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La Cappella della Sindone: il diamante barocco di Torino

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La Cappella della Sindone è uno dei luoghi più visitati a Torino. Come una pietra preziosa, incastonata tra il Duomo di Torino e Palazzo Reale – in piazza San Giovanni – rende il quadrilatero romano ancor più prezioso.

Distrutta da un incendio nel 1997, oggi possiamo ammirarla nuovamente in tutto il suo splendore.

Ma andiamo con ordine. A chi dobbiamo questo inestimabile capolavoro di architettura?

Il nome che risuona tra le mura e le arcate è quello di Guarino Guarini, un modenese che riuscì a rivoluzionare il progetto iniziale della cappella destinata al Sacro Lenzuolo.

Cappella della Sindone con Mole Antonelliana
La Cappella della Sindone: il diamante barocco di Torino

Guarino Guarini: l’architetto che plasmò la Cappella della Sindone

Guarini era un grande studioso di teologia e filosofia, e nel 1639 entrò persino nell’ordine dei Chierici Teatini.

La vocazione religiosa, ad ogni modo, non gli impedì di coltivare una delle sue più grandi passioni, quella per l’architettura. Anzi, fu proprio durante un viaggio di studio a Roma che ebbe l’occasione di confrontarsi con uno dei più grandi maestri dell’epoca: Francesco Borromini.

Tra i cantieri della fiorente città romana, Guarini trasse preziosi insegnamenti e costruì, pezzo dopo pezzo, il puzzle del suo ingegno.

Dopo l’esperienza a Roma, fece ritorno nella sua città natale, dove venne ordinato sacerdote e iniziò il suo percorso come insegnante di filosofia. Parallelamente portava avanti i lavori per le chiese del suo Ordine a Modena e poi a Messina.

Nella cittadina siciliana realizzò il Collegio dei Teatini, ma anche la Chiesa di San Filippo Neri e della Santissima Annunziata.

Tutte opere andate distrutte durante il terremoto del 1908.

Un tragico fil rouge che Guarini si trascinò persino a Torino, quando 89 anni più tardi la Cappella della Sindone, da lui progettata, prese accidentalmente fuoco.

Un’altra opera dal drammatico finale associata all’architetto modenese è la Chiesa di Sainte Anne la Royale a Parigi, commissionata a Guarino Guarini nel 1662. La chiesa non venne terminata per mancanza di fondi e nel 1823 venne demolita. Nonostante l’infelice destino, l’esperienza parigina è stata di grande ispirazione per Guarini.

Fu proprio in quel progetto, infatti, che l’architetto mise tutto l’estro e l’inventiva che troviamo oggi realizzata nelle opere torinesi. Per la chiesa di Sainte Anne la Royale, di fatti, Guarini aveva immaginato una pianta centrale con al centro una complessa cupola ad archi intrecciati.

La stessa struttura che possiamo ammirare oggi nel cuore della Cappella della Sindone. Una trama armoniosa che offre riparo a una delle reliquie più preziose della Chiesa Cattolica: la Sacra Sindone.

Cappella della Sindone vista dal basso verso l'alto
La Cappella della Sindone: il diamante barocco di Torino

Emanuele Filiberto di Savoia, “Testa di ferro”: il duca che portò la Sindone a Torino

La Cappella della Sindone è celebre in tutto il mondo per essere la grotta che offre riparo ad una delle reliquie più venerate dai credenti. Secondo la tradizione cattolica, infatti, si tratta del lenzuolo funebre che avvolse il corpo di Cristo dopo la deposizione dalla croce. Su di esso sarebbe rimasta impressa l’immagine di Gesù nella sua interezza.

Per la sua evidente drammaticità, Papa san Giovanni Paolo II l’ha persino definita “specchio del Vangelo”.

Il Santo Lenzuolo fu di proprietà dei Savoia fin dal 1453, anno in cui la contessa Marguerite de Chary di Francia lo cedette a Ludovico di Savoia.

Un particolare curioso riguarda proprio l’atto della sua vendita, definita da alcuni storici come “clandestina”. Marguerite, infatti, non poteva venderla in quanto detentrice temporanea – e non ufficiale – del cimelio. Così il Lenzuolo riuscì a passare nelle mani dei Savoia in modo subdolo, approfittando di alcuni scambi di terreni.

Per custodirla, i Savoia fecero costruire una cappella a Chambéry, in Francia, designata allora come capitale del Ducato. Fu proprio qui che la Sacra Sindone subì l’attaccato del primo violento incendio. Nella notte tra il 3 e il 4 dicembre 1532, infatti, la cappella prese fuoco e il Lenzuolo subì non pochi danni. Furono le suore a ripararlo attaccandolo ad una tela di rinforzo.

Per oltre un secolo la Sindone rimase nella Sainte-Chapelle di Chambéry. Fino a quando Emanuele Filiberto di Savoia, detto il Testa di Ferro, da buon stratega decise di portarla a Torino, divenuta nuova capitale del ducato.

La Cappella della Sindone: il diamante barocco di Torino

La Sindone cambia casa

Il trasferimento del Santo Sudario fu, in realtà, una mossa totalmente politica.

In quegli anni, infatti, il cardinale lombardo Carlo Borromeo aveva pronunciato un voto per salvare Milano da una terribile epidemia di peste. La sua intenzione era quella di compiere un pellegrinaggio fino in Francia per venerare la Sacra Sindone.

Così, per ingraziarsi il potente cardinale, Emanuele Filiberto di Savoia convinse i suoi delegati ad avvicinare la reliquia, portandola a Torino.

Nel 1578, rientrato l’allarma della peste in Lombardia, si organizzò una solenne processione che accompagnò la Sacra Sindone fino al Palazzo Ducale di Torino.

La Cappella della Sindone ancora non c’era: a proteggere il Lenzuolo fu la piccola cappella dei Santi Stefano e Caterina all’interno del Duomo.

Fu nella stessa Cattedrale che avvenne la prima ostensione della Sindone, il 9 ottobre del 1578. Tra i partecipanti, ovviamente, ci fu anche il cardinale Borromeo, arrivato in città per sciogliere il suo voto.

Interno della Cappella della Sindone
La Cappella della Sindone: il diamante barocco di Torino

La Cappella della Sindone: un tetto all’altezza della reliquia

Prima di morire, Emanuele Filiberto di Savoia, ordinò la costruzione di un luogo degno per la custodia della Santa Sindone. E i fondi per dare inizio ai lavori dovevano essere raccolti proprio durante i suoi funerali.

Ma presto vennero fuori questioni divergenti circa la nuova collocazione della reliquia. Così prese posto temporaneamente all’interno di un’edicola, protetta da quattro colonne in legno e un baldacchino, posta proprio di fronte all’altare della Cattedrale.

Nel frattempo architetti, duchi e chierici si facevano la guerra sui progetti da realizzare. Si pensò addirittura di costruire una nuova grande chiesa in piazza Castello, ma nessun disegno vide realizzazione. Si proseguì così per ben 83 anni.

A prendere in mano i progetti fu poi l’ingegnere Ascanio Vitozzi, chiamato da Carlo Emanuele I nel 1610. Fu il primo a pensare alla realizzazione di una Cappella della Sindone, inserita proprio tra Palazzo Ducale e il Duomo. Questa soluzione serviva a sottolineare la dicotomia tra potere temporale (il Palazzo) e spirituale (la Cattedrale) dei Savoia. La casata diventava così fautrice e custode del potere divino rappresentato dalla Sacra Sindone.

Tuttavia i lavori vennero troncati sul nascere, a causa delle deboli reggenze che seguirono Carlo Emanuele I.

Solamente Carlo Emanuele II riuscì a ridare vita ai cantieri, sotto consiglio dello zio, il cardinale Maurizio, preoccupato per la sicurezza della reliquia. Fino ad allora, infatti il Lenzuolo si trovava circondato da pareti in legno e pericolose lanterne.

Il via ai cantieri

I Savoia affidarono i lavori allo scultore Bernardino Quadri e all’ingegnere Amedeo di Castellamonte. Secondo i progetti, la Cappella della Sindone doveva essere a pianta circolare, rialzata di 6-7 metri rispetto al livello del suolo.

In questo modo la reliquia poteva essere ammirata dai pellegrini che sarebbero giunti all’oratorio tramite due scaloni posizionati sulle navate minori. Ma anche dai Savoia, attraverso un passaggio ricavato al primo piano del Palazzo.

Dopo nove anni di lavori, tuttavia, gli architetti riscontrarono alcuni problemi di staticità della struttura. Fu così che nel 1666 sollevarono Quadri dall’incarico e al suo posto subentrò Guarino Guarini che già aveva messo mano alla vicina Chiesa di San Lorenzo con risultati sorprendenti.

Fu proprio Guarini a dare l’aspetto aulico alla Cappella della Sindone che ancora oggi impressiona i visitatori.

Cappella della sindone di notte illuminata di blu
La Cappella della Sindone: il diamante barocco di Torino

L’incendio che mise in ginocchio la Cappella della Sindone

A sfregiare l’aspetto armonioso della Cappella della Sindone fu ancora una volta una tragica concatenazione di eventi.

Prima l’infiltrazione d’acqua che, nel 1990, portò alla caduta di frammenti marmorei della cupola sul pavimento. Un danno che necessitò la chiusura al pubblico della Cappella e l’installazione di ponteggi per permettere i lavori di restauro.

Poi il cortocircuito, nella notte tra l’11 e il1 2 aprile 1997, che innescò il fuoco e avvolse proprio quei ponteggi che di lì a poco sarebbero stati smontati.

Pochi istanti e l’intera Cappella della Sindone venne avvolta dalle fiamme. Migliaia di torinesi accorsero in piazza per assistere alle operazioni dei vigili del fuoco.

C’è chi ancora non dimentica le immagini, trasmesse in televisione, dei pompieri che rompono la teca di vetro per salvare l’arca contenente il Santo Lenzuolo. Portato sulle spalle fino all’uscita, nel timore che qualche frammento di marmo potesse crollare da un momento all’altro.

Il restauro che valse il Premio del Patrimonio Europeo

Una volta domato il fuoco, i tecnici misero in sicurezza l’intero edificio, evitando così il collasso. Ma i danni erano evidenti: l’80% dei materiali lapidei era rovinato, la stabilità gravemente compromessa.

Per sostituire i marmi distrutti si è dovuto addirittura riaprire le cave di Frabosa Soprana, in provincia di Cuneo, utilizzate nel Seicento per le costruzioni barocche. Altri blocchi giunsero dalle Alpi Orobie e Apuane.

La cupola della Cappella della Sindone è stata poi smontata e rimontata integralmente, risanando le parti danneggiate.

Così, dopo 28 anni di chiusura e 21 di interventi, la Cappella della Sindone è tornata a risplendere. Il 28 settembre 2018 è stata riaperta al pubblico e inserita tra i gioielli dei Musei Reali di Torino.

Nel 2019 Torino ha vinto persino il Premio del Patrimonio Europeo per il restauro della Cappella della Sindone. Un restauro lungo e complesso, ma che ci ha permesso di ammirare con nuovi occhi la creazione di Guarino Guarini.

Duomo di Torino e Cappella della Sindone
La Cappella della Sindone: il diamante barocco di Torino

Visitare la Cappella della Sindone

La Cappella della Sindone è inserita nel percorso di visita dei Musei Reali di Torino.

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