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Il fiume Sangone: la metà preferita delle estati torinesi

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La spiaggia di Nichelino era il punto di ritrovo estivo per i torinesi negli anni ’60. Oggi però il fiume Sangone continua ad avere problemi di inquinamento

Da sempre uno dei luoghi più apprezzati dai torinesi, il tratto del Fiume Sangone è uno de luoghi più incantevoli del circondario di Torino.

Solo il ricordo di quella spiagge tanto amate e frequentate dai torinesi negli anni Sessanta, provoca nostalgia a tutti coloro che hanno avuto il piacere di trascorrerci le estati.

Ma sfortunatamente il tratto fluviale di Nichelino continua ad avere problemi di inquinamento industriale, che ne impediscono la balneazione.

Anche se, ci sono nuovi progetti per il futuro.

Fiume Sangone

Il fiume Sangone ha origine sulle vette delle Alpi Cozie.

Il fiume Sangone trova la sua sorgente sulle pendici del Monte La Roussa, in corrispondenza della Fontana Mura.

Il suo percorso attraversa il Piemonte occidentale per oltre 47 km.

Dopo aver bagnato le sponde dei comuni di Coazze e Giaveno, raggiunge poi Trana, dove abbandona la Val Sangone.

Proprio nel tratto montano (circa 21 km), il fiume Sangone consente a molti animali di trovare il loro habitat naturale, determinando una rara e numerosa fauna autoctona.

Arrivato nella pianura torinese, il torrente diventa un alveo parzialmente prosciugato, a causa delle risorse idriche prelevate dalle aziende agricole.

Superati i comuni di Orbassano, Beinasco e Nichelino, il fiume Sangone si riversa nella acque del Po, nei pressi del confine tra Moncalieri e Torino.

Nel corso del tempo il fiume ha subito diverse modifiche di percorso.

Soprattutto verso la fine del XIX secolo, quando il corso del torrente venne modificato a seguito di interventi artificiali.

Ma originariamente il fiume Sangone aveva un passato molto diverso rispetto a quello attuale.

Precedentemente alle ultime ere glaciali, il torrente era un affluente della Dora Riparia.

Da varie ricerche idrogeologiche dell’Ottocento è emerso che, al tempo dell’era glaciale, il torrente attraversasse proprio la conca all’interno della quale si trovano oggi i laghi di Avigliana.

Per poi deviare appunto in direzione sud.

Il tratto attuale invece, deve la sua conformazione grazie al passaggio dei ghiacciai che formarono l’Anfiteatro morenico di Rivoli e di Avigliana, milioni di anni fa.

Il suo percorso è alimentato da un ampio numero di affluenti:

  • Il Rio Rocciavrè
  • Il Rio Brocco
  • Il Torrente Sangonetto
  • Il Rio Ollasio
  • Il Torrente Taonera
  • Il Rio Tronera
  • Il Rio Romarolo

Allo stesso tempo, il Sangome riceve anche le acque di piccoli ruscelli montani, tra i quali il Costabruna, l’Arpone, il Casasse, il Tovalera, il Malesella e il Balma.

fiume Sangone
Il fiume Sangone la metà preferita delle estati torinesi

Storicamente il fiume Sangone ha ricoperto diversi usi.

I primi possedimenti noti, si registrano a partire dal Medioevo.

Soprattutto dopo il secolo Mille, crebbero gli insediamenti sulle sponde del fiume, dove si concentravano principalmente attività artigianali, come mulini ad acqua e falegnamerie.

Un fatto interessante riguarda però il mausoleo della Bella Rosin, che si trova nell’attuale quartiere di Mirafiori, sulle sponde del fiume Sangone.

Costruito nel 1888, sul modello del Pantheon di Roma, il mausoleo ospita le spoglie di Rosa Vercellana, “la Bela Rosin”, moglie di Re Vittorio Emanuele II.

Ma fu proprio nel Dopoguerra fino agli ’60 che le spiagge dei Sangone videro il più alto numero di affluenza.

Proprio in quegli anni, tutti i torinesi che magari non erano abbastanza abbienti da permettersi una vacanza fuori regione, si dirigevano al fiume Sangone per godersi un po’ di meritato riposo.

Specialmente il tratto di Nichelino infatti, era colmo di piccole spiagge di sabbia.

Una delle più frequentate era sicuramente quella che si trovava su Via Cacciatori, vicino al vecchio ponte di Corso Unione Sovietica, demolito poi nel 1962.

Le spiagge e le estati sul fiume Sangone vennero cantate addirittura da Gipo Farassino, nella sua celebre canzone “Sangon Blues“.

Così come lo stesso fiume, venne menzionato dallo scrittore Cesare Pavese nella sua poesia “Tradimento” del 1931.

Insomma, il fiume Sangone fu il protagonista di moltissime estati torinesi del boom economico.

Tuttavia l’industrializzazione portò con sé anche numerosi problemi ambientali.

I quali interessarono in particolar modo, proprio il fiume Sangone.

Progressivamente, sia gli scarichi civili che quelli industriali della zona avvelenarono le acque del corso d’acqua, vietando così di fatto la balneazione.

Ma non solo, nel 1996 venne proibita anche la pratica delle pesca, ad eccezione del tratto montano, che presentava meno inquinamento.

A fronte della drammatica situazione, verso l’inizio del Duemila, la Regione Piemonte e l’Arpa avviarono tutta una serie di progetti di qualifica e recupero delle condizioni ambientali del fiume.

Al giorno d’oggi si continuano a rilevare contaminazioni nelle acque del Sangone, in attesa del progetto che farà risorgere la spiaggia cantata da Farassino.

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