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Villaggio Leumann, la storia dell’incantevole quartiere operaio di Collegno

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Il Villaggio Leumann di Collegno (Torino) è uno dei migliori esempi, in Italia, di particolari quartieri operai all’avanguardia sorti tra Otto e Novecento.

Sorge a fianco all’omonimo Cotonificio e la sua storia abbraccia, in un progetto unico nel suo genere, arte e cultura industriale.

Torino, capitale industriale, vince su Voghera

Il progetto di un villaggio industriale nasce sul tramontare dell’Ottocento, quando l’imprenditore svizzero Isacco Leumann decide di spostare l’azienda di famiglia a Torino.

In quel periodo Torino aveva appena ceduto il titolo di capitale del Regno a Firenze e stava attraversando un periodo di crisi. Il Comune, per risollevarsi, concedeva terreni a prezzi vantaggiosi e si mostrava appetibile per grandi e piccoli industriali.

Tra questi, anche i Leumann, titolari di un’impresa tessile, finirono per scommettere su Torino come culla industriale. Senza contare che lì potevano trovare una manodopera a basso costo che avrebbe portato ad un innalzamento dei profitti.

Così, la famiglia elvetica pose gli occhi su un ampio appezzamento di terreno con facile accesso alle risorse idriche. Uno spazio di oltre 60mila metri quadri nei dintorni di Torino, perfetto per edificare un nuovo stabilimento.

C’era un ultimo particolare – non meno importante – che fece pendere l’ago della bilancia.

Lungo il corso Francia passava, infatti, la ferrovia che collegava Torino a Rivoli. Una moderna infrastruttura che si rivelerà essenziale per gli sviluppi della città e del mondo dell’industria.

Con il treno a Collegno potevano confluire operai e merci dal capoluogo, ma anche dalla Val di Susa, dal porto di Genova o addirittura dalla Francia.

Fu così che, nel 1875, Isacco Leumann e suo figlio Napoleone lasciarono Vogera, nel pavese, dove precedentemente trattavano il lino, per trasferirsi a Collegno.

Qui avrebbero costruito una fabbrica per la lavorazione del cotone, ma non solo.

L’idea – realizzata qualche anno più tardi – era quella di integrarvi un vero e proprio quartiere (il Villaggio Leumann) con residenze e servizi per gli operai. Un’autentica rivoluzione per il tempo.

L’idea innovatrice di Leumann: case e servizi per il benessere degli operai del Cotonificio

Al momento di trasferire lo stabilimento a Collegno i Leumann apportarono delle sensazionali modifiche agli impianti.

Una potente macchina a vapore metteva in moto una serie di telai meccanici che migliorarono sensibilmente la quantità e la qualità della produzione.

Una squadra di esperti tessitori giunti dal vecchio stabilimento vennero promossi a supervisori della nuova manodopera e addetti al controllo delle macchine.

Ma fu soprattutto alla morte del padre, nel 1887, che Napoleone Leumann dovette prendere nuove decisioni in grado di coniugare eredità familiare e innovazione.

Sul finire dell’Ottocento gli operai che lavorano nel Cotonificio erano quasi 700, di cui la maggior parte donne giovanissime.

Provenivano dalla montagna o dalle campagne, auspicando un futuro più prospero in fabbrica. Ma si trascinavano dietro una forte instabilità, rafforzata anche dalle prime tensioni sociali nate proprio in quel periodo.

Alla fine del 19esimo secolo, infatti, un gruppo di personaggi di grande influenza nel panorama torinese si schierò a favore del benessere della classe operaia e agricola.

Erano i cosiddetti “Ingegneri igienisti“, che chiedevano migliori condizioni per la popolazione. Tra questi c’erano il dottor Luigi Pagliani, istitutore della prima legge di sanità pubblica del Regno d’Italia, e l’onorevole Tommaso Villa, promotore delle Società Operaie-Agricole.

Sulla scia di questi temi si allineò anche Napoleone costituendo il Villaggio Leumann. Secondo lui, il modo migliore per tenersi fedeli gli operai, evitando così la fuga verso altre realtà (o verso altri ideali nascenti) era quello di costruire un sistema che li tenesse legati all’azienda. Un’azione di coesione sociale, certo, ma anche una potente forma di controllo.

Nel 1892, dunque, prese il via la costruzione di due comprensori da destinare alla manodopera del Cotonificio. Il progettista era l’architetto Pietro Fenoglio, esponente di spicco del liberty di Torino. Stile che ritroviamo nei dettagli decorativi delle villette.

Il Villaggio Leumann in controtendenza: il progetto innovativo di Fenoglio e Leumann

Pietro Fenoglio per la realizzazione del Villaggio Leumann ebbe un’idea decisamente innovativa. In tutto il territorio torinese la tendenza era quella di edificare grandi edifici dove condensare un gran numero di famiglie. Il maestro del liberty, invece, per il quartiere operaio di Collegno scelse di costruire piccole villette indipendenti.

Tutte separate le une dalle altre da staccionate e aiuole. Esteticamente erano un perfetto mix tra edilizia padana e sorprendenti dettagli svizzeri, come i tetti spioventi, a omaggiare le radici elvetiche dei Leumann.

La superficie delle case poteva variare dai 18 ai 75 mq, ma tutte avevano almeno un orticello o un giardino.

Era questo un modo ingegnoso per far sentire “a casa” le famiglie che lasciavano la campagna per venire a lavorare in fabbrica.

Non solo. Le villette autonome garantivano anche migliori condizioni igienico-sanitarie ai lavoratori che, in questo modo, non dovevano riversare nel degrado tipico del contesto industriale.

Oltre alle case, Napoleone si mosse per istituire nel Villaggio Leumann centri sociali e assistenziali per i residenti. Una forma di “paternalismo industriale” – come lo chiameremmo noi oggi – che si esplicita essenzialmente in un dare-avere tra imprenditore e operaio.

In altre parole, Leumann concedeva una serie di servizi alla manodopera del Cotonificio, in cambio riceveva fiducia e obbedienza.

Una piccola città all’interno del Villaggio Leumann

Al Villaggio Leumann, già nel 1903, era presente un asilo e una scuola elementare per l’educazione dei figli degli operai. Un tema molto sentito da Napoleone, il quale metteva a disposizione di tutte le famiglie, gratuitamente, i libri per studiare.

Tre anni più tardi venne eretto anche il Convitto per le Operaie, dove un gruppo di ragazze tra i 13 e i 20 anni, provenienti dalla campagna, potevano soggiornare, e il Refettorio.

All’interno del Villaggio Leumann si trovavano inoltre:

  • un ambulatorio per le prestazioni mediche (anch’esse gratuite)
  • i bagni pubblici
  • uno spaccio alimentare
  • una biblioteca
  • un circolo ricreativo per gli impiegati
  • una palestra e uno sport club
  • un teatro e un cinematografo
  • l’ufficio postale

Al Villaggio, dunque, si lavorava certo, ma si andava anche a scuola, in chiesa e persino a teatro. Le famiglie trovavano tutto il necessario a pochi passi dalla loro abitazione e non avevano bisogno di altro.

Al centro dei due comprensori vi era lo stabilimento, vero cuore del quartiere operaio e scopo finale del progetto illuminato di Napoleone.

Si racconta, infatti, che ad un certo punto Leumann chiese al Comune di chiudere un’osteria che si trovava di fronte al villaggio. Solo perchè rappresentava occasione di distrazione per gli operai che, con certi ritmi, non avrebbero garantito alti livelli di efficienza in fabbrica. Da qui il concetto di paternalismo che ha sempre contraddistinto il “metodo Leumann“.

Nonostante ciò, non passa inosservata l’introduzione, nel 1901, di una vera e propria cassa pensioni per i lavoratori dell’opificio. Una riservata agli operai e una agli impiegati: una trovata di certo avveniristica per l’epoca.

Old train station in Leumann Village

La stazionetta Leumann: quando in corso Francia passava il treno

La presenza della ferrovia – l’abbiamo detto – costituiva un grande vantaggio per il Villaggio Leumann.

Con il treno sia le persone che le merci potevano viaggiare con facilità tra il capoluogo e il territorio circostante. La linea si sviluppava per 12 chilometri, seguendo un lungo rettilineo, e collegava Torino a Rivoli in soli 45 minuti. La metà del tempo che ci si impiegava andando in carrozza.

Napoleone Leumann sfruttò fin dal principio la linea ferrata, facendo costruire una stazionetta proprio di fronte all’entrata del Cotonificio. Da lì poteva caricare la merce e trasportarla fino in piazza Statuto, dove teneva un magazzino. Allo stesso tempo, permetteva ai lavoratori pendolari di raggiungere la fabbrica con più facilità.

La stazionetta Leumann prese subito i connotati del villaggio: una struttura in legno, porticata, con gli stessi tetti cuspidati dello stabilimento. All’interno vi era la biglietteria e la sala d’attesa.

Nel 1911, la tramvia elettrica sostituisce il treno a vapore e riduceva i tempi di viaggio di 10 minuti. Negli anni prese i nomi più stravaganti: c’era chi la chiamava “littorina” (nel periodo fascista) chi “tritatutto” per via dei numerosi incidenti che provocava. L’automotrice, infatti, andava dritta senza soste e, non essendoci i passaggi a livello, prendeva qualsiasi pedone che vi si frapponeva.

Infine, negli anni Cinquanta, il testimone passò alla filovia Torino-Rivoli. La rimozione dei binari fece sì che si allargasse l‘asse stradale di corso Francia e si decongestionasse il traffico automobilistico in forte crescita.

La stazionetta Leumann venne progressivamente abbandonata, finché nel 1998 la soprintendenza non decise di ristrutturarla e renderla al pubblico.

La chiusura del Villaggio

L’entrata al Villaggio Leumann, che dà sul corso Francia, è sicuramente la parte più caratteristica dell’intero complesso.

È costituita da due costruzioni quasi fantastiche che si guardano e dialogano tra loro come le torri di un castello principesco.

Le pietre artificiali e le decorazioni lignee rimandano alle classiche architetture montane, ma non solo. Due torrette conoidali sembrano essere sospese nel vuoto e contribuiscono all’aurea pittoresca della costruzione.

Da quell’entrata sono passate migliaia di persone. Generazione dopo generazione, una serie di famiglie hanno ravvivato il Villaggio Leumann, fino al 1972, anno dello stop al Cotonificio.

Negli anni che seguirono lo stabilimento si riconvertì in tintoria e centro di nobilitazione del tessuto. Poi la crisi del 2007 gli fece chiudere definitivamente i battenti.

Oggi l’intero Villaggio Leumann si trova sotto la tutela della Soprintendenza dei Beni architettonici e paesaggistici del Piemonte.

Rappresenta uno dei migliori esempi di archeologia industriale in Italia e, per l’unicità del progetto, motivo di vanto per Collegno e Torino. Per un periodo è diventato persino set di una fiction con Antonio Albanese.

L’Associazione Amici della Scuola Leumann organizza periodicamente visite guidate e attività culturali per tutti coloro che vogliono fare un salto indietro nel tempo.

Visitare il Villaggio Leumann

È possibile visitare autonomamente e gratuitamente gli esterni del villaggio in qualsiasi giorno della settimana. Invece, ogni prima domenica del mese (tranne ad agosto e a gennaio) si può approfittare della visita guidata organizzata dall’Associazione Amici della Scuola Leumann e dal Gruppo Ciceroni della Città di Collegno. Si tratta di una visita su prenotazione, a offerta libera, per adulti e bambini.

Un percorso speciale, sempre su prenotazione, è riservato poi alle scuole.

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