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Acquedotto e fognature di Augusta Taurinorum: come funzionava l’acqua nella Torino romana

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Agosto 25, 2026

L’acquedotto e le fognature di Augusta Taurinorum raccontano una parte della città romana che oggi rimane quasi interamente nascosta sotto le strade del centro di Torino. Pozzi, tubature in piombo, condotte e grandi collettori permettevano di portare l’acqua dove serviva e di allontanare quella di scarico.

Questa rete, però, non nacque tutta insieme alla fondazione della colonia. Le testimonianze archeologiche suggeriscono una trasformazione progressiva: prima i pozzi, poi l’acquedotto e infine una rete fognaria sempre più capillare durante il I secolo d.C.

È proprio sotto il livello delle strade che si può osservare uno dei segnali più evidenti della crescita urbana di Augusta Taurinorum.

Il sistema idrico di Augusta Taurinorum in breve

Prima fase: l’approvvigionamento dipendeva soprattutto dai pozzi
I secolo d.C.: vengono progressivamente realizzati acquedotto e rete fognaria
Fonte principale: l’acquedotto prelevava acqua dalla Dora Riparia
Distribuzione: edifici pubblici, fontane e alcune abitazioni private
Fognature: collettori principali sotto le strade collegati a condotti provenienti dagli isolati
Tarda antichità: la progressiva riduzione della manutenzione portò al deterioramento del sistema

Come arrivava l’acqua ad Augusta Taurinorum

L’immagine di una città romana dotata fin dall’inizio di un grande acquedotto è probabilmente troppo semplice.

Le ricerche archeologiche indicano infatti che per una lunga fase iniziale l’approvvigionamento di Augusta Taurinorum dipese soprattutto dai pozzi.

Solo con il progressivo sviluppo della colonia vennero costruite infrastrutture idrauliche più complesse.

Nel corso del I secolo d.C. la città acquisì gradualmente alcuni degli elementi che caratterizzavano un centro romano ormai maturo:

  • strade sistemate;
  • mura;
  • acquedotto;
  • rete fognaria organizzata.

La gestione dell’acqua accompagnò quindi la crescita urbana.

Torino romana: alla scoperta di Augusta Taurinorum
Acquedotti, fognature, strade, domus, porte e monumenti facevano parte di una città romana molto più articolata di quanto possa sembrare oggi. Approfondisci la storia della Torino romana e di Augusta Taurinorum

Prima dell’acquedotto c’erano soprattutto i pozzi

Per quasi un secolo dopo la fondazione della colonia, l’acqua necessaria agli abitanti sarebbe stata ricavata essenzialmente attraverso pozzi.

Non era una soluzione provvisoria insignificante.

Anche successivamente alla costruzione dell’acquedotto, pozzi e cisterne continuarono ad avere un ruolo importante.

La disponibilità dell’acqua non era infatti distribuita in modo identico a tutte le abitazioni.

Molte famiglie continuarono a dipendere da sistemi locali di approvvigionamento.

Quando fu costruito l’acquedotto della Torino romana

Non possediamo una data precisa di inaugurazione.

Le evidenze disponibili permettono però di collocare la costruzione dell’acquedotto nel quadro della grande infrastrutturazione urbana del I secolo d.C.

È lo stesso periodo nel quale vengono progressivamente sistemate le strade e costruiti i principali collettori fognari.

Il passaggio può essere letto così:

fondazione della colonia → utilizzo prevalente dei pozzi → espansione urbana → acquedotto e fognature organizzate

La Torino romana non venne quindi realizzata attraverso un unico grande progetto completato immediatamente.

Si trasformò durante i decenni.

Da dove arrivava l’acqua di Augusta Taurinorum

L’acquedotto romano utilizzava l’acqua della Dora Riparia.

La condotta raggiungeva Augusta Taurinorum dal lato occidentale, quello rivolto verso la Val di Susa, e sarebbe entrata nella città nei pressi della porta occidentale.

La Dora aveva quindi un ruolo che andava ben oltre quello di semplice elemento geografico vicino alla colonia.

Era una risorsa fondamentale per l’approvvigionamento urbano.

Del percorso completo dell’acquedotto, però, conosciamo soltanto testimonianze frammentarie.

Non è quindi possibile ricostruirne con sicurezza ogni tratto.

Dove entrava l’acquedotto nella città

L’arrivo occidentale era logico anche rispetto alla posizione della Dora e alla struttura della colonia.

Una volta entrata nell’area urbana, l’acqua doveva essere distribuita verso i punti nei quali era necessaria.

Tra i principali destinatari vi erano:

  • edifici pubblici
  • fontane
  • strutture collettive

e almeno alcune abitazioni appartenenti alle fasce sociali più elevate.

Da qui partiva una rete interna molto diversa dall’immagine moderna di un acquedotto che porta automaticamente l’acqua dentro ogni casa.

Le case di Augusta Taurinorum avevano l’acqua corrente?

Alcune sì, ma certamente non tutte.

Le abitazioni più prestigiose potevano essere raggiunte da condotte.

Per gran parte della popolazione, invece, rimanevano essenziali:

  • pozzi
  • cisterne
  • raccolta dell’acqua piovana

Le stesse domus torinesi mostrano come l’acqua meteorica potesse essere sfruttata direttamente.

In alcune case i tetti erano organizzati per convogliare la pioggia verso cortili interni, mentre altri complessi disponevano di pozzi.

Non esisteva quindi un unico sistema di approvvigionamento.

Le fistulae: i tubi in piombo della Torino romana

Una prova molto concreta della distribuzione dell’acqua arriva dalle fistulae, le tubature romane realizzate in piombo.

Una condotta è stata individuata sotto il fornice pedonale settentrionale della porta orientale, la porta romana successivamente inglobata in Palazzo Madama.

Un altro frammento di tubatura in piombo proviene invece dall’area dei Giardini Reali.

Sono ritrovamenti importanti perché dimostrano materialmente che l’acqua veniva distribuita attraverso vere condotte.

Non conosciamo però l’intera rete.

Gli scavi hanno restituito soltanto alcuni frammenti del sistema.

Le condotte romane ritrovate tra via Garibaldi e via Botero

Un ritrovamento particolarmente curioso proviene dall’isolato compreso tra via Garibaldi, via Botero, via Barbaroux e via Milano.

Qui furono individuati 17 blocchi parallelepipedi in pietra, sovrapposti e collegati a incastro.

Gli archeologi li hanno interpretati come possibili elementi appartenuti alle condotte dell’acquedotto oppure come raccordi collegati a vasche per la raccolta e la distribuzione dell’acqua.

La loro storia non terminò però con l’età romana.

In epoca moderna furono riutilizzati come colonna di scarico dell’acqua piovana.

Un elemento dell’infrastruttura idraulica romana continuò quindi, seppure con una funzione diversa, a gestire acqua molti secoli dopo.

Pozzi e cisterne rimasero fondamentali

La costruzione dell’acquedotto non cancellò immediatamente i sistemi precedenti.

I pozzi continuarono a essere utilizzati perché consentivano di ottenere acqua direttamente vicino alle abitazioni.

Le cisterne permettevano invece di raccogliere quella proveniente dai tetti.

Per questo l’acqua della Torino romana arrivava attraverso più sistemi contemporaneamente:

  • acquedotto;
  • pozzi;
  • cisterne;
  • raccolta delle precipitazioni.

L’importanza relativa di ciascuna soluzione dipendeva dall’edificio e dalla posizione sociale dei suoi abitanti.

Le fontane pubbliche di Augusta Taurinorum

Le fontane pubbliche erano probabilmente una componente importante dell’approvvigionamento cittadino.

Dovevano consentire anche a chi non disponeva di una derivazione privata dell’acquedotto di accedere all’acqua.

Le prove archeologiche torinesi sono però limitate.

È stata segnalata la presenza di tracce attribuite a una fontana pubblica in via XX Settembre, provenienti da uno scavo che, al momento della redazione della relativa documentazione archeologica, non risultava ancora pubblicato in modo completo.

La formulazione corretta è quindi prudente:

almeno una fontana pubblica è stata riconosciuta archeologicamente, ma il numero reale doveva essere superiore.

Come funzionavano le fognature di Augusta Taurinorum

Se dell’acquedotto conosciamo soltanto alcuni frammenti, le testimonianze relative alle fognature sono molto più numerose.

I ritrovamenti effettuati a partire già dall’Ottocento permettono di ricostruire una rete articolata.

I principali collettori seguivano il reticolo delle strade della città romana.

Da questi partivano o arrivavano condotti di dimensioni minori collegati agli isolati.

La struttura generale può essere riassunta così:

abitazione o isolato → canaletta secondaria → collettore principale → deflusso fuori dalla città

Non si trattava quindi di scarichi isolati, ma di una vera infrastruttura urbana.

Come funzionava la rete fognaria

1. Acque provenienti dagli edifici e dagli isolati
2. Canalizzazioni secondarie in muratura
3. Collegamento con i collettori maggiori sotto le strade
4. Deflusso progressivo verso l’esterno dell’area urbana

La rete raggiungeva tutti gli isolati dentro le mura e anche alcuni settori del suburbio

Quando furono costruite le fognature romane di Torino

La grande rete fognaria viene generalmente collocata nella seconda metà del I secolo d.C.

È una cronologia molto significativa.

Significa che nel II secolo Augusta Taurinorum disponeva ormai non soltanto di un ordinato reticolo viario, ma anche di un sistema sotterraneo capace di servire l’intera città.

La maturità urbana della colonia si vedeva quindi sia sopra sia sotto le strade.

Quanto erano grandi i collettori romani

I principali condotti fognari avevano mediamente dimensioni considerevoli.

Misuravano circa:

  • 60 centimetri di larghezza

e

  • 160 centimetri di altezza.

Erano realizzati con muri costruiti utilizzando ciottoli legati con malta.

La copertura era generalmente costituita da una volta a botte.

Sul fondo erano presenti mattoni sui quali scorrevano le acque.

Alcuni condotti erano quindi sufficientemente alti da permettere fisicamente il passaggio di una persona, pur restando molto lontani dalle dimensioni monumentali della celebre Cloaca Maxima di Roma.

Le fognature correvano sotto le strade

Il sistema era strettamente collegato alla pianta urbana.

I collettori principali correvano generalmente al centro oppure lateralmente rispetto alla carreggiata romana.

Dagli isolati arrivavano canalizzazioni più piccole.

Le acque venivano raccolte attraverso condotti in muratura, spesso coperti da mattoni, e immesse progressivamente nei collettori maggiori.

In pratica, la strada aveva due livelli.

Sopra:

  • basolato, persone, carri e attività cittadine

Sotto:

  • condotti e fognature

Una struttura urbana concepita tridimensionalmente.

La rete raggiungeva tutta Augusta Taurinorum

Uno degli aspetti più sorprendenti è la capillarità.

La rete fognaria raggiungeva tutti gli isolati compresi all’interno delle mura.

Non era quindi concentrata soltanto sotto cardo e decumano.

Alcune canalizzazioni raggiungevano persino settori immediatamente esterni alla cinta.

Questo rende il sistema uno degli elementi più importanti per comprendere il livello di infrastrutturazione raggiunto dalla città imperiale.

Le fognature romane sotto via Garibaldi

Sotto l’attuale via Garibaldi, coincidente in gran parte con l’antico decumano massimo, sono stati individuati diversi resti della rete.

Nel 1902, vicino alla chiesa dei Santi Martiri, venne scoperto un tratto di collettore caratterizzato da una doppia diramazione.

La struttura è datata alla seconda metà del I secolo d.C.

Il dato permette una sovrapposizione particolarmente suggestiva.

Sotto una delle vie pedonali più frequentate della Torino contemporanea correvano già quasi duemila anni fa le infrastrutture sotterranee della città romana.

Le fognature sotto via San Tommaso

Un’altra testimonianza importante proviene da via San Tommaso.

La strada moderna segue un settore dell’antico cardo.

Vicino alla chiesa di San Tommaso è stato documentato un vero incrocio tra collettori fognari, situato sotto gli antichi basolati.

Il ritrovamento permette di osservare tre livelli della stessa città:

  • la strada romana
  • la fognatura romana sottostante
  • la strada moderna che continua a seguire lo stesso asse

È uno degli esempi più efficaci della continuità urbanistica tra Augusta Taurinorum e Torino.

Il collettore romano di piazza Castello

Nel 1901, nella zona in cui via Garibaldi raggiunge piazza Castello, venne individuato un lungo tratto di fognatura.

Il collettore passava sotto il basolato della strada romana.

Anche questo tratto viene datato alla seconda metà del I secolo d.C.

Siamo in una posizione particolarmente importante, vicino all’antica porta orientale poi inglobata in Palazzo Madama.

La rete fognaria raggiungeva quindi uno dei principali ingressi della colonia.

La fognatura romana ritrovata sotto via Roma

Un caso particolarmente interessante riguarda l’incrocio tra via Roma e via dell’Arcivescovado.

Qui è stato individuato quello che viene considerato l’unico tratto finora noto di collettore fognario romano esterno alle mura di Augusta Taurinorum.

Una parte del condotto è stata conservata nel parcheggio sotterraneo ACI di via Roma.

La scoperta conferma che le infrastrutture non terminavano necessariamente lungo la cinta.

Almeno alcuni settori del suburbio romano erano collegati alla rete.

Il collettore dietro il Teatro Romano

Anche nell’area archeologica compresa tra il Teatro Romano e San Salvatore sono state trovate testimonianze.

Gli scavi iniziati nel 1996 hanno riportato alla luce un tratto del decumano settentrionale.

Sotto la pavimentazione correva il relativo collettore fognario.

Ancora una volta il rapporto tra strada e infrastruttura sotterranea appare molto netto.

Il reticolo stradale organizzava non soltanto gli spostamenti in superficie, ma anche lo smaltimento delle acque sotto la città.

Il Teatro Romano di Augusta Taurinorum
Accanto alle infrastrutture sotterranee, Augusta Taurinorum possedeva anche importanti edifici pubblici. Approfondisci la storia del Teatro Romano di Torino e il suo ruolo nella città antica

Dove sono state trovate le fognature romane di Torino

Resti della rete sono documentati in numerosi punti del centro.

Tra quelli principali:

Luogo modernoRitrovamento
Via Garibaldipiù tratti di collettori lungo l’antico decumano
Via San Tommasoincrocio di collettori sotto il cardo
Piazza Castellolungo tratto di fognatura sotto il basolato
Via Roma / via dell’Arcivescovadotratto esterno alla cinta romana
Teatro Romano / San Salvatorecollettore sotto il decumano settentrionale
Via Cesare Battistiresti della rete fognaria
Via Conte Verdetestimonianze di canalizzazioni romane
Via Porta Palatinaresti collegati alla rete sotterranea

La dispersione geografica dei rinvenimenti conferma che non si trattava di poche strutture isolate.

Era una rete estesa sull’intero tessuto urbano.

Le fognature furono modificate durante l’età romana

Nemmeno l’infrastruttura sotterranea rimase identica per secoli.

Alcune canalizzazioni secondarie vennero collegate in un secondo momento ai collettori esistenti, rompendone direttamente le pareti.

È un dettaglio archeologico molto importante.

Dimostra che il sistema continuò a essere modificato per rispondere alle trasformazioni degli edifici e degli isolati.

Augusta Taurinorum non fu quindi progettata una volta e poi semplicemente utilizzata.

La città continuava ad adattarsi.

Perché molte fognature non sono arrivate integre fino a noi

Una parte delle strutture romane fu trasformata già durante il Medioevo.

I materiali da costruzione erano preziosi e venivano recuperati.

In particolare, i mattoni collocati sul fondo dei collettori potevano essere rimossi e riutilizzati in nuove costruzioni.

È uno dei motivi per cui gli archeologi incontrano spesso tratti incompleti.

La rete originaria deve quindi essere ricostruita mettendo insieme numerosi ritrovamenti frammentari.

Che cosa accadde dal IV secolo

Acquedotto e fognature erano sistemi efficienti, ma avevano bisogno di manutenzione continua.

A partire dal IV secolo la struttura della città cominciò progressivamente a cambiare.

Con la contrazione urbana e la trasformazione delle istituzioni che avevano garantito la manutenzione delle infrastrutture, il sistema iniziò lentamente a deteriorarsi.

  • I condotti potevano riempirsi di detriti.
  • Le tubazioni potevano rompersi.
  • Gli interventi di riparazione diventavano meno regolari.

Non esiste quindi un momento preciso nel quale “le fognature romane smisero di funzionare”.

Fu un declino graduale.

Il sistema idraulico racconta la trasformazione della città

La storia dell’acqua segue da vicino quella di Augusta Taurinorum.

Nella prima fase troviamo una colonia che si affida principalmente ai pozzi.

Nel corso del I secolo compaiono infrastrutture sempre più complesse.

La città matura dispone ormai di:

  • acquedotto
  • fontane
  • condotte private
  • pozzi e cisterne
  • canalizzazioni secondarie
  • grandi collettori fognari

Poi, con la tarda antichità, la manutenzione diminuisce e il sistema perde gradualmente efficienza.

La rete idraulica diventa quindi quasi un indicatore della parabola urbana della città romana.

Cosa resta oggi dell’acquedotto e delle fognature

Gran parte dell’infrastruttura resta nascosta sotto la Torino contemporanea.

Non possediamo un acquedotto monumentale conservato in superficie.

Le testimonianze sono soprattutto:

  • tubature
  • blocchi di condotta
  • collettori
  • canalette
  • resti di fontane
  • strutture rinvenute durante lavori e scavi

Alcuni elementi sono stati conservati, come parte del collettore individuato nel parcheggio sotterraneo di via Roma.

Altri sono conosciuti soltanto attraverso la documentazione archeologica.

Cosa sappiamo e cosa resta incerto

Sappiamo: che Augusta Taurinorum utilizzava pozzi, un acquedotto alimentato dalla Dora, tubature in piombo e una rete fognaria molto estesa
Sappiamo anche: che i collettori seguivano il reticolo delle strade e raggiungevano tutti gli isolati della città
Non conosciamo: il percorso completo dell’acquedotto, il numero esatto delle fontane pubbliche e l’intero sistema di distribuzione dell’acqua

L’archeologia ricostruisce queste infrastrutture attraverso ritrovamenti frammentari sotto la città moderna

La vera città romana era anche sotto terra

Le mura, le Porte Palatine, il Teatro Romano e il reticolo delle strade sono gli elementi più visibili quando si racconta Augusta Taurinorum.

Ma una città non funziona soltanto attraverso ciò che si vede.

Nel corso del I secolo d.C. sotto le strade di Torino si sviluppò una seconda città fatta di condotte, canalizzazioni e collettori.

L’acqua della Dora veniva portata verso il centro urbano. Pozzi e cisterne continuavano a servire abitazioni e isolati. Le acque utilizzate venivano raccolte attraverso una rete che seguiva la stessa geometria ordinata delle strade soprastanti.

È proprio questa infrastruttura nascosta a mostrare quanto Augusta Taurinorum fosse ormai diventata una città romana pienamente organizzata.

FAQ – Augusta Taurinorum: come arrivava e veniva smaltita l’acqua

Da dove arrivava l’acqua della Torino romana?

L’acquedotto prelevava acqua dalla Dora Riparia e raggiungeva Augusta Taurinorum dal settore occidentale.

Torino aveva un acquedotto fin dalla sua fondazione?

Probabilmente no. Per una lunga fase iniziale l’approvvigionamento dipese soprattutto dai pozzi, mentre l’acquedotto venne realizzato successivamente.

Tutte le case romane di Torino avevano acqua corrente?

No. Le derivazioni dirette interessavano soprattutto edifici pubblici e abitazioni prestigiose. Pozzi, cisterne e raccolta dell’acqua piovana restavano fondamentali.

Quanto erano grandi le fognature romane?

I collettori principali misuravano mediamente circa 60 centimetri di larghezza e 160 centimetri di altezza.

Dove sono state trovate fognature romane a Torino?

Resti sono emersi sotto via Garibaldi, via San Tommaso, piazza Castello, via Roma, presso il Teatro Romano e in altre vie del centro.

Le fognature servivano tutta Augusta Taurinorum?

La rete raggiungeva tutti gli isolati compresi nelle mura e anche alcune aree immediatamente esterne.

Quando smise di funzionare il sistema idraulico romano?

Il declino fu graduale. Dal IV secolo la diminuzione della manutenzione favorì l’intasamento dei condotti e la rottura delle tubazioni.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende