Morte Cesare Pavese il 27 agosto 1950 a Torino: l’ultimo biglietto e l’eredità dello scrittore

Da Alessandro Maldera
Agosto 27, 2025

La morte di Cesare Pavese segna uno degli episodi più drammatici della cultura italiana del Novecento. Il 27 agosto 1950 lo scrittore si tolse la vita in una stanza dell’Hotel Roma, in piazza Carlo Felice a Torino, di fronte ai giardini Sambuy, ingerendo una dose letale di barbiturici.
Info rapide su Cesare Pavese
- Nascita: 9 settembre 1908, Santo Stefano Belbo (Cuneo)
- Morte: 27 agosto 1950, Hotel Roma, Torino
- Causa: suicidio con barbiturici
- Opere celebri: La luna e i falò, Dialoghi con Leucò, La bella estate
- Premio Strega: 1950 con La bella estate
L’ultimo biglietto di Cesare Pavese
Sul tavolino della stanza n. 346 dell’hotel fu trovato un volume dei Dialoghi con Leucò con un messaggio scarno e definitivo:
«Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi».
Accanto al libro, un foglietto riportava altre tre frasi:
- «L’uomo mortale, Leucò, non ha che questo d’immortale. Il ricordo che porta e il ricordo che lascia»
- «Ho lavorato, ho dato poesia agli uomini, ho condiviso le pene di molti»
- «Ho cercato me stesso»
Il vizio assurdo e le delusioni d’amore
L’espressione “vizio assurdo”, entrata poi nell’immaginario per indicare la morte di Pavese, proviene da un verso della poesia Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Dietro al gesto estremo pesarono le delusioni sentimentali, in particolare quella per l’attrice americana Constance Dowling, con cui aveva intrecciato una relazione travagliata.
Nel diario Il mestiere di vivere, poco prima del suicidio, scrisse:
«Tutto questo fa schifo. Non parole. Un gesto. Non scriverò più».
Un’eredità letteraria e culturale
Pavese non fu solo narratore e poeta, ma anche traduttore di autori americani come Melville, Faulkner e Steinbeck, e figura centrale della casa editrice Einaudi.
Il suo ultimo romanzo, La luna e i falò, pubblicato nel 1950, è considerato il testamento spirituale di un autore che ha saputo raccontare con profondità la solitudine, le radici e la memoria collettiva.
La Fondazione Cesare Pavese
Oggi la Fondazione Cesare Pavese di Santo Stefano Belbo mantiene viva la memoria dello scrittore. Attraverso il Centro Studi, promuove ricerche, eventi culturali e attività che valorizzano le Langhe pavesiane.
Tra le citazioni più celebri:
«Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti».
FAQ sulla morte di Cesare Pavese
Il 27 agosto 1950, a Torino, all’Hotel Roma di piazza Carlo Felice.
Si suicidò ingerendo barbiturici.
Scrisse: «Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi».
Nel 1950 uscì La luna e i falò, considerato il suo capolavoro finale.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



