Barriera di Milano perde lo storico Pastificio Ferri dopo 74 anni

Da Alessandro Maldera
Agosto 01, 2026

La chiusura del Pastificio Ferri di Torino diventa definitiva dal 1° agosto 2026. La storica gastronomia di corso Giulio Cesare 155 abbassa la saracinesca dopo 74 anni di attività e tre generazioni della stessa famiglia.
La decisione arriva al termine di un periodo segnato da ricavi insufficienti, cambiamenti nella clientela e problemi legati al contesto del quartiere. L’immobile è stato venduto, mentre per chi ha gestito il negozio inizierà una nuova esperienza nel settore della ristorazione.
Il Pastificio Ferri chiude dal 1° agosto 2026
L’avviso della chiusura definitiva è comparso accanto alla cassa del negozio. Da sabato 1° agosto 2026 il Pastificio Ferri non riaprirà più al pubblico.
La comunicazione è stata collocata sotto i riconoscimenti ottenuti dall’attività nel corso degli anni. Tra questi figurano l’iscrizione tra le imprese storiche e la presenza nell’albo EPIC della Città di Torino, dedicato agli esercizi di prossimità considerati di interesse collettivo.
La notizia ha sorpreso numerosi clienti abituali ed è stata segnalata anche alla stampa da un lettore.
Focus sulla chiusura del pastificio
Chiusura definitiva: 1° agosto 2026
Indirizzo: corso Giulio Cesare 155, Torino
Quartiere: Barriera di Milano
Anno di apertura: 1952
Anni di attività: 74
Una storia familiare iniziata nel 1952
Il pastificio venne aperto nel 1952 dai nonni dell’ultimo gestore. La famiglia, arrivata a Torino dagli Appennini nel dopoguerra, portò in città una tradizione gastronomica capace di unire ricette emiliane e piemontesi.
Dopo la prima generazione, il negozio passò al figlio e successivamente al nipote. La produzione artigianale comprendeva pasta fresca, agnolotti, plin, cappelletti, tagliatelle e lasagne.
Nel tempo l’offerta si era ampliata con salumi, formaggi, piatti pronti e specialità della cucina piemontese. Il prodotto simbolo dell’attività era rappresentato dagli agnolotti.
Le ragioni economiche della chiusura
La motivazione principale è legata alla mancanza di sostenibilità economica. Secondo quanto riferito alla stampa, aprire il negozio produceva ormai perdite quotidiane.
Da tempo l’attività non garantiva al gestore un reddito da portare a casa. Il solo stipendio della moglie non era sufficiente per sostenere tutte le spese familiari, comprese quelle universitarie dei figli.
Alla crisi del negozio si sono aggiunte le difficoltà comuni a molti esercizi alimentari di prossimità. Costi, concorrenza e riduzione della clientela hanno reso sempre più complicato mantenere aperta una gastronomia artigianale.
Come è cambiata la clientela di Barriera di Milano
Una parte importante della clientela storica era composta dalle famiglie residenti da molti anni a Barriera di Milano. Con il passare del tempo alcuni clienti sono venuti a mancare, mentre altri hanno lasciato il quartiere.
Secondo la valutazione fornita dal gestore, una parte dei nuovi residenti tende a rivolgersi soprattutto alle attività legate alla propria comunità di origine. Anche la presenza della carne di maiale in diversi prodotti e ripieni avrebbe limitato la capacità del negozio di intercettare alcune abitudini alimentari.
Il pastificio aveva provato a modificare e ampliare la propria offerta. I tentativi, però, non avevano portato un numero sufficiente di nuovi clienti.
Questa resta la lettura espressa dalla proprietà uscente e non rappresenta, da sola, una valutazione complessiva sulle dinamiche commerciali e sociali dell’intero quartiere.
Sicurezza e spaccio tra i problemi segnalati
Tra le cause indicate compare anche la situazione della sicurezza in una parte di corso Giulio Cesare. La presenza continua di attività di spaccio avrebbe allontanato non soltanto alcuni residenti, ma anche potenziali clienti provenienti da altre zone di Torino.
La percezione di insicurezza avrebbe quindi ridotto la capacità del pastificio di attirare persone dall’esterno. Per una gastronomia artigianale, il solo bacino di prossimità non era più sufficiente a sostenere i costi.
La proprietà ha espresso una valutazione molto critica sulle politiche adottate per Barriera di Milano, ritenendo che il quartiere non abbia ricevuto interventi adeguati per contrastare il progressivo isolamento commerciale e sociale.
L’immobile è stato venduto
Dopo la decisione di chiudere, l’immobile è stato venduto a un acquirente originario del Bangladesh.
Il valore ottenuto dalla vendita sarebbe stato soltanto di poco superiore, in termini nominali, alla cifra pagata dal padre dell’ultimo gestore nel 1980, quando l’acquisto era ancora calcolato in lire.
Il confronto evidenzia la perdita di valore commerciale percepita dalla famiglia rispetto alla lunga storia dell’attività e agli investimenti sostenuti nel corso dei decenni.
I riconoscimenti ottenuti dal Pastificio Ferri
Sulle pareti del negozio restano le targhe accumulate durante 74 anni di attività. Il pastificio ha ricevuto più volte il titolo di Maestro del Gusto, riconoscimento legato alla valorizzazione delle eccellenze alimentari del territorio.
La prima assegnazione risale al 2005. La scheda ufficiale della Città segnala complessivamente dieci riconoscimenti come Maestro del Gusto.
A questi si aggiungono le attestazioni della Camera di Commercio, il riconoscimento come impresa storica e l’inserimento nell’albo EPIC degli esercizi di prossimità.
Secondo la proprietà, tuttavia, i premi hanno portato soprattutto apprezzamenti da parte dei clienti abituali, senza produrre un sostegno economico sufficiente a garantire la sopravvivenza del negozio.
La richiesta di aiuti per le attività storiche
La chiusura ha riaperto il tema degli strumenti necessari per proteggere gli esercizi storici e di prossimità.
Dalla Circoscrizione 6 è arrivata la proposta di creare bandi specifici e contributi economici per le attività considerate un presidio del territorio. L’obiettivo sarebbe impedire che negozi con decenni di storia scompaiano per l’impossibilità di sostenere le spese.
Tra le misure indicate figurano anche una limitazione alla diffusione dei negozi automatici aperti 24 ore su 24 e un programma più ampio di riqualificazione urbana.
Il tema della sicurezza viene considerato centrale. Gli aiuti alle attività commerciali, infatti, rischiano di avere effetti limitati se non sono accompagnati da interventi sullo spazio pubblico e sulla vivibilità del quartiere.
Una nuova esperienza lontano da Barriera
Dopo la chiusura, l’ultimo gestore continuerà a lavorare nel settore alimentare. È prevista una collaborazione nella ristorazione insieme ad alcuni amici, che offrirà una nuova opportunità professionale.
La nuova attività non si troverà però a Barriera di Milano. La decisione segna quindi non soltanto la fine del negozio, ma anche l’uscita dal quartiere della famiglia che lo aveva gestito dal 1952.
La speranza nella linea 2 della metropolitana
Una possibile occasione di rilancio per Barriera di Milano potrebbe arrivare dalla futura linea 2 della metropolitana di Torino.
L’infrastruttura dovrebbe migliorare i collegamenti e potrebbe favorire nuovi investimenti lungo il suo percorso. I tempi necessari per la realizzazione, però, sono incompatibili con le difficoltà immediate affrontate dal pastificio.
Il negozio non disponeva più delle risorse economiche necessarie per attendere gli eventuali benefici della trasformazione urbana. La saracinesca si abbassa così prima che il quartiere possa misurare gli effetti della nuova metropolitana.
La chiusura definitiva è fissata per sabato 1° agosto 2026.
Il negozio si trova in corso Giulio Cesare 155, nel quartiere Barriera di Milano e nel territorio della Circoscrizione 6.
Il pastificio era stato fondato nel 1952. Al momento della chiusura aveva raggiunto 74 anni di attività.
La decisione è legata soprattutto alle perdite economiche, al calo della clientela storica e alle difficoltà commerciali e sociali segnalate nel quartiere.
L’attività produceva pasta fresca e proponeva gastronomia piemontese ed emiliana, salumi, formaggi, piatti pronti, agnolotti, plin, cappelletti e lasagne.
L’immobile è stato venduto. L’ultimo gestore inizierà una collaborazione nel settore della ristorazione fuori da Barriera di Milano.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



