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Museo Egizio di Torino: il più antico al mondo a celebrare l’antico Egitto

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Il Museo Egizio di Torino è il più grande museo dedicato interamente alla storia degli antichi egizi, dopo quello de Il Cairo, ovviamente. E prima di quello di Berlino

Ma il capoluogo piemontese ha anch’esso un primato.

Quello di Torino, infatti, è il primo e più antico sito di raccolta ed esposizione dei reperti risalenti alla civiltà egizia. La città sabauda, quasi due secoli fa, fu la prima ad interessarsi della cultura dell’antico Egitto istituendo un museo aperto a tutti.

Tuttora, il Museo Egizio di Torino rappresenta negli ultimi anni uno dei siti maggiormente visitati da torinesi e turisti.

Papiro Antico Egitto esposto al Museo Egizio di Torino

Duecento anni fa i Faraoni arrivano a Torino

Sono le 11 del mattino del 29 marzo 1823: il console di Francia in Egitto, Bernardino Drovetti, firma il documento in cui concede la sua collezione di Antichità egiziane ai Savoia.

La controfirma è quella di Domenico Pedemonte, delegato di Drovetti, che dichiara di ricevere in cambio 400mila lire da parte del re di Sardegna Carlo Felice.

È con questo atto – approvato proprio ad Alessandria d’Egitto – che viene ufficialmente posata la prima (metaforica) pietra del Museo Egizio di Torino.

Il cuore dell’attuale collezione (ampliata poi con gli anni) passava, dunque, nelle mani dei Savoia, entusiasti di trovarsi in casa un patrimonio così prezioso.

Ma facciamo un passo indietro. Come è nato l’interesse per la civiltà egizia? E come faceva Drovetti a possedere una tale ricchezza?

La storia di Bernardino Drovetti viaggia di pari passo con l’incursione napoleonica in Piemonte. Nel 1800 l’imperatore francese giunge a Torino e annette l’intera regione alla Francia, sconvolgendo gli equilibri interni.

Lo stesso Drovetti lascia la sua carriera di notaio per arruolarsi nell’esercito.

La campagna militare che portò in luce tesori nascosti

Proprio in quegli anni Napoleone stava conducendo una campagna in Egitto per minacciare gli interessi degli inglesi.

Nonostante la spedizione non sia stata un vero e proprio successo, l’impresa aprì le porte ad universo finora inesplorato. Una schiera di scienziati, artisti e archeologi giunti con l’esercito napoleonico riportarono in luce una serie di tesori antichi.

Tesori che anche Bernardino Drovetti, in veste di Console Generale d’Egitto, ebbe modo di ammirare e amare. Lasciato il suo ruolo, con la caduta del governo napoleonico nel 1814, Drovetti decise comunque di non rientrare in Italia per rimanere ad Alessandria. La sua passione per le antichità egizie lo spinse a ricercare sempre più oggetti preziosi e in poco tempo arrivò a collezionare circa 8mila oggetti. Tra questi, papiri, gioielli, statue, sarcofagi e una serie di mummie.

Pochi anni dopo l’ex console conobbe l’esploratore piemontese Carlo Vidua, tramite il quale venne a sapere dell’interesse dei Savoia per le antichità egizie. Fu per sua intercessione che riuscì a trovare un accordo con i reali.

Carlo Felice sapeva bene che Torino aveva bisogno di ammodernarsi per essere all’altezza delle altre capitali europee. Così nel 1824 i Faraoni fecero il loro ingresso a Torino.

Non senza difficoltà, però. Lo stato delle strade italiane, infatti, non resero proprio favorevole la traversata dei grandi carichi. Quando si ruppe il ponte del fiume Bormida, per far transitare dall’altra parte delle statue giganti provenienti dall’Egitto, si dovette improvvisare addirittura un ponte di barche.

La collezione di Drovetti, una volta in città, trovò ospitalità nel Collegio dei Nobili (l’attuale palazzo dell’Accademia delle Scienze), dove un tempo si educavano i giovani rampolli dell’aristocrazia piemontese.

E dove oggi troviamo ancora il Museo Egizio di Torino, aperto al pubblico per la prima volta nel 1832.

Sala al primo piano del Museo Egizio di Torino

Da 8mila a quasi 40mila pezzi: come la collezione del Museo Egizio di Torino si moltiplicò

Per tutto il 19esimo secolo una serie di esplorazioni in Egitto fecero crescere l’interesse per la cultura e la storia degli antichi egizi in tutta Europa e non solo.

Nuovi reperti ampliarono le collezioni del British Museum di Londra e del Museo del Louvre di Parigi.

Tra il 1828 e il 1830 ci fu persino una collaborazione tra francesi e italiani, guidati da Champollion e Rossellini, per effettuare nuovi scavi.

Una serie di scoperte andarono così ad allargare la collezione torinese, mentre solo nel 1858 (26 anni dopo il Museo Egizio di Torino) nacque il Museo de Il Cairo.

Le spedizioni più importanti, comunque, si ebbero agli inizi del Novecento. A partire dal 1903 il biellese Ernesto Schiaparelli, allora direttore del Museo Egizio di Torino, guidò una clamorosa campagna di scavi, finanziata in primis da Vittorio Emanuele III.

Scavo dopo scavo riuscì a portare in Italia più di 30mila nuovi reperti. Tra le sue scoperte più incisive ricordiamo la celebre tomba di Nefertari, moglie di Ramesse II, una delle regine più influenti del bacino del Nilo. Ma anche la tomba dell’architetto Kha e la sua consorte, ritrovata praticamente intatta. Al suo interno, Schiaparelli e il suo team trovarono un ricco corredo funerario, visibile tuttora in una delle sale del museo torinese. Una squadra di studiosi è riuscita persino ad estrarre il profumo dell’antico Egitto dalla tomba di Kha.

Oggi, grazie alla tecnologia, si possono esplorare entrambe le tombe direttamente al Museo Egizio di Torino. Computer animation e ricostruzioni in 3D permettono agli utenti nuove modalità di visita e di apprendimento.

Insomma, grazie agli studi e alle scoperte degli archeologi, la collezione del Museo Egizio di Torino si ingrandì sempre di più, arrivando a contare quasi 40mila pezzi.

Dopo un periodo di crisi, sotto l’ala di Schiaparelli il Museo riconquistò la notorietà che aveva in origine, arrivando ad essere considerato uno dei migliori custodi della civiltà egizia. A lui è dedicata un’intera ala del Museo.

Oggetti Antico Egitto nel Museo Egizio Torino

Le trasformazioni del Museo Egizio

Una delle sale che ha plasmato definitivamente il volto del Museo Egizio è quella dedicata al tempio rupestre di Ellesija.

Fatto costruire dal faraone Thutmosis III nel 1430 a.C., lo troviamo oggi interamente ricostruito all’interno del museo.

Nel 1965 Torino riuscì a salvarlo dalle acque del Lago Nasser che minacciava di sommergerlo con la costruzione della diga di Assuan.

L’anno dopo il governo egiziano decise di donare la struttura all’Italia: gli addetti ai lavori la fecero in 66 pezzi per poterla trasportare fin in cima allo Stivale. Da allora rivive nel ventre dell’Accademia delle Scienze di Torino.

Seguì negli anni un progressivo riadattamento e ampliamento delle sale. Le collezioni di arte romana e preromana che una volta affiancavano i Faraoni trovarono una nuova collocazione per fare spazio esclusivamente alla civiltà egizia.

Nel 2006, in occasione dei Giochi Olimpici, la sala delle sfingi dei colossi e delle statue delle divinità è stata ridisegnata dallo scenografo premio oscar Dante Ferretti. Un progetto ad alto impatto emotivo e a basso impatto energetico.

Un gioco di specchi e luci soffuse regalano al visitatore un’esperienza quasi onirica. L’unte può passeggiare tra l’effigie dei re Tutankhamon, Ramesse II, Thutmosi III e la gigantesca figura, alta più di 5 metri, di Sethi II.

Una scenografia che i turisti amano, ma gli studiosi un po’ meno. Presto, infatti, la Galleria dei Re potrebbe essere nuovamente stravolta.

L’intenzione, avanzata più volte dal direttore del Museo Egizio Christian Greco, è quella di tornare ad un concetto di “contestualizzazione dei reperti”.

Logo Museo Egizio di Torino

Il Museo Egizio oggi: 2 chilometri di storia e arte

Oggi il percorso espositivo si estende per circa 2 chilometri e si compone di cinque piani, di cui uno (il terzo) dedicato alle mostre temporanee.

La visita inizia al piano interrato con un primo accenno alla storia del museo e alla cronologia degli scavi effettuati in Egitto.

Salendo al secondo piano troviamo le sale dedicate al periodo predinastico, il primo periodo intermedio con la Tomba degli Ignoti e quella di Iti e Neferu, il Medio Regno e Nuovo Regno.

La visita prosegue scendendo al primo piano dove si trovano:

  • i reperti provenienti dal villaggio di Deir el Medina, dove risiedevano gli artigiani che realizzavano le tombe della Valle dei Re. Recentemente la Fondazione museo delle Antichità egizie di Torino ha voluto intitolare la sala a Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso in Egitto.
  • la tomba dell’architetto Kha e sua moglie, una delle più ricche di oggetti
  • la galleria dei Sarcofagi
  • il corredo di Nefertari e i reperti provenienti dalla Valle delle Regine nell’antica Tebe
  • la particolarissima Area Restauro, che permette ai visitatori di assistere in tempo reale al restauro delle mummie operato dagli esperti

Il percorso termina al piano terra, dove si può ammirare la Galleria dei Re e il Tempio di Ellesija (Sala Nubiana).

Circondati da faraoni e divinità, non si può non essere estasiati da tanta ricchezza.

Le ultime sale implementate nel percorso solo le nuovissime “Sale della Vita“. Grazie alla mediazione della tecnologia è stato possibile raccontare le vite di sei mummie, i luoghi in cui hanno vissuto, il cibo che hanno mangiato e i vestiti che hanno indossato.

Il Museo Egizio di Torino accoglie oggi circa un milione di visitatori all’anno. : un grande vanto torinese, si posiziona come uno dei musei più visitati in Italia.

Nella top ten tra gli europei, si trova addirittura tra i primi 14 musei visitati al mondo.

Primo piano di una sfinge esposta al Museo Egizio di Torino

Le iniziative organizzate dal Museo Egizio

Il Museo Egizio di Torino negli ultimi anni ha organizzato una serie di mostre temporanee ed iniziative che hanno attirato ancora di più la curiosità dei visitatori. Tra queste ricordiamo:

Negli ultimi tempi, tuttavia, la grande protagonista è stata la tecnologia. Innovazioni tecnologiche e digitali hanno reso il Museo Egizio di Torino ancora più accessibile. A partire dal Virtual Tour del Museo Egizio che in poche settimane ha raggiunto le case di milioni di utenti. Ma anche le celebri “Passeggiate del Direttore” promosse da Christian Greco sul canale Youtube del museo.

Sempre su Youtube si possono trovare dei curiosi video che raccontano la storia della collezione in dialetto piemontese (sottotitolati in italiano per i non addetti ai lavori). Per gli appassionati di papiri, infine, è disponibile il Turin Papyrus Online Platform (TPOP) che ha messo in rete ben 500 manoscritti integri e oltre 17 mila frammenti dell’antico Egitto.

Per finire, le sale del Museo Egizio hanno fatto da sfondo anche a un film disney e a un recentissimo video musicale del rapper Mahmood.

Statuette funerarie esposte al Museo Egizio di Torino

Il Museo Egizio in tournée

I reperti e la storia del Museo Egizio di Torino non si sono certo fermati in territorio piemontese. Le richieste di mostre temporanee con le collezioni torinesi arrivano ormai da tutto il mondo. Celebri le esposizioni all’Ermitage di San Pietroburgo e in Cina, ma hanno riscosso un grande successo anche le tournée in Brasile e in Kansas, negli USA.

Tra il 2020 e il 2021, invece, le bellezze del Museo Egizio viaggeranno tra Estonia e Finlandia. Un modo per estendere le preziosità di Torino ben oltre il confini italiani.

Visitare il Museo Egizio di Torino

Il Museo Egizio organizza periodicamente mostre temporanee e visite tematiche. E offre tariffe agevolate per molte tipologie di pubblico.

  • Orario

Lunedì: dalle ore 9 alle 14.00
Martedì: dalle ore 9 alle 18.30
Mercoledì: dalle ore 9 alle 18.30
Giovedì: dalle ore 9 alle 18.30
Venerdì: dalle ore 9 alle 18.30
Sabato: dalle ore 9 alle 18.30
Domenica: dalle ore 9 alle 18.30

  • Prezzo Biglietto

Intero: 15 euro
Ridotto
Studenti: 11 euro (ragazzi dai 15 ai 18 anni e giornalisti)
Junior: 1 euro (ragazzi da 6 a 14 anni)
– Family Ticket: 18 euro (2 adulti e 2 ragazzi sotto i 18 anni)
– Pass 60: 4,50 euro
Biglietto gratuito: 0 -5 anni, membri Icom, Invalidità 74% + accompagnatore, Abbonamenti Torino Musei + Piemonte Card, Biblioteche Civiche comunali, Passaporto Culturale, Compleanno, App 18

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