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Cosa vedere a Avigliana: guida completa tra castello, borgo medievale, chiese e Dinamitificio Nobel

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Febbraio 12, 2026

Avigliana è piccola, però ti riempie la giornata se la prendi nel verso giusto. Da una parte hai Borgo Vecchio e Borgo Nuovo, con portici, torri e case medievali. Dall’altra ci sono rovine e panorami, perché il Castello di Avigliana sta alto e si vede ovunque. Inoltre, appena esci dal “cartolina”, trovi anche un luogo duro e vero: il Dinamitificio (ex Nobel) ai Mareschi.

Focus per scoprire Avigliana

Giro “pulito” a piedi
1) Parti da Piazza Conte Rosso e leggi portici, pozzo e affacci sul colle
2) Fai il blocco “architetture” nel Borgo Vecchio: Casa Cantamerlo, Casa Senore, Torre dell’Orologio e Porta Ferronia
3) Salita verso il Castello di Avigliana per panorama e rovine
4) Se vuoi cambiare registro, chiudi con il Dinamitificio (ex Nobel) ai Mareschi quando sono previste aperture

Avigliana in un colpo d’occhio: come si legge il centro storico

Il centro storico si capisce per “blocchi”. Prima cammini nel Borgo Nuovo, dove la piazza principale fa da bussola. Poi, di conseguenza, sali verso le zone più antiche e le strade che puntano al colle del castello. In pratica, la visita è un continuo alternarsi tra scorci stretti e punti aperti sul paesaggio.

Il Castello di Avigliana: rovine, storia e vista che mette d’accordo tutti

Il Castello di Avigliana è la tappa più scenografica. Sta su un’altura morenica a 467 metri e, quindi, domina la Valle di Susa: laghi, borghi, Sacra di San Michele e pianura attraversata dalla Dora.

La prima citazione del “castrum Avilianae” è del 961, mentre le tracce archeologiche parlano di fortificazioni tra X e XII secolo. Inoltre il legame con i Savoia si consolida con Adelaide di Susa e Oddone di Moriana. Nel 1187 l’assedio di Enrico VI lo danneggia, e le indagini del 1988–1990 e del 1997 hanno riconosciuto murature a spina di pesce.

Tra XIII e XIV secolo il complesso si definisce meglio: cinta ellissoidale, torre quadrata, una “falsa torre” verso Folonia e un’ala residenziale con cappella di Santa Maria Maddalena. I documenti citano anche aula castri (1267) e sala castri (1306), oltre a forno, depositi e una cisterna per l’acqua piovana. Dopo i danni del 1536, una mappa tra 1593 e 1595 descrive gli ambienti e compare il terrapiano pensato contro le armi da fuoco. Tuttavia nel Seicento arriva il declino fino alla distruzione del 1691 ordinata da Catinat.

Poi cambia tutto: nel 1882 i resti vengono donati al Comune e dal 1892 iniziano restauri e messa in sicurezza. Oggi, quindi, lo visiti tra rovine, percorsi, pannelli ed eventi, spesso con il Monte Pezzulano come sfondo.

Piazza Conte Rosso: il “centro del centro” e il modo più semplice per orientarti

Piazza Conte Rosso è il cuore riconoscibile del centro storico. Nasce nel Borgo Nuovo (XII secolo) come spazio di mercati e fiere (platea fori), e ancora oggi è il punto dove capisci “da che parte andare”.

Qui trovi portici ogivali medievali (XIII–XV secolo) con ritocchi barocchi, un pozzo monumentale del XIV secolo e, in alto, la vista sulle rovine del castello. Inoltre sulla piazza si affacciano tappe comode: la Chiesa di Santa Croce, il Municipio (Piazza Conte Rosso 7), Casa Beccaccini e l’Asilo Picco. Nota concreta: nel 1926 qui fu inaugurato un monumento ai caduti (neogotico, Corrado Meano) che poi venne spostato nel parcheggio di via Umberto I.

Case, torri e “pezzi di città difesa”: le tappe che ti fanno capire l’Avigliana medievale

Qui non serve entrare ovunque. Basta guardare bene facciate, portici e dettagli.

Casa della Porta Ferrata

La Casa della Porta Ferrata (via Porta Ferrata 25) è del XIV secolo e oggi colpisce soprattutto per la facciata restaurata. Al piano terra vedi arcate ogivali in cotto su pilastri tondi con capitelli scolpiti. Sopra corre una fascia con archetti incrociati e mensoline con teste e figure grottesche: dettaglio memorabile. In alto, invece, spiccano bifore trilobate, rare ad Avigliana. Curiosità forte: l’edificio fu studiato da Alfredo d’Andrade e riprodotto nel 1884 nel Borgo Medievale del Valentino a Torino.

Porta Ferronia e il sistema borgo–castello

Porta Ferronia non va letta come “porta e basta”. Infatti è un pezzo del sistema che legava borghi e castello. Il toponimo Ferronia è citato come borgo sotto il castello (insieme a Pagliarino) e ritorna nelle vicende medievali di distruzione e ricostruzione.

Dal punto di vista architettonico, la porta è riportata al XIII secolo e si lega a un edificio a due piani con portico: passando sotto le arcate si entrava in un ampio cortile. Da guardare: arcate a sesto acuto con cornici in cotto, pilastri tondi e capitelli scolpiti.

Torre dell’Orologio

La Torre dell’Orologio è una torre civile ottagonale dentro il circuito fortificato trecentesco. Si riconosce per il cotto a vista, gli archetti pensili e l’altana superiore con otto finestre ogivali. Il nome, però, porta anche una storia “doppia”: rimanda verosimilmente a una torre vicina (non più esistente) che, secondo tradizione, nel 1330 ospitava un orologio pubblico tra i più antichi d’Italia. Quella torre d’angolo sarebbe stata distrutta nel 1691 e poi demolita a fine Ottocento. Inoltre una riproduzione legata a questa tipologia compare al Borgo Medievale del Valentino (1884).

Casa Cantamerlo

Casa Cantamerlo (via Norberto Rosa 2) è la sorpresa “da vicolo”: palazzo rosa con torre, ricostruito nell’Ottocento in stile neogotico/neomedievale su preesistenze più antiche. Per lungo tempo fu casa canonicale della parrocchia dei Santi Giovanni e Pietro; poi nel 1860 venne acquistata dal poeta e giornalista Norberto Rosa, morto nel giugno 1862. Tre dettagli che la rendono facile da ricordare: il merlo affrescato sulla volta della torre (da cui “Cantamerlo”), il drago in ferro battuto sopra il portone e una stele romana del II secolo d.C. con un prigioniero, murata nell’atrio e proveniente da ritrovamenti a Malano. Oggi è proprietà privata, quindi la leggi “da fuori”.

Casa Senore

Casa Senore (via Galinier 4) è tra le più “medievali” del Borgo Vecchio, sulla strada storica verso la Francia. La riconosci per la muratura a spina di pesce, il portico con archi a sesto acuto e le bifore al primo piano. Dell’edificio trecentesco sono rimasti soprattutto il portico e due ambienti superiori, perché per molto tempo restò senza copertura. Nei primi anni del ’900, però, fu recuperata con un restauro seguito da Alfredo d’Andrade (pietra di Bussoleno per colonnine e capitelli, pavimento in mattoni, camino ricostruito e vetrate in piombo). È detta anche “Casa del Vescovo”, anche se Avigliana non è mai stata sede episcopale.

Casaforte del Beato Umberto III

La Casaforte del Beato Umberto III è una tappa riconoscibile nel Borgo Vecchio: edificio tardo-medievale con corte interna, nato come residenza “difesa” in posizione dominante all’ingresso del nucleo storico. La tradizione ottocentesca la lega alla nascita del Beato Umberto III di Savoia, però la cronologia non torna: la costruzione è trecentesca, quindi la dedica è più racconto locale che dato storico.

Nel tempo cambiò funzione: nel 1374 ospitò il primo ospedale di Avigliana, nato da un lascito. Inoltre tra Seicento e Settecento arrivarono adattamenti, tra cui la cappella dell’Addolorata che interrompe l’antico percorso porticato. Oggi, quindi, vale come luogo-simbolo: architettura e memoria in pochi metri.

Le chiese del borgo: gotico fuori, trasformazioni dentro

Chiesa dei Santi Giovanni Battista e Pietro

La Chiesa dei Santi Giovanni Battista e Pietro (via Beato Angelico Testa 2) è centrale nel borgo medievale. Nata su preesistenza duecentesca e costruita soprattutto tra 1284 e 1320, conserva un gotico molto leggibile all’esterno e nell’atrio. La facciata a capanna mostra ghimberga, oculo e decorazioni in cotto. Inoltre l’atrio quattrocentesco (1447–1450) ha volte a crociera, archi ogivali e affreschi.

Dentro cambia tutto: aula a navata unica con cappelle laterali, però segnata dalla grande riplasmazione del tardo Seicento, soprattutto nel presbiterio profondo. Da notare: cantoria con colonne in marmo, pavimento che sale verso l’altare e, soprattutto, tavole e polittici cinquecenteschi. Il campanile in cotto è un’altra firma: bifore e trifore, quadrante dell’orologio e alcuni bacini ceramici ancora visibili. Restauri: facciata (1895), pavimento (1940–45), consolidamenti atrio e campanile (2004–2007).

Chiesa dell’Annunciazione di Maria Vergine

La Chiesa dell’Annunciazione di Maria Vergine (Santa Maria Maggiore, Borgo Vecchio) è “in alto”, a nord del colle del castello. È stratificata: attraversa distruzioni e ricostruzioni dal Medioevo in poi. All’esterno riconosci bene le parti più antiche, soprattutto campanile e abside in mattoni.

All’interno trovi navata unica con cappelle laterali continue, volte a vela decorate a grisaille e presbiterio rialzato con un altare in marmi policromi. Fu parrocchiale fino al 1974. Poi, durante il disuso, subì anche trafugamenti. Dal 1999 è stata recuperata e oggi ospita il Centro culturale “Vita e Pace” con esposizione permanente di sculture sacre di Elsa Veglio Turrino. Tuttavia resta consacrata e celebra una messa annuale il 16 luglio (Beata Vergine del Carmelo).

Cappelle e frazioni: tappe brevi, però molto “vere”

Cappella della Sindone

La Cappella della Sindone (via Beato Angelico Testa 2) è lungo la strada per Buttigliera, vicino a un bivio con spiazzo erboso. L’edificio attuale è di fine Ottocento, sul luogo di una cappella quattrocentesca. La tradizione lega la dedicazione alla sosta della Santa Sindone nel 1477 con la duchessa Iolanda. La facciata a capanna ha un grande dipinto superiore realizzato nel 1996 (Madonna col Bambino e Trinità). Dentro: aula rettangolare semplice e volta a vela decorata a cielo stellato. Però la cappella mostra problemi evidenti di umidità, crepe e intonaco che si stacca. Dopo il rifacimento del tetto nel 1950 non risultano altri interventi importanti. Nonostante tutto, a maggio qui si recita il Rosario ogni sera, con cura affidata agli abitanti della contrada.

Cappella della Madonna della Neve (Grangia)

La Cappella della Madonna della Neve è una chiesa seicentesca in frazione Grangia, incastrata tra le case e senza sagrato: entri quasi dalla strada. È leggibile: navata unica, volta a botte lunettata, abside semicircolare e campaniletto in mattoni (monofore e copertura piramidale in coppi). Fuori è in ordine grazie al restauro 2001 (tetto ed esterni). Dentro, invece, si vedono umidità di risalita e intonaci consumati. Arredi essenziali ma con carattere: cantoria con parapetto dipinto a strumenti musicali, ancona lignea dorata e altare in muratura a finto marmo. Da ricordare anche il restauro 1969, che ha semplificato altare e abside eliminando decorazioni.

Chiesa della Madonna Addolorata (Bertassi)

La Chiesa della Madonna Addolorata è in frazione Bertassi, affacciata sulla strada principale e stretta tra case e l’ex scuola legata all’ampliamento ottocentesco. Si riconosce per la facciata asimmetrica con doppio ingresso, intonaco ocra e zoccolatura in pietra. Il campanile triangolare in mattoni ha monofore e orologio. Dentro sorprende la pianta a due navate: la destra, più bassa, è usata come sacrestia e comunica con l’aula tramite aperture basse. La navata principale ha volta a botte ribassata blu con profili dorati. Il presbiterio è stato rinnovato negli anni ’90 con pedana, e ospita l’altare maggiore in marmo bianco. Nata da un voto (circa 1800), ampliata nel 1863 (con locali soprastanti per scuola e forno pubblico), è stata rimessa a nuovo tra 1991–1993 e ritinteggiata nel 2000, perciò oggi risulta in ottimo stato.

Cappella di San Grato

La Cappella di San Grato è ai margini di Borgata Battagliotti, verso il confine con Giaveno, isolata in un prato tra bosco e sterrata. È attestata già nei primi anni del XVIII secolo (citata in un lascito del 1709). La facciata a capanna ha il dipinto del Miracolo della tempesta e un oculo. Il campanile è particolare: base pentagonale asimmetrica e campana a meccanismo manuale. Dentro la decorazione del 1893 è la sorpresa: volta blu con stelle dorate e cherubini, più i santi sulla parete di fondo. I restauri 2013–2014 hanno sistemato volte e intonaci; tuttavia l’umidità resta il punto debole da tenere d’occhio.

Dinamitificio (ex Nobel): la tappa che cambia tono alla giornata

Il Dinamitificio di Avigliana (ex Nobel) non è una visita “da vetrina”. È un luogo di archeologia industriale che attraversi tra bosco e area dei Mareschi. La posizione, a est della palude, non fu casuale: le colline facevano da schermo naturale in caso di esplosioni e, inoltre, i collegamenti di valle rendevano lo stabilimento strategico.

Nato tra 1872 e 1873, cresce fino a diventare un colosso. Nel 1917 arriva a oltre 4.000 addetti (circa 600 donne). Nel 1925 passa a Montecatini e affianca agli esplosivi anche la produzione chimica, incluse le vernici Duco. Durante la Seconda guerra mondiale subisce bombardamenti e azioni partigiane. Nel dopoguerra, quindi, si realizzano strutture di sicurezza in cemento armato, gallerie e camere di scoppio. Nel 1946 qui lavora anche Primo Levi. La produzione cessa negli anni Sessanta.

Il museo, inaugurato nel 2002 con l’Associazione Amici di Avigliana, propone un percorso immersivo tra rifugio antiaereo, cunicoli e camere di scoppio. Inoltre dal 2007 vengono recuperati materiali originali, tra cui macchinari e oltre 300 volumi. Oggi il sito è spesso chiuso per restauri, con aperture speciali legate a eventi e visite.

FAQ – chiarimenti su tappe e percorsi ad Avigliana

Da dove conviene iniziare la visita nel centro storico?

Da Piazza Conte Rosso, perché è il punto più comodo per orientarti tra Borgo Nuovo, Borgo Vecchio e salita al castello

Qual è la tappa con la vista migliore?

Il Castello di Avigliana, perché sta a 467 m e domina laghi, valle e profilo della Sacra di San Michele

Qual è il posto “più medievale” da guardare da fuori?

Casa Senore, per la muratura a spina di pesce e il portico gotico, inoltre perché è legata al restauro di Alfredo d’Andrade

C’è una tappa che racconta la città fortificata senza spiegoni?

Sì: Porta Ferronia e la Torre dell’Orologio, perché ti fanno capire il circuito difensivo trecentesco con dettagli ancora leggibili

Qual è la visita che sorprende rispetto al borgo?

Il Dinamitificio (ex Nobel), perché è archeologia industriale e memoria del lavoro, con storia che va dal 1872–73 alla chiusura negli anni Sessanta e al museo del 2002 ( controllare l’apertura!)

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende