Storia

Alessandro Antonelli e quel sogno verticale

4151
Tempo di lettura: 2 minuti

Alessandro Antonelli nasce a Ghemme nel 1798 e si laurea a Torino come ingegnere architetto nel 1824.

Grazie ad un concorso dell’Accademia Albertina vince un soggiorno a Roma dove può approfondire lo studio della geometria descrittiva.

Tornato a Torino mette a frutto le sue nuove conoscenze attraverso un grandioso progetto mai realizzato di trasformazione del centro della città ,prevedendo tra l’altro la demolizione di Palazzo Madama e la ricostruzione del famoso scalone juvarriano in un altro palazzo, che gli vale una certa notorietà e la nomina a professore nella stessa Accademia Albertina.

torino scalone juvarriano
torino scalone juvarriano

Tra le sue opere ricordiamo la cupola di S. Gaudenzio, ardita costruzione interamente in mattoni e ricostruzione del Duomo a Novara nonché la nuova parrocchiale di Castellamonte della cui maestosa opera, a causa di mancanza di fondi, oggi rimane solo la Rotonda Antonelliana.

A Torino troviamo la casa Antonelli in Corso San Maurizio,la così detta Fetta di polenta, la “casa delle colonne” in corso Oporto 13, il gruppo di case tra piazza Maria Teresa, via Plana e via della Rocca e l’opera architettonica diventata simbolo della nostra città: la Mole Antonelliana

foto mole antonelliana vecchia
Alessandro Antonelli: un sogno verticale.

Antonelli lavorò al suo “sogno verticale” fino alla sua morte (1888 Torino) e l’opera venne poi terminata da suo figlio Costanzo.

La Mole Antoenlliana può essere vista come una vera e propria celebrazione delle conquiste tecnologiche del moderno rimanendo a lungo l’opera in muratura più alta d’Europa.

Mole Antonelliana Torino
Alessandro Antonelli: un sogno verticale.

Nelle opere di Antonelli ritroviamo la sua adesione al repertorio neoclassico insieme ad una radicata tradizione edilizia piemontese attinta dai maestri del barocco.

Si può dire che l’architetto celebri nelle sue opere la vittoria della tecnica moderna sullo stile attingendo nel suo repertorio sia dalla scienza delle costruzioni che dal linguaggio manualistico degli ordini architettonici donandovi inoltre una forte impronta del tutto personale.

Molti dei processi di costruzione da lui adottati sono oggi d’uso diffuso non solo nella cultura architettonica torinese ma in tutta Italia.

Umberta Pansoya

(Seguici su Facebook)

Tag
4151

Related Articles

4151
Back to top button
Close
Close