Il “Maometto” di Borgone Susa: bassorilievo romano su masso erratico, iscrizione latina e segni di un’area sacra antica

Da Alessandro Maldera
Febbraio 16, 2026

In Val di Susa circola un nome che sembra fuori posto: “Maometto”. Eppure non c’entra il Profeta: è il soprannome popolare di un bassorilievo iscritto scolpito su un enorme masso tra Borgone e San Didero. L’opera, probabilmente di età romana (II–III secolo d.C.), apre un rebus: ex-voto, monumento funerario o traccia di un culto di frontiera? Inoltre, tutto intorno compaiono indizi più antichi ancora, tra coppelle, macine e persino una sepoltura preromana
Scheda rapida del bassorilievo Maometto nel bosco
– Dimensioni: circa 80×65 cm (frontone 18×65 cm)
– Epoca proposta: II–III secolo d.C. (in alcune letture II secolo d.C.)
– Indizio chiave: lettere V M compatibili con una formula di ex-voto
– Scena: figura maschile con braccia alzate e animale ai piedi (probabile cane)
Dove si trova il “Maometto” e perché porta questo nome
Il rilievo è visibile in un boschetto di acacie tra Borgone e San Didero, su un grande masso franato/erratico precipitato dalla parete montana vicina. È inciso sul lato nord della roccia, quindi la lettura dipende anche da luce e ombra: perciò conviene osservarlo con calma e da più angoli.
Il nome “Maometto”, invece, nasce dalle credenze popolari della valle: spesso, infatti, ciò che è molto antico e senza origine chiara viene attribuito ai Saraceni. In altre parole, l’etichetta è folkloristica; tuttavia il manufatto, per forma e iscrizione, parla soprattutto “romano”
Com’è fatto il bassorilievo: un tempietto scolpito nella pietra
L’opera ha forma di edicola/templietto e misura circa 80×65 cm. Sopra c’è un frontone triangolare (circa 18×65 cm) che conservava un’iscrizione latina su tre righe: oggi è quasi indecifrabile perché la superficie è stata mangiata dalla corrosione atmosferica.
Nel riquadro centrale dell’edicola, inoltre, si vede un personaggio maschile frontale, con proporzioni un po’ rigide e braccia alzate e aperte. Indossa una tunica stretta in vita e, dietro il corpo, si distingue un mantello drappeggiato che scende dalle spalle e si raccoglie sul lato sinistro, lasciando libere le braccia. Ai suoi piedi, sul lato destro, compare un animale rivolto verso di lui, probabilmente un cane. Sotto la figura si nota anche una base quadrata, forse un piccolo altare: quindi non è solo “decorazione”, ma un impianto pensato come segno di culto
L’iscrizione latina: perché si parla di ex-voto (e di che epoca)
Anche se le tre righe sono rovinate, l’ultima è quella più “leggibile” e conserva due lettere chiave: V M. Proprio queste fanno pensare alla formula votiva V(otum) M(erito); secondo un’altra lettura, invece, potrebbero rimandare a V(otum) S(olvit) L(ibens) M(erito). In entrambi i casi, il senso è quello di un voto sciolto: quindi, con buona probabilità, siamo davanti a un ex-voto dedicato a una divinità.
La forma delle lettere, inoltre, suggerisce una datazione tra II e III secolo d.C. (alcune sintesi parlano anche di II secolo d.C.): perciò l’opera si colloca nel pieno della romanità “provinciale” della valle, non in un tempo leggendario e indistinto.
Chi è la figura scolpita? Le ipotesi tra funerario e divinità agresti
Proprio la coppia uomo + cane ha spinto alcuni a pensare a un monumento funerario, perché non era raro raffigurare il defunto insieme al compagno di caccia o all’animale “favorito”. Tuttavia questa lettura inciampa su due elementi: l’impostazione “da edicola” con base/piedistallo e, soprattutto, l’iscrizione dedicatoria.
Da qui, quindi, nascono ipotesi diverse (e ancora da verificare) sull’identificazione della divinità o del soggetto:
- Vertumno (Vertumnus): secondo l’ipotesi attribuita a Doro, le tracce dell’epigrafe indicherebbero un carattere dedicatorio. Inoltre, nella terza riga sembrerebbero leggibili lettere compatibili con …E…TU…NUS. Vertumno, di tradizione italica, è legato al rinnovamento stagionale/agricolo e in alcune rappresentazioni compare anche con un cane
- Silvano: Ferrua, invece, propendeva per Sanct(o) Silvan(o), leggendo lettere come NO e ipotizzando tracce di VA. Silvano è una divinità agreste e boschiva, spesso raffigurata con il cane; inoltre, molte dediche a lui sono note in aree romane (in particolare regioni IX e XI)
- Giove Dolicheno: Carducci propose un’altra strada, riconoscendo Giove Dolicheno (in iconografie classiche spesso associato al toro). Si tratta di un culto di origine orientale, diffuso soprattutto in ambiente legionario e nelle zone di frontiera nel II secolo dell’Impero. Doliche era una città della Commagene con un celebre tempio a Giove “Dolicheno”: di conseguenza il culto si sarebbe propagato con gli spostamenti delle legioni
Indizi “sul posto”: monete, aquila di bronzo e rapporto con una via di passaggio
L’ipotesi Dolichena, secondo quanto riportato, sarebbe sostenuta da alcuni ritrovamenti sull’altura del masso: una decina di monete (prevalentemente degli Antonini) e una piccola aquila di bronzo, oggetto che viene talvolta associato al contesto iconografico del Dolicheno.
Inoltre, il rilievo sembra pensato per essere visto dai viaggiatori: questi monumenti, infatti, venivano spesso collocati lungo tracciati di transito. Carducci interpreta la zona come una strettoia creata dal masso erratico precipitato vicino alla parete, e considera la sommità del masso un punto strategico di osservazione e controllo di un lungo tratto della Via delle Gallie. Tuttavia l’idea di un “posto di frontiera” identificabile con un presunto ad Fines citato negli itinerari viene giudicata azzardata: quindi è una suggestione, non una certezza
Non solo romano: coppelle, macine incompiute e tracce preistoriche
La parte più sorprendente è che il sito non “finisce” con il bassorilievo. Sopra e attorno compaiono segni difficili da spiegare in modo univoco:
- Nelle rocce sovrastanti si vedono tre grandi macine incompiute, ancora attaccate alla parete
- Sono presenti numerose coppelle (incavi emisferici), che hanno spinto ad attribuire alla località anche un carattere di zona sacra, forse legata a cerimonie stagionali
- La sommità del masso è coperta da un sottile strato di terreno vegetale con arbusti e specie erbacee considerate non più comuni in zona
- In posizione centrale, inoltre, è emersa una sepoltura: scheletro deposto nella nuda terra, senza copertura, ma con una fila di lastroni per lato, paralleli al corpo. La datazione proposta la colloca in epoca preromana, circa 3.000–3.500 anni fa, pur con difficoltà dovute all’assenza di corredo
- Sempre a un orizzonte preromano potrebbero appartenere vari fori a nicchia scavati nella parete rocciosa di fronte al masso: buchi tondeggianti (circa 10–20 cm), più larghi all’interno, interpretati come alloggiamenti per offerte secondo prassi antiche
- Verso ovest sono state individuate anche strutture murarie a secco con pietre irregolari, attribuite tra la fine dell’Età del Bronzo e la prima fase dell’Età del Ferro, cioè nel II millennio a.C.
Di conseguenza prende forma un’ipotesi ampia: il carattere religioso del luogo potrebbe aver avuto continuità dalla preistoria all’epoca romana e, in modo diverso, fino a tempi recenti, quando nella valle si sono diffuse credenze su “masche” e su aree considerate “infauste”
Reperti e tracce materiali nei dintorni
Nelle vicinanze sono stati segnalati anche ritrovamenti di epoca romana: frammenti ceramici, tegole, vetri, lucerne, bronzi, monete (II–III secolo d.C.) e persino un tratto di strada. Questi elementi, quindi, rafforzano l’idea di un punto legato a transiti e attività locali, dove si documentano anche pratiche silvopastorali e, secondo alcune letture, attività di cava e miniera
Come “leggere” il sito oggi, senza farsi fregare dal nome
Se lo incontri come tappa “cosa vedere”, il trucco è semplice: prima osservi il tempietto e la postura della figura, poi cerchi i residui dell’epigrafe sul frontone (anche se quasi cancellata), e infine allarghi lo sguardo al contesto. Infatti, è il contorno a rendere il posto strano: coppelle, tracce di lavorazione della roccia, segni di frequentazione antica. In altre parole, il “Maometto” vale perché è un nodo di storie sovrapposte, non perché “spiega tutto” da solo
FAQ – Cosa sapere prima di cercare il “Maometto”
È un bassorilievo iscritto a forma di edicola scolpito direttamente su un grande masso erratico/franato tra Borgone e San Didero, in un boschetto di acacie
Il nome nasce da credenze popolari valsusine che attribuivano ai Saraceni opere antiche di origine ignota, mentre i dati (iscrizione latina, stile) rimandano a un contesto romano
Una figura maschile frontale con braccia alzate, tunica e mantello, e un animale ai piedi (probabilmente un cane), sopra una base quadrata interpretata come possibile altare
È su tre righe ma molto corrosa; tuttavia restano lettere come V M, interpretate come formule votive (es. V(otum) M(erito)), quindi l’opera è letta spesso come ex-voto
Sono ipotesi proposte da studiosi diversi: Vertumno (con tracce compatibili tipo …E…TU…NUS), Silvano (letture come Sancto Silvano), oppure Giove Dolicheno, suggerito anche da ritrovamenti come monete (Antonini) e una piccola aquila di bronzo; però nessuna identificazione è definitiva
Perché ci sono coppelle, macine incompiute ancora sulla roccia, fori a nicchia per offerte e perfino una sepoltura preromana (stimata 3.000–3.500 anni fa), oltre a strutture a secco databili tra Bronzo finale e primo Ferro

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



