Quartiere Vanchiglia di Torino: dal borgo del Moschino alla città universitaria

Da Alessandro Maldera
Agosto 01, 2026

Il quartiere Vanchiglia di Torino si trova immediatamente a est del centro storico, tra corso San Maurizio, la Dora Riparia, corso Tortona e il Po. Il suo cuore urbano è piazza Santa Giulia, circondata dalla chiesa neogotica, dal mercato e dagli isolati costruiti durante la trasformazione ottocentesca della zona.
Prima di diventare un quartiere residenziale, universitario e culturale, Vanchiglia era un territorio umido e poco salubre, abitato soprattutto da lavandai, barcaioli, artigiani e contadini. Le bonifiche, la ricostruzione del borgo, l’arrivo delle fabbriche e la crescita dell’Università hanno progressivamente modificato il suo paesaggio e la sua composizione sociale.
Focus sul quartiere Vanchiglia
Zona: a est del centro storico di Torino
Assi principali: corso San Maurizio, via Vanchiglia, corso Regina Margherita e corso Tortona
Luoghi principali: piazza Santa Giulia, Fetta di Polenta e Campus Luigi Einaudi
Carattere urbano: residenziale, universitario, commerciale e culturale
Posizione geografica e circoscrizione di appartenenza
Vanchiglia appartiene alla Circoscrizione 7 di Torino, insieme ad Aurora, Sassi e Madonna del Pilone.
Il quartiere occupa una posizione semicentrale e si sviluppa a pochi passi dalla Mole Antonelliana, da Palazzo Nuovo e da piazza Vittorio Veneto.
Il limite occidentale è segnato da corso San Maurizio, che separa Vanchiglia dal centro storico. A nord, corso Regio Parco e la Dora Riparia definiscono il passaggio verso Aurora.
A est, corso Tortona divide il quartiere da Vanchiglietta. Sul lato meridionale, il territorio raggiunge il Po e si affaccia verso Borgo Po.
I confini del quartiere Vanchiglia
– Est: Vanchiglietta, oltre corso Tortona
– Sud: Borgo Po, oltre il fiume Po
– Ovest: Centro storico, oltre corso San Maurizio
Vanchiglia e Vanchiglietta sono spesso nominate insieme, ma rappresentano due zone differenti.
Vanchiglia è la parte più vicina al centro e si sviluppa intorno a piazza Santa Giulia, via Vanchiglia, via Bava e via Napione. Vanchiglietta prosegue invece verso est lungo corso Belgio e raggiunge l’area compresa tra la Dora e il Po.
La distinzione è geografica, ma anche sociale. Vanchiglia presenta un tessuto urbano più compatto e una maggiore concentrazione di studenti, locali e botteghe. Vanchiglietta ha invece un carattere più residenziale e dispone di spazi verdi più estesi.
La storia del quartiere Vanchiglia
Il nome Vanchiglia compare già nei documenti medievali attraverso forme differenti, tra cui Wanchillia, Vinchilia e Vinchilla.
L’origine del termine non è stata chiarita in modo definitivo.
Una delle interpretazioni più diffuse lo collega al vinco, una varietà di salice che cresce nei terreni umidi e lungo i corsi d’acqua. Il nome potrebbe quindi indicare una zona caratterizzata dalla presenza di numerosi salici.
Altre ipotesi richiamano i giunchi, la fanghiglia o la forma appuntita del territorio compreso tra Po e Dora.
Non esiste però una spiegazione conclusiva. Le diverse teorie condividono comunque un elemento: il rapporto originario di Vanchiglia con l’acqua, le paludi e la vegetazione fluviale.
Un territorio esterno alle mura di Torino
Per molti secoli Vanchiglia rimase fuori dalle mura della città.
La Torino antica terminava nei pressi dei Giardini Reali e dell’attuale corso San Maurizio. Oltre questo limite si estendevano prati, campi, orti e terreni attraversati da piccoli corsi d’acqua.
La zona era vicina alle porte orientali della città e permetteva di raggiungere il Po, la Dora e le strade dirette verso le campagne.
Secondo una tradizione storiografica, nei pressi della confluenza tra i due fiumi avrebbe potuto trovarsi uno degli insediamenti legati agli antichi Taurini. Questa collocazione non è però dimostrata in modo definitivo.
Per secoli, il territorio rimase scarsamente urbanizzato e soggetto alle inondazioni. Le case venivano costruite senza un piano regolare e spesso sorgevano su terreni instabili e umidi.
La contrada del Moschino
Tra il Settecento e l’Ottocento, il borgo crebbe soprattutto nella zona delle attuali via Bava e via Napione.
Gli abitanti appartenevano in gran parte alle fasce popolari. Lavandai, barcaioli, artigiani e contadini vivevano in abitazioni modeste e utilizzavano direttamente le risorse offerte dai fiumi.
La presenza di acqua stagnante favoriva la diffusione di insetti. Per questo la zona veniva chiamata contrada del Moschino, con riferimento alle numerose zanzare.
Un altro soprannome era contrada delle pulci, espressione che rifletteva le difficili condizioni igieniche.
Le acque provenienti dalla città rendevano i terreni particolarmente fertili, ma trasportavano anche rifiuti e sostanze nocive. Le abitazioni erano spesso sovraffollate e prive di servizi adeguati.
Vanchiglia era quindi vicina al centro, ma presentava condizioni di vita molto diverse rispetto alle strade principali della Torino ottocentesca.
Le epidemie e il risanamento urbano
Le cattive condizioni igieniche divennero un problema sempre più grave durante l’Ottocento.
Vanchiglia fu tra le prime zone torinesi coinvolte nelle epidemie di colera. L’acqua contaminata, l’umidità, gli scarichi e l’affollamento favorivano la diffusione delle malattie.
La città iniziò così a progettare un intervento di risanamento.
Le parti più degradate del vecchio borgo furono progressivamente demolite. Nel 1872 venne disposto l’abbattimento delle abitazioni considerate più insalubri, anche se la trasformazione urbanistica era già cominciata negli anni precedenti.
I viottoli irregolari vennero sostituiti da strade più ordinate. Sorsero palazzi in muratura, cortili e nuovi isolati.
La Vanchiglia attuale deriva in gran parte da questa ricostruzione, che trasformò una borgata fluviale in un quartiere integrato nella città.
La chiesa di Santa Giulia e la nascita del nuovo quartiere
La costruzione della chiesa di Santa Giulia accompagnò il risanamento della zona.
L’edificio venne voluto da Giulia Colbert Falletti di Barolo, impegnata in numerose attività sociali e assistenziali rivolte alle fasce più fragili della popolazione torinese.
Il progetto fu affidato a Giovanni Battista Ferrante, che scelse uno stile neogotico. I lavori iniziarono nel 1862 e la chiesa venne aperta al culto nel 1866.
La marchesa di Barolo morì prima di vedere completata l’opera e venne successivamente sepolta all’interno dell’edificio.
La chiesa contribuì a dare al quartiere un nuovo punto di riferimento. Intorno alla piazza si concentrarono abitazioni, negozi, botteghe e attività commerciali.
Piazza Santa Giulia divenne così il centro religioso e sociale di Vanchiglia.
Il mercato di piazza Santa Giulia
Il mercato di piazza Santa Giulia rappresenta ancora oggi uno dei principali luoghi della vita quotidiana del quartiere.
I banchi occupano la piazza e una parte di via Giulia di Barolo. L’offerta comprende prodotti alimentari, abbigliamento e articoli destinati alle necessità quotidiane.
La presenza del mercato mantiene il legame con la tradizione popolare di Vanchiglia.
Nello stesso spazio convivono la chiesa, i palazzi ottocenteschi, le attività commerciali e i locali della vita serale.
Questa sovrapposizione rende piazza Santa Giulia uno dei punti nei quali si possono osservare più chiaramente le diverse identità del quartiere.
Durante il giorno prevalgono il mercato, i residenti e le attività di vicinato. La sera la piazza diventa invece uno dei luoghi frequentati da studenti e giovani.
Alessandro Antonelli e la Fetta di Polenta
Uno degli edifici più conosciuti di Vanchiglia è Casa Scaccabarozzi, chiamata comunemente Fetta di Polenta.
La palazzina si trova all’angolo tra corso San Maurizio e via Giulia di Barolo, nel punto di passaggio tra il centro storico e il quartiere.
Alessandro Antonelli progettò l’edificio adattandolo a un terreno triangolare particolarmente stretto.
La costruzione raggiunge un’altezza considerevole rispetto alla ridotta larghezza del lotto. Su uno dei lati misura meno di un metro.
La forma sottile e il colore giallo delle facciate hanno dato origine al soprannome con cui è conosciuta.
L’edificio dimostra la capacità di Antonelli di sperimentare con strutture verticali e terreni difficili, una ricerca che avrebbe raggiunto la massima espressione nella Mole Antonelliana.
L’architetto progettò anche altri edifici nella zona e contribuì alla trasformazione ottocentesca di Vanchiglia.
Le botteghe e il Borgo del fumo
Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, nel quartiere aumentarono botteghe artigiane, officine e piccoli stabilimenti.
Vanchiglia e Vanchiglietta ospitarono attività tessili, meccaniche, alimentari e imprese collegate alla produzione del gas.
Le ciminiere e il fumo contribuirono alla nascita del soprannome Borgo del fumo.
Un’altra interpretazione collega il nome alla nebbia che si formava vicino al Po e alla Dora. La presenza industriale rappresenta però la spiegazione più coerente con le trasformazioni di quel periodo.
Nella zona operarono aziende destinate a diventare importanti nella storia produttiva torinese, insieme a carrozzerie, laboratori e imprese alimentari.
Le botteghe artigiane continuarono a rappresentare una parte essenziale dell’economia locale, affiancandosi alle attività industriali.
Fred Buscaglione e Leo Chiosso
Vanchiglia è strettamente legata alla storia di Fred Buscaglione.
Il cantante abitò in via Bava, nel cuore del quartiere. Le sue canzoni, costruite insieme al paroliere Leo Chiosso, contribuirono a rinnovare la musica italiana degli anni Cinquanta.
Dopo la morte di Buscaglione, avvenuta nel 1960, i funerali si svolsero nella chiesa di Santa Giulia.
Anche Leo Chiosso ebbe un forte legame con Vanchiglia. Abitò per alcuni periodi nella zona e partecipò alla vita culturale torinese.
Il giardino di largo Montebello è stato dedicato alla sua memoria, consolidando il rapporto tra il quartiere e la coppia artistica che diede vita a brani diventati parte della cultura popolare italiana.
Carol Rama e gli artisti di Vanchiglia
Il quartiere è stato abitato e frequentato da numerosi artisti, architetti e intellettuali.
La pittrice Carol Rama visse in via Buniva e lavorò nel proprio studio di via Napione. Gli ambienti nei quali creò gran parte delle sue opere sono diventati parte della sua eredità artistica.
Anche Carlo Mollino, architetto, designer e fotografo, ebbe una residenza in via Napione.
La presenza di studi, laboratori e abitazioni di artisti ha contribuito a costruire l’identità culturale di Vanchiglia.
Nel tempo, alle botteghe tradizionali si sono affiancati spazi dedicati al design, all’architettura, alla pittura, alla fotografia e al teatro.
I Bagni Municipali e gli edifici del quartiere
All’angolo tra corso Regina Margherita e via Vanchiglia si trova l’edificio degli antichi Bagni Municipali.
La struttura venne realizzata all’inizio del Novecento, quando molte abitazioni popolari non disponevano ancora di servizi igienici interni.
I bagni pubblici rispondevano quindi a una necessità concreta e svolgevano una funzione sociale importante.
Nel quartiere sono presenti anche numerosi palazzi ottocenteschi e del primo Novecento, caratterizzati da decorazioni eclettiche e Liberty.
Le vie Bava, Napione, Buniva, degli Artisti e Giulia di Barolo conservano cortili, balconi, portoni e facciate che raccontano la crescita urbana successiva alla demolizione del vecchio borgo.
Il Teatro della Caduta
In via Buniva si trova il Teatro della Caduta, una delle sale teatrali più piccole della città.
Il teatro è nato nei primi anni Duemila e dispone di poche decine di posti.
Le dimensioni ridotte hanno favorito un rapporto diretto tra pubblico e artisti. Lo spazio ha ospitato spettacoli di teatro, comicità, musica e sperimentazione.
La sua presenza rappresenta bene il carattere culturale assunto da Vanchiglia negli ultimi decenni.
Accanto alle istituzioni più grandi sono nate realtà indipendenti capaci di utilizzare negozi, cortili e piccoli locali come luoghi di produzione artistica.
Il Campus Luigi Einaudi
L’apertura del Campus Luigi Einaudi ha modificato ulteriormente il rapporto tra il quartiere e l’Università di Torino.
Il complesso si sviluppa lungo la Dora Riparia, su un’area precedentemente occupata da impianti industriali.
Il progetto è stato realizzato dallo studio di Norman Foster e comprende aule, biblioteche, uffici, spazi per lo studio e servizi universitari.
Il Campus è diventato uno dei principali poli accademici della città e ospita ogni giorno migliaia di studenti, docenti e lavoratori.
La sua presenza ha aumentato la domanda di alloggi, ristorazione e servizi. Molti appartamenti del quartiere sono destinati agli studenti fuori sede.
Questa trasformazione ha portato nuove attività economiche, ma ha anche contribuito all’aumento degli affitti e alla riduzione delle abitazioni occupate stabilmente dalle famiglie.
Vanchiglia e la vita serale
Negli ultimi decenni, piazza Santa Giulia e le vie circostanti sono diventate uno dei poli della vita notturna torinese.
Ristoranti, cocktail bar, birrerie e locali si sono affiancati alle botteghe artigiane e ai negozi tradizionali.
La frequentazione serale ha favorito la crescita di nuove attività e ha reso Vanchiglia conosciuta anche fuori dal quartiere.
Allo stesso tempo sono emersi problemi legati al rumore, all’affollamento, alla pulizia e all’occupazione degli spazi pubblici.
La convivenza tra residenti, studenti, locali e frequentatori rappresenta ancora oggi una delle principali questioni della zona.
Vanchiglia non coincide però soltanto con la movida. Il quartiere mantiene una forte componente residenziale, commerciale e universitaria.
L’ex Opera Pia Reynero
L’edificio di corso Regina Margherita 47 nacque come struttura assistenziale.
Nel corso del Novecento ospitò l’Opera Pia Reynero, impegnata in attività educative e caritative.
Dopo la cessazione di queste funzioni e un periodo di abbandono, l’immobile venne occupato dal centro sociale Askatasuna.
Per quasi trent’anni lo spazio ospitò concerti, incontri politici, iniziative sociali e attività legate ai movimenti antagonisti.
Lo stabile è stato successivamente sgomberato e posto sotto sequestro. L’edificio resta comunque parte della storia recente del quartiere e del dibattito cittadino sul riuso degli spazi abbandonati.
Cosa vedere nel quartiere Vanchiglia
Il percorso può iniziare da corso San Maurizio, dove si trova la Fetta di Polenta.
Da qui, via Giulia di Barolo conduce direttamente a piazza Santa Giulia, con la chiesa neogotica e il mercato.
Via Bava conserva il legame con Fred Buscaglione, mentre via Napione e via Buniva ricordano le presenze di Carlo Mollino e Carol Rama.
Le strade interne permettono di osservare palazzi ottocenteschi, cortili, edifici Liberty e vecchie botteghe.
Lungo corso Regina Margherita si trovano gli antichi Bagni Municipali e l’ex Opera Pia Reynero.
Proseguendo verso la Dora si raggiunge il Campus Luigi Einaudi, una delle principali architetture contemporanee della zona.
Tra gli spazi culturali merita attenzione anche il Teatro della Caduta, nato all’interno del fitto tessuto urbano di via Buniva.
Feste e tradizioni di Vanchiglia
Vanchiglia non possiede un’unica festa tradizionale comune a tutto il quartiere.
Le principali iniziative ruotano intorno alla parrocchia di Santa Giulia, al mercato, alle associazioni culturali e alle attività commerciali.
La festa religiosa dedicata a Santa Giulia mantiene il legame con la storia della chiesa e della comunità parrocchiale.
Piazza Santa Giulia ospita periodicamente mercatini, incontri, manifestazioni culturali e iniziative di quartiere.
Gli studi artistici, i teatri e i locali organizzano inoltre mostre, spettacoli, concerti e presentazioni.
Occorre distinguere questi appuntamenti dalla Festa di Vanchiglietta, che si svolge soprattutto lungo corso Belgio e riguarda il quartiere confinante.
Qualità della vita nel quartiere Vanchiglia
La vicinanza al centro rappresenta uno dei principali vantaggi di Vanchiglia.
Piazza Vittorio Veneto, la Mole Antonelliana, via Po e Palazzo Nuovo sono raggiungibili in pochi minuti a piedi.
Il quartiere dispone di negozi, mercato, scuole, servizi sanitari, ristoranti, locali e strutture universitarie.
La Dora e il Po offrono percorsi pedonali e ciclabili, mentre il Campus Einaudi dispone di spazi pubblici aperti e collegamenti con le rive fluviali.
Le abitazioni sono in gran parte inserite in palazzi ottocenteschi e del primo Novecento. Molti edifici conservano cortili interni e appartamenti di dimensioni differenti.
La forte domanda universitaria ha però aumentato il numero degli affitti temporanei e la pressione sul mercato immobiliare.
Tra le criticità figurano il rumore serale, la disponibilità limitata di parcheggi e il traffico lungo corso Regina Margherita e corso San Maurizio.
Le condizioni cambiano sensibilmente tra piazza Santa Giulia, maggiormente interessata dalla vita notturna, e le zone più tranquille verso la Dora e corso Tortona.
Trasporto pubblico e come muoversi
Vanchiglia non dispone di una fermata della metropolitana interna.
La posizione vicina al centro permette comunque di raggiungere numerosi luoghi a piedi.
Diverse linee di tram e autobus percorrono corso San Maurizio, corso Regina Margherita, via Vanchiglia e corso Tortona.
Il trasporto pubblico consente di raggiungere Porta Palazzo, piazza Castello, Porta Nuova, Porta Susa e i quartieri orientali.
La bicicletta rappresenta una soluzione pratica, soprattutto lungo la Dora, il Po e nei collegamenti verso il Campus Luigi Einaudi.
La struttura pianeggiante facilita gli spostamenti ciclabili, mentre le distanze ridotte rendono spesso non necessario l’uso dell’automobile.
Chi arriva in macchina può incontrare difficoltà nel trovare parcheggio, soprattutto nelle ore serali e nei giorni di mercato.
Corso San Maurizio, corso Regina Margherita e corso Tortona rappresentano i principali assi di accesso e attraversamento.
Un quartiere trasformato dall’acqua e dall’università
La storia di Vanchiglia è legata alla presenza del Po e della Dora.
L’acqua rese fertili i terreni, ma provocò per secoli umidità, ristagni e condizioni abitative difficili.
Il risanamento ottocentesco sostituì il vecchio borgo con strade regolari, palazzi e la chiesa di Santa Giulia.
Le botteghe e le fabbriche trasformarono successivamente la zona in un quartiere popolare e produttivo.
L’Università, gli studenti, gli studi artistici e i locali hanno introdotto una nuova fase, cambiando ancora una volta il tessuto sociale.
Piazza Santa Giulia riassume queste trasformazioni: centro religioso, mercato rionale, spazio residenziale e luogo della socialità contemporanea.
FAQ – domande e risposte sul quartiere Vanchiglia di Torino
Vanchiglia appartiene alla Circoscrizione 7 di Torino, insieme ad Aurora, Sassi e Madonna del Pilone.
No. Sono due zone confinanti e storicamente collegate. Vanchiglia si trova vicino al centro, mentre Vanchiglietta si sviluppa verso corso Belgio e la confluenza tra Dora e Po.
L’origine del nome non è certa. Le ipotesi principali lo collegano ai salici, ai giunchi, alla fanghiglia o alla forma del territorio compreso tra i fiumi.
I riferimenti principali sono piazza e chiesa di Santa Giulia, la Fetta di Polenta, le vie del borgo ottocentesco e il Campus Luigi Einaudi.
No. Il quartiere è servito da tram e autobus ed è facilmente raggiungibile a piedi dal centro storico.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



