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Benedetto Maria Maurizio di Savoia, duca del Chiablese: Torino, appannaggi piemontesi e l’urto della Francia

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Marzo 03, 2026

Benedetto Maria Maurizio di Savoia nasce alla Reggia di Venaria Reale e, di fatto, cresce dentro l’orbita torinese. Tuttavia, la sua storia non è quella di un sovrano: è quella di un cadetto con un patrimonio enorme, costruito in Piemonte e gestito come un “quasi-stato”. Poi arriva la frattura delle guerre rivoluzionarie francesi, e tutto cambia. Perciò, raccontarlo significa guardare Torino e il Piemonte nel punto in cui il Settecento si spezza.

Timeline: Benedetto Maurizio tra Torino, Piemonte ed esilio

  • 21 giugno 1741 – Nasce alla Reggia di Venaria Reale; diventa duca del Chiablese
  • 17 agosto 1741 – Primo battesimo alla Venaria
  • 22 dicembre 1749 – Confermazione alla Venaria (cardinale Delle Lanze)
  • 8 febbraio 1763 – Patenti d’appannaggio: principi e feudi in Piemonte
  • 18 agosto 1765 – Morte improvvisa di Francesco I a Innsbruck: tramonta il progetto di nozze imperiali
  • 19 marzo 1775 – Sposa a Torino Maria Anna di Savoia (cappella della Sindone)
  • 22 luglio 1786Bandi campestri per Crescentino e per le Apertole (interinati dal Reale Senato di Torino)
  • 1795 – Partecipa alla battaglia di Loano contro la Francia rivoluzionaria
  • Dicembre 1798 – Lascia il Piemonte con la moglie
  • Inizio 1799 – Arrivo in Sardegna
  • 8 agosto 1799 – Lascia la Sardegna; si ferma a Roma
  • 25 maggio 1801 – Deve lasciare Roma per l’avanzata francese; raggiunge la famiglia reale a Caserta
  • 1802 – Rientra a Roma dopo l’abdicazione di Carlo Emanuele IV
  • 20 agosto 1805 – Risposta di Napoleone: restituzione beni solo con riconoscimento dell’annessione del Piemonte alla Francia
  • 4 gennaio 1808 – Muore a Roma
  • 1926 – Trasferimento dei resti alla basilica di Superga

Nascita alla Venaria e famiglia: un duca “creato” subito

Benedetto Maria Maurizio nasce il 21 giugno 1741 alla Venaria Reale ed è l’ultimogenito di Carlo Emanuele III, re di Sardegna, e di Elisabetta Teresa di Lorena. La madre muore in conseguenza del parto, e quindi la sua origine è segnata da una perdita immediata.

Subito dopo la nascita gli viene attribuito il titolo di duca del Chiablese, appannaggio tradizionale dei figli cadetti di casa Savoia, come accadeva anche per altri ducati “di dotazione”. Inoltre, per via della parentela materna, diventa l’unico nipote diretto dell’imperatore Francesco Stefano di Lorena: un dettaglio che peserà sulle manovre matrimoniali e sulle ambizioni diplomatiche.

Educazione a Torino: riti di corte e maestri “di prima fascia”

Dopo un primo battesimo alla Venaria (con una cerimonia fissata al 17 agosto 1741), arriva anche la celebrazione ufficiale nella cappella della Sindone, quindi in un cuore simbolico della Torino sabauda.

Quando compie sette anni (1748) gli viene costituito uno “stato” di cortigiani dedicati, cioè una piccola corte personale dentro la corte. Inoltre, la confermazione del 22 dicembre 1749 è officiata dal cardinale Delle Lanze e ha come padrino il fratellastro Vittorio Amedeo (duca di Savoia). Perciò il suo percorso è impostato con cura, fin da subito.

Sul piano degli studi, gli vengono assegnati precettori importanti: Giambattista Beccaria per la formazione scientifica (al punto da dedicargli un corso e un trattato sull’elettricità) e Alessandro Vittorio Papacino d’Antoni per le materie militari. Quindi non è educazione “ornamentale”: è un progetto.

Il grande piano che non riuscì: nozze imperiali e ipotesi di uno Stato per lui

Lo zio imperatore, legato al nipote, avrebbe voluto un matrimonio con l’arciduchessa Maria Cristina e, soprattutto, un elemento decisivo: una dote sotto forma di Stato indipendente. Prima si pensa a ipotesi come Tirolo o Stiria, poi si ragiona su soluzioni italiane costruite aggregando feudi.

Tuttavia, le trattative si scontrano con un problema politico: secondo Vienna, una figlia imperiale non poteva sposare un principe senza un vero trono. Quindi si aprono scenari anche molto ambiziosi: uno Stato con capitale Graz, oppure il Tirolo con Innsbruck come palazzo reale, oppure ancora progetti “italiani” basati su feudi imperiali (con l’idea di una capitale come Pontremoli in una costruzione tra Langhe e Toscana). In parallelo si ipotizza anche un ducato ligure da Savona a Ventimiglia, compensando Genova in altro modo. Insomma: si prova a inventare un regno su misura.

Nel 1765 il duca si reca a Innsbruck per discutere e avvicinare l’intesa. Eppure, proprio lì, il piano si rompe: l’imperatore Francesco I muore improvvisamente il 18 agosto 1765. Inoltre, Maria Teresa, contraria alle nozze, chiude la porta: prima lascia Maria Cristina libera di sposare Alberto di Sassonia-Teschen e poi propone al Chiablese un’altra figlia, Maria Elisabetta, che però è gravemente segnata dalla malattia. A Torino capiscono l’andamento e il progetto si spegne. Quindi l’occasione “imperiale” evapora.

1763: l’appannaggio piemontese che somiglia a un piccolo stato feudale

Se il trono esterno non arriva, il padre compensa in casa. Infatti, con lettere patenti dell’8 febbraio 1763, Carlo Emanuele III costruisce per il figlio un appannaggio vastissimo, formato da città elevate a principati, feudi rientrati al demanio e privilegi fiscali e giuridici notevoli. Inoltre, viene fissata anche una rendita annua molto alta.

Nel dettaglio, il duca del Chiablese assume una costellazione di titoli piemontesi, tra cui:

  • principe di Dronero, Bra, Crescentino, Busca, Bene, Trino
  • marchese di Centallo, Demonte, Santhià, Desana, Tarantasca, Ghemme, Borgomanero con Cureggio
  • conte di Pollenzo, Roccabruna, Tricerro e delle Apertole (tenuta campestre presso Livorno Ferraris, oggi nota come Castell’Apertole)

Quindi la geografia è chiarissima: è Piemonte pieno, dalla pianura alle aree di passaggio. E infatti questo appannaggio produce anche un effetto pratico: una rete di amministrazione, rendite, bandi e gestione fondiaria.

Residenze e nomi: Palazzo Chiablese a Torino, Agliè e Castell’Apertole

Qui il punto torinese è netto. Dopo la morte di Carlo Emanuele III e l’ascesa di Vittorio Amedeo III, il duca riceve stabilmente la manica del Palazzo Reale in cui già abitava. Da quel momento quell’ala prende il nome di Palazzo Chiablese (Torino). Quindi il suo “palazzo” in città è dentro il sistema reale, non fuori.

Inoltre, tra 1763 e 1764, il padre acquista per lui il castello d’Agliè, secolare dimora dei marchesi San Martino, insieme ai feudi di Agliè, Bairo e Ozegna. L’operazione è costosissima e richiede poi ristrutturazioni: perciò segnala la volontà di costruire un polo di villeggiatura fortissimo nel Canavese.

C’è poi l’altro nome-chiave: Palazzo Chiablese di Castell’Apertole. Qui la differenza è importante: quello di Torino è una residenza sabauda più antica, mentre solo quello di Castell’Apertole viene edificato direttamente dal duca. Quindi, in Piemonte, lascia un segno edilizio concreto, non solo nominale.

1775: matrimonio torinese in cappella della Sindone e assenza di eredi

Il 19 marzo 1775, a Torino, nella cappella della Sindone, Benedetto Maurizio sposa Maria Anna di Savoia (1757–1824), figlia del fratellastro Vittorio Amedeo III. È un matrimonio tra rami molto vicini della famiglia e, di fatto, resta senza figli.

Inoltre, la cerimonia viene descritta come sobria, senza la macchina di feste pubbliche e spettacoli che accompagnava altre nozze di corte. Quindi il matrimonio chiude una fase, ma non apre una discendenza. E questo diventa un dato politico: senza eredi, l’appannaggio è destinato prima o poi a tornare al demanio.

Gestione del territorio: bandi campestri e amministrazione piemontese

Il Chiablese non è solo cerimonia. Anzi, si dedica molto alla gestione patrimoniale e rurale. Un esempio concreto sono i Bandi campestri per la città di Crescentino e per il contado delle Apertole, interinati dal Reale Senato di Torino il 22 luglio 1786.

Quindi, nel Piemonte del tardo Settecento, il duca agisce anche come signore amministratore: regole sui campi, sul contado, sui comportamenti economici e civili. E questo è il punto: Torino produce le carte e il Piemonte le vive.

Carriera militare e Loano (1795): il tentativo di fermare la Francia

Nelle guerre rivoluzionarie francesi, Benedetto Maurizio svolge incarichi militari e nel 1795 partecipa alla battaglia di Loano, nel tentativo di contenere l’avanzata francese. Tuttavia la pressione esterna diventa troppo forte e, poco a poco, travolge anche il suo spazio piemontese.

Quindi, se l’abate francese che lo aveva conosciuto ventenne prevedeva una vita riservata a Torino, la storia lo contraddice a metà: resta spesso defilato, ma viene comunque trascinato in una guerra che non puoi ignorare.

1798–1801: esilio, Sardegna e Roma come rifugio

Nel dicembre 1798 lui e la moglie sono costretti a lasciare il Piemonte. All’inizio del 1799 arrivano in Sardegna, dove il duca riceve l’incarico di governatore delle torri dell’isola. Tuttavia l’incarico non lo coinvolge davvero e, l’8 agosto 1799, riparte con Maria Anna: ufficialmente verso Torino, in realtà si ferma a Roma.

Poi, il 25 maggio 1801, devono lasciare Roma per l’avanzata delle armate francesi e raggiungono la famiglia reale a Caserta. Eppure l’anno dopo, con l’abdicazione di Carlo Emanuele IV e l’ascesa di Vittorio Emanuele I, tornano di nuovo a Roma. Quindi Roma diventa una base ripetuta, non un episodio.

Il nodo dell’appannaggio e la scelta di non riconoscere l’annessione

Qui la tensione è secca. Il nuovo re, per la situazione delle casse, riduce l’appannaggio. Di conseguenza i rapporti tra i duchi del Chiablese e Vittorio Emanuele I si irrigidiscono. Inoltre, il re vorrebbe portarli in Sardegna, ma la coppia rifiuta.

Tra 1802 e 1803, il duca tenta anche una via “tecnica”: invia un memoriale al governo francese per evitare che i suoi beni piemontesi vengano sequestrati. Tuttavia Parigi pone una condizione: riconoscere l’annessione del Piemonte alla Francia. E qui arriva il punto: nel 1805 Napoleone risponde in modo esplicito che la restituzione dei beni avrebbe senso solo se il duca rinunciasse a ogni diritto dinastico e ammettesse che il Piemonte appartiene alla Francia; altrimenti verrebbe trattato come nemico e riceverebbe solo un eventuale sussidio. Benedetto Maurizio non accetta questa rottura con la sua casa. Quindi torna a Roma e chiude la partita piemontese senza compromessi.

Piemonte del Chiablese: principati, marche e contee

  • Patenti: 8 febbraio 1763
  • Principati: Dronero, Bra, Crescentino, Busca, Bene, Trino
  • Marchesati: Centallo, Demonte, Santhià, Desana, Tarantasca, Ghemme, Borgomanero (con Cureggio)
  • Contee: Pollenzo, Roccabruna, Tricerro, Apertole (Castell’Apertole)

Ultimi anni a Roma e morte (1808): Superga come ritorno postumo

Nel 1806 decide di stabilirsi in modo più stabile a Roma: acquista un palazzo in piazza Paganica e poi la tenuta di Tor Marancia sulla via Ardeatina. Muore a Roma il 4 gennaio 1808.

Viene sepolto nella chiesa di San Nicola di Tolentino nell’area di Largo Argentina. Tuttavia, nel 1926, la chiesa viene demolita: i resti vengono esumati e trasferiti nella cripta della basilica di Superga. Quindi, anche dopo morto, Torino lo riprende con sé.

Dopo di lui: Maria Anna, Tor Marancia e il rientro finale in Piemonte

Alla Restaurazione, la vedova Maria Anna non rientra subito in Piemonte. Anzi, dal 1817 avvia una lunga campagna di scavi a Tor Marancia che dura fino al 1823. Inoltre acquista da Luciano Bonaparte parte di villa Rufinella a Frascati e dalla Camera apostolica Isola Farnese (con le rovine di Veio). Perciò la sua vita romana diventa un progetto archeologico e patrimoniale.

I sovrani insistono per il ritorno: lei si decide davvero solo nel maggio 1823, dopo un breve soggiorno nel 1818. Nell’estate del 1824 accompagna il re in viaggio in Savoia e poi muore a Stupinigi l’11 ottobre 1824. Lascia la maggior parte dei reperti ai Musei Vaticani, mentre i beni piemontesi passano prima a Carlo Felice e alla moglie Maria Cristina di Borbone-Napoli, poi ai duchi di Savoia-Genova. Quindi, alla fine, il patrimonio rientra nelle dinamiche dinastiche sabaude.

Il Chiablese come lente: Torino, patrimonio e fine di un’epoca

Benedetto Maria Maurizio di Savoia conta perché rende visibile un meccanismo concreto: nel Piemonte sabaudo un cadetto può governare un patrimonio così grande da sembrare uno Stato nello Stato. Infatti, l’appannaggio del 1763 disegna una geografia reale fatta di titoli, feudi e residenze, con Torino come centro amministrativo. Inoltre, la sua parabola mostra la frattura storica: l’urto della Francia rivoluzionaria spezza la continuità, impone l’esilio e mette sul tavolo una scelta dura, cioè rinnegare o no l’appartenenza dinastica. Quindi la sua storia è piemontese fino al midollo, anche quando finisce a Roma.

Domande rapide su Benedetto Maurizio di Savoia

Chi era Benedetto Maria Maurizio di Savoia?

Un principe di Casa Savoia nato alla Venaria nel 1741 e morto a Roma nel 1808, noto come duca del Chiablese e legato a un enorme patrimonio in Piemonte

Perché Torino è centrale nella sua storia?

Perché vive nell’orbita del Palazzo Reale, dà il nome al Palazzo Chiablese a Torino, e perché molte decisioni (patenti, senato, bandi) passano da istituzioni torinesi

Che cos’è l’appannaggio del 1763?

È un complesso di città e feudi concessi con lettere patenti dell’8 febbraio 1763, con titoli principeschi e signorili che includono centri come Bra, Dronero, Crescentino, Trino e la tenuta delle Apertole

Si sposò? Ebbe figli?

Sì, si sposò a Torino il 19 marzo 1775 con Maria Anna di Savoia, ma il matrimonio non ebbe figli

Che ruolo ebbe nelle guerre rivoluzionarie?

Ebbe incarichi militari e nel 1795 partecipò alla battaglia di Loano, nel tentativo di fermare la Francia rivoluzionaria

Dove è sepolto oggi?

Morì a Roma nel 1808 e fu sepolto a San Nicola di Tolentino; dopo la demolizione della chiesa nel 1926, i resti furono trasferiti a Superga

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende