Cosa vedere a Almese: guida alle chiese, cappelle di borgata e siti storici tra Rivera e Milanere

Da Alessandro Maldera
Febbraio 12, 2026

Se cerchi cosa vedere a Almese, la chiave è semplice: qui le tappe non stanno tutte nello stesso punto. Infatti tra Rivera, Milanere e le borgate trovi chiese “importanti” e cappelle piccole ma leggibilissime. Inoltre ci sono due luoghi che cambiano passo: la Torre e Ricetto di San Mauro e la Villa Romana alle Grange di Rivera. Quindi la visita funziona bene anche a micro-tappe, senza per forza fare “il tour lungo”.
Almese in pillole: le tappe importanti
– Rivera: Chiesa di Santo Stefano (1685, parrocchia 1690) + cappelle di borgata
– San Mauro: Torre e Ricetto (nucleo 1029, restauro fine 2006)
– Milanere: Santa Maria Assunta (Seicento–Settecento, parrocchia autonoma 1901)
– Milanere: Castello/Casaforte (1338, rifatta nel ’500) privata
– Grange di Rivera: Villa Romana (I sec. d.C., scavi 1980, visite guidate gratuite)
– Cappelle “a colpo d’occhio”: Madonna Consolata (1856) · Addolorata (1863) · San Luca (1890)
– Dettagli da cercare: campanili a vela, pavimenti in marmi policromi, volte a cielo stellato
Il santuario che racconta il paese: Maria Madre della Chiesa
La Chiesa di Maria Madre della Chiesa (oggi Santuario Parrocchiale) è una tappa stratificata, perché nasce da un evento netto: nel 1679 viene costruita dopo l’alluvione che distrusse la vecchia parrocchiale “al piano”. Poi cambia più volte: ampliamenti 1726–1727 e 1740 e, successivamente, un grande restauro 1933–1934 con decorazioni di gusto pseudo barocco, affreschi e vetrate a piombo.
Inoltre, con l’apertura della nuova parrocchiale, il 28 agosto 1966 diventa Santuario Parrocchiale dedicato a Maria Madre della Chiesa. Infine nel 1991 viene restaurato il campanile, di cui rimane la base dell’edificio originario, poi completato in stile settecentesco.
Da notare: facciata a due registri (lesene tuscaniche sotto e ioniche sopra) con tre edicole nella parte alta; dentro, navata unica con due cappelle laterali e cantoria con organo a canne.
Rivera, il “perno”: Santo Stefano e le cappelle intorno
Se vuoi una tappa che faccia da bussola, la Chiesa di Santo Stefano in frazione Rivera è quella giusta. Nasce nel 1685, diventa parrocchiale nel 1690 e, di conseguenza, cresce per fasi: restauri e ampliamenti 1726–1738, poi un nuovo intervento 1827–1829. Inoltre nel 1874 viene realizzato l’altare di San Giuseppe e, a fine XIX secolo, il campanile viene sopraelevato.
Fuori colpisce la facciata in mattoni a vista, sviluppata in larghezza, con tre portali lignei e una nicchia affrescata sopra l’ingresso centrale. Dentro, invece, l’impianto a tre navate con quattro cappelle laterali porta alla cantoria con organo a canne, unificata da decorazioni a motivi fitomorfi che tornano anche su organo e balaustra.
Le cappelle “di borgata” che funzionano davvero
Qui sotto trovi le cappelle che, pur piccole, danno un senso al giro perché hanno date, forme riconoscibili e dettagli concreti.
Cappella della Beata Anna Michelotti
È una tappa di comunità: vicino alla parrocchiale della Natività di Maria Vergine (via Avigliana 30). Nel 1977 un antico fienile viene trasformato in cappella feriale e poi inaugurato il 1 febbraio 1978 dal vescovo di Susa mons. Garneri. Dentro la cappella della Beata Anna Michelotti c’è un’aula unica ampia, travature metalliche, pavimento in cotto e un soppalco usato per organo e attività di spiritualità. Non è “teatrale”, però racconta bene la vita quotidiana del paese.
Cappella della Madonna Consolata (borgata Miosa, Rivera)
La cappella della Madonna Consolata è isolata e si capisce in pochi minuti. Facciata a capanna con finestra cruciforme e campanile a vela in asse; dentro, navata unica e una volta decorata a cielo stellato. La data chiave è pulita: benedizione 1856, voluta dagli abitanti della borgata.
Da notare al volo: lesene, timpano triangolare e lunetta sopra la finestra; pavimento in marmi policromi alla veneziana con presbiterio su palchetto ligneo; tracce di affreschi ottocenteschi in facciata e segni di umidità (efflorescenze).
Cappella dell’Addolorata (San Mauro di Rivera)
La Cappella dell’Addolorata è benedetta nel 1863, sta tra le case e ha un’estetica riconoscibile: facciata a capanna, tre oculi ovali (due accanto alla porta e uno nel timpano), nicchia semicircolare sopra l’ingresso e campanile a vela laterale fuori asse, che crea una silhouette volutamente “storta”. Dentro: navata unica con volta a botte, abside semicircolare con catino, cantoria su soppalco metallico e scala a chiocciola. Conservazione media, con efflorescenze alla base.
Cappella di San Luca (borgata Bunino, Rivera – via Bunino 59)
Qui c’è una data che non lascia dubbi: la cappella di San Luca è stata edificata nel 1890 per volontà di Giuseppe Bonino. Esterno pulito (facciata a capanna, coppi in cotto, piccolo campaniletto sul lato sinistro), interno essenziale (navata unica, volta a botte, abside semicircolare). Inoltre la cantoria su soppalco è sostenuta da due pilastrini in ferro e si raggiunge con scala a chiocciola metallica. Conservazione indicata come ottima, e nel presbiterio spiccano altare, tabernacolo e balaustra in marmi policromi.
Cappella della Madonna della Neve (borgata Bertolo, oggi disabitata)
È la tappa “fuori rotta”: tra boschi e silenzio. La cappella della Madonna della Neve si riconosce per il portico “in antis” a tre arcate e per gli oculi circolari (quello grande nel timpano resta impresso). Dentro: navata unica con volta a crociera, presbiterio profondo con volta a vela e abside piatta, più cantoria in controfacciata.
Date nette: edificazione 1861; nel 1890 aggiunta di campanile arretrato sul lato destro e sacrestia; nel dopoguerra costruzione dell’atrio colonnato per un voto; nel 1987 rifacimento del tetto a cura degli Alpini. Pavimento alla palladiana, altare e balaustra in marmo; possibili efflorescenze da umidità di risalita.
Cappella della Madonna delle Grazie (borgata Vighetto di Rivera)
È breve ma sorprendente: facciata eclettica con quattro lesene ioniche “giganti” e finte nicchie arcuate su due livelli, già da sola vale la sosta. La Cappella della Madonna delle Grazie è a pianta centrale con cupola su pennacchi, cantoria e scala a chiocciola in ferro; decorazioni floreali, evangelisti sui pennacchi e affresco della Vergine sopra l’altare.
La storia è lineare: nasce da un testamento (1825, Giovanni Battista Giorda) e viene benedetta nel 1861.
Cappella di Sant’Anna (borgata Comba, Rivera)
La Cappella di Sant’Anna è piccola, tra le case: facciata a capanna con coppi, lesene agli spigoli e fascia arcuata centrale con oculo; campanile a vela in asse dalla forma insolita. All’interno è essenziale (navata unica, volta a botte, abside piatta), però il pavimento è più ricercato: lapideo policromatico con elementi esagonali. Non c’è una data di costruzione certa, tuttavia è citata almeno dal 1846.
Cappella di San Michele Arcangelo (borgata Morsino, Rivera)
Tappa “furba” per i dettagli: la cappella di San Michele Arcangelo facciata a capanna con lesene tuscaniche e affresco di San Michele nel timpano; campanile laterale con cupoletta “a cipolla” che non ti aspetti. Dentro: navata unica, due volte a crociera in successione, abside semicircolare e cantoria. La cronologia è ben scandita dalle visite pastorali: citata 1685, descritta 1728, restauro affreschi ordinato 1744, umidità segnalata 1781, giudicata in buono stato 1841.
Cappella di San Rocco (borgata Malatrait III – via dei Copertili 23)
La Cappella di San Rocco si legge al volo: facciata a capanna con lesene, portale ligneo incorniciato in pietra con piccolo timpano, finestra lobata sopra l’ingresso e campanile appoggiato a destra. Dentro: navata unica con volta a crociera, presbiterio con volta a vela e abside piatta; pavimento in marmi policromi alla palladiana e presbiterio su palchetto ligneo.
Storia concreta: citata nel 1744 (all’epoca della famiglia Baliuto) e poi completamente riedificata nel 1854 dopo la demolizione dell’edificio precedente.
Cappella di San Giuseppe (borgata Grange, Rivera)
Fondazione 1798, per volontà di Francesco Salvaia, con titolazione originaria alla Sacra Famiglia. L’esterno della Cappella di San Giuseppe è sobrio (facciata a capanna, lesene, modanatura alta), interno essenziale (navata unica, volta a crociera, abside piatta, cantoria con balaustra in ferro e scala metallica). Conservazione indicata come ottima. Il dettaglio raro è l’altare: in rame con raffigurazioni animali.
Milanere: una parrocchiale “nuova” e una casaforte privata
Chiesa di Santa Maria Assunta (frazione Milanere)
È una tappa utile per capire Almese fuori dal centro. Infatti, la chiesa di Santa Maria Assunta si riconosce per facciata a capanna e campanile accostato a destra. Dentro: navata unica con cappelle laterali, volte a vela e i quattro Evangelisti sulla volta della navata. Inoltre colpiscono i pavimenti in marmi policromi a motivi geometrici (anche in presbiterio e cappelle) e gli arredi coerenti: altare e tabernacolo in marmi policromi, ambone in legno e organo.
Cronologia pulita: costruzione tra fine Seicento e primo quarto del Settecento, ampliamento 1880, e passaggio decisivo 23 ottobre 1901, quando Milanere diventa parrocchia autonoma.
Castello di Milanere (o Castelletto di Milanere)
Il castello di Milanere è una tappa “minore ma vera”: una casaforte costruita nel 1338, poi rimaneggiata nel Cinquecento, su un terrazzamento dietro la frazione. Oggi è proprietà privata, quindi non si visita all’interno. Tuttavia vale la sosta di lettura, anche perché la cappella privata riusa capitelli romanici dell’antica chiesa di Sant’Andrea, demolita quando venne edificata la casaforte. Quindi il rapporto tra difesa, residenza e devozione qui si vede senza inventarsi nulla.
San Mauro: Torre e Ricetto, dal monastico al fortificato
La Torre e Ricetto di San Mauro è una delle tappe più “parlanti” di Almese: nasce come nucleo monastico nel 1029 e, circa 250 anni dopo, si trasforma in borgo fortificato. Oggi si leggono ancora torre e cinta muraria, cioè i segni concreti della metamorfosi.
Inoltre il complesso è tornato fruibile dopo il restauro concluso a fine 2006, con visite ed eventi. Dove: Borgata S. Mauro 4 (Rivera); accesso con scalini e, quando previste visite guidate, in genere su prenotazione.
Archeologia ai piedi del Musiné: la Villa Romana
La Villa Romana di Almese (Grange di Rivera) è la tappa che cambia epoca: grande villa suburbana del I secolo d.C., tra le più estese del Nord-Ovest italiano. Oggi sono leggibili soprattutto il livello inferiore con pianterreno, parte dell’ingresso monumentale, cortile centrale e terrazza a sud verso la valle.
Le indagini partono dopo segnalazioni del 1977 e scavi dal 1980; tra i ritrovamenti: mosaici bianchi e neri, intonaci dipinti, pavimenti in signino, ceramiche e laterizi, con frequentazione fino al IV secolo. Inoltre le visite guidate sono gratuite e spesso condotte da un archeologo con i volontari Ar.c.A.; accesso in piano, senza barriere.
FAQ – Almese: quesiti rapide per organizzarti
Di solito: Maria Madre della Chiesa, la Torre e Ricetto di San Mauro e la Villa Romana alle Grange di Rivera, perché coprono devozione, medioevo e archeologia
La Chiesa di Santo Stefano: nasce nel 1685, diventa parrocchiale nel 1690 e poi viene ampliata più volte fino all’Ottocento
No: è proprietà privata, quindi la sosta è di lettura esterna, collegata alla storia della casaforte e della cappella
Per esempio: Madonna Consolata (1856), Addolorata (1863), San Luca (1890), San Giuseppe (1798), Madonna della Neve (1861)
Sì: l’ingresso è in piano e privo di barriere architettoniche, con visite guidate gratuite spesso gestite con Ar.c.A. e Comune

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



