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Beato Sebastiano Valfrè: il prete che ha segnato Torino tra catechismo, Sindone e assedio del 1706

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Da Alessandro Maldera

Aprile 14, 2026

Beato Sebastiano Valfrè (Verduno, 9 marzo 1629 – Torino, 30 gennaio 1710) è una figura torinese nel senso più concreto del termine. Infatti vive dentro la città, non sopra la città. Inoltre, durante l’assedio di Torino del 1706 diventa un riferimento per feriti e civili. Perciò, anche se stai lavorando a un contenuto satellite per la Valle di Susa, capirlo ti aiuta a leggere la Torino religiosa e “sociale” che fa da sfondo a molti itinerari piemontesi

1629: nasce a Verduno (area di Alba)
1645 circa: si trasferisce a Torino per gli studi al Collegio dei Gesuiti
1650: laurea in filosofia, tesi De universa philosophia
26 maggio 1651: entra nell’Oratorio di San Filippo Neri
24 febbraio 1652: ordinazione sacerdotale
1675: legame con i Savoia e avvio del cantiere della chiesa di San Filippo
1694: Sindone (teli e rammendi) + festa del Sacro Cuore alla Visitazione
1706: assedio di Torino, assistenza a feriti e civili
15 luglio 1834: beatificazione (Gregorio XVI)

Chi era davvero: “il San Filippo di Torino”

Valfrè è un presbitero dell’Oratorio di San Filippo Neri (i “Filippini”). Tuttavia non è ricordato solo per il ruolo religioso. È visto come un anticipatore della stagione dei Santi Sociali piemontesi, quella che più tardi porterà nomi come Don Bosco, Cottolengo, Cafasso, Murialdo.

Questa etichetta, però, non è poesia. È pratica: catechesi, ospedali, carceri, poveri. E, quando serve, presenza nei momenti duri.

Origini a Verduno e una famiglia “umile” ma nota

Nasce a Verduno in un contesto contadino e con mezzi limitati. Eppure è riconosciuta la sua discendenza dalla casata braidese dei Valfrè. Il nonno Andrea si era stabilito a Verduno nel XVI secolo; col tempo, però, il ramo locale perde prestigio e ricchezza.

Quindi Valfrè cresce senza scorciatoie. E questo spiega molto del suo stile, soprattutto a Torino.

Studi tra Alba, Bra e Torino: la fatica prima del prestigio

Dopo la prima formazione ad Alba e Bra, a 16 anni si trasferisce a Torino. Entra nel Collegio dei Gesuiti come alunno esterno. Però deve mantenersi da solo: copia di notte libri e lettere per pagarsi la vita in città.

Nel 1650 si laurea in filosofia discutendo la tesi De universa philosophia, dedicata a don Paolo del Carretto (famiglia dei conti di Verduno). Poi, nel 1656, ottiene anche la laurea in teologia.

L’ingresso nell’Oratorio torinese: scelta rischiosa, non comoda

Il 26 maggio 1651 entra nella Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri di Torino, fondata appena due anni prima. Tuttavia l’istituto è in crisi: è appena morto il teologo Pietro Antonio Defera (1650), e la comunità è poverissima.

Resta praticamente il solo padre Ottaviano Cambiani, che peraltro non riesce a reggere predicazione e confessioni. In questo contesto, Valfrè non si tira indietro: entra proprio quando l’Oratorio sembra sul punto di spegnersi.

Il 24 febbraio 1652 viene ordinato sacerdote da monsignore Paolo Brizio. Da lì in poi, Torino diventa il suo campo quotidiano.

Savoia e Torino barocca: da Carlo Emanuele II a Vittorio Amedeo II

Dal 1675 i rapporti con la corte sabauda diventano importanti. In quell’anno assiste sul letto di morte il duca Carlo Emanuele II. Di conseguenza, Madama Reale Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours dona il terreno per la costruzione dell’attuale Chiesa di San Filippo Neri a Torino, progettata da Guarino Guarini.

Nel 1676, anche se con riluttanza, accetta un incarico delicato: seguire l’educazione spirituale del giovane Vittorio Amedeo II, ancora bambino. Col tempo nasce una stima profonda. Infatti, quando Vittorio Amedeo II diventa duca, lo nomina confessore e lo consulta spesso.

Valfrè mantiene il ruolo fino al 1690, quando chiede di essere sostituito perché ormai troppo gravoso. Inoltre svolge mediazioni tra il ducato sabaudo e la Santa Sede, soprattutto su dispute riguardanti le immunità ecclesiastiche.

Catechismo e opere pie: il suo metodo “senza fronzoli”

Il suo invito costante è noto: «catechismo, catechismo!». Però non resta uno slogan. Per decenni lavora tra la gente, con linguaggio semplice e contatto diretto.

Allo stesso tempo, la sua carità è organizzata e continua:

  • vedove e orfani aiutati con sostegni economici
  • donazioni a ospizi e ospedali
  • visite assidue alle carceri
  • conforto ai condannati a morte, come membro dell’Arciconfraternita della Misericordia

Qui il legame con la corte conta, ma non per prestigio. Infatti gli permette di trovare risorse per fare più bene, e farlo meglio.

Valdesi, ebrei e un ruolo “scomodo” nella Torino del Seicento

Nel contesto difficile dei rapporti tra Stato sabaudo e minoranze religiose, Valfrè si muove in modo operativo. Da un lato viene ricordato per aiuti rivolti anche a valdesi ed ebrei. Dall’altro, nel quadro politico di fine Seicento, viene coinvolto in missioni e incarichi legati alla presenza cattolica nelle valli pinerolesi.

In ogni caso, il tratto coerente è uno: non separa mai religione e assistenza concreta. Quindi, anche quando la politica spinge verso decisioni dure, lui resta un uomo di cura, non di propaganda.

Sindone e Sacro Cuore: due date che a Torino pesano ancora

Valfrè è legatissimo alla Sindone. Nel 1693 scrive per le figlie del duca una Dissertazione Istorica della Santissima Sindone.

Poi arriva un gesto molto “torinese”: il 26 giugno 1694, insieme a Vittorio Amedeo II e alla moglie Anna Maria di Borbone-Orléans, assiste alla sostituzione dei teli di sostegno della Sindone e rammenda personalmente alcuni strappi.

Sempre nel 1694 celebra privatamente, nella chiesa della Visitazione, la festa del Sacro Cuore, indicata dalle fonti come una prima celebrazione in Italia. Quindi intercetta devozioni nuove, ma senza spettacolo.

Assedio di Torino del 1706: il prete che non si ritira

Nel 1706, durante l’assedio, Valfrè ha 77 anni. Eppure si muove senza sosta. Soccorre i soldati feriti e aiuta la popolazione civile. Inoltre tiene viva la fiducia nella protezione della Consolata.

Secondo la tradizione, tra i feriti potrebbe esserci stato anche Pietro Micca, di cui Valfrè sarebbe stato forse confessore. Non è il punto centrale, però rende l’idea del suo ruolo sul campo.

Il Consiglio Municipale gli affida anche un compito preciso: organizzare novene e devozioni pubbliche per chiedere aiuto divino. Poi, il 13 febbraio 1707, in una lettera a Vittorio Amedeo II, suggerisce di costruire una grande chiesa in onore della Vergine, alla quale la vittoria viene attribuita. La proposta indica la Cittadella oppure Superga, dove infatti in seguito sorgerà la basilica.

Il rifiuto dell’arcivescovado e la scelta dell’umiltà

Nel 1689 muore l’arcivescovo di Torino Michele Beggiamo. Il duca insiste perché Valfrè accetti la sede vacante. Tuttavia lui si oppone con decisione, anche grazie all’amicizia con il cardinale Leandro Colloredo.

Perché rifiuta? Per due ragioni dichiarate: origini umili e convinzione che, restando “semplice prete”, avrebbe potuto fare più bene. Alla fine viene nominato arcivescovo Michele Antonio Vibò.

Tracce concrete a Torino

Chiesa di San Filippo Neri: urna con le spoglie del beato
Consolata: devozione centrale nel racconto del 1706
Superga: proposta votiva del 1707 dopo la vittoria
Visitazione: celebrazione privata del Sacro Cuore (1694)
Sindone: ruolo nel 1694 (teli e rammendi) e testo storico del 1693

Ultimi giorni, morte e culto

Si ammala gravemente il 24 gennaio 1710 e muore il 30 gennaio. Vittorio Amedeo II lo visita due volte. E alla notizia della morte, la tradizione riporta un’esclamazione netta: ha perso un grande amico, mentre i poveri perdono un protettore e padre.

Le spoglie sono conservate in un’urna nella chiesa di San Filippo Neri a Torino. Viene beatificato il 15 luglio 1834 da papa Gregorio XVI. È anche indicato come patrono dei cappellani militari, in memoria dell’assistenza prestata ai soldati.

Nel tempo Torino lo celebra in modo speciale, fino a considerarlo compatrono in occasione dei festeggiamenti legati al riconoscimento ufficiale. Inoltre, in epoca sabauda, la sua figura viene riletta anche come esempio di “sacralità dinastica”.

FAQ – Beato Sebastiano Valfrè: domande frequenti

Perché Beato Sebastiano Valfrè è chiamato “il San Filippo di Torino”?

Perché appartiene all’Oratorio di San Filippo Neri e ne incarna lo stile: parola semplice, catechismo e carità quotidiana, senza separare fede e vita reale

Che cosa fece durante l’assedio di Torino del 1706?

Si dedicò all’assistenza di soldati feriti e civili, sostenendo la speranza e promuovendo devozioni pubbliche legate alla Consolata, su incarico del Consiglio municipale

Qual è il suo legame con la Sindone?

Nel 1693 scrisse una dissertazione storica sulla Sindone; poi, il 26 giugno 1694, partecipò alla sostituzione dei teli di sostegno e rammendò personalmente alcuni strappi

Dove si trovano le sue spoglie a Torino?

Nella chiesa di San Filippo Neri, conservate in un’urna presso un altare

Quando e da chi fu beatificato?

Fu beatificato il 15 luglio 1834 da papa Gregorio XVI, e viene ricordato anche come patrono dei cappellani militari

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende