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Storia di Collegno: 2000 anni di avvenimenti del Comune vicino a Torino

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Da Alessandro Maldera

Aprile 06, 2025

hiesa e palazzi storici nel centro di Collegno, in una giornata di sole primaverile

Collegno, un comune situato nella città metropolitana di Torino, vanta una storia ricca e affascinante che si estende per oltre due millenni.

Le radici di Collegno affondano nell’epoca romana, quando il territorio fungeva da importante snodo lungo la via che collegava Augusta Taurinorum (l’odierna Torino) ai valichi alpini. Nel corso dei secoli, Collegno ha vissuto periodi di dominazione longobarda e franca, ha assistito all’ascesa e al declino di potenti famiglie nobiliari, e ha giocato un ruolo significativo durante il Risorgimento italiano e la Seconda Guerra Mondiale.

Oggi, Collegno si presenta come una cittadina moderna e dinamica, che ha saputo preservare le tracce del suo passato mentre si proietta verso il futuro. Attraverso questo viaggio nella storia di Collegno, scopriremo come eventi locali e nazionali abbiano contribuito a forgiare l’identità unica di questa comunità, rendendola un luogo di grande interesse storico e culturale nel panorama piemontese.

Le origini antiche di Collegno

La storia di Collegno affonda le sue radici in un passato remoto, ben prima dell’era romana. Le prime tracce di insediamenti umani in quest’area risalgono all’età del Bronzo, come testimoniano i ritrovamenti archeologici di due tombe isolate. Questi reperti, sebbene sporadici, suggeriscono che la zona fosse già abitata in tempi antichissimi, probabilmente grazie alla sua posizione strategica lungo il corso della Dora Riparia.

Storia di Collegno: l’insediamento Romano

Con l’avvento dell’epoca romana, l’area di Collegno acquisì una maggiore importanza strategica. La sua collocazione, a soli cinque miglia da Augusta Taurinorum (l’odierna Torino), la rendeva un punto cruciale lungo le vie di comunicazione che collegavano la città ai valichi alpini.

La presenza romana lasciò tracce significative sul territorio. Scavi archeologici hanno portato alla luce resti di strutture che suggeriscono l’esistenza di una villa o di una stazione di sosta di una certa importanza. Questi ritrovamenti, insieme ad altri oggetti di uso quotidiano dell’epoca romana, sono oggi conservati presso il Museo di Antichità di Torino, testimoniando la ricchezza storica di questo periodo.

La Mansio Romana

Nell’area dell’attuale Collegno sorgeva una mansio, ovvero una stazione di sosta situata a circa cinque miglia romane da Torino. Questa struttura svolgeva un ruolo cruciale per i viaggiatori e i commercianti che percorrevano la via del Moncenisio verso la Gallia. La presenza di questa struttura ha contribuito significativamente allo sviluppo iniziale dell’insediamento.

Reperti archeologici

Gli scavi archeologici condotti nel territorio di Collegno hanno portato alla luce numerosi reperti di età romana, oggi conservati presso il Museo di Antichità di Torino. Questi ritrovamenti testimoniano la vivacità dell’insediamento e la sua importanza nell’ambito della rete viaria romana.

L’eredità Toponomastica

L’origine del nome “Collegno” è oggetto di dibattito tra gli studiosi. Una delle ipotesi più accreditate fa derivare il toponimo dall’espressione latina “Collegium ad quintum milium“, che si riferisce alla stazione di sosta situata al quinto miglio da Torino. Questa teoria sottolinea ulteriormente il legame tra le origini di Collegno e la sua funzione di punto di sosta lungo l’antica via romana.

Con il crollo dell’Impero Romano d’Occidente e le successive invasioni barbariche, la struttura sociale ed economica dell’area subì una radicale trasformazione. È in questo contesto che si inserisce la nascita del vero e proprio borgo di Collegno, un processo che si sviluppò gradualmente nel corso di diversi secoli.

Storia di Collegno: tra Goti e Longobardi

Il periodo che va dal V all’VIII secolo d.C. rappresenta per Collegno una fase di transizione cruciale, caratterizzata dall’arrivo e dall’insediamento di popolazioni germaniche.

Tra la fine del V secolo e il 560 circa, un gruppo di Goti si stabilì nell’area di Collegno. Le indagini archeologiche hanno portato alla luce una piccola necropoli gota. Al centro si trovava una tomba monumentale, appartenente probabilmente al capo del gruppo. Intorno ad essa erano disposte altre sepolture, tra cui due maschili, due infantili e tre femminili. Queste ultime si distinguevano per la presenza di ricchi gioielli e vesti decorate con broccato d’oro, testimonianza dello status elevato.

Un altro elemento emerso è la presenza della deformazione cranica artificiale in alcuni individui, una pratica diffusa nell’Europa centro-orientale tra V e VI secolo, ma estranea alle popolazioni italiche. Questo conferma l’origine alloctona di questa comunità e il mantenimento di pratiche culturali proprie.

L’arrivo dei Longobardi nel 570 d.C

Collegno vide l’insediamento di una nuova comunità germanica, i Longobardi. La necropoli longobarda, situata a circa 300 metri da quella gota, comprendeva 157 tombe ordinate per nuclei familiari e clan. La disposizione delle sepolture rifletteva una precisa pianificazione sociale, mantenuta per lungo tempo fino all’VIII secolo.

Tra le tombe più antiche e prestigiose, undici presentavano un’ ampia fossa rivestita di legno e pali angolari, un modello diffuso negli stanziamenti longobardi in Pannonia prima della discesa in Italia. Queste sepolture appartenevano alla famiglia dominante, come indicato dalla presenza di croci d’oro cucite sui veli funebri in quattro casi.

La presenza di un cavallo, sacrificato e deposto accanto alla tomba del suo padrone, il capo della comunità, sottolinea il prestigio sociale legato all’arte equestre. I corredi funebri maschili, ricchi di armi e cinture con guarnizioni in ferro ageminate, testimoniano il carattere guerriero di questa prima generazione di coloni. Mentre, le sepolture femminili di questo periodo conservano gli elementi tipici del costume tradizionale longobardo. Tra queste fibule sui nastri delle gonne, fibbiette per calze ageminate e pendenti di cintura con funzione di amuleti.

L’evoluzione della Comunità Longobarda

L’insediamento longobardo di Collegno non rimase statico nel tempo, ma subì una significativa evoluzione sociale e culturale nel corso dei secoli. Questa trasformazione è chiaramente leggibile attraverso i cambiamenti nei corredi funebri e nelle pratiche sepolcrali, nonché dalle analisi antropologiche condotte sui resti umani.

Nelle prime generazioni, l’attività militare degli uomini è evidente non solo dai corredi ricchi di armi, ma anche dai segni lasciati sui loro resti scheletrici. Ferite e traumi cranici, spesso causa di morte, testimoniano una vita caratterizzata da frequenti scontri armati. Questo quadro riflette il ruolo primario di controllo e difesa del territorio svolto dalla comunità longobarda di Collegno nei primi decenni dopo l’insediamento.

A partire dal 640/650 fino alla fine del VII secolo, si osserva un cambiamento significativo nelle pratiche funerarie. Le sepolture femminili non presentano più doni funebri o accessori dell’abito, mentre alcune tombe maschili continuano ad avere corredi di pregio. Tuttavia, l’armamento va progressivamente diminuendo, segnalando un graduale mutamento nel ruolo sociale e nelle attività della comunità.

Le analisi sui resti umani di questo periodo rivelano un aumento delle morti violente e dei traumi da scontri in battaglia tra gli uomini. Questo potrebbe indicare un periodo di instabilità o di conflitti più intensi, forse legati ai cambiamenti politici e sociali in atto nel regno longobardo.

L’ultima fase cimiteriale, databile all’VIII secolo, segna la completa trasformazione della comunità “da guerrieri a contadini”. Il gruppo elitario, inizialmente stanziato con compiti prevalentemente militari, perde il suo ruolo di controllo del territorio e si trasforma in una comunità di semplici agricoltori. Questa evoluzione è testimoniata dalle carenze alimentari e dagli stress da lavori pesanti impressi nei resti scheletrici.

Nonostante questi cambiamenti, la comunità mantiene un forte senso di identità e di appartenenza. Le nuove sepolture vengono collocate nelle fasce rimaste libere nelle parti centrali del cimitero, dimostrando la continuità nell’uso della necropoli e il mantenimento della memoria degli antenati. Questo fatto è particolarmente significativo considerando che erano trascorsi più di 130 anni dall’inizio dell’insediamento.

L’evoluzione della comunità longobarda di Collegno riflette i più ampi cambiamenti che stavano avvenendo nella società longobarda in Italia. Da un iniziale gruppo di guerrieri con forti legami con la tradizione d’oltralpe, si passa gradualmente a una comunità più integrata nel tessuto sociale locale. Ma anche questa mantiene una forte consapevolezza delle proprie origini e tradizioni.

Il villaggio Medievale: struttura e vita quotidiana

Le indagini archeologiche condotte a Collegno hanno permesso di ricostruire con notevole dettaglio la struttura e l’evoluzione del villaggio medievale. Così, offrendo uno spaccato unico sulla vita quotidiana delle comunità che si sono succedute in quest’area dal periodo goto-longobardo fino al pieno Medioevo.

L’abitato goto-longobardo era caratterizzato da diverse tipologie di capanne, realizzate con tecniche costruttive che riflettevano le tradizioni portate da queste popolazioni. Le strutture erano realizzate in pisè (un impasto di argilla e paglia) e in legno. Invece, altre capanne del periodo longobardo che presentavano il fondo seminterrato, una caratteristica tipica dell’architettura di queste popolazioni.

Col tempo, il villaggio subì una lenta “migrazione” verso nord-ovest, sviluppandosi lungo i due lati della strada della Varda avvicinandosi al bordo del terrazzo fluviale. Questa evoluzione spaziale riflette probabilmente cambiamenti nelle esigenze della comunità e nell’organizzazione del territorio.

Nei secoli IX e X, l’uso del legno diventa predominante nelle costruzioni. Le dimensioni e le forme delle capanne suggeriscono una diversificazione funzionale degli spazi. Accanto alle abitazioni, si trovavano steccati e ricoveri per animali, fienili o granai, fosse-silos per la conservazione delle granaglie e locali artigianali. Tra questi spazi destinati alla tessitura, come indicato dalle tracce di impianti di telai.

Un elemento caratteristico di questo periodo sono i numerosi focolari ricavati in profonde fosse, dove la cottura avveniva a fiamma viva o con le braci. Questi si differenziano dai piani di fuoco in pietra associati alle capanne di età gota e longobarda, indicando un cambiamento nelle pratiche culinarie e nell’organizzazione dello spazio domestico.

Al periodo più recente (X-XII secolo) appartiene un gruppo di costruzioni particolarmente interessanti. Si tratta di edifici circolari o ellittici, con il fondo a volte interrato e le pareti del taglio rivestite in muratura di pietre e argilla. L’armatura era realizzata con pali, mentre le pareti erano probabilmente costruite con un impasto di limo, argilla, ghiaia e paglia. Queste strutture rappresentano un’evoluzione significativa nelle tecniche costruttive, forse in risposta a nuove esigenze abitative o produttive.

La vita quotidiana nel villaggio era scandita dalle attività agricole e artigianali. La presenza di fosse-silos e granai indica un’economia basata sulla coltivazione dei cereali, mentre i ricoveri per animali suggeriscono la pratica dell’allevamento. L’attività tessile, testimoniata dalle tracce di telai, era probabilmente una delle principali occupazioni artigianali, insieme alla lavorazione del legno e del metallo.

L’organizzazione spaziale del villaggio, con la sua evoluzione nel tempo, riflette i cambiamenti sociali ed economici della comunità. Da un iniziale insediamento di guerrieri-contadini, si passa gradualmente a una società più articolata. E con una maggiore specializzazione delle attività e una più complessa organizzazione dello spazio abitativo e produttivo.

La continuità di occupazione del sito, dal periodo goto-longobardo fino al pieno Medioevo, testimonia la resilienza di questa comunità e la sua capacità di adattarsi ai cambiamenti storici e ambientali. Il villaggio di Collegno rappresenta così un caso di studio eccezionale per comprendere l’evoluzione delle comunità rurali nell’Italia settentrionale durante il Medioevo.

La Certosa Reale e il Manicomio di Collegno

La storia di Collegno è indissolubilmente legata alla Certosa Reale, un complesso monumentale che ha segnato profondamente l’identità e lo sviluppo della città. Originariamente fondata come monastero certosino nel XIV secolo, la Certosa ha attraversato secoli di storia, subendo trasformazioni e adattamenti che riflettono i cambiamenti sociali e culturali del Piemonte.

Nel 1641, la Certosa fu elevata al rango di Reale da Cristina di Francia, reggente del Ducato di Savoia. Questo nuovo status portò a significativi ampliamenti e abbellimenti del complesso, che divenne un importante centro spirituale e culturale. L’architettura della Certosa, con il suo mix di stili che vanno dal gotico al barocco, testimonia le diverse fasi della sua storia e l’importanza che rivestiva per la casa regnante.

Un capitolo fondamentale nella storia della Certosa si aprì nel 1853, quando il Regio manicomio di Torino fu trasferito in questo complesso. La scelta della Certosa come sede del manicomio non fu casuale. La sua collocazione, in un’area vasta e isolata, rispondeva perfettamente ai nuovi paradigmi della psichiatria dell’epoca, che prevedevano l’isolamento dei pazienti in un ambiente tranquillo e a contatto con la natura.

Il trasferimento del manicomio portò a una radicale trasformazione del complesso. Furono costruiti nuovi padiglioni disposti a pettine, ampliando notevolmente la struttura originaria. Le estese aree verdi e le colonie agricole offrivano ai ricoverati la possibilità di lavorare, in linea con le teorie terapeutiche del tempo che vedevano nel lavoro un importante strumento di cura.

Nel corso degli anni, il manicomio di Collegno divenne una delle più grandi strutture psichiatriche d’Italia. La sua storia è strettamente intrecciata con l’evoluzione delle teorie e delle pratiche psichiatriche, riflettendo i cambiamenti nella percezione sociale della malattia mentale e nel trattamento dei pazienti.

Un episodio che ha reso celebre il manicomio di Collegno a livello nazionale è il caso Bruneri-Canella, noto come “lo smemorato di Collegno“. Questa intricata vicenda giudiziaria e umana, che si svolse tra il 1926 e il 1931, catturò l’attenzione dell’opinione pubblica italiana, diventando oggetto di numerosi studi, libri e adattamenti cinematografici.

La storia del manicomio di Collegno giunse a una svolta nel 1978 con l’approvazione della Legge Basaglia, che decretò la chiusura degli ospedali psichiatrici in Italia. Il processo di dismissione fu graduale e portò a una profonda riflessione sul futuro del complesso e sul suo significato per la comunità di Collegno.

Oggi, l’ex Certosa Reale e manicomio di Collegno è oggetto di un importante progetto di riqualificazione e valorizzazione. Parte del complesso ospita servizi sanitari e sociali, mentre altre aree sono state destinate a funzioni culturali e ricreative. Il parco che circonda la struttura è diventato un importante spazio verde per la città, simbolo di una nuova concezione dell’assistenza e dell’inclusione sociale.

La storia della Certosa Reale e del manicomio di Collegno rappresenta un capitolo fondamentale nella storia della città, riflettendo i grandi cambiamenti sociali, culturali e scientifici che hanno caratterizzato gli ultimi due secoli. Da simbolo di segregazione e isolamento, il complesso è diventato oggi un luogo di memoria e di rinascita, testimone silenzioso della complessa evoluzione della società italiana.

L’industrializzazione

Il XIX e il XX secolo segnarono per Collegno un periodo di profonde trasformazioni, guidate dal processo di industrializzazione che investì l’intera area torinese. Questo cambiamento epocale non solo modificò il tessuto economico della città, ma ne ridisegnò anche la struttura urbana e sociale.

L’espansione industriale di Collegno si concentrò inizialmente lungo l’asse di corso Francia, un’arteria stradale che divenne il fulcro dello sviluppo urbano. Qui si insediarono le prime manifatture, prevalentemente tessili e siderurgiche. Aziende che attirarono manodopera dalle campagne circostanti e dalle regioni limitrofe, dando inizio a un processo di urbanizzazione rapido e intenso.

Un esempio emblematico di questo sviluppo industriale è rappresentato dal Villaggio Leumann, un complesso industriale e residenziale realizzato agli inizi del Novecento. Progettato dall’imprenditore svizzero Napoleone Leumann in collaborazione con l’architetto Pietro Fenoglio, il villaggio rappresentava un tentativo innovativo di migliorare le condizioni di vita e di lavoro degli operai.

Il Villaggio Leumann non era solo un luogo di produzione, ma una vera e propria micro-città, dotata di tutti i servizi necessari alla comunità: chiesa, stazione ferroviaria, convitto per le operaie, mensa, scuole e altri servizi sociali. Questo modello di “città-fabbrica” rifletteva una visione paternalistica dell’industria, ma al contempo rappresentava un significativo passo avanti nelle politiche di welfare aziendale.

L’industrializzazione portò a un’espansione demografica senza precedenti. La popolazione di Collegno crebbe rapidamente, passando da poche migliaia di abitanti all’inizio del XX secolo a oltre 50.000 negli anni ’70. Questa crescita demografica fu alimentata da diverse ondate migratorie: prima dalle campagne piemontesi, poi dal Veneto e infine, negli anni del boom economico, dal Mezzogiorno e dalle isole.

Storia di Collegno e la trasformazione urbana

L’espansione urbana che accompagnò questa crescita demografica trasformò radicalmente il paesaggio di Collegno. Il centro storico, con il suo castello e le sue chiese medievali, si trovò circondato da nuovi quartieri residenziali e aree industriali. L’edilizia popolare degli anni ’50 e ’60 creò nuovi agglomerati urbani, spesso caratterizzati da grandi complessi abitativi che modificarono significativamente lo skyline della città.

La rapida urbanizzazione portò anche a sfide significative in termini di infrastrutture e servizi. La città dovette adeguarsi rapidamente per fornire alloggi, scuole, trasporti e servizi sanitari a una popolazione in rapida crescita. Questo processo di adattamento e modernizzazione ha caratterizzato la storia di Collegno nella seconda metà del XX secolo.

Un elemento significativo nello sviluppo urbano di Collegno è stata la sua progressiva integrazione nell’area metropolitana torinese. La crescita della città ha portato alla fusione del suo tessuto urbano con quello dei comuni limitrofi. In particolare lungo l’asse di corso Francia, creando un continuum urbano che va da Torino a Rivoli.

Oggi, Collegno si presenta come una città moderna, che ha saputo conservare tracce significative del suo passato industriale. Il Villaggio Leumann, ad esempio, è diventato un importante sito di archeologia industriale, oggetto di tutela e valorizzazione. Allo stesso tempo, la città ha saputo rinnovarsi, sviluppando nuove vocazioni economiche e culturali.

L’industrializzazione e la conseguente trasformazione urbana hanno profondamente segnato l’identità di Collegno, trasformandola da borgo rurale a città industriale e infine a moderna realtà urbana integrata nel sistema metropolitano torinese. Questa evoluzione riflette, su scala locale, i grandi processi di cambiamento che hanno caratterizzato l’Italia nel corso del XX secolo.

Collegno nella Seconda Guerra Mondiale e nella Resistenza

Il periodo della Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza rappresenta un capitolo fondamentale e doloroso nella storia di Collegno. Come molte altre città italiane, Collegno visse in prima linea gli orrori del conflitto e l’oppressione del regime nazifascista. Ma seppe anche esprimere un forte spirito di resistenza e solidarietà.

Con l’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre 1943, molti giovani collegnesi scelsero la via della Resistenza, unendosi alle formazioni partigiane che operavano sulle montagne circostanti. Alcuni si unirono alla Divisione autonoma “Sergio De Vitiis” nella zona di Giaveno, altri entrarono nelle Brigate Matteotti o in quelle di Giustizia e Libertà, ma la maggior parte optò per le divisioni Garibaldine.

Nel territorio di Collegno, la presenza di forze nazifasciste era consistente. Vi erano stanziati uomini della X MAS, un distaccamento di artificieri e granatieri tedeschi, militari tedeschi a guardia della centrale elettrica e una compagnia di militi fascisti. Questa presenza rendeva particolarmente rischiosa e difficile l’attività resistenziale.

Nonostante i pericoli, nell’aprile del 1944 un gruppo di antifascisti costituì il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) locale di Collegno. Questo organismo clandestino coordinava le attività di resistenza e preparava il terreno per la futura liberazione. Nello stesso periodo, si formò la 15ª Brigata SAP “Paolo Arnaud”, con comando a Rivoli e distaccamenti anche a Collegno, che svolse un ruolo cruciale nelle azioni di sabotaggio e nella lotta contro l’occupazione nazifascista.

La primavera del 1945 segnò il momento più drammatico perla storia di Collegno. Con l’avanzata degli Alleati e l’insurrezione delle città del Nord Italia, le truppe tedesche in ritirata si macchiarono di terribili crimini contro la popolazione civile. Il 30 aprile e il 1º maggio 1945, Collegno e la vicina Grugliasco furono teatro di un efferato eccidio perpetrato da soldati della 34ª Infanterie-Panzer Division del generale Hans Schlemmer.

In quei due giorni, 67 persone – tra partigiani, civili e un sacerdote – furono brutalmente uccise. Di queste vittime, 32 erano residenti di Collegno. Molti dei caduti erano poco più che ragazzi. Questa strage rappresenta una delle pagine più buie nella storia della città, ma anche un simbolo del sacrificio e della resistenza della sua popolazione.

La risposta partigiana alla strage non si fece attendere. Nel pomeriggio del 1º maggio, un gruppo di sappisti locali e parte della popolazione si vendicarono uccidendo a Collegno 29 militi della Repubblica Sociale che erano tenuti prigionieri. Questo episodio, pur comprensibile nel contesto di violenza e rappresaglie del momento, rimane un capitolo controverso nella storia della Liberazione.

Il sacrificio di Collegno durante la guerra e la Resistenza è stato riconosciuto con il conferimento della Medaglia d’Argento al Merito Civile. La motivazione dell’onorificenza, conferita nel 2006, recita:

“Piccolo comune rurale di circa ottomila abitanti, generosamente impegnato nella lotta partigiana, subiva un efferato eccidio da parte delle truppe naziste che trucidarono brutalmente trentadue cittadini, la metà giovani non ancora ventenni. Luminoso esempio di spirito di sacrificio e di profonda fede in un’Italia libera e democratica”.

Oggi, Collegno mantiene viva la memoria di quei tragici eventi attraverso commemorazioni annuali, monumenti e iniziative educative. La storia della Resistenza e dell’eccidio del 1945 è diventata parte integrante dell’identità cittadina. Un monito contro la guerra e l’oppressione e un invito costante alla pace e alla democrazia.

Storia di Collegno: l’evoluzione urbana

Nel corso del XX secolo e all’inizio del XXI, Collegno ha subito profonde trasformazioni urbanistiche che hanno ridefinito il suo aspetto e la sua funzione nell’area metropolitana torinese.

L’espansione lungo corso Francia

L’asse di corso Francia è diventato il fulcro dello sviluppo urbano di Collegno. Lungo questa arteria si è sviluppata una continuità edilizia che ha progressivamente unito Collegno con Torino, Rivoli e Grugliasco, creando un unico tessuto urbano.

La riconversione delle aree industriali

Con il declino di alcune attività industriali, Collegno ha dovuto affrontare la sfida della riconversione di vaste aree precedentemente occupate da fabbriche. Questo processo ha portato alla creazione di nuovi spazi residenziali, commerciali e di servizi, ridefinendo l’identità di intere zone della città.

Il parco agronaturale della Dora

Un importante progetto di riqualificazione ambientale ha portato alla creazione del Parco Agronaturale della Dora. Questa area verde, che Collegno condivide con i comuni limitrofi, rappresenta un importante polmone verde. Un corridoio ecologico che preserva elementi del paesaggio agricolo storico e offre ai cittadini spazi per il tempo libero e il contatto con la natura.

L’arrivo della metropolitana

Nel 2006, l’arrivo della metropolitana di Torino ha segnato un momento fondamentale per la mobilità e lo sviluppo di Collegno. La stazione Fermi, capolinea della Linea 1, ha migliorato significativamente i collegamenti con il capoluogo piemontese, influenzando positivamente l’attrattività residenziale e commerciale della città.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende