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Castello di Mirafiori: la storia di una dimora fiabesca abbandonata

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Il Castello di Mirafiori sorgeva sulle rive del Sangone e sul finire del Cinquecento era parte delle residenze dei Savoia, la cosiddetta Corona di delizie del Ducato. Demolito nel 19esimo secolo, oggi del castello ne rimane solo il nome che designa l’intera zona della città di Torino.

Progetto del Castello di Mirafiori

Un castello mai costruito completamente

C’era una volta il Castello di Mirafiori. No, non è l’inizio di una fiaba, ma l’epilogo di una storia vera – datata 1585 – che ha per protagonisti i rampolli di casa Savoia. Il Castello Miraflores, come veniva chiamato all’epoca, fu fatto costruire dal duca Carlo Emanuele I come dono per la sua giovane sposa Caterina d’Asburgo, figlia del re di Spagna. E proprio in onore delle sue origini spagnole, il possedimento nei pressi del fiume Sangone prese il nome di Miraflores, cioè “guarda i fiori”.

Un nome che faceva riferimento alla Certosa di Santa Maria de Miraflores, un complesso monastico di Burgos (Spagna) dove Caterina aveva passato l’infanzia.

A realizzare il progetto della nuova residenza fu presumibilmente l’architetto di corte Carlo di Castellamonte, anche se non ci sono documenti ufficiali che lo attestino.

Una serie di carte e disegni, tuttavia, ci mostrano come doveva presentarsi la dimora una volta terminata. Cioè un castello da favola con un corpo centrale, due maniche laterali e un grande parco popolato di flora, fauna e corsi d’acqua. Un maestoso progetto che, purtroppo, non vide mai la luce. O meglio, non completamente.

Il cantiere per il castello di Mirafiori venne aperto nel 1585. In quegli anni si susseguirono una serie di interventi per deviare il corso del Sangone che permisero l’ampliamento dei giardini. Lo spazio verde, irrigato da piccoli canali, con gli alberi e la vegetazione popolata da uccelli e l’apertura di un laghetto rendevano l’atmosfera fiabesca. Così come il corpo centrale con i due torrioni che ospitava gli appartamenti della duchessa. Attorno al castello si sviluppò anche un borgo con case ed edifici di servizio alla dimora.

Ma ad un certo punto i lavori furono sospesi. Alcune fonti ci dicono che Caterina si stancò presto della reggia fuori Torino, preferendo altri siti come residenza. Fu piuttosto Carlo Emanuele a dirigersi spesso al Castello di Mirafiori per condurre incontri diplomatici e di piacere.

Ruderi del castello di Mirafiori

Gli ultimi anni del Castello di Mirafiori

L’ultimo momento di splendore della residenza si ebbe nel 1636, quando la Madama Reale Maria Cristina (sorella del re di Francia) vi soggiornò organizzando sfarzose feste. Nello stesso anno ospitò anche la regina Cristina di Svezia che in quel periodo si trovava in visita a Torino.

Pochi attimi dopo iniziò il vero declino della tenuta di Miraflores. Nel 1640 venne bombardato dall’esercito francese durante la guerra civile piemontese e da allora venne abbandonato.

I Savoia iniziarono a costruire altre residenze, ancora più eleganti e regali, e persero via via interesse per il castello di Mirafiori. Carlo Emanuele II, per esempio, commissionò i lavori per la Reggia di Venaria, sede per le battute di caccia. Mentre Vittorio Amedeo II si concentrò su una tenuta non molto distante da Miraflores: la palazzina di caccia di Stupinigi.

Il colpo di grazia al castello di Mirafiori fu inflitto durante l’assedio di Torino del 1706. Un incendio provocò la sua distruzione e il riversamento di gran parte dei detriti nel Sangone. Le ultime tracce se le mangiò il fiume durante una piena nel 1869.

Oggi ci restano solamente pochi resti, incastonati tra le fronde e la vegetazione del parco cittadino.

A testimonianza dell’antico splendore del castello rimangano però delle meravigliose incisioni dell’epoca e un testo che lo descrive come “degno della regale magnificenza del Principe”.

Pantheon di Mirafiori sud
Pantheon della Bella Rosina

Dalla principessa Cristina alla contessa Rosa: le due donne di Mirafiori

Nonostante il cedimento fisico del castello, il nome “Mirafiori” rimase anche per un’altra vicenda che si intreccia con questo territorio: la storia d’amore tra Vittorio Emanuele II e Rosa Vercellana, detta la Bela Rosin.

Fu una storia segreta che si consumò negli anni 40-50 dell’Ottocento tra il principe ereditario (già sposato con Maria Adelaide d’Asburgo e padre di 4 figli) e la ragazza, figlia di un comune militare. Una relazione clandestina che provocò numerosi scandali a corte, ma a cui Vittorio Emanuele II non rinunciò mai. Fino al punto da nominare la sua amante Contessa di Mirafiori e Fontanadredda, offrendole in dono il Castello di Sommariva Perno. La casa reale non accettò mai la Bela Rosina. Neanche dopo la sua morte, negandole persino una tomba al fianco di Vittorio Emanuele che riposava al Pantheon di Roma.

Fu così che i figli decisero di innalzare per lei un mausoleo sul modello del Pantheon proprio nel quartiere Mirafiori di Torino. Un monumento a lei dedicato – oggi visitabile – che in qualche modo rievoca la magnificenza del Castello di Mirafiori, chiudendo il cerchio delle vicende di casa Savoia in quella porzione di territorio.

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