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Il Barcaiolo: una figura dimenticata della storia di Torino

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Quando i ponti scarseggiavano a Torino i barcaioli trasportavano i torinesi da una sponda all’altra del Po.

Quella del Barcaiolo, in dialetto piemontesebarcareuj” o “barcareule”, è una figura non più presente al giorno d’oggi.

Ma fino all’Ottocento e agli inizi del Novecento fu indispensabile per l’economia del capoluogo piemontese.

Come tutti sappiamo, i due fiumi più importanti di Torino sono il Po e la Dora Riparia.

Mentre il corso impetuoso di quest’ultima alimentava i mulini e le ruote idrauliche delle industrie siderurgiche e tessili torinesi.

Il Po, con la sua ampiezza e il suo dolce corso, divenne presto una delle principali arterie commerciali della Torino Ottocentesca.

Allo stesso tempo, la sua navigazione era fonte di lavoro e di profitto per i barcaioli stessi.

Quello del barcaiolo era un mestiere tanto antico quanto indispensabile per la Torino dell’epoca.

Probabilmente per un semplice motivo: Torino scarseggiava di ponti.

Anzi, ce n’era soltanto uno, quello che collega la Gran Madre con Piazza Vittorio Veneto.

Un cittadino torinese dell’Ottocento non aveva scelta, l’unico modo per andare dall’altra sponda del fiume era attraverso quel ponte.

Che regolarmente veniva distrutto dalle inondazioni.

L’unica alternativa era il ponte di Moncalieri. Ma decisamente scomodo da raggiungere.

Proprio di fronte a queste necessità entravano in gioco i barcaioli, i traghettatori del Po.

La loro mansione principale era trasportare le persone da una riva all’altra del fiume in cambio di qualche lira.

All’epoca il fiume Po era solcato da uno sciame di pagaie e di natanti che andavano avanti e indietro sul fiume.

Ma allo stesso tempo l’attività dei barcaioli era molteplice.

Traghettavano, remavano, pescavano e a volte salvavano anche le vite dei disperati che si gettavano nel fiume.

A quei tempi il quartier generale dei barcaioli era il vecchio Borgo Moschino, che poi fece spazio al quartiere di Vanchiglia e ai Murazzi.

La vita del barcaiolo si svolgeva sempre a bordo della propria barchetta ed entro casupole fatiscenti in riva la fiume, spesso soggette alle esondazioni del fiume.

Il loro prezioso lavoro venne meno con i nuovi ponti e le infrastrutture moderne del XIX secolo.

All’inizio del Novecento, in piena “Bèlle Epoque“, l’attività principale di barcaioli del tempo divenne il noleggio e il trasporto di coppiette o comunque di chi volesse farsi un giro in barca al chiaro di luna.

Gli ultimi traghetti più rispettabili rimasero in attività principalmente nella periferia Nord di Torino.

Ben presto le Associazioni nautiche cominciarono a disporre di natanti più moderni e il barcaiolo scomparve nell’oblio. Figure alle quali Torino diede ben poco fascino

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