Davide Calandra a Torino: vita, opere e ruolo dello scultore che segnò la città tra Otto e Novecento

Da Alessandro Maldera
Maggio 11, 2026

Davide Calandra è uno dei nomi che aiutano davvero a capire la Torino artistica tra fine Ottocento e inizio Novecento. Nato in città il 21 ottobre 1856 e morto sempre a Torino l’8 settembre 1915, fu scultore, ebanista, autore di monumenti pubblici e figura molto inserita nella vita culturale piemontese. Inoltre il suo percorso tocca l’Accademia Albertina, l’archeologia, il Liberty, la monetazione del Regno e alcuni dei monumenti più noti legati a Torino. Perciò non è soltanto un artista da manuale: è un pezzo concreto della memoria urbana torinese.
Le tappe artistiche della carriera di Davide Calandra
Chi era Davide Calandra
Davide Calandra nacque a Torino in una famiglia borghese agiata, originaria di Acceglio. Il padre Claudio Calandra era avvocato e ingegnere idraulico, ma coltivava anche una forte passione per l’archeologia ed era noto come collezionista di armi. La madre si chiamava Malvina Ferrero. Anche il fratello maggiore, Edoardo Calandra, ebbe un profilo importante nella cultura piemontese, diventando autore del romanzo storico La bufera.
Le tradizioni culturali della famiglia, unite al prestigio economico e sociale del nucleo domestico, permisero a Davide di seguire con libertà la propria inclinazione artistica. Tuttavia questa condizione favorevole, secondo parte della critica, contribuì anche a un successo precoce e forse troppo facile, che talvolta lo spinse più verso l’effetto che verso un approfondimento davvero radicale del linguaggio espressivo.
La formazione all’Accademia Albertina e l’esperienza in cavalleria
Dopo il liceo, Calandra frequentò l’Accademia Albertina di Torino, dove fu allievo di Alfonso Balzico e Odoardo Tabacchi. Qui prese forma la sua educazione artistica vera, legata alla scultura ma anche a una cultura figurativa ampia, attenta al monumento, al rilievo e all’ornato.
Parallelamente, però, la sua vita non fu solo di studio. Nel 1875 si arruolò volontario nel Savoia Cavalleria, ottenendo il grado di sottotenente. Questo dato non è marginale. Al contrario, aiuta a capire bene la familiarità che Calandra ebbe poi con il mondo militare, dinastico e celebrativo, che riaffiorerà in molte sue opere monumentali.
L’archeologia a Testona e il legame con Moncalieri
Nel 1878 seguì il padre e il fratello in uno scavo archeologico di un sito longobardo a Testona, oggi nel territorio di Moncalieri. È un episodio meno noto, ma utile per capire quanto nel suo percorso pesassero non solo la scultura e la decorazione, ma anche l’interesse per la storia materiale, per il Medioevo piemontese e per le radici del territorio.
Questo aspetto tornerà più avanti, soprattutto nella sua sensibilità verso la simbologia dinastica e verso certi richiami storici inseriti nei grandi monumenti pubblici.
L’esordio da scultore e il primo successo a Torino
L’esordio ufficiale di Calandra come scultore risale al 1880, quando presentò all’Esposizione di Torino il bozzetto in gesso Le veglie di Penelope, accolto molto bene. Da lì la sua carriera iniziò a crescere con continuità, sostenuta da riconoscimenti pubblici e da una critica spesso favorevole.
Le prime opere, per lo più in gesso o terracotta, si muovono dentro un verismo mondano di gusto scapigliato. Lo si capisce già dai titoli. Tra queste prove vengono ricordate Tigre reale, esposta con successo a Monaco nel 1883, e Fior di chiostro del 1884, celebrata anche da Edmondo De Amicis e acquistata da Umberto I. In seguito arrivò anche una stagione più rustica e campestre, con lavori come Il cacciatore di frodo del 1886 e L’aratro del 1888.
Tuttavia il punto decisivo è un altro: a poco a poco Calandra abbandonò questo primo bozzettismo verista e passò a un linguaggio più ambizioso, più simbolico e più adatto alla grande scultura celebrativa.
I grandi concorsi e l’ascesa nella scultura monumentale
La carriera di Calandra cambia davvero passo attraverso i concorsi pubblici. Nel 1885 partecipò ai concorsi per il monumento a Foscolo a Firenze e per il Garibaldi a Milano, risultando tra gli artisti premiati. Poi, nel 1889, vinse il concorso per il Monumento a Garibaldi a Parma, realizzato in bronzo nel 1893.
Il passaggio più importante, però, arriva nel 1892, quando vinse per stretta misura, dopo spareggio, il concorso per il Monumento al principe Amedeo d’Aosta. Quell’opera, inaugurata nel 1902 nel Parco del Valentino a Torino, resta ancora oggi uno dei lavori più rappresentativi della sua carriera e uno dei monumenti più forti della città.
In seguito arrivarono altri incarichi di primo piano. Nel 1906 vinse il concorso per il Monumento a Giuseppe Zanardelli a Brescia, inaugurato nel 1909. Invece nel 1907, insieme con Edoardo Rubino, si aggiudicò il concorso per il Monumento al generale Bartolomé Mitre a Buenos Aires, realizzato nel 1910. Nel 1914, infine, ricevette l’incarico per il Monumento a Umberto I a Villa Borghese, a Roma, poi terminato da Rubino dopo la sua morte e inaugurato nel 1926.
Davide Calandra e Torino: il caso decisivo del monumento al Valentino
Se c’è però un’opera che lega davvero il nome di Calandra a Torino, questa è il monumento equestre al principe Amedeo di Savoia, duca d’Aosta, situato nel Parco del Valentino. Non è un caso che venga spesso considerato il suo lavoro più celebre in ambito urbano torinese.
L’opera, promossa dal Comune di Torino, porta dentro di sé molte caratteristiche del suo linguaggio maturo: il gusto per il movimento, l’attenzione alla costruzione narrativa del basamento, il rapporto con la storia sabauda e una certa apertura al decorativismo moderno. Proprio questo monumento contribuì in modo decisivo alla sua notorietà e consolidò il suo ruolo dentro la cultura figurativa cittadina.
Lo stile di Calandra tra verismo, simbolismo e retorica monumentale
Sul piano critico, Calandra è una figura da leggere con un minimo di onestà. Era dotato, fecondo, visibile, molto abile nel costruire opere di impatto. Tuttavia non tutti gli studiosi lo hanno considerato uno scultore davvero innovatore fino in fondo.
Le prime opere mostrano un verismo elegante, talvolta mondano, poi sostituito da un verismo pittoresco su temi rustici e campestri. In seguito si avvicinò a un simbolismo di più alta ambizione, soprattutto nella scultura celebrativa. Eppure, secondo una parte della critica, non uscì mai completamente dall’accademismo retorico ottocentesco. In alcune opere si avvertono sfioramenti della poetica di Leonardo Bistolfi, in altre echi di Rodin, ma senza uno scarto veramente rivoluzionario.
Detto brutalmente: Calandra fu forte, elegante, spesso efficace, ma non sempre profondo come i più grandi innovatori del suo tempo. Però sarebbe una sciocchezza ridurlo a un epigono. Il suo peso dentro la scultura pubblica italiana resta concreto, soprattutto per la capacità di organizzare grandi insiemi narrativi e rilievi monumentali.
La rivista L’arte decorativa moderna e il Liberty torinese
Nel 1902 Calandra fondò con Leonardo Bistolfi, Giorgio Ceragioli, Enrico Reycend ed Enrico Thovez la rivista L’arte decorativa moderna. Questo passaggio conta molto, perché lo colloca dentro una battaglia culturale precisa: quella per l’arte nuova, per il rinnovamento del gusto e per l’affermazione di un decorativismo moderno capace di dialogare con architettura, arti applicate e cultura urbana.
In altre parole, Calandra non fu solo autore di monumenti. Fu anche una figura attiva nel dibattito artistico torinese, dentro una città che all’inizio del Novecento cercava di ridefinire il proprio volto tra tradizione e modernità.
L’Apoteosi di casa Savoia e i grandi incarichi ufficiali
Nel 1908 gli venne commissionato il rilievo bronzeo con l’Apoteosi di casa Savoia, destinato alla nuova aula del Parlamento a Roma. Il lavoro fu ultimato nel 1912 ed esposto nello stesso anno all’Internazionale di Amsterdam. Si tratta di uno dei suoi incarichi più significativi, perché mostra quanto fosse ormai percepito come interprete affidabile della monumentalità ufficiale legata alla monarchia.
Sempre in questi anni realizzò anche numerosi ritratti, monumenti funebri e la celebre statua equestre Il Conquistatore, di cui il bozzetto fu esposto alla Biennale di Venezia del 1903 e la versione in bronzo, del 1904, si trova nel giardino della Galleria d’Arte Moderna di Torino. Per molti, questo è il suo vero capolavoro.
Davide Calandra e le monete del Regno d’Italia
La produzione di Calandra non si limitò alla grande scultura. Comprende infatti anche la numismatica. A lui si devono i modelli delle monete italiane da 1 e 2 lire legate agli anni del regno di Vittorio Emanuele III, oltre al 5 lire del 1914. Una parte della sua produzione monetaria viene ricordata come coniata tra 1908 e 1916, mentre i modelli per le lire 1 e 2 sono collegati in particolare all’esercizio finanziario 1913-1914.
Qui si vede bene un tratto tipico del personaggio: la capacità di passare dal monumento urbano al piccolo formato ufficiale, mantenendo comunque un rapporto con la rappresentazione pubblica del potere e dello Stato.
Le cariche pubbliche e il peso nella cultura piemontese
Nel corso della carriera Calandra entrò in numerose commissioni di concorso e comitati ordinatori di mostre, in Italia e all’estero. Già nel 1884 era membro del comitato per l’esposizione di Torino, e poi partecipò all’organizzazione di tutte le grandi mostre nella stessa città. Inoltre ricoprì una fitta serie di cariche pubbliche.
Nel 1893 venne nominato membro della Giunta superiore delle Belle Arti. Nel 1902 fu eletto consigliere comunale a Torino, risultando primo nella lista dei liberali puri. Dal 1912 rivestì anche la carica di presidente della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti.
Insomma, Calandra non fu solo uno scultore conosciuto. Fu anche un uomo inserito a fondo nei meccanismi culturali, civici e istituzionali del Piemonte del suo tempo.
La casa di corso Massimo d’Azeglio e la morte a Torino
Calandra ebbe anche una parentesi da architetto e decoratore. Intorno al 1890 progettò infatti la propria casa a Torino, in corso Massimo d’Azeglio 40, oggi demolita. Anche questo dettaglio dice qualcosa: il suo interesse non si fermava alla statua, ma si allargava all’ambiente, allo spazio e al rapporto tra arti diverse.
Morì a Torino l’8 settembre 1915, a 58 anni. La morte interruppe una stagione ancora produttiva, lasciando incompiuti o da completare alcuni lavori importanti, come il già citato monumento a Umberto I poi finito da Edoardo Rubino.
Dove vedere oggi le tracce di Davide Calandra
L’eredità di Calandra è ancora leggibile in più luoghi. A Torino il riferimento principale resta il monumento al principe Amedeo d’Aosta al Valentino. Sempre in città, nel giardino della GAM, si trova Il Conquistatore. Inoltre un frammento del bozzetto del monumento al duca d’Aosta, con Vittorio Emanuele II, è conservato nella Galleria Sabauda di Torino.
Fuori Torino, ma sempre in Piemonte, il Museo Civico Antonino Olmo di Savigliano ospita la Gipsoteca Davide Calandra e il pannello bronzeo della Camera dei deputati dedicato alla glorificazione della dinastia sabauda. Anche a Bra sono attribuite a lui le statue dell’altare maggiore di Sant’Andrea.
Quindi la sua presenza non è astratta. C’è ancora, sparsa, concreta, e chi lavora sui personaggi torinesi farebbe bene a non dimenticarla.
I riconoscimenti alla memoria
Dopo la morte, il nome di Davide Calandra ha continuato a lasciare qualche traccia anche nella toponomastica e nelle intitolazioni. A lui è stato dedicato il centro culturale di Montemignaio. Inoltre, a Torino, lui e il fratello Edoardo sono ricordati nella via Fratelli Calandra, nel centro storico della città.
Sono segni piccoli, forse. Però raccontano bene una cosa: Calandra non fu una figura periferica nella memoria culturale torinese.
Perché Davide Calandra conta ancora oggi
Davide Calandra conta ancora oggi soprattutto per tre motivi. Prima di tutto, perché aiuta a leggere il volto artistico di Torino tra Ottocento e Novecento. Inoltre, perché fu uno degli interpreti più visibili della scultura monumentale italiana, con opere pubbliche di grande peso simbolico. Infine, perché il suo percorso tiene insieme arte, archeologia, decorazione, politica culturale e memoria sabauda.
La verità onesta è questa: non fu il più dirompente tra gli scultori italiani del suo tempo. Però fu uno dei più presenti, dei più riconoscibili e dei più legati alla costruzione visiva della Torino moderna.
FAQ – le domande più cercate su Davide Calandra
Davide Calandra fu uno scultore ed ebanista italiano, nato e morto a Torino, attivo tra fine Ottocento e inizio Novecento. È ricordato soprattutto per i suoi monumenti pubblici, per il legame con la città e per il ruolo nel dibattito artistico piemontese.
L’opera torinese più nota è il monumento equestre al principe Amedeo di Savoia, duca d’Aosta, situato nel Parco del Valentino. Tuttavia è molto importante anche Il Conquistatore, conservato nel giardino della GAM di Torino.
Sì. Dopo il liceo frequentò l’Accademia Albertina di Torino, dove si formò come scultore sotto la guida di maestri come Antonio Balzico e Odoardo Tabacchi.
Sì. A lui si devono i modelli delle monete da 1 e 2 lire del Regno d’Italia e anche il 5 lire del 1914, legati agli anni del regno di Vittorio Emanuele III.
A Torino si possono vedere il monumento al Valentino e Il Conquistatore alla GAM. Inoltre il Museo Civico Antonino Olmo di Savigliano conserva la Gipsoteca Davide Calandra e materiali importanti collegati alla sua attività.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



