Storia

La storia di via XX Settembe la fontanella scomparsa

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La storia di via XX Settembre Torino, la lunga strada che prima della seconda metà dell’Ottocento non esisteva, è una delle vie più significative del centro storico del capoluogo piemontese. Prima di metà ‘800 il suo corso era suddiviso in quattro vie differenti, con quattro nomi diversi.

La storia di via XX Settembre

Il tracciato della Via XX Settembre, infatti, era suddiviso tra via:

  • della Provvidenza
  • San Maurizio
  • della Rosa Rossa
  • del Seminario

Quattro vie che all’epoca non erano contigue, ma formavano diversi angoli e rientri, tipici della conformazione antica del capoluogo piemontese.

Da metà ottocento, però, la città di Torino subì delle modificazioni e grandi e ariosi vialoni sostituirono i piccoli vicoli con angoli e insenature.

In questo modo nacquero maestose diagonali, come quelle di via Pietro Micca e via IV Marzo e, proprio in questo contesto, via XX Settembre cambiò volto. Il suo nome cambiò e, con esso, la sua conformazione.

Si modificò la viabilità, proprio per garantire maggior libertà al transito agli omnibus trainati da cavalli. Gli autobus a cavalli erano il mezzo di trasporto pubblico utilizzato nel Diciannovesimo secolo.

Si pensi che il primo autobus a cavallo nacque a Londra nel 1829. Questi mezzi di trasporto sono stati ufficialmente sostituiti nel XX secolo, quando sono subentrati gli autobus a motore.

Oggi, via XX Settembre resta una delle principali arterie storiche della città di Torino, situata nella parte più antica del centro. La lunga via funge da collegamento tra Corso Vittorio Emanuele II a Nord e Corso Regina Margherita a Sud, senza mai modificare il suo nome.

L’origine del nome

La scelta del nome “XX Settembre” fu un vero e proprio colpo basso che sferrò la massoneria torinese; questa, infatti, è la data della Presa di Roma, nota anche come la breccia di Porta Pia, 20 Settembre 1870.

Si tratta dell’episodio del Risorgimento Italiano che decretò l’annessione di Roma al Regno d’Italia, decretando la fine dello Stato Pontificio. Se per i cattolici il 20 settembre non era altro che una data da dimenticare, per i liberi muratori, invece, il 20 settembre 1870 era invece il capodanno del calendario massonico.

E’ naturale che tale intitolazione sollevò non poche polemiche tra le due fazioni, quella cattolica conservatrice da un lato e quella anticlericale e progressista, dall’altro. Il Consiglio Comunale, però, volle smorzare presto i toni delle due correnti e propose di effettuare degli abbellimenti alla via, che mettessero tutti d’accordo.

Tra i monumenti, che il consiglio comunale volle inserire nella via per cercare la pace tra i due oppositori, c’era la fontana monumentale che venne collocata proprio in prossimità di via Santa Teresa. Nonostante le buone intenzioni del consiglio, la fontana da arredo urbano divenne solo uno strumento di intralcio cittadino.

Cartolina Fontana del Candelabro in bianco e nero

La fontana monumentale di Via XX Settembre

Proprio nel 1906 la Fontana del Candelabro, o fontana di Genta, dal nome del suo autore, si costella la storia di via XX Settembre di Torino. La sua costruzione, però, non si cela unicamente dietro un motivo puramente estetico, anzi.

Furono proprio i cittadini a richiedere al Comune una costruzione del genere, poiché lamentavano la mancata sostituzione di una fontanella, che li aveva lasciati senza una fonte d’acqua nelle vicinanze.

Per la Fontana del Candelabro furono presentati molteplici progetti, se ne contarono addirittura 95, ma tra questi fu scelto il progetto di Alfieri Genta, costato 4.250 lire.

La fontana era alta poco più di tre metri; la vasca era in granito e presentava una forma di rosa con alcuni ornamenti in ferro battuto. Portavano l’acqua otto getti principali e dodici getti minori; tutti i getti uscivano dalle teste di delfini. Verso la sommità la fontana presentava la turrita corona dello stemma di Torino e, in alto, c’era un fascio di fiori lacustri.

Via Xx settembre a Torino vista dal satellite

Le problematiche

Come dicevamo pocanzi, la fontana era inserita all’interno del contesto urbano di Via XX Settembre solo come abbellimento. Col tempo, però, tale fontana si rivelò un problema per lo scorrimento del traffico cittadino, ma non solo.

Tra i problemi, portati dalla costruzione di tale fontana monumentale, c’era anche quello del ghiaccio. Le pendenze della stessa erano state calcolate male e d’inverno l’acqua che si depositava intorno alla base della costruzione ghiacciava. Di questa problematica se ne parlò al Consiglio comunale del 9 gennaio 1907 e, qualche anno più tardi, nel 2 gennaio 1926.

La fontana delle diatribe, dopo tutte le polemiche, fu rimossa definitivamente nell’anno 1936. I perchè, però, non sono noti, ma col tempo sono state fatte alcune ipotesi, come ad esempio, che la rimozione della fontanella fosse dovuta al rifacimento della via Roma, ma anche alla necessità di dare spazio alle linee tranviarie, per consegnare il ferro alla Patria in guerra. Nessuna delle ipotesi, però, ha mai convinto totalmente i torinesi.

Dopo la sua rimozione, avvenuta nel 1936, nessuno ritrovò più la fontana che sembrava essere sparita nel nulla. Il piccolo monumento ricomparve ben cinquant’anni dopo, presso i magazzini municipali di corso Appio Claudio. Del ritrovamento e della Storia di via XX settembre scrisse il quotidiano La Stampa, pubblicando un pezzo in data martedì 29 aprile 1986.

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