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Castello di Rivoli, la rocca sabauda sede del Museo d’Arte Contemporanea

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Il Castello di Rivoli, alle porte di Torino, è una delle perle sabaude più celebri del panorama piemontese. Qui arte, storia e leggenda si intrecciano, creando un luogo suggestivo e unico nel suo genere. Il Castello di Rivoli è infatti sia Residenza sabauda, sia sede del Museo d’Arte Contemporanea, oltre che patrimonio UNESCO.

La roccaforte militare destinata ad essere residenza sabauda

Il Castello di Rivoli si erge su una zona collinare di grande prestigio, nella cintura ovest di Torino, considerata posizione strategica già dagli antichi Romani. Da quell’altura si poteva controllare la Val di Susa, i movimenti provenienti dalla Francia e i territori del torinese. Ancora oggi, con il cielo terso, si può scorgere al fondo di corso Francia la città di Torino e persino la Basilica di Superga.

Le origini dell’edificio – di evidente scopo militare e strategico – risalgono all’epoca medievale (IX secolo). Il quel periodo il territorio rivolese apparteneva ai vescovi di Torino, ma presto passò nelle mani sabaude. A partire dal 1247, infatti, Amedeo IV detto il Conte Verde ne fece punto d’appoggio dei suoi possedimenti. Per oltre sei secoli il Castello di Rivoli rimase sotto il sigillo dei Savoia, finché nel 1883 non l’acquistò la Città di Rivoli.

Le sue trasformazioni nel tempo sono percepibili nei particolari della sua architettura che rendono l’edificio unico nel suo genere.

Il primo adattamento del castello a Residenza Sabauda si ebbe alla fine del Cinquecento grazie all’ingegnere ducale Francesco Paciotto (lo stesso che disegnò la Cittadella), sotto indicazione di Emanuele Filiberto di Savoia.

Il duca “Testa di Ferro” scelse Rivoli come dimora per la sua corte, visto che in quegli anni Torino si trovava ancora sotto occupazione francese. Stando ad alcune fonti, il duca non poteva mettere piede nella neo-capitale del Ducato prima di aver dato alla luce un erede.

E proprio tra le mura del Castello di Rivoli, il 12 gennaio 1562, nacque il tanto atteso figlio, Carlo Emanuele. Narra la leggenda che fu l’intervento di Nostradamus a rendere possibile l’avvento di un erede che – per molto tempo – non accennava ad arrivare.

Castello di Rivoli, la rocca sabauda sede del Museo d'Arte Contemporanea

Il Castello di Rivoli come residenza di piacere

Fu Carlo Emanuele I, nel Seicento, ad ampliare il Castello di Rivoli, affidando l’edificio nelle sapienti mani degli architetti Carlo e Amedeo di Castellamonte.

L’antica roccaforte medievale divenne così residenza di piacere della famiglia sabauda. Il giardino nobilitò il rigido aspetto della fortezza e una nuova ala (che doveva ospitare una grandiosa pinacoteca) rese il complesso degno dei Savoia. Proprio in questi anni, infatti, si realizzò la celebre “Manica Lunga”, che oggi rappresenta l’unica costruzione seicentesca visibile al Castello di Rivoli. Una costruzione che, tuttavia, si discostò parecchio dai progetti originari dei Castellamonte. E la motivazione fu essenzialmente di ordine economico: Carlo Emanuele aveva in ballo numerosi progetti da realizzare nella capitale e i soldi probabilmente non bastavano. Vicino al Castello, per esempio, doveva sorgere anche una chiesa in onore di San Carlo Borromeo, ma non vide mai la luce.

Nonostante i cantieri, il Castello di Rivoli arrivò ad ospitare importanti eventi di famiglia come il compleanno di Cristina di Francia, Madama Reale, il 10 febbraio 1645. Per l’occasione la sala del secondo piano venne adornata riccamente e tutt’oggi ne possiamo ammirare la magnificenza. Si tratta dell’unico esempio rimasto a seguito delle razzie perpetuate delle truppe francesi alla fine del XVII secolo.

Nasce corso Francia, il Castello si amplia e ospita un re pazzo

Se ci troviamo in piazza Statuto a Torino e percorriamo tutto il corso Francia, dopo poco più di 12km di rettilineo arriviamo esattamente sotto il Castello di Rivoli. Un collegamento straordinario, quello del corso più lungo d’Europa, sorto per volontà di Vittorio Amedeo II di Savoia. Nel 1711 incaricò il Primo Architetto Michelangelo Garove di realizzare la nuova “Strada di Francia”. E allo stesso tempo di ampliare e ripristinare l’architettura del Castello rivolese messo a ferro e fuoco dai francesi pochi anni prima.

La figura di Vittorio Amedeo II fu strettamente (e tristemente) legata al Castello di Rivoli.

Appena diventato re di Sicilia, dovette assistere alla morte del figlio primogenito che doveva prendere le redini del regno e ne fu fortemente turbato. Si dice che per una settimana intera girò per le stanze di Palazzo Reale in preda alla pazzia. Di certo non si rassegnava a lasciare la sua eredità nelle mani di Carlo Emanuele (chiamato Carlin), il figlio gracile e goffo. Il loro fu un rapporto conflittuale che non fece che accentuarsi con l’avvicinarsi del giorno della successione al trono. Subito dopo aver abdicato, infatti, Vittorio Amedeo II ritirò la sua parola per riprendere in mano il regno, benché malato, minacciando lo stesso figlio.

Nel 1731 Carlo Emanuele non poté fare altro che far arrestare il padre per poi rinchiuderlo al Castello di Rivoli. Fu qui che passò i suoi ultimi giorni, ormai privo di lucidità, nella residenza che aveva tanto a cuore.

Castello di Rivoli, la rocca sabauda sede del Museo d'Arte Contemporanea

La mano di Juvarra al Castello di Rivoli

Alla morte di Garove, fu Filippo Juvarra a prendere le redini del progetto di ampliamento del Castello di Rivoli. L’antica rocca doveva trasformarsi in una vera e propria reggia, sede ufficiale del sovrano sabaudo. L’idea era quella di seguire lo schema delle grandi monarchie europee con il decentramento della sede del potere verso location fuori dalla capitale.

Juvarra disegnò due ali simmetriche collegate da un corpo centrale con due maestosi scaloni. Una delle due ali doveva sostituire la Manica Lunga seicentesca che, stando ai piani, andava distrutta. Tuttavia, i lavori furono bruscamente interrotti per mancanza di risorse e il grandioso progetto di Juvarra non venne completato.

Lo vediamo ancora oggi il cantiere aperto di Juvarra: l’imponente atrio senza copertura dove i basamenti attendono ancora l’arrivo delle colonne e la scalinata mai terminata che porta al niente.

Gli ultimi lavori al Castello di Rivoli vennero effettuati a fine Settecento, ma ormai l’edificio aveva perso la sua importanza e venne presto abbandonato dai Savoia.

Nel 1863 – subito dopo l’Unità d’Italia – il Comune di Rivoli prese in carico la struttura e ne fece una caserma. Alcune sale, invece, divennero rimessa per la mobilia dei Savoia.

A demolire parte del Castello, infine, furono gli attacchi subiti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Da vecchio castello a Museo d’Arte Contemporanea

Fino agli anni ’70 all’interno della Manica Lunga vivevano circa 300 sfollati, tutt’intorno una serie di esercizi commerciali malmessi: una segheria in cortile, un negozio di alimentari, un laboratorio meccanico e le stalle.

I primi lavori di recupero e restauro della struttura si ebbero nel 1979. Cinque anni dopo, finalmente, una nuova luce irradiò le sale del Castello di Rivoli che tornò a brillare in tutto il suo splendore.

I supplementi moderni (come l’ascensore, la scala sospesa, la passerella e il cubo panoramico al terzo piano) dialogano finemente con le architetture antiche.

A soccorrere il Comune arrivò anche Giuseppe Panza di Biumo, celebre collezionista d’arte contemporanea, che stava cercando un sito dove poter allestire una parte della sua collezione.

Così, nel 1984 ci fu l’inaugurazione del Museo d’Arte Contemporanea con la prima mostra dal titolo simbolico “Ouverture”, apertura, inizio.

In effetti fu l’inizio di una grandiosa rinascita che rese il Castello di Rivoli una delle residenze più visitate del Piemonte.

Castello di Rivoli, la rocca sabauda sede del Museo d'Arte Contemporanea

Quando la Sindone passò dal Castello di Rivoli

Attorno al Castello di Rivoli gira un particolare primato che pochi conoscono. Si dice, infatti, che tra il 1476 e il 1478 a Rivoli si tenne la prima ostensione in Piemonte della Sacra Sindone.

Prima di trovare asilo a Torino, il Sacro Lino era custodito a Chambery, in Francia, antica capitale del ducato sabaudo. Ma con i frequenti viaggi dei Savoia, prima, e lo spostamento della capitale a Torino, poi, la Sindone finì per attraversare i confini dell’Italia.

Il Lenzuolo, secondo alcune testimonianze, valicò le Alpi già alla fine del Quattrocento e intraprese un lungo e tortuoso percorso prima di giungere a Torino. Una delle tappe intermedie fu proprio Rivoli: la duchessa Jolanda, consorte di Amedeo IX, richiese una prima ostensione della Sindone nei pressi del Castello per permettere agli abitanti di venerarla.

Dopo questo stop, il Lenzuolo riprese a viaggiare alla volta di Pinerolo, dove ci fu una seconda ostensione per la domenica di Pasqua.

Visitare il Castello di Rivoli

Durante i giorni di apertura è possibile visitare il Museo e le mostre temporanee.

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