Storia

San Giuseppe Cafasso: sostegno ai condannati a morte di Torino

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San Giuseppe Cafasso è stato un sacerdote italiano del XIX secolo, noto per il suo impegno a favore dei carcerati e dei condannati a morte. Nato il 15 gennaio 1811 a Castelnuovo d’Asti, l’uomo dedicò la sua vita al servizio degli emarginati e dei più bisognosi. Canonizzato nel 1947 da Papa Pio XII, è considerato uno dei santi sociali di Torino e una figura di grande ispirazione per la Chiesa cattolica.

Infanzia e formazione

Giuseppe Cafasso proveniva da una famiglia contadina modesta e profondamente religiosa. Fin da giovane mostrò una vocazione al sacerdozio e, dopo aver completato gli studi secondari nel collegio civico di Chieri, entrò nel seminario di questa città per la formazione teologica. Fu ordinato sacerdote il 21 settembre 1833 nella chiesa dell’Arcivescovado di Torino.

Il Convitto Ecclesiastico di San Francesco

Dopo l’ordinazione, Cafasso entrò nel Convitto ecclesiastico di San Francesco a Torino, fondato e diretto dal teologo Luigi Guala. Qui, l’uomo trascorse gran parte della sua vita: prima come insegnante, poi come direttore spirituale e infine come rettore. Il convitto era un luogo di formazione per giovani prelati, dove Cafasso ebbe l’opportunità di condividere la sua saggezza e la sua esperienza con le nuove generazioni di sacerdoti.

Il “Prete della Forca”

L’ecclesiastico divenne noto come il “prete della forca” a causa del suo impegno a favore dei carcerati e dei condannati a morte. Accompagnava i detenuti fino al patibolo, offrendo loro conforto spirituale e cercando di indurli a una conversione finale. La sua presenza amorevole e la sua misericordia verso coloro che erano considerati gli emarginati della società fecero di lui una figura molto amata e rispettata a Torino.

Vita pastorale del prete

Oltre al suo impegno verso i carcerati, il prete dedicò la sua vita al ministero pastorale. Era un predicatore appassionato e un direttore spirituale attento, accompagnando fedeli di ogni classe sociale nel loro cammino verso la fede. La sua predicazione era caratterizzata da una profonda saggezza e da una conoscenza approfondita della dottrina cristiana. Cafasso credeva fermamente che il compito principale di un sacerdote fosse quello di essere santo per santificare gli altri.

L’eredità di San Giuseppe Cafasso

San Giuseppe Cafasso ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della Chiesa. La sua dedizione ai carcerati e ai bisognosi lo ha reso un modello di carità e umanità. Le sue parole e il suo esempio continuano ad ispirare migliaia di persone in tutto il mondo. Numerose chiese e vie sono state intitolate a lui in tutta Italia, riconoscendo così il suo impatto duraturo sulla società.

Canonizzazione e Culto

Dopo la sua morte avvenuta il 23 giugno 1860, Giuseppe Cafasso fu beatificato da Papa Pio XI nel 1925 e canonizzato da Papa Pio XII nel 1947. La sua festa liturgica viene celebrata il 23 giugno. È considerato il patrono dei carcerati e dei condannati a morte. A Torino una statua è dedicata al prete e lo raffigura mentre porge una croce ad un condannato a morte per confortarlo. L’opera è di Virgilio Audagna è stata collocata dal Comune di Torino nel 1961, al Rondò della forca, luogo in cui venivano eseguite le condanne a morte.

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