Bussoleno: cosa vedere tra borgo chiuso medievale, Via Francigena e Orrido di Foresto

Da Alessandro Maldera
Febbraio 16, 2026

Bussoleno è uno di quei paesi che “si spiegano” camminando: in pochi minuti passi dalle case mercantili medievali alla gola dell’Orrido di Foresto. Inoltre qui la storia non è un pannello: è fatta di portici, mura inglobate nelle case, mulini e ferrovia. Perciò, se stai costruendo un giro in Valle di Susa, questo è un punto furbo. E no: non serve inventarsi romanticismi, basta guardare bene.
Bussoleno in breve: come leggere il paese senza perderti
- Centro storico: case medievali + mura + cappelle (60–90 min)
- Tappa “di lavoro”: mulino-museo o ferrovia (45–90 min)
- Natura: Orrido di Foresto + lazzaretto (60–120 min, con attenzione al terreno)
Casa Amprino: facciata tardo-medievale e legame con Torino
Casa Amprino è una tappa facile nel borgo vecchio: la incroci passando e, già solo guardandola, capisci che qui il Medioevo non è una parola astratta. È una dimora tardo-medievale datata tra XIV e XV secolo (a seconda delle fonti) e si inserisce nel contesto dell’antica Via Francigena.
Sulla facciata, infatti, si riconoscono tre elementi chiave: portico massiccio al piano terra, finestre a crociera in cotto e un grande architrave ligneo molto evidente. Tuttavia il dettaglio più raro è interno: sono stati individuati affreschi tardo-gotici con simboli araldici, tra cui Gigli di Francia e Leone inglese. In passato, inoltre, l’edificio avrebbe ospitato anche una locanda quattrocentesca, coerente con un paese di passaggio.
La connessione più interessante, quindi, è con Torino: a fine Ottocento Alfredo d’Andrade studiò Casa Amprino insieme alla vicina Casa Aschieri e questi modelli influenzarono la progettazione della Locanda della Croce Bianca nel Borgo Medievale del Valentino.
- Indirizzo: Via Trattenero 3
Casa Aschieri
Casa Aschieri è un esempio chiaro di casa mercantile del tardo Trecento nel borgo “chiuso” di Bussoleno, affacciata sulla Via Francigena: bottega e abitazione convivono, con vendita al piano basso e vita domestica sopra, spesso con apprendisti e scorte.
La facciata combina legno e mattoni sul fronte strada, mentre il resto è in pietra intonacata. Il punto chiave è la terracia rialzata con colonne e banco richiudibile (banchus cum scrineo conclavato), da cui si accede al reçolium (magazzino) che poteva funzionare anche come apotecha (negozio-magazzino). Il testo ricorda anche la durezza del contesto: furti puniti con pene severe (fino a 60 soldi segusini, amputazioni e impiccagione in caso di recidiva).
Dentro, la casa si organizza tra fogagna/casa da fuoco, ambienti superiori poco riscaldati (braceri e caldani) e attenzione al rischio incendi (passaggio da paglia a lose, fuoco trasportato con payroletum). Ai piani alti ci sono sala, camera e recamera per oggetti di valore e studium; nel sottotetto il solerium come deposito-essiccatoio. Sul retro, corte rustica con strutture di servizio e cantina (cellarium) con vasi vinari.
Infine, il nome: “Casa Aschieri” è ottocentesco (anni 1880) e nasce da un’interpretazione araldica; nel Trecento era la casa del notaio Giovanni Vacio. Con quel nome, inoltre, l’edificio venne riprodotto nel Borgo Medievale del Valentino a Torino.
- Indirizzo: Via Fontan 23
Cinta muraria: il segno del burgus clausus lungo la Dora
La Cinta Muraria di Bussoleno è la traccia più chiara del borgo chiuso medievale sulla riva destra della Dora Riparia. Risale al Trecento (seconda metà del XIV secolo) e nasce per difendere un borgo fortificato: non un castello, ma un anello di mura con torri. Tuttavia oggi non la vedi come cerchia completa, perché dopo demolizioni e riusi (si cita il 1591) i resti sono stati inglobati in case e fronti lungo fiume.
Vale comunque la sosta: infatti camminando nel centro storico capisci come Bussoleno fosse un nodo di transito e mercato sulla via di Francia. Nel tuo testo sono indicati anche riferimenti rapidi: origine trecentesca (seconda metà XIV sec.), consolidamento nel 1407, murature in pietra e ciottoli, tratti lungo Dora e una torre semicircolare.
- Indirizzo: Via Lungo Dora 7
Luoghi di lavoro: acqua e ferrovia (cioè la valle concreta)
Mulino Varesio (Mulino del Piano): museo dell’acqua e delle macchine
Il Mulino Varesio è una tappa “vera”: lo incontri in centro, lungo una pedonale che segue un tratto dell’antica Via Francigena. Quindi non è una visita da cartolina, ma un luogo che spiega lavoro ed energia.
Nasce da un impianto tardomedievale (più antico della cinta muraria del borgo, XIV secolo). Inoltre nel 1797 passa al Comune. Poi diventa il punto da cui parte l’illuminazione elettrica nel 1890. In seguito resta alla famiglia Varesio per tre generazioni, fino alla chiusura dell’11 maggio 1988. Oggi è museo: acqua, ruota, turbina e macchinari rendono leggibile “dal vivo” come funzionava il sistema.
- Indirizzo: centro di Bussoleno, lungo la pedonale su tracciato storico della Via Francigen
Museo del Trasporto Ferroviario attraverso le Alpi – FerAlp “Aldo Miletto”
Il FerAlp “Aldo Miletto” racconta la valle dal lato ferroviario: binari, trazioni, officine e lavoro. La sede è l’ex Deposito Locomotive di Bussoleno, quindi il luogo nasce per la ferrovia e non è un contenitore “messo lì”.
La storia dell’impianto passa dall’officina ottocentesca alla chiusura del 1993. Poi, inoltre, il progetto museale viene avviato nel 1998. Nota pratica dal tuo testo: dopo l’incendio doloso del 2012, la fruizione è stata problematica a lungo, quindi conviene verificare accesso e aperture reali prima di inserirlo in un itinerario.
- Indirizzo: ex Deposito Locomotive di Bussoleno (zona ferroviaria)
Orrido di Foresto: natura forte, microclima e memoria
Riserva Naturale Orrido di Foresto: canyon, ginepri e sentieri
La Riserva Naturale Orrido di Foresto è la tappa più “forte” per scoprire cosa vedere a Bussoleno: un canyon calcareo scavato dal torrente Rocciamelone, con pareti strapiombanti, praterie xeriche e un microclima xerotermico (caldo e secco). Si trova su versante esposto a sud e interessa Bussoleno e Susa (in alcune schede anche Mompantero). Inoltre è collegata al sistema delle oasi xerotermiche insieme all’Orrido di Chianocco.
L’area protetta nasce per proteggere un elemento preciso: il rarissimo ginepro coccolone (Juniperus oxycedrus), presente qui in una delle pochissime stazioni alpine. In più trovi orchidee e specie di impronta steppica o mediterranea; sulle rupi, inoltre, non è raro osservare rapaci, tra cui il biancone.
L’Orrido non è solo natura: è frequentato dall’uomo fin dalla preistoria, conserva tracce di età romana (reperti ed epigrafi) e racconta un passato di cave di marmo e di lazzaretto usato fino al Settecento per l’isolamento durante le epidemie.
Per la visita non c’è un solo modo: ci sono sentieri segnalati, tra cui un percorso autoguidato tipo “Sentiero dei Ginepri” con bacheche. Inoltre esiste un collegamento a mezzacosta con l’Orrido di Chianocco (Sentiero degli Orridi). In più, per chi cerca qualcosa di più tecnico, c’è un itinerario attrezzato tipo via ferrata dentro l’Orrido. Tuttavia nel tuo testo l’avviso è chiaro: terreno esposto, acqua spesso scarsa e con neve/ghiaccio può diventare serio, quindi scarpe giuste e testa accesa.
- Indirizzo: frazione Foresto / Orrido di Foresto
Antico Lazzaretto di Bussoleno: rovina suggestiva nell’Orrido
L’Antico Lazzaretto è una piccola costruzione in pietra incastrata nella parete rocciosa dell’Orrido di Foresto, nella gola del Rio Rocciamelone. La tradizione locale lo collega alla peste del Seicento come luogo di isolamento, anche se nel tuo testo è specificato che non esistono documenti scritti che lo confermino.
Si trova in frazione Foresto, lungo Via Gran Borgata, all’ingresso dell’orrido. Per raggiungerlo si lascia l’auto a valle e si percorrono circa 500 metri su sentiero sterrato. L’accesso è gratuito e fruibile tutto l’anno. Tuttavia non è un monumento restaurato: è una rovina suggestiva e la posizione isolata, addossata alla roccia, rafforza l’ipotesi dell’uso sanitario. La visita richiede circa 30–45 minuti e, quindi, si integra bene con la passeggiata nell’Orrido.
- Indirizzo: frazione Foresto, Via Gran Borgata (ingresso Orrido di Foresto)
Punto panoramico e logica difensiva della valle
Castello di Borello: controllo del fondovalle (visita dall’esterno)
Il Castello di Borello è una tappa panoramica e “di controllo”: si trova su un poggio isolato vicino alla frazione Baroni, sulla riva destra della Dora, in posizione complementare al castello di San Giorio. Proprio per questo, in passato sorvegliava il fondovalle e la vecchia strada di Francia.
È citato nel Trecento come “castrum quod dicitur Castrum Borellum”, mentre l’origine viene spesso ritenuta più antica (ipotesi tra XII e XIII secolo). La tradizione, inoltre, lo lega ad Adelaide di Susa e al nobile Borello.
Dal punto di vista architettonico si riconosce per la pianta quasi quadrata con merli e cammino di ronda in gran parte leggibile, per la porta nord con feritoie e per i due belfredi circolari su beccatelli. Tuttavia nel tempo l’uso agricolo e gli interventi intorno al 1920 (aperture, modifiche e demolizione di una cappella addossata) ne hanno alterato l’immagine originaria. Oggi è privato e si visita solo dall’esterno, ma vale la sosta per capire la logica difensiva della Val di Susa.
- Indirizzo: nei pressi della frazione Baroni
Chiese e cappelle: dal centro alle borgate
Cappella dell’Annunziata: facciata ottocentesca e cronologia chiara
Nel centro abitato di Bussoleno, la Cappella dell’Annunziata è piccola ma riconoscibile. Infatti la facciata colpisce per bugnato liscio e lesene ioniche di ordine gigante, con trabeazione (scritta dedicatoria) e timpano triangolare. Inoltre sul lato sinistro c’è un campanile affiancato che riprende il bugnato nella parte inferiore.
All’interno lo spazio è raccolto: navata unica con volte a vela in sequenza, abside piatta e cantoria in muratura in controfacciata. Sono presenti anche altari in pietra e marmo, un tabernacolo dorato e una cronologia precisa: 1718 (confraternita aggregata a Torino), 1780 (edificazione sul sedime precedente), 1828 (finestra per più luce), restauri ripetuti 1860–1964 e restauro completo nel 2000.
- Indirizzo: centro abitato di Bussoleno
Chiesa di San Giovanni Battista: parrocchiale di Foresto e alluvioni
La Chiesa di San Giovanni Battista si trova a Foresto di Bussoleno, vicino all’imbocco dell’Orrido del Rio Rocciamelone. L’attuale edificio viene costruito nel 1721 per sostituire una chiesa più antica, danneggiata dalle alluvioni. In seguito, inoltre, tra 1864 e 1894 vengono aggiunte le navate laterali: l’interno diventa a tre navate, con profonda abside rettilinea.
La facciata è semplice: profilo a capanna, timpano triangolare, portale ligneo incorniciato in pietra e timpano curvilineo spezzato, più due nicchie sormontate da due meridiane. Dentro si leggono pilastri con lesene e volte a crociera; tetti in lose e pavimento in marmo policromo. La conservazione è buona all’esterno, mentre all’interno è più fragile con scrostamenti in controfacciata.
- Indirizzo: Foresto di Bussoleno (TO), nei pressi dell’imbocco dell’Orrido
Chiesa di Santa Maria Assunta: centro, campanile romanico e opere interne
Nel centro di Bussoleno, la Chiesa di Santa Maria Assunta è immediata: facciata settecentesca e, dietro, un campanile romanico sopravvissuto e inglobato nella ricostruzione. È citata già nel 1158 tra le dipendenze del Priorato di Santa Maria Maggiore di Susa. L’edificio romanico viene demolito nel 1724 salvando il campanile; l’attuale chiesa viene ricostruita tra 1725 e 1739 su progetto di François Louis de Willencourt.
L’interno è lineare: navata unica con quattro cappelle laterali, presbiterio e abside rettilinea. In controfacciata spicca la cantoria lignea curvilinea con organo a canne installato nel 1741 dall’organaro Concone. Le decorazioni pittoriche (motivi floreali e scene sacre) vengono avviate nel 1915 da Luigi Morgari e completate nel 1943 da Giorgio Lauro Boasso. Tra gli arredi: ancona dorata, statue di San Francesco di Sales e del Beato Amedeo di Savoia e un crocifisso ligneo del XV secolo. Esterni restaurati nel 1966 e facciata restaurata anche nel 1998.
- Indirizzo: Piazza Cavour 4
Cappelle di borgata: tappe piccole, ma utili per leggere il territorio
Qui sotto trovi le cappelle citate nel tuo testo. Sono tappe brevi; tuttavia, se stai costruendo un itinerario “a raggiera”, sono utili perché raccontano borgate, comunità e micro-storie.
Cappella di Santa Petronilla
Riconoscibile per il portico aperto con grande arcone. Citata già nel 1783, ma la Cappella di Santa Petronilla attuale attuale è frutto della riedificazione del 1928. Facciata a capanna, affreschi recenti in alto, campanile quadrato sulla parete sinistra, navata unica con volte a crociera e abside profonda, cantoria con scala metallica (accesso con scaletta in ghisa). Ex voto numerosi. Struttura in cemento armato intonacato, tetto in lose, pavimento in ceramica, altare a parete e tabernacolo ligneo
- Indirizzo: borgata Santa Petronilla, Bussoleno (TO)
Cappella di Sant’Antonio
Lungo l’antica via di Francia la Cappella di Sant’Antonio è documentata già nel 1783. Facciata a capanna con lesene tuscaniche, tetto in lose a protezione dell’ingresso, nicchia centinata con statua lignea di Sant’Antonio abate, campaniletto sul lato sinistro che spunta dal tetto. Interno: navata unica con volta a botte, abside piatta e cantoria (scala in legno). Coperture rifatte 2006–2007.
- Indirizzo: tra le case lungo l’antica via di Francia,
Cappella di Sant’Anselmo
La Cappella di Sant’Anselmo è in borgata Meitre. Citata nel 1783, riedificata nel 1813, restaurata nel 1839 e nel 1998. Facciata a capanna con lesene e timpano triangolare, oculo in asse e due affreschi; campanile quadrato a destra; tetto in lose sporgente. Interno: navata unica, volta a botte ribassata con unghie, abside poligonale, cantoria lignea; pavimento in marmi policromi alla veneziana
- Indirizzo: borgata Meitre
Cappella della Madonna della Neve
La Cappella della Madonna della Neve è isolata a (Pian) Cervetto. Costruita nel 1745. Facciata a capanna, portichetto creato avanzando le falde del tetto, campanile a vela in asse. Interno: navata unica con volta a botte e abside piatta, con locale rettangolare affiancato. Muratura in pietrame intonacato, pavimento in lastre di pietra sagomate, copertura in lose. Restauri/imbiancatura nel 1825 e restauro nel 1998. Fondazione legata a Giovanni Battista Pognant di Mattie
- Indirizzo: (Pian) Cervetto
Cappella di San Rocco
Tra le case di Foresto, la cappella di San Rocco è documentata almeno dal 1728. Facciata a capanna con portone centrale e due finestre; campanile quadrato sul lato sinistro in continuità; tetto in lose sporgente. Interno: navata unica, volta a botte e abside piatta. Pietrame intonacato, pavimento in battuto cementizio; conservazione mediocre con efflorescenze. Interventi: restauro 1941, tetto riedificato 1967, intonaci esterni e restauro campanile nel 1999.
- Indirizzo: Foresto, tra le case
Cappella di San Lorenzo
La cappella di San Lorenzo è isolata, molto leggibile: facciata rettangolare con linea orizzontale e oculo ovale, campanile inglobato sullo spigolo sinistro. Interno: pianta centrale con pseudo-cupola, piccola abside e cantoria (scala in ghisa). Muratura mista (facciata intonacata, lati al naturale), pareti perlinate e cornice su lesene; copertura a padiglione in lose, pavimento in lastre di pietra, altare lapideo. Nota: nel 1757 gli abitanti chiesero la benedizione perché appena riedificata
- Indirizzo: borgata/località San Lorenzo (indicata come cappella isolata
Cappella di San Basilio
La Cappella di San Basilio isolata in località Arbrea. Costruita nel 1631 per voto di Leonardo Peirolo, ampliata e restaurata nel 1753. Facciata a capanna con lesene e timpano triangolare; campanile quadrato in asse; portalino con secondo timpano e oculo rotondo. Portico profondo con copertura in lose. Interno: pianta centrale con cupola con unghie e presbiterio a volta a padiglione. Conservazione buona; pavimento in battuto cementizio; altare in stucco bianco.
- Indirizzo: località Arbrea
Cappella della Madonna delle Grazie
Cappella della Madonna delle Grazie è isolata in borgata Argiassera. Facciata a capanna con finestra polilobata, tetto in lose sporgente; campanile quadrato a sinistra. Interno: navata unica con abside semicircolare, cantoria, volta a botte con unghie. Pavimento in marmi policromi alla palladiana. Costruita tra 1906 e 1937, restaurata nel 1966, conservazione buona
- Indirizzo: borgata Argiassera
Cappella di San Gregorio
La Cappella di San Gregorio è isolata in borgata Bessetti. Riedificata 1846–1847, restaurata nel 1959. Facciata a capanna con due lesene e cornice orizzontale, tetto in lose sporgente; campanile quadrato sul lato destro. Interno: navata unica, volta a botte con unghie, piccola abside semicircolare con calotta, cantoria lignea (scala a chiocciola in legno). Conservazione mediocre con scrostamenti.
- Indirizzo: borgata Bessetti, Bussoleno (TO)
Cappella di San Pietro in Vincoli
In borgata Grange, dentro il centro abitato. Edificata nel 1824 e citata già nel 1825. Facciata a capanna con finestra lobata e nicchia a cuspide; tetto in lose sporgente; campanile quadrato a destra. Interno: navata unica con abside semicircolare, cantoria; volte articolate (botte con unghie arrotondate, abside con calotta unghiata). Accesso cantoria con scala a chiocciola metallica; conservazione discreta.
- Indirizzo: borgata Grange
Cappella di San Giovanni Nepomuceno
Incastonata tra le case della borgata Baroni. Prima citazione nel 1783. Facciata a capanna con due coppie di lesene e oculo circolare; tetto in lose sporgente; campanile quadrato a sinistra, interno con navata unica, volta a botte con unghie e abside piatta, cantoria lignea. Pavimento in ceramica nera e beige. Manutenzioni/restauri 1933–1970.
- Indirizzo: borgata Baroni
Cappella di San Bernardo
Tra le case di Falcemagna. Facciata a capanna con fascia orizzontale, campanile a vela in asse; tetto in tegole marsigliesi sporgente. Interno: navata unica, volta a botte con unghie e abside piatta; pavimento in lastre di pietra. Prima citazione nel 1783, restauro nel 1976. Conservazione buona dentro, esterno più fragile con scrostamenti in facciata.
- Indirizzo: Falcemagna
Cappella di Maria Ausiliatrice
Nel nucleo abitato di Roncaglie. Costruita e benedetta nel 1912. Facciata a capanna con fascia orizzontale e campanile a vela centrato; due nicchie ai lati dell’ingresso ospitano le finestre. Interno: navata unica, abside piatta e soffitto piatto. Conservazione ottima
- Indirizzo: Roncaglie
Cappella dell’Addolorata
Nel centro abitato della borgata Fornelli. Esterno: facciata a capanna con lunetta, tetto in lose avanzato, campanile massiccio a destra. Interno: navata unica, volta a botte, abside semicircolare a catino e cornice continua su lesene. Storia: citata nel 1782 (proprietà Lorenzo Marin) e il 10 ottobre 1783 risulta già voltata, affrescata e con un solo altare lapideo; restauro 1848 per umidità legata a una fonte; nel 1865 viene chiesta ricostruzione in sito diverso e l’edificio antico venduto a privati
- Indirizzo: borgata Fornelli
Cappella della Consolata
Nel nucleo abitato di borgata Tignai. Facciata a capanna con timpano triangolare e finestra polilobata; tetto in lose sporgente. Interno: navata unica con volta a botte (unghie arrotondate), piccola abside semicircolare a catino, cantoria in controfacciata. Pavimento in battuto cementizio. Storia: nel 1758 richiesta di riedificazione; il 10 ottobre 1783 risulta voltata, pavimentata e con un unico altare addossato alla parete absidale; benedetta nel 1819. Conservazione: media all’esterno ma pessima all’interno, con efflorescenze su volta e pareti
- Indirizzo: borgata Tignai
FAQ – Bussoleno senza sorprese: le domande importanti
Nel tuo testo è indicata come tappa “da guardare” nel borgo vecchio; il punto forte è la facciata, mentre gli affreschi sono citati come individuati all’interno
No: è una tappa utile per leggere la tipologia della casa mercantile medievale, quindi si capisce soprattutto osservando struttura e impianto
No: nel tuo testo è definito una rovina suggestiva, non un monumento restaurato
Circa 500 metri su sentiero sterrato dal punto in cui lasci l’auto a valle, e la visita complessiva è indicata in 30–45 minuti
E’ proprietà privata e visitabile solo dall’esterno
Sì: nel tuo testo è segnalato che dopo l’incendio doloso del 2012 la fruizione è stata problematica a lungo, quindi è consigliato verificare aperture reali

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



