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Chiese Gemelle di Torino e le curiosità che avvolgono piazza San Carlo

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Le Chiese Gemelle di Torino sorgono nella splendida piazza San Carlo e da sempre attirano la curiosità di turisti e torinesi.

Santa Cristina e San Carlo Borromeo: due costruzioni così simili ma, al contempo, con due storie differenti.

Per la loro eleganza e sfarzosità, rappresentano il Barocco per eccellenza in città.

Ma cos’è che accomuna queste due strutture tanto da esser chiamate “chiese gemelle”?

Chiesa Santa Cristina Torino

Una piazza reale per la capitale del Ducato

Nonostante siano note a tutti come “chiese gemelle di Torino”, i due edifici religiosi non nacquero nello stesso momento.

Anzi, ben vent’anni di differenza li separano. La prima a imporsi nel panorama urbano, nel 1619, fu la chiesa di San Carlo Borromeo, voluta da Carlo Emanuele I.

Siamo in pieno periodo di sviluppo della città di Torino, immediatamente dopo l’acquisizione del titolo di capitale del Ducato Sabaudo (1563).

La città, che inizialmente comprendeva solo i territori all’interno delle antiche mura romane, inizia ora ad ampliarsi verso sud.

Nella prima metà del Seicento, infatti, una serie di progetti urbanistici guidati da Carlo e Amedeo di Castellamonte interessano la parte antistante al Palazzo ducale, chiamata anticamente “Borgo Nuovo”.

Nasce così la “Via Nuova” (l’odierna via Roma) e si apre la piazza (rinominata in seguito piazza San Carlo proprio in onore della chiesa).

Una piazza reale su esempio delle place royale francesi in voga all’epoca di Madama Cristina di Francia che la inaugurò nel 1638.

I lavori per la chiesa e quelli della piazza partirono quasi in contemporanea, e terminarono molto tempo dopo.

Piazza San Carlo dovette aspettare il 1646 per vedere completati i portici e il 1764 per godere degli interventi di abbellimento proposti da Benedetto Alfieri.

La chiesa omonima, invece, attese ben 415 anni per il completamento della sua facciata.

Chiesa San Carlo Torino

La chiesa di San Carlo Borromeo: la primogenita

San Carlo Borromeo, la primogenita tra le chiese gemelle di Torino, è frutto del desiderio di Carlo Emanuele I di Savoia.

La volle edificare in onore del cardinale Carlo Borromeo che da Milano decise di compiere un pellegrinaggio per pregare davanti alla Sacra Sindone.

Il duca Carlo Emanuele I fece portare così il Lenzuolo a Torino per rendergli più breve il viaggio. E gli dedicò persino una chiesa.

La struttura sorse accanto al convento degli Agostiniani Scalzi, di cui oggi non abbiamo più traccia.

Arrivando la piazza Castello è quella che ci appare alla nostra destra: semplice, elegante, a navata unica con quattro cappelle all’interno.

Di chi sia il progetto non si sa.

Probabilmente lo stesso Carlo di Castellamonte che stava impostando la piazza, oppure Andrea Costaguta, o Antonio Maurizio Valperga, o ancora Galleani di Ventimiglia.

Nel 1653, quando ancora la chiesa non aveva la facciata, Cristina di Francia affidò a Bernardino Quadri la realizzazione dell’altare maggiore e del coro circostante.

L’interno fu adornato dai (forse) cugini Giacomo e Giovanni Andrea Casella che eseguirono il “San Carlo in adorazione della Sindone” proprio alle spalle dell’altare.

Gli stessi pittori che eseguirono superbi lavori al Duomo, a Palazzo Reale, al Castello di Rivoli e alla Sala dei Templi di Diana nella Reggia di Venaria.

Infine, nel 1779, si innalzò il campanile, a pianta quadrata e con una cupola ottagonale. Il particolare che rende distinguibili le “chiese gemelle di Torino”.

Quella con il campanile, infatti, è proprio la chiesa di San Carlo Borromeo, mentre l’altra è quella dedicata a Santa Cristina.

La facciata della chiesa, invece, la si vedrà solamente nel 1834.

Il progetto vincitore del concorso bandito dall’amministrazione fu quello di Ferdinando Caronesi.

Un disegno che ricordò molto quello eseguito da Juvarra per la vicina chiesa “gemella”.

Forse un omaggio al maestro?

Nonostante i vari rimaneggiamenti, esternamente le due costruzioni rimasero visibilmente simili ed è ciò che ha contribuito al perpetuarsi della particolare denominazione.

Dettagli provincia di Santa Cristina Torino

La chiesa di Santa Cristina: la secondogenita

La chiesa di Santa Cristina è quella che scorgiamo sulla sinistra, arrivando da piazza Castello e percorrendo via Roma.

È l’edificio voluto da Maria Cristina di Francia nel 1639 per omaggiare il monastero delle Monache Carmelitane Scalze che si trovava proprio di fianco.

Gli storici ricordano che la Madama Reale, a seguito della sua conversione religiosa, usava frequentare quotidianamente il convento.

Tanto da voler proseguire il suo credo anche nell’altro mondo: alla sua morte, infatti, venne vestita da carmelitana scalza e sepolta (nel 1674) proprio nella chiesa da lei commissionata.

Il periodo di reggenza Cristina di Francia, in generale, non gode di un’ottima reputazione.

Ma non per questo bisogna dimenticare che la Madama ha dato il via a una serie di trasformazioni urbanistiche che resero Torino una vera e propria capitale moderna.

Tra queste, per l’appunto, quella di piazza San Carlo.

Una volta poste le basi, su disegno di Carlo di Castellamonte, per un certo periodo di tempo la chiesa rimase incompiuta.

Ci pensarono sempre Giacomo e Giovanni Andrea Casella a dipingere le volte, subito dopo aver completato la pala della chiesa di San Carlo Borromeo.

La facciata di Santa Cristina, invece, fu realizzata da Filippo Juvarra, tra il 1715 e il 1718, poco prima di partire per il Portogallo alla corte di re Giovanni V.

A volerlo a tutti i costi fu Vittorio Amedeo II, uno dei regnanti più influenti della famiglia sabauda.

La facciata della chiesa di Juvarra si presenta più articolata rispetto a quella di Ferdinando Caronesi.

L’andamento curvilineo e le forme sinuose dei due ordini che si sovrappongono sono in linea con il maestoso portale e la finestra ovale riccamente decorata.

Non manca la schiera di santi a dare il benvenuto ai fedeli: tra questi Santa Cristina, che dà il nome alla chiesa, e Santa Teresa di Pierre Legros.

Non meno prezioso è l’interno: un organo del 700 di Liborio Grisanti primeggia tra gli arredi.

Chiese Gemelle di Torino e le curiosità che avvolgono piazza San Carlo

Le trasformazioni del tempo delle chiese gemelle di Torino

In periodo napoleonico con la chiusura del convento, la chiesa di Santa Cristina subì un periodo di transizione divenendo temporaneamente fienile.

Nel corso dell’800, poi, divenne nota ai torinesi come “chiesa delle serve“.

Qui infatti si svolgeva la messa pomeridiana dedicata alle donne di servizio delle famiglie nobili del quartiere: era l’unico momento di svago per loro.

Una volta concluso il rito, infatti, le serve dovevano immediatamente riprendere il lavoro.

Come se non bastasse, per un certo tempo la chiesa venne persino sconsacrata per diventare sede dell’antica Camera di Commercio.

Poi intervenne Vittorio Emanuele I a ridonarle le attenzioni che meritava, riconsacrandola.

Le ultime trasformazioni le subì nel Ventennio fascista, quando via Roma venne rifatta e l’antico convento demolito per far sorgere più moderni edifici.

Oggi regna al fianco della sua “gemella”, la chiesa di San Carlo Borromeo, donando al salotto torinese un’eleganza unica e inimitabile.

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