Casa Senore di Avigliana: storia della “Casa del Vescovo”, portico gotico e restauro di Alfredo d’Andrade

Da Alessandro Maldera
Febbraio 22, 2026

Nel Borgo Vecchio di Avigliana, lungo la vecchia strada verso la Francia, c’è un edificio che si riconosce al primo colpo. Infatti Casa Senore mostra ancora la muratura a spina di pesce e un portico gotico molto elegante. Inoltre è un caso interessante perché l’edificio medievale è arrivato fino a noi “a pezzi”, e poi è stato ricostruito con un restauro metodico all’inizio del Novecento. Quindi, se stai facendo il giro “cosa vedere”, qui hai una tappa che unisce storia urbana e cultura del restauro.
Appunti essenziali per non perderti i dettagli
Morte: Mantova, 22 maggio 1893
Ruoli: scrittore, archivista, storico dell’arte
Legame col Piemonte: autore di Passeggiate nel Canavese (Ivrea, 1874)
Carriera: Roma (Archivio di Stato per circa 10 anni) → Mantova (direzione Archivio di Stato)
Onorificenza: Ufficiale della Corona d’Italia
Dove si trova e perché è una tappa utile nel Borgo Vecchio
Casa Senore di Avigliana si affaccia sulla storica via di passaggio che attraversava il Borgo Vecchio, cioè la direttrice “naturale” verso la Francia. Perciò non è solo una casa: è un frammento del tessuto urbano medievale in uno dei periodi più vitali del borgo alto. E oggi, di conseguenza, funziona benissimo come stop breve durante una passeggiata tra vicoli, portici e scorci.
Un edificio trecentesco con dettagli che saltano subito all’occhio
La struttura nasce nel XIV secolo e si distingue per due elementi molto chiari:
- la muratura a spina di pesce, cioè il paramento murario disposto con andamento “a zig-zag”
- il portico con archi a sesto acuto, arricchiti da cornici in cotto e capitelli in pietra
Al primo piano, inoltre, spiccano le bifore, note per l’eleganza delle proporzioni. In pratica: anche se passi veloce, qualcosa ti resta in testa.
Cosa è rimasto dell’edificio originario
Dell’edificio medievale “pieno” non è sopravvissuto tutto. Anzi, nel tempo sono rimasti soltanto:
- la parte porticata
- due piccoli ambienti al di sopra del portico
Il resto, infatti, era in condizioni molto compromesse: la costruzione rimase per lungo tempo senza copertura, e questo segnò in modo pesante la conservazione.
Il restauro del primo Novecento: un intervento “da manuale”
Nei primi anni del XX secolo, Casa Senore viene recuperata con un restauro sistematico seguito da Alfredo d’Andrade. Qui il punto non è solo “riparare”: è ricostruire con criteri precisi, inserendo elementi coerenti con il modello medievale.
Tra gli interventi citati:
- posa di basi, colonnine e capitelli in pietra di Bussoleno, realizzati sul modello della casa di Porta Ferrata
- installazione di serramenti alle finestre e alla porta del fronte ovest
- inserimento di un nuovo pavimento in mattoni
- ricostruzione del camino al primo piano
- lisciatura dei timpani delle bifore
- collocazione di vetrate in piombo
Quindi, oltre all’architettura, vedi anche un modo di “pensare” il Medioevo tipico della cultura neomedioevale tra fine Ottocento e inizio Novecento.
Perché si chiama Casa Senore (e il mistero della “Casa del Vescovo”)
Il nome “Casa Senore” deriva dall’ultimo proprietario privato prima dell’acquisizione comunale. Però localmente è conosciuta anche come “Casa del Vescovo”.
Qui la cosa interessante è il paradosso: Avigliana non è mai stata sede episcopale, quindi l’appellativo resta curioso e, ad oggi, non è chiaro da cosa nasca. In più, in alcune descrizioni si citano persino scritte all’interno degli archi, oggi sbiadite e quasi illeggibili: un dettaglio che alimenta ancora di più l’aura di “enigma”.
FAQ – Dubbi ricorrenti: sciolti in poche righe
È in via Galinier 4, nel Borgo Vecchio, affacciata sull’antica strada di passaggio verso la Francia
È un nome tradizionale locale, però Avigliana non è mai stata sede episcopale e le motivazioni dell’appellativo non sono chiarite
Sono sopravvissuti soprattutto il portico e due piccoli ambienti sopra di esso; l’edificio rimase a lungo senza copertura
La muratura a spina di pesce, il portico con archi a sesto acuto con cornici in cotto e capitelli in pietra, e le bifore al primo piano
Nei primi anni del ’900 seguì un restauro sistematico: basi, colonnine e capitelli in pietra di Bussoleno, serramenti, pavimento in mattoni, camino ricostruito e vetrate in piombo

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



