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Il Santuario della Consolata di Torino

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Consolatrix et patrona, per i torinesi semplicemente Consolata.

Il Santuario della Consolata è uno dei luoghi sacri più amati dai torinesi.

La piccola piazzetta sulla quale si affaccia, nel Quadrilatero Romano, è uno dei luoghi più raccolti e suggestivi del centro. Troviamo una chiesa, un campanile romanico, un’antica erboristeria, uno storico caffè ­confetteria, il Bicerin.

La chiesa in questione è proprio il Santuario della Consolata che, ufficialmente, si chiama Chiesa di Santa Maria della Consolazione.

Meglio nota come “La Consolata” dedicata alla Madonna protettrice della città. 

Il nome

La Vergine Maria che da secoli protegge la città, con il tempo, è stata oggetto di un curioso caso di inversione del nome.

L’iscrizione che si legge sul pronao del Santuario della Consolata la indica come Consolatrix afflictorum ovvero consolatrice degli afflitti, secoli di abitudini vernacolari l’hanno resa la Consolata.

Quasi come se fosse la Vergine a dover essere consolata e non il contrario.

Al di là delle disquisizioni puramente etimologiche i torinesi le sono molto affezionati e devoti.

E’ a lei che si sono sempre rivolti nei momenti più duri della storia cittadina ed è grazie a lei che li hanno spesso superati.

Il miracolo e la devozione

La storia del Santuario della Consolata è molto lunga infatti le sue origini sono paleocristiane.

Storia antichissima, dunque, che affonda le radici addirittura nel V secolo  d.C. quando il vescovo Massimo fece erigere una chiesetta per ricordare Sant’Andrea. Probabilmente su un tempio pagano.

Alla chiesa era annessa una cappella contenente un’immagine della Vergine. Ma questa icona si perse quando la chiesa andò distrutta.

Ed è proprio dalla storia legata ad un’icona sacra che trae origine la devozione dei torinesi.

Infatti, nel 906 i monaci benedettini di Novalesa, trasferitisi a Torino per sfuggire alle razzie dei saraceni, nei lavori di ricostruzione dell’antica chiesa ritrovarono il sacro ritratto. 

Ma di nuovo il luogo cadde in rovina nelle distruzioni e carestie che si abbatterono sulla città.

Finché arrivò un misterioso pellegrino, il “cieco di Briançon”.

Il cieco, al secolo Giovanni Ravacchio, proveniente appunto da Briançon giunse in pellegrinaggio a Torino sostenendo che la Madonna gli era apparsa in sogno dandogli indicazioni per reperire l’immagine.

Il pellegrino dovette insistere per convincere i vescovi ma seguendo i suoi suggerimenti l’icona venne ritrovata e lui ritrovò la vista.

Il miracolo avvenne il 20 giugno 1104.

Da allora ogni 20 giugno i torinesi si stringono attorno alla loro Vergine e le rendono omaggio con una processione che parte e termina al santuario.

La lunga storia

La forma del Santuario della Consolata è stata sicuramente condizionata dalla vicinanza alle mura, una posizione davvero pericolosa.

Ad esempio durante l’assedio del 1706 la posizione del santuario attirava come una calamita le cannonate degli assedianti franco-spagnoli e lo testimonia la lapide che sulla facciata indica il colpo di un proiettile.

Lei che vigila dall’alto sui torinesi però è rimasta intatta, impermeabile alla violenza dell’uomo e ha protetto l’intera città ispirandola in una strenua resistenza che è rimasta nella storia.

Quando intorno all’anno 1000 la chiesa eretta al posto del Santuario della Consolata venne ristrutturato dai Monaci Novalicensi, questi costruirono una chiesa romanica.

Di questa testimonianza rimane solo l’attuale campanile, considerato uno degli edifici più antichi che si possano ammirare a Torino, insieme alle Porte Palatine e alla Casa di Pingone.

La torre campanaria è infatti molto più antica della chiesa e in origine, probabilmente nel X secolo, ebbe funzione di torre difensiva. 

Le tre fasi

Il Santuario della Consolata, come abbiamo visto, ha una storia lunghissima. L’attuale forma è il risultato di ulteriori ampliamenti, tutti iniziati in età barocca, di cui ne è una rappresentanza straordinaria.

Il primo ampliamento

La fondazione di una nuova chiesa viene affidata a Guarino Guarini, nel 1678. da Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, la seconda Madama Reale.

Il Guarini progetta la nuova chiesa sulla precedente chiesa di  Sant’Andrea, disegnando una pianta formata da un corpo centrale ellittico attraverso la quale si accede al santuario in forma esagonale.

La realizzazione dei lavori venne affidata all’ingegnere Antonio Bertola nel 1703.

I lavori terminano in tempo per l’assedio del 1706. Ed è a lei, la Vergine Consolatrice degli Afflitti che i torinesi rivolgono le disperate preghiere per resistere all’assedio.

Terminata la guerra con la vittoria e diventata Torino capitale del Regno sabaudo, la Consolata diventa patrona di Torino.

Il secondo ampliamento

Un secondo intervento di ampliamento del Santuario della Consolata avviene grazie a Filippo Juvarra.

Alla struttura esistente, l’architetto aggiunge nel 1729 un presbiterio ovale. Mentre, nel 1860, costruisce il pronao neoclassico.

Filippo Juvarra disegna l’attuale altare maggiore nel 1714 e l’attuale cupola, che cambia la luminosità interna, grazie alla lanterna posta in alto. Ma una maggiore luminosità interna non toglie la sensazione di raccoglimento che pervade tutta la costruzione.

Inoltre, sul ricco altare maggiore, Juvarra pone l’icona quattrocentesca della Vergine, oggetto della popolare devozione dei torinesi. La sposta in una nuova nicchia, nel precedente esagono guariniano.

Questo accorgimento consentì una maggiore visibilità dell’immagine della Vergine.

Il terzo ampliamento

Il terzo ed ultimo ampliamento del Santuario della Consolata è opera dell’architetto Carlo Ceppi, che tra il 1899 e il 1904 e dà alla Consolata le sue attuali forme:

  • intorno all’esagono guariniano vengono aggiunte quattro cappelle ogivali
  • l’ingresso meridionale diventa il principale
  • viene realizzato il pronao neoclassico, tetrastilo e con colonne corinzie
  • viene chiuso definitivamente il pronao posto ad occidente e se ne apre un secondo su via della Consolata.

I lavori vengono portati a termine dall’ingegner Vandone di Cortemilia.

Nel 1835, a seguito dell’imperversare di un’epidemia del colera, l’amministrazione cittadina fece erigere la colonna sul piazzale adiacente via della Consolata.

I tre architetti

È interessante notare come alla creazione del Santuario della Consolata come lo conosciamo oggi, abbiano collaborato i tre architetti che maggiormente hanno segnato l’immagine di Torino: Guarino Guarini, Filippo Juvarra e Carlo Ceppi.

Ognuno a proprio modo e con le proprie caratteristiche artistiche:

  • Guarini e Juvarra hanno lasciato il segno con le loro coraggiose scelte barocche, che hanno dato a Torino uno slancio europeo;
  • Carlo Ceppi, che ha saputo importare il gusto eclettico, nel rigore e nella severità dell’architettura cittadina.

Forse non è un caso che tutti e tre siano stati chiamati a lavorare alla chiesa a cui i torinesi sono più legati.

L’attuale forma

Oggi il Santuario della Consolata si presente come una specie di labirinto. Infatti sono molti gli ambienti che si intersecano e si intrecciano tra di loro dando la sensazione di perdersi.

Troviamo il corpo centrale su cui si apre l’esagono guariniano, su cui si aprono le cappelle. C’è poi la possibilità di girare intorno al corpo centrale o di scendere nella cripta.

Ma l’esperienza non è negativa perché visitando il Santuario della Consolata l’attenzione viene colpita dalla luce dorata e dalla ricca policromia dei materiali.

Molti gli ambienti da visitare. Ad esempio sulla destra del vestibolo, si scende nell’antica cappella della Madonna delle Grazie, decorata con marmi e stucchi.

Da qui, attraverso un’arcata, si entra nel Santuario della Consolata, dove si può ammirare l’alta cupola affrescata.

Troviamo ancora, a sinistra del presbiterio, le statue delle regine Maria Teresa e Maria Adelaide in preghiera di Vincenzo Vela.

A fianco della sagrestia sono appesi centinaia e centinaia di quadretti ex voto. I motivi più ricorrenti sono ringraziamenti per la “grazia ricevuta” che potrebbe essere la guarigione da una malattia, il pericolo scampato in un incidente, il ritorno dalla guerra ecc.

Questa pratica devozionale, già nota alla fine del ‘500, negli ultimi decenni è molto scemata, ma ancora oggi vengono donati alla chiesa cuori d’oro e d’argento.

Luogo di formazione per i santi sociali, tra cui Don Bosco, e di raccoglimento per le regine di casa Savoia, devozione torinese verso il Santuario della Consolata è certamente la più sentita oltre ad essere la più antica.

Informazioni

Indirizzo: Via Maria Adelaide, 2 – 10122 Torino 
Telefono: 011 4836.111  (lun-ven  9 – 13  /  16 – 20)
Sacrestia: +39 011 4836.101  (lun-dom  9 – 12  /  15 – 18)
Email economato: economato.santuario@laconsolata.org
Accoglienza pellegrini: accoglienza.santuario@laconsolata.org

Informazioni generali a questo indirizzo

Come arrivare

Treno da Porta Nuova: autobus numero 52 (feriale) o il 67 (festivo)
Treno da Porta Susa: linea elettrica feriale (lun-ven) di minibus STAR 2, oppure le linee 13, 29, 59 (feriale) e 72 
Auto: collocato nella zona ZTL è possibile utilizzare un servizio taxi oppure il parcheggio multipiano di Piazza della Repubblica (Porta Palazzo) o il parcheggio di corso Re Umberto
Autobus e metro: bus 52 (feriale) o il 67 (festivo), tram 3 e 16, autobus 5, 5/ e 67 (feriale), metro fermata piazza XVIII Dicembre
Aereo: dall’aeroporto di Caselle prendere la linea ferroviaria DORAFLY che collega l’aeroporto con la stazione Dora GTT da cui è poi possibile prendere la linea DoraExpress per raggiungere il centro di Torino in 19 minuti.

Aggiornato al 24 novembre 2020

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