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Vittorio Emanuele I: lo sfortunato Re di Casa Savoia

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La Storia di Vittorio Emanuele I, Re di Sardegna caduto nell’oblio della storia

Di certo Re Vittorio Emanuele I non si distinse in vita, per fortuna e intelligenza.

Durante il suo Regno, tra una fuga e l’altra in Sardegna, fu incapace di fronteggiare l’invasione napoleonica e i moti rivoluzionari del 1821.

La sua figura, così, cade inesorabilmente nel dimenticatoio, finendo all’ombra dei suoi successori, Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II.

Ma comunque al Re ‘Tenacissimo‘ bisognerà pur dargli qualche merito.

Nel suo breve regno Vittorio Emanuele fondò il Corpo dei Carabinieri e annesse la Liguria al Regno di Sardegna.

Vittorio Emanuele I nasce a Torino il 24 luglio del 1759

Nato secondogenito di Vittorio Amedeo III e di Maria Antonia Ferdinanda di Borbone, figlia di Filippo V di Spagna (nipote a sua volta di Luigi XIV).

Sin dal battesimo, ottenne il titolo di Duca d’Aosta dal padre.

Vittorio Emanuele I in giovane età sembrava molto meno dotato rispetto ai suoi fratelli nello studio.

Nei suoi anni giovanili ebbe anche come precettore il barnabita, poi cardinale, Giacinto Sigismondo Gerdil, ma prosegui gli studi preferendo la carriera delle armi.

Ma nel mentre si sposò con l’arciduchessa Maria Teresa d’Asburgo-Este nel 1789.

Dal matrimonio nacquero 5 figli, di cui solo le quattro femmine raggiunsero l’età adulta:

  • Carlo Emanuele (morto di vaiolo a 3 anni)
  • Maria Beatrice
  • Maria Teresa
  • Maria Anna
  • Maria Cristina.

L’esercito invece gli diede modo di raggiungere notevoli traguardi.

Nel 1793, un trentaquattrenne Vittorio Emanuele, combatteva con l’esercito sabaudo contro le forze rivoluzionare francesi.

Ritratto Vittorio Emanuele I

Ma con la sconfitta e la firma nel 1796 del Trattato di Parigi, Vittorio Emanuele dovette seguire la famiglia in Sardegna.

In quelle circostanze, suo fratello maggiore Carlo Emanuele IV, succeduto al padre nel 1798, non si dimostrò in grado di difendere i possedimenti piemontesi.

Questo d’altronde, non fu più un problema, perché la Sardegna era l’unico territorio sabaudo che non fosse stato conquistato dai transaplini.

Proprio per questo motivo infatti, la corte venne trasferita a Cagliari.

Con l’ascesa di Napoleone Bonaparte invece, nel 1797 Carlo Emanuele IV stipulò un’alleanza con il futuro imperatore francese.

La motivazione principale fu l’impossibilità di opporre resistenza all’invasore.

Oltraggiato dalla codardia di Carlo Emanuele IV, Vittorio Emanuele si oppose fortemente e decise di tornare in Piemonte nell’agosto del 1799, contro la volontà del Re stesso.

L’obbiettivo di formare un resistenza armata contro la neo Repubblica Subaplina francese fallì miseramente.

Ben presto però, il futuro Re di Sardegna dovette tornare a Cagliari.

Ma proprio per questa sua iniziativa Vittorio Emanuele ricevette il soprannome “Tenacissimo“.

Ciò nonostante per la sua incoronazione non dovette aspettare molto.

Con l’abdicazione di Carlo Emanuele IV nel 1802, Vittorio Emanuele I gli succedette come Re di Sardegna.

Tuttavia la situazione in cui si trovava il regno era decisamente precaria.

Con l’occupazione del Piemonte e le casse svuotate dalle pensioni di Carlo Emanuele e dal Duca di Chiablese, Vittorio Emanuele I incontrò fin da subito difficoltà.

Per riprendersi le terre perdute, il sovrano tentò, invano, di unirsi alle terza coalizione del 1805, puntando su un’attenta attività diplomatica.

Vittorio Emanuele sperava di ottenere gli aiuti necessari per ritornare in Piemonte da sovrano, ma le sue richieste non vennero accettate dalla coalizione (capitanata da Russia, Austria e Gran Bretagna).

Ritornato quindi in Sardegna e di fronte all’impossibilità di sfidare la Francia, decise di concentrarsi sull’isola dei quattro mori.

Di fatto, avviò alcune riforme in campo amministrativo ed in campo agricolo, come l’ampliamento degli ulivi e l’introduzione delle coltivazioni di cotone, ma con scarso esito.

Volendo riproporsi nell’ambito internazionale, Vittorio Emanuele nel 1809 propose alla Corona d’Inghilterra di inviare un contingente di soldati liguri per fronteggiare le truppe napoleoniche in Russia.

Ma nonostante l’approvazione britannica, tutta una serie di problemi glielo impedirono.

Ponte vittorio Emanuele I Torino

Alla fine Vittorio Emanuele I poté tornare in Piemonte solo con il tramonto dell’Impero Napoleonico nel 1814.

Riguardo ai rapporti con l’Impero francese, Vittorio Emanuele I non accettò mai i compromessi proposti da Napoleone stesso.

Conservò sempre la speranza di riconquistare le terre perdute.

A tal punto da rifiutare anche l’offerta del 1807, con cui Napoleone e lo Zar Alessandro I di Russia gli chiesero di formare un nuovo stato di Savoia con i territori di Siena, Grosseto e l’ex principato di Lucca.

Comunque poi nel 1815, con il Congresso di Vienna riottenne il Piemonte con l’aggiunta dalla Repubblica di Genova, come del resto avevano stabilito la Russia e la Gran Bretagna nel 1805, senza consultare il sovrano.

Ristabilitosi quindi sul trono a Torino, iniziò una proficua stagione di politica interna.

Come prima cosa Vittorio Emanuele I abrogò i codici napoleonici, ripristinando le Regie Costituzioni, nonostante le richieste di una costituzione liberale.

Inoltre, si preoccupò di ripristinare l’organigramma militare dell’esercito sabaudo.

Nel 1814, infatti, istituì il Corpo dei Carabinieri Reali sul modello francese, avendo notato la loro duttilità sul campo di battaglia.

Successivamente rinforzò anche le barriere doganali.

Mentre per quanto riguarda l’istruzione, affidò quest’ultima al clero e ristabilì le discriminazioni verso gli ebrei e i valdesi.

Inaugurò inoltre la cattedra di fisica, paleografia, critica diplomatica ed economia politica all’Università di Torino.

Ma con i moti del ’21 la situazione precipitò drasticamente

Nel marzo del 1821 il Piemonte attraversò una rivoluzione liberale, ad opera dei carbonari.

Nonostante si trattasse di un evento di proporzione europea, il Regno di Sardegna cercò di gestire pacificamente le proteste studentesche che imperversarono a Torino.

Vittorio Emanuele I decise di non rispondere con le armi, ma allo stesso tempo era contrario alla concessione di una Costituzione, che presumibilmente si sarebbe ispirata a quella di Cadice o a quelle degli Stati Uniti.

Come conseguenza, le proteste diventarono ancora più violente.

Di fronte alla rivolta del presidio militare della cittadella di Torino e all’uccisione del comandante della fortezza, Vittorio Emanuele decise di abdicare.

Era il 13 marzo del 1821 quando il sovrano decise di cedere la corona al fratello Carlo Felice.

Ma poiché quest’ultimo si trovasse in quel frangente a Modena, Vittorio Emanuele affidò il governo provvisoriamente a Carlo Alberto di Carignano.

Per gli ideali della monarchia Carlo Alberto rappresentò un problema.

Perché da sempre egli simpatizzò per le richieste dei rivoluzionari, ma convinto della breve durate del suo regno, Vittorio Emanuele auspicava che la sua reggenza avrebbe almeno sedato gli animi.

In effetti poi riuscì in questo intento, ma non come si sarebbe aspettato l’ex sovrano.

Di fatto Carlo Alberto nel 1848 proclamerà lo Statuto Albertino.

Alla fine, Vittorio Emanuele I, liberatosi di tutti i problemi, visse per qualche tempo a Nizza, Lucca e Modena per poi tornare in Piemonte nel giugno del 1822.

Morì poco dopo nel Castello di Moncalieri.

Moneta Vittorio Emanuele I
Vittorio Emanuele I lo sfortunato Re di Casa Savoia

Vittorio Emanuele I non fu un buon Re in conclusione, mancava di scaltrezza e di personalità.

Ma sulla sua figura, non possiamo dire che non mancasse di corragio.

Da subito si trovò a dover portare un pesante fardello con la Corona.

Una fardello che sicuramente non sperò di ereditare dall’incompetente fratello Carlo Emanuele.

Ciò nonostante Vittorio Emanuele I si propose sempre il bene dei sudditi, o meglio, forse quello che lui credeva potesse essere il loro bene.

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