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Poirino, storia del borgo tra leggende medievali, Savoia e memoria locale

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Agosto 08, 2026

La storia di Poirino unisce dati documentati, tradizioni popolari e racconti leggendari. Il territorio conserva reperti di epoca romana e longobarda, ma le fonti certe diventano più solide solo dal Medioevo.

Nei secoli Poirino attraversò il dominio dei Biandrate, i conflitti tra Asti e Chieri, l’arrivo dei Savoia, le pestilenze, l’età napoleonica e le guerre del Novecento. Proprio questa stratificazione rende il paese uno dei centri più interessanti del Chierese.

Poirino in breve


– Il territorio conserva reperti di epoca romana e longobarda
– Le origini più antiche del paese restano in parte leggendarie
– Nel Medioevo la zona entrò nell’orbita dei Conti di Biandrate
– Asti, Chieri, i Roero e i Savoia segnarono la storia del borgo
– Pestilenze, guerre, Napoleone e Villa Italia entrarono nella memoria locale

Le origini di Poirino tra storia e leggenda

Nei dintorni di Poirino gli studiosi hanno trovato reperti archeologici di epoca romana e longobarda. Tuttavia, per il periodo precedente al XIII secolo, le fonti non permettono di ricostruire una storia del tutto sicura.

Per questo motivo, le origini più antiche del paese restano in parte legate alla leggenda. Una delle ipotesi più note collega Poirino al mondo romano e al proconsole Quintilio Varo.

Secondo questa tradizione, Varo avrebbe soggiornato nella zona perché attratto dalla bellezza del luogo. Da qui deriverebbe il nome Podium Varini, cioè “Poggio di Varo”. Alcune carte medievali riportano forme simili, ma gli storici considerano questa spiegazione suggestiva più che documentata.

A sostenere questa lettura contribuì anche Jacopo Francesco Arpino, medico alla corte del Ducato di Savoia e autore di pubblicazioni scientifiche. Nel 1633 Arpino compare anche come primo “re”, o abate, del Tavolazzo, antico gioco poirinese di tiro con l’archibugio. A lui si attribuisce anche la stesura delle norme per le gare locali.

Il legame con Porcile e Povarium

Una spiegazione più prudente collega invece Poirino al territorio di Porcile. Il nome appare meno solenne rispetto alla leggenda romana, ma offre una base storica più credibile.

Porcile era un centro del contado dominato, ai tempi di Federico Barbarossa, dalla stirpe dei Conti di Biandrate. L’imperatore svevo investì questa famiglia di importanti diritti nel territorio.

Secondo un’altra ricostruzione, l’area dell’attuale Poirino rappresentò anche uno degli ultimi incastellamenti su una proprietà della famiglia astigiana dei Solaro.

Dopo la distruzione di Porcile e delle borgate vicine, una parte degli abitanti superstiti si spostò su un poggio non lontano. In quel luogo esisteva già una fattoria chiamata Povarium. Da questo nucleo, con il tempo, nacque la futura Poirino.

Le fonti medievali ricordano anche forme come Podium Warini, Podivarium e Povarinum. Questi nomi aiutano a capire la lenta trasformazione del toponimo fino alla forma attuale.

Il Medioevo e i Conti di Biandrate

Nel Medioevo Poirino appartenne alla diocesi di Asti fino al 1152, anno dell’incoronazione di Federico Barbarossa. Pochi anni dopo, nel 1156, l’imperatore concesse a Guido III di Biandrate Poirino, il Chierese e la Val di Canale.

Guido III ricevette anche il ruolo di comandante delle milizie imperiali della diocesi di Novara e del contado astigiano. Da quel momento i Biandrate legarono il proprio nome alla storia del territorio.

Durante la Dieta di Roncaglia, una parte del territorio passò al vescovo di Torino. Tuttavia, i Biandrate conservarono una presenza importante, anche se ridotta.

La loro influenza entrò poi in crisi tra XIII e XIV secolo, quando Asti, Chieri e le potenze vicine iniziarono a contendersi strade, pedaggi, castelli e borghi rurali.

La distruzione di Porcile, Tegerone e Stuerda

Dopo la fine della fase di potere più forte di Federico Barbarossa, i Comuni di Asti e Chieri mossero guerra contro Porcile e contro le borgate vicine di Tegerone e Stuerda.

Le ragioni erano economiche e politiche. Da una parte pesavano i pedaggi sul transito delle merci. Dall’altra, Asti e Chieri non dimenticavano l’aiuto fornito dai Biandrate all’imperatore contro i loro interessi.

Le lotte portarono alla distruzione di Porcile e delle borgate vicine poco dopo la metà del XIII secolo. Una parte degli abitanti riuscì però a rifugiarsi sul poggio di Povarium, ponendo le basi del nuovo insediamento.

Tra il 1250 e il 1260, l’alleanza vittoriosa degli Astesi con Carlo d’Angiò ridusse i Biandrate alla sottomissione. Da quel momento il nuovo centro iniziò a prevalere sui nuclei più antichi.

Sant’Orsola e la rivolta contro i Biandrate

La tradizione locale conserva un episodio molto noto. Negli anni turbolenti del Duecento, i poirinesi si sarebbero ribellati contro Benedetto e Bonifacio Biandrate.

Il racconto li descrive come signori locali arroganti, accusati di pretendere lo ius primae noctis. La popolazione avrebbe reagito e li avrebbe scacciati dopo uno scontro tra due piccoli eserciti.

Secondo la tradizione, la battaglia avvenne nei pressi del luogo dove oggi si trova il Pilone di Sant’Orsola, patrona di Poirino, alla convergenza della strada per Chieri con quella per Torino.

I poirinesi invocarono Sant’Orsola, il cui culto era già diffuso. La santa sarebbe apparsa in loro aiuto contro i castellani. Il racconto appartiene alla memoria leggendaria, ma resta centrale nell’identità religiosa e popolare del paese.

Poirino tra Acaia, Asti, Chieri e Savoia

All’inizio del Trecento, il territorio di Poirino entrò nei possedimenti di Filippo di Savoia, principe d’Acaia. Il controllo, però, rimase fragile.

In quegli anni molte potenze si contendevano il Piemonte. Tra queste comparivano il re di Napoli Roberto d’Angiò, i marchesi di Saluzzo, i marchesi del Monferrato, le città di Asti e Chieri e i Visconti di Milano.

Le alleanze cambiavano spesso. Per questo motivo, il territorio poirinese passò prima sotto il controllo di Asti e poi nelle mani dei Savoia.

Nel 1312, uno degli ultimi Conti di Biandrate cedette a Filippo di Savoia, principe d’Acaia, tutti i suoi diritti feudali per 50.000 fiorini d’oro.

Nel 1372, Amedeo VI di Savoia, il Conte Verde, cedette Poirino in feudo ad Aimoneto Roero per 19.000 fiorini. In quell’occasione si fissarono per la prima volta i confini del territorio, in modo simile a quelli attuali.

I Roero, le fortificazioni e il mercato

Con i Roero iniziò una nuova fase. La famiglia avviò lavori di fortificazione e fece circondare il paese con torri, mura e un ampio fossato.

Tuttavia, il rapporto tra feudatario e comunità non rimase sereno. Il feudatario si ribellò ai Savoia e i questi ultimo occuparono il sito. La popolazione, contraria ai suoi metodi, lo mise in fuga.

Per premiare i cittadini di Poirino, i Savoia accolsero diverse richieste della comunità. I poirinesi ottennero un mercato settimanale, una fiera annuale e il diritto di non avere più feudatari, dipendendo direttamente dai Savoia.

Il mercato del sabato esiste ancora oggi. Anche la festa annuale di Sant’Orsola conserva il legame con questa memoria civica e religiosa. Sullo stemma comunale, inoltre, compare la corona principesca.

Le guerre del Cinquecento e la distruzione delle fortificazioni

Nel XVI secolo le lotte tra Francia e Spagna resero instabile il dominio sabaudo. Gli eserciti delle due parti attraversarono il Piemonte e portarono distruzioni, saccheggi e miseria.

Nel 1543 il marchese del Vasto fece abbattere le fortificazioni di Poirino, per evitare che il nemico potesse impadronirsene. Il paese non ricostruì più quelle opere difensive.

Al loro posto oggi si trova l’attuale passeggiata Marconi, che conduce verso l’area del vecchio rivellino. Le sue torri dominavano quella che oggi corrisponde a Piazza Morioni.

Il centro storico conserva ancora tracce interessanti, tra cui i portici e alcune vestigia delle antiche strutture urbane.

San Quintino, Cateau-Cambrésis e il ritorno della pace

Il 10 agosto 1557, nelle Fiandre, Emanuele Filiberto di Savoia partecipò alla vittoria imperiale di San Quintino. La successiva pace di Cateau-Cambrésis, firmata nel 1559, restituì solidità al Ducato di Savoia.

Per il Piemonte iniziò un periodo di maggiore stabilità. Anche Poirino poté respirare dopo decenni di guerre e incertezze.

La pace, però, durò poco. Nel Seicento i tentativi di espansione e le lotte per la reggenza riportarono la guerra nel territorio piemontese.

Le pestilenze del Seicento e la Madonna del Rosario

Il Seicento portò a Poirino anche le grandi epidemie. Le pestilenze del 1630 e del 1654 causarono molte vittime.

Il cimitero vicino alla chiesa non riuscì ad accogliere tutti i cadaveri. Per questo motivo la comunità seppellì molte persone nella parte bassa del paese, che da allora prese il nome di Val dei Morti.

Proprio dalle pestilenze nacque la festa della Madonna del Rosario. La comunità fece un voto e lo rinnovò ogni anno in ricordo della fine del contagio.

La memoria di quei tempi rimase anche nella lingua popolare. L’espressione contagg entrò nell’uso come imprecazione, formula scaramantica e segno di cattivo presagio.

Pestilenza e memoria popolare

– Le epidemie del 1630 e del 1654 colpirono duramente Poirino
– La comunità usò anche la parte bassa del paese come luogo di sepoltura
– Da qui nacque il nome Val dei Morti
– Il voto alla Madonna del Rosario ricordò la fine del contagio
– L’espressione popolare contagg conservò il ricordo della paura collettiva

La ripresa economica e l’incendio del 1690

Dopo guerre, scaramucce e pestilenze, Poirino si riprese rapidamente. Il paese divenne una cittadina operosa e relativamente ricca.

La sua economia si legò anche ai telai. Dalle botteghe poirinesi uscivano corredi nuziali molto desiderati dalle giovani spose.

Questo benessere permise alla popolazione di donare al duca Carlo Emanuele I la somma di 20.000 fiorini in occasione del matrimonio con l’infanta di Spagna.

Nel 1690, però, le truppe francesi guidate da Catinat incendiarono Poirino. Ancora una volta, il paese subì le conseguenze dei grandi conflitti europei.

Guerre del Re Sole, successioni e Festa del Lazzaretto

Alla fine del Seicento Poirino subì gli effetti delle guerre di conquista di Luigi XIV, il Re Sole. All’inizio del Settecento, il paese affrontò anche le guerre di successione che attraversarono l’Europa.

Poirino non occupò quasi mai il centro degli eventi. Tuttavia, ne pagò spesso le conseguenze. Vide passare eserciti, fornì soldati a Casa Savoia e affrontò requisizioni e paure.

La pace separata del 1695, poi il trattato di Rijswijk del 1697 e infine la sconfitta dell’armata francese davanti a Torino nel 1706 aprirono una fase più tranquilla.

Durante le emergenze sanitarie, la comunità destinò a cimitero il prato vicino all’oratorio campestre di San Lazzaro. Il luogo funzionava come lazzaretto. Quando il morbo terminava, i cittadini andavano lì a prendere i sopravvissuti.

Da questa memoria nacque la Festa del Lazzaretto, che ancora oggi si celebra ogni anno la seconda domenica di settembre.

Poirino principato sabaudo nel 1785

Con lettere patenti del 3 giugno 1785, i Savoia inserirono Poirino in un appannaggio insieme a Chieri, Riva e Banna, frazione di Poirino.

Il titolo andò al duca d’Aosta Vittorio Emanuele, futuro re Vittorio Emanuele I. Nacque così il titolo di Principe di Chieri, Poirino, Riva e Banna.

Questo passaggio rafforzò il legame tra Poirino e la struttura dinastica sabauda.

Poirino in età napoleonica

Con l’arrivo dell’età napoleonica, Poirino cambiò volto. Dopo l’annessione del Piemonte alla Francia, avvenuta l’11 settembre 1802, il paese entrò nel département du Po con il nome di Poyrino.

Nel 1802 le autorità soppressero il convento dei Domenicani e quello dei Cappuccini. Nello stesso periodo avviarono la costruzione del foro Boario nella spianata dei demoliti Morioni.

Subito dopo l’annessione, abbatterono il muro del cimitero dei Domenicani e la vecchia torre per aprire l’attuale Via Indipendenza.

Le autorità demolirono anche alcune chiese periferiche. Riutilizzarono i mattoni per costruire il nuovo cimitero di San Lazzaro, benedetto nel 1804.

Napoleone, Pio VII e il cavalier Mazzucchi

Poirino conserva anche memorie legate a Napoleone e a papa Pio VII. Il 27 aprile 1805 Pio VII passò da Poirino provenendo da Parigi. Due giorni dopo, il 29 aprile 1805, anche Napoleone Bonaparte attraversò il paese, accolto dalla cittadinanza nel momento più alto della sua gloria.

Nel 1815, Pio VII benedisse la popolazione poirinese dalla finestra di una casa di via Indipendenza. Una lapide sulla facciata ricorda ancora l’episodio.

Tra i militari napoleonici si distinse il cavalier Domenico Mazzucchi. Nel 1812, sulla Moscova, ricevette la Croce di Guerra. In seguito divenne sindaco di Poirino nel 1825 e servì come luogotenente nell’esercito sardo.

La sua biografia collega due epoche: quella napoleonica e quella della restaurazione sabauda.

Padre Giacomo Marocco e Cavour

Nel Risorgimento, Poirino diede alla storia italiana una figura religiosa di rilievo: Padre Giacomo Marocco, nato Luigi Marocco.

Francescano, Padre Giacomo divenne il confessore di Camillo Benso di Cavour. Fu lui ad assolvere Cavour sul letto di morte, senza chiedere ritrattazioni, nonostante la scomunica che aveva colpito lo statista.

Per questa scelta dovette rispondere a Roma davanti a papa Pio IX. Padre Giacomo difese la pietà cristiana del proprio gesto e rifiutò di rivelare il contenuto della confessione. Oppose sempre il segreto sacramentale a ogni pressione e lo portò con sé nella tomba.

Poirino tra Regno d’Italia e Prima guerra mondiale

Poirino diede al Regno d’Italia anche un senatore: Giovanni Alfazio.

La comunità pagò però un prezzo molto più alto durante la Prima guerra mondiale. Molti poirinesi combatterono nelle trincee del Carso, come tanti altri giovani piemontesi mandati al fronte.

Il paese conservò così la memoria delle grandi guerre nazionali, non solo attraverso i nomi illustri, ma soprattutto attraverso le famiglie coinvolte nei lutti e nei sacrifici.

Villa Italia e la Seconda guerra mondiale

All’inizio della Seconda guerra mondiale, Poirino tornò per alcuni giorni al centro della storia nazionale.

Il 10 giugno 1940, Vittorio Emanuele III firmò la dichiarazione di guerra alla Francia. Il giorno successivo stabilì nella palazzina di caccia dei Thaon di Revel a Ternavasso la sede del Comando delle operazioni sul fronte occidentale.

La palazzina prese allora il nome di Villa Italia. Il re vi rimase dall’11 al 28 giugno 1940, cioè nei giorni decisivi dell’avvio del conflitto contro la Francia e fino a dopo l’armistizio italo-francese del 25 giugno.

Nel castello riposa anche il generale Giuseppe Thaon di Revel di Sant’Andrea, primo comandante dell’Arma dei Carabinieri. Nel maggio 2003, la locale sezione dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Poirino gli dedicò la propria intitolazione.

Il Banna e la tenuta del marchese Spinola

Il territorio di Poirino conserva anche un forte legame con il Banna, affluente di destra del Po. Il torrente scorre interamente nella provincia torinese e segnò in modo importante il paesaggio locale.

Nel 1994 il Banna straripò, ricordando la fragilità idrogeologica della pianura poirinese.

Dal nome del torrente deriva anche quello della splendida tenuta del marchese Spinola, situata al confine con Villanova d’Asti.

Lo stemma, il gonfalone e la bandiera di Poirino

Lo statuto comunale riporta la blasonatura dello stemma e del gonfalone secondo il regio decreto dell’8 maggio 1933.

Lo stemma viene descritto come “d’argento, alla croce d’oro”. Nella forma comunemente visibile, però, presenta uno scudo d’argento con una croce trifogliata d’oro, posta sulla cima di un monte all’italiana di tre cime, fondato in punta.

Il gonfalone è un drappo azzurro, ornato da ricami d’argento e caricato dello stemma comunale. Al centro compare l’iscrizione “Comune di Poirino”. L’asta è rivestita di velluto azzurro con bullette argentate a spirale.

La bandiera presenta una croce bianca su fondo rosso bordata di azzurro. Al centro compare lo stemma d’argento con croce d’oro sopra una montagna di tre cime rosso-verdeggiante. Sopra lo stemma si trova una corona d’argento; alla base compaiono un ramo d’ulivo, un ramo di palma e la dicitura “Comune di Poirino”.

Poirino oggi, tra memoria e identità locale

La storia di Poirino non segue una linea semplice. Il paese nasce tra tracce archeologiche, leggende romane, memorie medievali e conflitti territoriali.

Nel tempo ha vissuto distruzioni, ricostruzioni, pestilenze, passaggi di eserciti, trasformazioni urbane e momenti di rilievo nazionale. Ha dato figure alla storia religiosa e politica italiana, da Padre Giacomo Marocco a Giovanni Alfazio.

Oggi Poirino conserva questa identità stratificata nelle sue tradizioni, nei luoghi della memoria, nelle feste, nello stemma e nel rapporto con il territorio agricolo del Chierese.

FAQ – Cosa sapere sulla storia di Poirino

Quali sono le origini di Poirino?

Le origini di Poirino restano in parte incerte. Il territorio conserva reperti romani e longobardi, ma le fonti sicure diventano più solide solo dal Medioevo. Le tradizioni locali collegano il paese a Porcile, Povarium e al dominio dei Biandrate.

Poirino ha origini romane?

Alcune leggende collegano Poirino al proconsole romano Quintilio Varo e al nome Podium Varini. Tuttavia, questa ipotesi resta fantasiosa. I reperti romani confermano una frequentazione del territorio, non necessariamente una fondazione romana diretta del paese.

Che cosa erano Porcile, Tegerone e Stuerda?

Porcile, Tegerone e Stuerda erano antichi nuclei del territorio. Asti e Chieri li combatterono e li distrussero poco dopo la metà del XIII secolo. Una parte degli abitanti superstiti contribuì alla nascita della futura Poirino.

Perché Sant’Orsola è importante per Poirino?

Sant’Orsola è la patrona di Poirino. Secondo la tradizione, i poirinesi la invocarono durante la rivolta contro i Biandrate e la santa apparve in loro aiuto. Il Pilone di Sant’Orsola ricorda ancora questa memoria.

Che ruolo ebbero i Roero nella storia di Poirino?

Nel 1372 Amedeo VI di Savoia cedette Poirino ad Aimoneto Roero. I Roero avviarono la fortificazione del paese, ma il rapporto con la comunità si incrinò. Dopo la fuga del feudatario, i Savoia concessero ai poirinesi mercato, fiera e dipendenza diretta.

Che cosa ricorda la Festa del Lazzaretto?

La Festa del Lazzaretto ricorda i momenti in cui, alla fine delle pestilenze, la popolazione andava presso San Lazzaro a recuperare i sopravvissuti. Ancora oggi si celebra ogni anno la seconda domenica di settembre.

Che legame c’è tra Poirino e Napoleone?

Durante l’età napoleonica Poirino entrò nel département du Po con il nome Poyrino. Napoleone passò dal paese il 29 aprile 1805. In quel periodo le autorità modificarono anche l’assetto urbano, demolendo edifici e aprendo nuove strade.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende