

Amedeo, in particolare, disegnò la facciata e si occupò del collegamento con piazza Castello. Alla fine del Seicento vennero realizzate anche le scuderie della Cavallerizza Reale.

In quegli stessi anni a Carlo di Castellamonte venne affidato anche il progetto della cappella della Sindone, un luogo dove custodire la reliquia.

Ma con il passare del tempo l’opera passò di mano in mano, prima al figlio Amedeo poi a Bernardino Quadri, finché non giunse al cospetto di Guarino Guarini. Fu quest’ultimo a rivoluzionare il progetto, lasciandoci una delle costruzioni più sensazionali della città.

Stessa sorte ebbe la Chiesa di San Lorenzo: il primo ad ampliare la cappella d’ingresso fu Ascanio Vitozzi, poi il progetto venne rivisto da Carlo di Castellamonte. Infine venne Guarini che plasmò la chiesa dal 1668 al 1680, anno della sua inaugurazione.

La prima messa, il 12 maggio, venne celebrata dallo stesso architetto in qualità di sacerdote teatino.

Tra i capolavori realizzati dal Guarini ci sono anche opere di architettura civile, come il Palazzo Carignano, nell’omonima piazza.

Unico nel suo genere, la sua facciata scenografica alterna parti concave e parti convesse in un gioco di linee straordinario. Per molto tempo fu dimora dei principi di Carignano e proprio qui ebbero i natali i futuri sovrani Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II di Savoia.

Un’altra opera di eccelso valore fu la Reggia di Venaria, voluta nel 1658 da Carlo Emanuele II. Si tratta di una delle residenze sabaude più grandi e maestose di tutto il Piemonte.

Sicuramente un chiaro esempio di Barocco a Torino (anzi, nei dintorni di Torino), firmato da Amedeo di Castellamonte e Michelangelo Garove, con il successivo apporto di Juvarra e Alfieri.

Basilica di Superga

Il Barocco a Torino: da Guarino Guarini a Filippo Juvarra

Due maestri del Barocco a Torino sono certamente Guarino Guarini e Filippo Juvarra, un modenese e un messinese, ma torinesi per adozione.

Oltre a San Lorenzo, alla cappella della Sindone e a Palazzo Carignano, Guarini fu l’artefice della prima trasformazione del Castello Reale di Racconigi da fortezza medievale a elegante villa sabauda. Fu lui a realizzare lo scalone della facciata settentrionale e i due padiglioni laterali. Una volta terminati i lavori, nel 1648, proprio qui si celebrarono le nozze tra Emanuele Filiberto e Maria Caterina d’Este.

La più grande riqualificazione urbana a Torino viene, tuttavia, ricondotta a Filippo Juvarra. Nel 1714 divenne Primo Architetto Reale di casa Savoia, incaricato di far risplendere la capitale del nuovo regno di Sicilia e poi di Sardegna.

Tra le sue opere più celebri ricordiamo la:

È, quest’ultimo, uno dei capolavori più celebri di Juvarra, punto massimo del Barocco a Torino. Alla firma del contratto per la sua costruzione, nel maggio 1716, l’architetto siciliano ricevette 50mila lire dalla tesoriera di stato come prima rata di pagamento. Juvarra impostò una chiesa a pianta circolare, dalla quale si innalza una maestosa cupola di gusto squisitamente barocco. Il frontone, invece, è chiaramente d’ispirazione classica.

L’inaugurazione ufficiale avvenne nel 1731: le dimensioni imponenti della chiesa che si erge sul colle la resero visibile da gran parte della città. Allo stesso tempo, dalla sommità della collina di Superga è possibile ammirare un panorama mozzafiato.

Palazzina di Caccia di Stupinigi
Palazzina di Caccia di Stupinigi

Le opere di Juvarra a Torino

Filippo Juvarra si occupò anche di rifinire la maggior parte delle residenze sabaude che costituivano la “corona di delizie” dei regnanti:

Risale al 1718, invece, la facciata monumentale e lo scalone di Palazzo Madama, particolare che rinnovò completamente il volto del centro antico della città.

Dopo Juvarra, a continuare la sua opera sulla scia dello stile Barocco a Torino, ci fu Bernardo Antonio Vittone e poi Benedetto Alfieri, anche se di vena più classicista.

I pittori e gli scultori del Barocco a Torino

Anche una serie di pittori hanno contribuito a formare il Barocco a Torino. Tra questi ricordiamo:

  • Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo o anche il “Raffaello del Monferrato”
  • Claudio Francesco Beaumont, che lavorò al Palazzo Reale e al Castello di Rivoli
  • la ritrattista Maria Giovanna Battista Clementi, detta La Clementina, addetta ai ritratti della famiglia reale e ai dipinti di nature morte per le loro residenze
  • Andrea Pozzo, autore delle prospettive della chiesa dei SS. Martiri di via Garibaldi

Meritevole di menzione anche André Le Nôtre, che realizzò sia i Giardini di Versailles che i Giardini Reali a Torino.

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