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10 agosto 1557: Il Duca riprende le sue terre nella Battaglia di San Quintino

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Il 10 agosto 1557, 464 anni fa, il duca di Savoia, Emanuele Filiberto, riprese i suoi possedimenti nella celebre Battaglia di San Quintino.

Il borgo delle Fiandre fu la cornice di uno degli scontri più importanti della storia del nostro paese, che ridefinì infatti la geografia della nostra nazione.

Lo scontro definì la cartina geografica del tempo, dando al Ducato di Savoia la tanto agognata indipendenza. Proprio questa indipendenza rende l’evento così importante per il Piemonte, benché non combattuto nei limiti regionali.

Una vittoria che rimise Torino al centro della vita politica dei Savoia, dando slancio agli eventi futuri che videro il Piemonte come assoluto protagonista della fondazione del Regno d’Italia nei secoli successivi allo scontro.

La futura Città della Mole all’epoca non era la capitale del regno savoiardo, tuttavia lo divenne a distanza di pochi anni.

La Battaglia di San Quintino fu combattuta il 10 agosto 1557: le tappe dello scontro

L’Impero Francese, a cavallo tra il XV e il XVI secolo prese il controllo dei possedimenti dell’attuale Piemonte, costringendo Emanuele Filiberto, Duca di Savoia a un’alleanza con l’esercito spagnolo.

I francesi si presentarono sul campo di battaglia con un plotone di oltre 20 mila unità, e grandi armamenti di cannoni al seguito. A guidare il commando transalpino fu Anne de Montmorency, comandante e maresciallo dell’Impero Francese.

Il Duca di Savoia guidò l’esercito spagnolo in battaglia con l’ausilio dell’aiutante di Campo Carlo Manfredi Luserna d’Angrogna. Luserna fu un fattore decisivo, avendo battuto i francesi due mesi prima a Cuneo.

Montmorency fronteggiò lo scontro ormai sessantenne, e malgrado il blasone la sua strategia si rivelò deficitaria rispetto a quella avversaria.

Infatti l’esercito iberico assediò il borgo delle Fiandre con 53 mila uomini, oltre il doppio della formazione transalpina.

Emanuele Filiberto scelse il giorno di San Lorenzo spinto dalla superstizione religiosa, essendo San Lorenzo il suo protettore, a cui promise la costruzione di una chiesa in caso di vittoria.

La battaglia vide l’esercito spagnolo più arrembante, con Montmorency che decise di arroccarsi a San Quintino, portando il suo esercito a una sanguinosa caduta, con circa cinque mila morti e sei mila prigionieri.

I motivi della sconfitta furono di matrice prettamente strategica. I francesi scelsero di presidiare il lato sud della città, chiusa dal fiume e da un terreno stangante, mentre gli spagnoli condussero gli arrembaggi dal lato nord e nord-est della piazza.

Il Duca di Savoia fu accolto a Torino in trionfo, e da lì a poco ridisegnò il volto e la storia del Piemonte.

Questa vittoria è uno spartiacque per il ruolo dell’attuale capoluogo di provincia piemontese: infatti le minacce francesi di nuove rimostranze belliche convinse il Duca a spostare il centro dell’attività politica a Torino.

Torino infatti era in una posizione geografica migliore, oltre ad essere una città che permettesse una migliore strategia militare. Infatti la vecchia capitale, Chambéry, è nell’attuale Francia e non garantiva una serena attività politica.

Gli omaggi di Torino alla battaglia

La città della Mole oggi ha diversi omaggi alla battaglia. Lo stesso Emanuele Filiberto ha fatto erigere la Chiesa di San Lorenzo proprio come pegno della vittoria.

Piazza Castello vede il celebre Caval d’Brons come omaggio alla battaglia, che ritrae il Duca proprio nel campo di battaglia sulle Fiandre.

La statua presenta due bassorilievi che celebrano l’accaduto. Il primo raffigura la battaglia, mentre il secondo mostra la pace di Cateau-Cambrésis.

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