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Corso Cairoli di Torino: storia, architettura ed evoluzione del viale sul Po

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Maggio 10, 2026

Corso Cairoli è un lungo Po elegante e scenografico, a due passi da piazza Vittorio Veneto, con la collina torinese sullo sfondo. Nasce nell’Ottocento, quando Torino si apre oltre le vecchie mura e “scopre” il fiume come spazio urbano. E, proprio per questo, il corso intreccia Murazzi, palazzi signorili, monumenti e pagine di storia (belle e nere). Qui sotto trovi una lettura completa, chiara e inedita.

Corso Cairoli: punti fermi

Nascita del viale: sviluppo tra primo Ottocento e urbanizzazione del Borgo Nuovo
Murazzi: costruzione 1833–1835 (Mosca) su base progettuale napoleonica 1808–09 (La Ramée) + prolungamento 1872–77
Nome attuale: ufficiale dal 1889 in omaggio alla famiglia Cairoli
Simbolo: monumento equestre a Garibaldi, inaugurato 6 novembre 1887
Pagine di storia: squadrismo (1922) e parata della Liberazione (6 maggio 1945)

Dove si trova (e perché sembra sempre “una cartolina”)

Corso Cairoli corre lungo la riva occidentale del fiume Po, nel tratto vicino a Piazza Vittorio. Da qui, infatti, lo sguardo prende dentro Monte dei Cappuccini, la Gran Madre di Dio e, nelle giornate limpide, anche la linea che porta a Superga. Inoltre il viale vive su due livelli: sopra la strada, sotto i Murazzi, e quindi cambia faccia a seconda di dove cammini.

Le origini ottocentesche: da periferia fuori mura a passeggiata “di città”

All’inizio dell’Ottocento l’area era appena fuori dalla cinta sud-orientale. Durante l’occupazione francese (1800–1814), però, molte fortificazioni lungo il Po vengono abbattute e, di conseguenza, l’espansione diventa più semplice. Con la Restaurazione (dal 1815) parte un ampliamento verso il fiume: nasce il Borgo Nuovo, pensato per nobiltà e alta borghesia, tra l’asse urbano e il Po.

In quel disegno urbano:

Nel periodo 1820–1840 il quartiere viene lottizzato: si aprono strade come via della Rocca, via Mazzini, via Cavour e si costruiscono residenze sobrie, neoclassiche. Intanto, lungo la riva, prende forma un viale alberato parallelo al fiume: una passeggiata panoramica ma anche un argine “di fatto”.

Murazzi del Po: l’opera che cambia per sempre questo tratto di Torino

Tra 1833 e 1835 l’ingegnere Carlo Bernardo Mosca dirige la costruzione dei primi Murazzi nel tratto adiacente a corso Cairoli. Il progetto si innesta su un’idea napoleonica del 1808–1809 attribuita a Joseph La Ramée. Poi, più tardi, i Murazzi vengono prolungati verso sud tra 1872 e 1877, anche in concomitanza con l’abbattimento del borgo del Moschino.

Risultato? Sopra hai la passeggiata, sotto hai arcate e locali: un’infrastruttura che è insieme difesa dalle piene e spazio urbano.

Da “lungo Po” a Corso Cairoli: la dedica ai patrioti

Per decenni questo tratto viene indicato come Lungo Po del Borgo Nuovo. Tuttavia, nel 1889, pochi mesi dopo la morte di Benedetto Cairoli, il Comune decide di intitolare il viale alla famiglia Cairoli, simbolo del Risorgimento.

Benedetto (1825–1889) combatte nelle guerre del 1848–49 e del 1859, partecipa alla Spedizione dei Mille nel 1860 e poi diventa più volte ministro e Presidente del Consiglio (1878–79 e 1879–81). E, soprattutto, la dedica è “corale”: i fratelli Ernesto, Luigi, Enrico e Giovanni sono legati alle campagne e ai sacrifici per l’Unità (con il drammatico episodio di Villa Glori nel 1867). Quindi il nome “Corso Cairoli” diventa un omaggio collettivo, non solo un’etichetta stradale.

Palazzi e architetture: neoclassico, eclettico, poi il Novecento che “pesa”

Corso Cairoli mantiene una trama elegante, ma stratificata.

Ottocento sobrio (1830–1850): prevale una residenzialità signorile, con facciate regolari e cortili verdi. Un esempio è il complesso al civico 30, con origini 1857 su progetto dell’architetto Gaetano Bertolotti, organizzato attorno a una corte interna.

Inizio Novecento più decorativo: con eclettismo e gusto borghese, spicca Villa Cairoli al n. 22, progettata nel 1904 da Annibale Rigotti, con elementi più ricchi e riconoscibili.

Dopoguerra e “grande scala”: qui, invece, arrivano volumi che fanno discutere. In particolare l’ex centro direzionale RIV (poi Toro Assicurazioni, oggi Generali), costruito nel 1955–56 su progetto di Amedeo Albertini, porta una presenza più massiccia lungo il Po. Inoltre, all’angolo corso Cairoli / via dei Mille, a partire dal 1947 compare il cosiddetto edificio alto legato al progetto di Gualtiero Casalegno: un segnale chiaro di come il Novecento entri, anche qui, con altre proporzioni.

Garibaldi sul lungo Po: il monumento del 1887 e lo spostamento “obbligato”

Il punto iconico del corso è il Monumento a Giuseppe Garibaldi, statua equestre realizzata da Odoardo Tabacchi. Dopo la morte di Garibaldi (1882) parte una sottoscrizione popolare che raccoglie 8.000 lire, poi il Comune aggiunge 100.000 lire. L’inaugurazione arriva il 6 novembre 1887, con una partecipazione enorme.

E qui c’è un dettaglio urbano che vale più di mille aggettivi: per dare a Garibaldi il punto più scenografico, si sposta un monumento già presente, la statua del generale Guglielmo Pepe, trasferita in piazza Maria Teresa. Insomma, Torino “riposiziona” i simboli per costruire un nuovo racconto del lungo Po.

Curiosità e luoghi meno ovvi: bagni sul Po e un istituto sanitario inatteso

Non è tutto salotti e facciate.

  • Nel 1874 un vecchio magazzino del sale all’angolo tra via Cavour e corso Cairoli viene riconvertito in stabilimento balneare sul Po: sì, un vero e proprio lido urbano
  • Nella seconda metà dell’Ottocento, al civico 14, esiste il Sifilocomio di San Lazzaro, ospedale dedicato ai malati di sifilide: scelta sorprendente in un quartiere elegante, ma funzionale all’idea di isolamento e trattamento
  • All’estremità meridionale, all’angolo con via Fratelli Calandra, si trova la chiesa di San Francesco di Sales con l’annesso contesto religioso delle Suore Sacramentine, che aggiunge una presenza “silenziosa” in un’area soprattutto residenziale

Eventi storici: dalla Torino patriottica alla Torino ferita (e poi liberata)

Qui la storia non è una decorazione, è proprio passata.

1887 e le celebrazioni civili: dopo l’inaugurazione di Garibaldi, il corso diventa un luogo naturale per ricorrenze patriottiche e deposizioni simboliche.

Anni Venti e violenza squadrista: in questa zona si colloca la sede del Fascio torinese e delle squadre d’azione guidate da Piero Brandimarte. E, da qui, partono azioni che si collegano alla strage di Torino del 18–20 dicembre 1922, una rappresaglia sanguinosa contro militanti operai e antifascisti. Oggi, invece, resta la memoria (anche tramite una targa in via Mazzini), mentre i palazzi sono tornati a usi civili.

6 maggio 1945: la parata della Liberazione: pochi giorni dopo la fine della guerra, Torino celebra con una grande sfilata: 30.000 partigiani attraversano la città e passano anche in area Cairoli–Piazza Vittorio. I Vigili del Fuoco si schierano all’angolo tra corso Cairoli e Piazza Vittorio per l’onore. In piazza parlano Franco Antonicelli per il CLN piemontese e il sindaco Giovanni Roveda. Quella giornata, quindi, “rilegge” Garibaldi e il Risorgimento dentro la libertà appena riconquistata.

Un aneddoto che sembra un film: Mario Soldati salva un ragazzo nel Po

Il 17 marzo 1922 il sedicenne Mario Soldati è in canoa sul Po all’altezza dei Murazzi quando un’altra canoa si rovescia. Uno dei ragazzi, Raffaele Richelmy, non sa nuotare e rischia di affogare. Soldati si tuffa, lo raggiunge e lo trascina fino a metterlo in salvo.

Poi, il 22 ottobre 1922, arriva la Medaglia d’Argento al Valor Civile conferita da Vittorio Emanuele III. È un episodio poco ricordato, ma perfetto per capire quanto il Po fosse “vissuto” e non solo guardato.

Personaggi e indirizzi: chi ha abitato (o lavorato) intorno a Corso Cairoli

Questo tratto di città ha attirato, prevedibilmente, persone “di peso”.

  • Casa Bossoli al civico 1: dimora dei fratelli Carlo ed Edoardo Bossoli, pittori; Carlo realizza anche scene risorgimentali legate a campagne militari
  • In zona (via Giolitti 55, affaccio vicino al lungo Po) vive Giacomo Grosso, ritrattista di rilievo tra Otto e Novecento
  • Al civico 30 una targa ricorda Pier Fortunato Calvi (1817–1855)
  • In via San Lazzaro 15 (oggi via dei Mille, che incrocia l’area) abita Luigi Federico Menabrea (1809–1896), generale e Presidente del Consiglio
  • In via della Rocca 22 vive Carlo Biscaretti di Ruffia (1879–1959), legato alla nascita del Museo dell’Automobile
  • In via Mazzini 52 ha lo studio Felice Casorati (1883–1963), in un edificio del 1846

Trasporti e vita quotidiana: dai tram a cavalli alla calma “non da arteria”

A fine Ottocento arrivano i tram a cavalli: una linea parte dall’angolo via Mazzini / corso Cairoli e collega l’area al resto della città. Poi, nei primi del Novecento, entrano in scena i tram elettrici. Tuttavia, nel secondo dopoguerra i binari lungo questo tratto vengono rimossi e l’ultima presenza tranviaria sul lungo Po risale agli anni ’50.

Oggi il corso resta aperto al traffico, però non è un’arteria “cattiva”: inoltre ha alternative vicine (come corso Vittorio Emanuele II) e quindi mantiene una vivibilità più tranquilla, favorita anche dai percorsi pedonali sul lato fiume.

Murazzi: da rimesse di barche a movida, poi riqualificazione

Fino agli anni ’50, i locali dei Murazzi lungo corso Cairoli ospitano barche e attrezzature dei pescatori. Poi il ruolo cambia: negli anni ’60–’70 arriva una fase di degrado e poca frequentazione. Dalla fine degli anni ’70, invece, parte un recupero: negli anni ’80 i Murazzi diventano un polo della vita notturna torinese, molto forte fino ai primi anni 2000.

In tempi più recenti, dopo chiusure e revisioni legate alla sicurezza, l’area viene in parte ripensata. E, anche simbolicamente, i tratti dei Murazzi ai lati di ponte Vittorio Emanuele I vengono dedicati a Fred Buscaglione e Gipo Farassino: così la memoria popolare entra nel paesaggio urbano.

Corso Cairoli oggi: cosa resta uguale (e cosa è cambiato davvero)

Resta uguale l’essenza: un belvedere sul Po che tiene insieme città, acqua e collina. Cambiano, invece, le funzioni: alcun e residenze storiche convivono con sedi direzionali e servizi, mentre i Murazzi passano da “lavoro sul fiume” a “tempo libero sul fiume”. Eppure, proprio per questo, corso Cairoli continua a funzionare: è un luogo dove Torino racconta se stessa senza bisogno di urlare.

FAQ – Risposte su storia e luoghi di Corso Cairoli

Perché si chiama Corso Cairoli?

Perché nel 1889 Torino dedica il viale alla famiglia Cairoli, patrioti del Risorgimento, poco dopo la morte di Benedetto Cairoli

Dove si trova il monumento a Garibaldi e quando è stato inaugurato?

È lungo il corso, in posizione scenografica sul Po, e viene inaugurato il 6 novembre 1887

Cosa sono i Murazzi del Po in questo tratto?

Sono gli argini in muratura costruiti tra 1833 e 1835, con spazi ad arcate a livello fiume e passeggiata soprastante

È vero che qui c’erano bagni sul Po?

Sì: nel 1874 un magazzino del sale vicino all’angolo tra via Cavour e corso Cairoli viene riconvertito in stabilimento balneare

Qual è l’episodio legato a Mario Soldati?

Il 17 marzo 1922 salva un ragazzo dal Po ai Murazzi; il 22 ottobre 1922 riceve la Medaglia d’Argento al Valor Civile

Quali eventi del Novecento hanno segnato l’area?

Da un lato la violenza squadrista legata alla strage di Torino (18–20 dicembre 1922), dall’altro la parata della Liberazione del 6 maggio 1945

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende