Filippo San Martino di Agliè, uomo di fiducia di Madama Reale e che segnò la Torino barocca

Da Alessandro Maldera
Aprile 03, 2026

Filippo San Martino di Agliè fu una delle figure più complesse e vistose della Torino seicentesca. Politico, uomo di corte, letterato, musicista e coreografo, visse dentro il cuore del potere sabaudo e ne influenzò a lungo la vita culturale e politica. Inoltre il suo nome è legato in modo strettissimo a Maria Cristina di Borbone-Francia, Madama Reale, di cui fu consigliere, favorito e presenza costante nei momenti più delicati del Ducato. Per questo la sua biografia permette di leggere insieme guerra civile piemontese, spettacolo barocco, diplomazia e trasformazioni della corte torinese
Le tappe principali della vita del Conte di Agliè
Chi era Filippo San Martino di Agliè
Filippo Giuseppe San Martino d’Agliè, marchese di San Damiano e Rivarolo con Bosconero e conte di Pont, nacque a Torino il 27 marzo 1604 e morì nella stessa città il 19 luglio 1667. Fu un politico, letterato, musicista e coreografo italiano, appartenente a una delle più antiche famiglie della nobiltà piemontese.
Era figlio di Giulio Cesare San Martino d’Agliè, primo marchese di San Germano, e di Ottavia Gentile, figlia di Olderico Gentile, gentiluomo della Repubblica di Genova. Secondogenito della famiglia, e nipote di Ludovico, crebbe dunque in un ambiente nobiliare di alto livello, ma fin da giovane mostrò un carattere irrequieto, deciso e tutt’altro che docile.
Gli anni giovanili tra duelli, armi e ambiente romano
La sua giovinezza fu segnata da una vita inquieta e libertina. Quando non aveva ancora vent’anni affrontò in duello il conte P.E. Parella, in un episodio che fece molto scalpore. Proprio per questa condotta, il padre lo mandò a Roma presso il principe Maurizio di Savoia, amico di famiglia da lungo tempo.
Tra il 1627 e il 1630 Filippo servì Maurizio come gentiluomo di camera. Tuttavia il rapporto con il cardinale non fu soltanto una sistemazione disciplinare. Al contrario, il contatto con un ambiente raffinato, colto e fortemente segnato dal mecenatismo stimolò in lui un interesse profondo per le lettere, la musica, l’arte e la vita di corte. Questo interesse lo accompagnò poi per tutta la vita.
Parallelamente, da giovanissimo si dedicò anche alla carriera militare, mettendosi in luce nelle guerre contro Genova, nel Monferrato e durante l’assedio di Verrua del 1625. Dunque la sua figura si formò presto in due direzioni: da una parte le armi, dall’altra la cultura barocca.
Il ritorno a Torino e l’attività artistica alla corte sabauda
Rientrato a Torino nel 1627, Filippo entrò nell’Accademia dei Solinghi, fondata nello stesso anno dal cardinale Maurizio di Savoia. Qui adottò lo pseudonimo di Fillindo il Costante.
Da quel momento iniziò una intensa attività artistica alla corte torinese. Dotato di notevole talento, compose e organizzò balletti, feste, caroselli e rappresentazioni, spesso ambientate nei giardini e negli spazi aperti delle residenze sabaude. I suoi lavori più noti furono Il Tabacco, Il Gridelino e Gli abitatori de’ monti. Quest’ultima opera rappresentata polemicamente a Parigi nel 1631, davanti alla corte francese e al cardinale Mazarino, all’indomani del trattato di Cherasco.
In sostanza, Filippo San Martino di Agliè non fu soltanto un uomo di potere. Fu anche uno dei principali registi del gusto spettacolare e simbolico della corte sabauda.
L’incontro con Maria Cristina di Savoia
Nel 1630, a Cherasco, Filippo conobbe Vittorio Amedeo I di Savoia e la moglie Maria Cristina di Borbone-Francia. La sua presenza non lasciò indifferente la giovane duchessa. Nel 1631 ottenne la nomina ad alfiere nella compagnia di corazze della guardia del duca e, proprio in quegli anni, avviò con ogni probabilità la relazione con Maria Cristina.
Secondo le fonti, si trattò di un legame profondo e duraturo, destinato a proseguire fino alla morte della duchessa. Da questa relazione nacquero moltissime voci. Si disse persino che i due si fossero sposati in segreto e che condividessero abitualmente la stessa camera. Inoltre, dopo la morte del giovane Francesco Giacinto il 4 ottobre 1638, si diffusero sospetti sul fatto che il nuovo duca Carlo Emanuele II, ancora bambino, fosse in realtà figlio del conte e di Maria Cristina.
Qui è bene stare con i piedi per terra: queste furono voci di corte e insinuazioni politiche, ma ebbero comunque un peso reale nel clima del tempo.
Il ruolo politico dopo la morte di Vittorio Amedeo I
Quando Vittorio Amedeo I morì il 7 ottobre 1637, Maria Cristina assunse la reggenza del Ducato di Savoia in nome del figlio minorenne. Da quel momento Filippo d’Agliè divenne il suo favorito e il più intimo consigliere, assumendo un ruolo di primissimo piano nella vita politica del ducato.
Nel 1638 venne nominato governatore della cittadella di Torino. Da allora, di fatto, diresse lo Stato sabaudo insieme alla reggente. Era una fase molto difficile: il Ducato subiva le pressioni della Francia, si trovava dentro il quadro della guerra dei Trent’anni e, di lì a poco, avrebbe visto esplodere anche la guerra civile piemontese.
Inoltre Filippo cercò costantemente di difendere gli interessi del ducato, tentando di mantenerlo il più possibile autonomo rispetto a Parigi. Nonostante le allettanti offerte francesi, tra cui anche il grado di maresciallo di campo proposto da Luigi XIII, si mosse come tenace sostenitore dei diritti sabaudi. Anzi, già dal novembre 1637 cercò un riavvicinamento alla Spagna, nel tentativo di riequilibrare il peso dei francesi.
La Guerra dei Cognati e l’assedio di Torino
Il conflitto politico esplose apertamente nella cosiddetta Guerra dei Cognati. Da una parte c’erano Maria Cristina e Filippo d’Agliè; dall’altra i cognati filospagnoli della reggente, cioè il cardinale Maurizio di Savoia e Tommaso Francesco di Savoia, principe di Carignano, fratelli del defunto duca.
La posizione di Maria Cristina era fragile. Molti piemontesi la guardavano con diffidenza, soprattutto per il suo legame con la Francia. Inoltre il popolo accusava proprio Filippo di accumulare ricchezze a spese delle casse pubbliche. La sua figura, quindi, era centrale ma anche molto esposta all’ostilità.
Nel marzo 1639 Tommaso di Carignano marciò su Torino e, con l’aiuto della Spagna, occupò senza combattere Chivasso, Carmagnola, Chieri e la Valle d’Aosta, mentre Maurizio si impadroniva di Cuneo e Ivrea. Il piccolo Carlo Emanuele venne portato al sicuro nella fortezza di Montmélian, sotto la custodia del marchese Ottaviano di San Germano, fratello maggiore di Filippo.
Il 14 aprile 1639 le truppe di Tommaso assediarono Torino. Il 1° giugno Maria Cristina firmò, sotto costrizione, un trattato con la Francia e si impegnò a cedere a Richelieu Savigliano, Carmagnola, Cherasco e la cittadella di Torino in cambio dell’appoggio francese. Nello stesso giorno, però, sottoscrisse anche una dichiarazione segreta in cui attribuì quella cessione alle circostanze di guerra e alle pressioni esercitate dai francesi.
La situazione peggiorò ancora. Nella notte del 27 luglio 1639 Tommaso e le truppe del marchese di Leganés attaccarono nuovamente Torino. Occuparono rapidamente la città, mentre resistette soltanto la cittadella, dove Maria Cristina e Filippo si erano rifugiati, privi di viveri e senza difese adeguate. Costretti dai francesi, i due dovettero lasciare Torino il 4 agosto e ritirarsi in Savoia.
Gli incontri di Grenoble e lo scontro con Richelieu
Nel settembre 1639, a Grenoble, si svolsero una serie di incontri protrattisi fino a ottobre. In quella sede Filippo d’Agliè difese con grande fermezza Maria Cristina contro le richieste di Richelieu e di Luigi XIII, che volevano ottenere ciò che restava dei territori del Ducato di Savoia.
In particolare, Filippo consigliò alla duchessa di non inviare il giovane Carlo Emanuele a Parigi. Inoltre si oppose alla consegna di padre Pierre Monod, principale esponente della corrente antifrancese alla corte sabauda.
Gli incontri, iniziati in modo apparentemente cordiale, diventarono sempre più duri. Richelieu arrivò persino a minacciare sia Filippo sia Maria Cristina, anche sfruttando le accuse di immoralità legate alla loro relazione. Però non riuscì a piegarli.
Nel frattempo la guerra continuava e Torino viveva una situazione assurda: i francesi erano assediati nella cittadella dagli spagnoli, mentre il resto della città era in mani avverse. Poi, nel maggio 1640, l’esercito francese comandato da d’Harcourt, proveniente da Casale Monferrato, pose di nuovo Torino sotto assedio. Dopo scontri molto duri, il 20 settembre 1640 ottenne la capitolazione del principe Tommaso. Il 18 novembre 1640 Maria Cristina e Filippo rientrarono a Torino accolti dal popolo.
L’arresto e la prigionia a Vincennes
La rivincita durò poco. Durante il capodanno del 1640, Filippo d’Agliè venne arrestato dai francesi senza un’accusa precisa. Nonostante le proteste della duchessa, fu condotto prima alla cittadella di Torino e poi, sotto scorta, nella torre del castello di Vincennes.
Richelieu ordinò di fatto la sua detenzione come punizione per il rifiuto opposto alle richieste francesi durante gli incontri di Grenoble. Tuttavia le autorità francesi lo trattarono con tutti gli onori dovuti al suo rango.
Durante la prigionia compose La prigione di Fillindo il Costante, opera in versi ricca di allegorie e pienamente immersa nel gusto barocco. Solo dopo la morte di Richelieu, avvenuta il 4 dicembre 1642, poté infine tornare nel Ducato di Savoia.
Nel frattempo, il 14 giugno 1642, Maria Cristina aveva firmato la pace con i cognati. L’accordo la riconosceva come unica tutrice di Carlo Emanuele II, mentre ai principi venivano assegnati ruoli nel consiglio di reggenza e luogotenenze territoriali. Per suggellare l’intesa, Maurizio di Savoia, allora quarantanovenne, sposò con dispensa pontificia la tredicenne Luisa, figlia di Maria Cristina.
Il ritorno a corte e i nuovi incarichi
Nel 1643 Filippo d’Agliè riprese la sua attività di commediografo e coreografo, tornando a comporre balletti e a organizzare feste e ricevimenti per la corte. Inoltre Maria Cristina gli affidò incarichi sempre più importanti.
Nel 1646 lo nominò Gran maestro delle fabbriche e Sovrintendente delle Finanze. Questi ruoli gli permisero di dirigere lavori di grande rilievo, tra cui la costruzione del castello del Valentino, della chiesa di Santa Teresa, della chiesa di San Francesco da Paola e della Vigna di Madama Reale, oggi nota come villa Abegg.
Nel 1644 venne rappresentato il balletto La fenice rinnovata, mentre l’anno successivo si svolse il carosello L’oriente guerriero e festeggiante. Mentre nel 1645 Filippo ottenne la nomina a maresciallo generale dell’armata e assunse successivamente anche la carica di gran maestro della Casa di Savoia. questi anni si occupò anche del restauro del castello ducale di Agliè.
Nel 1648 ricevette il titolo di Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata. Poi, il 6 dicembre 1652, fu investito del feudo di Campo e Muriaglio e l’11 maggio 1653 divenne signore di Bairo.
Gli ultimi anni dopo la morte di Maria Cristina
Il 27 dicembre 1663 morì Maria Cristina di Borbone-Francia, la donna a cui Filippo era stato legato per tutta la vita adulta. Dopo quella perdita, la sua posizione a corte crollò rapidamente.
Carlo Emanuele II lo convocò e lo obbligò a ritirarsi immediatamente a vita privata, privandolo di ogni incarico. Filippo si ritirò così nella villa Imperiali Becker, ereditata dallo zio nel 1646, accanto alla Vigna di Madama Reale.
Negli ultimi anni frequentò con crescente assiduità il convento del Monte dei Cappuccini. Nel testamento espresse perfino il desiderio di essere sepolto “nel più abbietto e vile sito del convento”. Morì a Torino nel 1667.
La sepoltura, il ritrovamento e la leggenda del fantasma
La vicenda di Filippo San Martino di Agliè non si chiuse del tutto con la morte. Il 31 luglio 1989, durante lavori di scavo nell’orto del Monte dei Cappuccini, il suo scheletro venne ritrovato casualmente.
Attorno alla sua figura, inoltre, è nata anche una leggenda. Secondo alcuni ambienti occultisti, il fantasma di Filippo d’Agliè vagherebbe ancora sul Monte. L’ultima apparizione ricordata da questa tradizione sarebbe datata agosto 1978. Qui siamo chiaramente nel campo del racconto e della suggestione, non della storia documentaria. Però la cosa dice molto su quanto il personaggio abbia continuato a colpire l’immaginario torinese.
FAQ – Filippo San Martino di Agliè tra politica e corte
Filippo San Martino di Agliè fu un politico, letterato, musicista e coreografo nato a Torino nel 1604 e morto nel 1667, figura centrale della corte sabauda del Seicento.
Fu il favorito e il più intimo consigliere di Maria Cristina di Borbone-Francia, detta Madama Reale. Secondo le fonti tra i due esistette anche una lunga relazione sentimentale.
Arestato durante il capodanno del 1640 dai francesi, senza accuse specifiche, come ritorsione politica dopo la sua opposizione alle richieste di Richelieu negli incontri di Grenoble.
Filippo d’Agliè compose e organizzò balletti, feste e spettacoli di corte. Tra le opere più note si ricordano Il Tabacco, Il Gridelino, Gli abitatori de’ monti, La fenice rinnovata e L’oriente guerriero e festeggiante.
Il ritrovamento dello scheletra avvenì casualmente il 31 luglio 1989 durante lavori di scavo nell’orto del Monte dei Cappuccini a Torino.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



