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Giuseppe Bogliani a Torino: vita, stile e opere tra Gran Madre, Consolata e Pietro Micca

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Da Alessandro Maldera

Gennaio 28, 2026

Giuseppe Bogliani è uno di quei nomi che a Torino compaiono “di lato”, ma poi restano addosso. Infatti lo trovi nei luoghi simbolo della città ottocentesca: Gran Madre, Consolata, Arsenale, e perfino nelle collezioni museali. Inoltre la sua storia è utile perché racconta un cambio netto: quando il gusto passa dal neoclassico al naturalismo verista, lui paga il prezzo. Quindi, se vuoi capire Torino attraverso l’arte, Bogliani è un buon punto d’ingresso.

Bogliani: scoprirlo a Torino

Nome: Giuseppe Bogliani (Torino, 1805–1881)
Formazione: Accademia Albertina (allievo di Amedeo Lavy) → Roma (1826–1829) con Thorvaldsen
Torino da vedere: Gran Madre, Consolata, Museo Pietro Micca, facciata di San Massimo
Snodo storico: dagli anni ’50 il gusto vira al verismo e le sue commissioni calano
Curiosità: si fa costruire studio e laboratorio nell’area del Giardino dei Ripari (tra piazza Maria Teresa e piazza Cavour)

Chi era Giuseppe Bogliani

Giuseppe Bogliani (Torino, 1805 – Torino, 1881) è stato uno scultore attivo tra committenze religiose, pubbliche e di ambiente sabaudo. Era figlio di Giovanni Battista, scultore formato in area tardo-settecentesca, e cresce in un contesto dove la scultura non è solo mestiere: è anche reputazione e rete di contatti.

Di conseguenza, quando emergono le sue doti, Torino lo assorbe subito. E, allo stesso tempo, lo manda fuori: Roma diventa il passaggio obbligato per fare “salto di livello”.

Formazione tra Accademia Albertina e Roma: la svolta con Thorvaldsen

Bogliani frequenta la Reale Accademia Albertina di Torino ed è allievo di Amedeo Lavy. Poi, già nel 1824, mentre gli studi non sono ancora chiusi, riceve un incarico impegnativo: realizzare un monumento egizio per il parco del castello di Govone (opera poi perduta).

L’anno dopo vince il pensionato reale a Roma. Così, tra 1826 e 1829, soggiorna nella capitale e studia con Bertel Thorvaldsen, figura gigantesca della scultura europea. Questo passaggio è cruciale: infatti lo colloca dentro una linea estetica “pulita”, composta, molto controllata, spesso definita vicina alla tradizione canoviana.

Torino lo chiama: Gran Madre, esposizioni e prime affermazioni

Rientrato nell’orbita torinese, Bogliani entra nel circuito delle grandi opere pubbliche. Alla fine degli anni Venti, la Municipalità gli affida l’esecuzione delle statue di San Carlo Borromeo e San Giovanni Battista per la chiesa della Gran Madre di Dio.

Inoltre partecipa con più opere alle esposizioni pubbliche al castello del Valentino (nel 1829 e nel 1832). Questi appuntamenti contano: perché in quel periodo esporsi significa farsi vedere da committenti, istituzioni e aristocrazia.

Il bronzo di Pietro Micca: un monumento che fa storia (e si sposta)

Nel 1834 arriva un incarico simbolico: un monumento in bronzo a Pietro Micca destinato al cortile dell’Arsenale Militare dell’omonima caserma. L’opera, inaugurata nella festa di Santa Barbara il 4 dicembre 1837, mette in scena una Torino che costruisce memoria civile e militare.

Il gruppo è ricco di segni: Minerva guerriera, l’erma con il busto di Micca, la gramigna come simbolo di resistenza, e i trofei d’artiglieria. Poi la statua cambia collocazione: dall’Arsenale viene spostata in seguito nella caserma di via Valfrè e, più tardi, nel 1961, finisce nel Museo Pietro Micca. Quindi non è solo scultura: è un oggetto “vivo” della città, che segue le trasformazioni degli spazi militari torinesi.

La Madonna della Consolata: quando l’arte diventa voto cittadino

Subito dopo, la notorietà di Bogliani si consolida con un’opera religiosa di grande visibilità: la statua votiva della Madonna su colonna nel piazzale del Santuario della Consolata, realizzata nel 1836 insieme a Ferdinando Caronesi. Nasce da un voto legato all’epidemia di colera del 1835.

Qui il punto non è solo artistico. È anche urbano e psicologico: Torino “mette in pietra” la propria paura e la propria speranza. E Bogliani diventa uno degli scultori chiamati a tradurre quel sentimento in immagine pubblica.

Studio e laboratorio nel Giardino dei Ripari: un palazzo torinese come biglietto da visita

In quegli anni lo scultore decide di farsi costruire un grande fabbricato per ospitare studio e laboratorio nelle aree in corso di edificazione del Giardino dei Ripari, tra piazza Maria Teresa e piazza Cavour. Non è un dettaglio mondano: significa che lavora su scala importante, con un’organizzazione da professionista “alto”, e con un ruolo riconosciuto in città.

Professore all’Albertina e lavori per Torino istituzionale

Nel 1842 Bogliani è nominato professore aggiunto alla cattedra di scultura dell’Accademia Albertina. E intanto arrivano altre commissioni legate alla Torino ufficiale: in occasione delle nozze di Vittorio Emanuele duca d’Aosta riceve l’incarico di una statua in gesso del Conte Verde da collocare davanti a Palazzo Reale.

Poi, tra le commesse pubbliche e private, lavora anche alla decorazione scultorea del Teatro Regio e di Palazzo Reale. Quindi la sua firma entra nei luoghi della rappresentanza sabauda, cioè dove Torino “si mette in posa”.

Gli anni ’50: quando cambia il gusto e cambiano anche i destini

E qui arriva la parte meno romantica, ma più vera: negli anni Cinquanta dell’Ottocento si afferma una ventata naturalistica e verista che sposta l’ago del gusto. Di conseguenza l’espressione neoclassica di Bogliani comincia a sembrare “di ieri”.

Le commissioni si diradano. Inoltre un suo bozzetto per il concorso del monumento a Carlo Alberto non viene accettato proprio perché giudicato legato a un linguaggio non più contemporaneo. Tuttavia Bogliani non sparisce: prova ad avvicinarsi a un registro più realistico.

Un esempio significativo è il monumento a Vittorio Alfieri per Asti (1861), dove emergono segnali di avvicinamento al nuovo clima. E lo stesso vale per il gruppo scolpito per la tomba della sua famiglia.

Opere attribuite e dove incrociarlo tra Torino e Piemonte

Tra le opere ricordate per Bogliani compaiono:

  • San Carlo Borromeo e San Giovanni Battista alla Gran Madre di Dio (Torino)
  • Statua votiva della Madonna al Santuario della Consolata (Torino, 1836)
  • Monumento a Pietro Micca (bronzo, inaugurazione 1837; oggi al Museo Pietro Micca)
  • Ritratto di Carlo Alberto (1843), Amore e Psiche (1845), busto di Pio IX (1847)
  • Statue dei quattro evangelisti sulla facciata della chiesa di San Massimo (Torino)
  • Numerosi lavori funebri per il cimitero di Torino
  • Opere conservate anche al Museo del Risorgimento e all’Accademia Albertina (tra cui un Priamo che supplica Achille)

Perché Bogliani è utile per raccontare Torino

Bogliani serve perché è una “cartina tornasole”. Infatti in lui vedi una Torino che cresce, si amplia, investe in simboli e monumenti. Però vedi anche il rovescio: quando cambia il gusto, la città cambia padroneggi estetici e spinge altri linguaggi. Quindi la sua biografia è una lezione semplice: il talento conta, ma il tempo storico decide moltissimo.

FAQ – Giuseppe Bogliani: curiosità, date e opere essenziali

Chi era Giuseppe Bogliani?

Uno scultore torinese (1805–1881), formato all’Accademia Albertina e poi a Roma, attivo tra opere religiose e monumenti civili.

Qual è il suo legame più forte con Torino?

Le committenze cittadine: statue alla Gran Madre, la Madonna alla Consolata, e il monumento a Pietro Micca legato all’area militare e al museo.

Dove si può vedere oggi l’opera su Pietro Micca?

Il monumento, dopo varie collocazioni storiche, è legato al Museo Pietro Micca (Torino), dove la memoria dell’assedio e dei luoghi sotterranei viene raccontata in modo organico.

Perché a metà Ottocento Bogliani perde centralità?

Perché, con gli anni ’50, il gusto vira verso un naturalismo verista più aderente al reale, mentre il suo linguaggio neoclassico risulta meno “attuale”.

Bogliani ha lasciato opere anche fuori Torino?

Sì: ad esempio il monumento a Vittorio Alfieri per Asti (1861), che mostra un avvicinamento a soluzioni più realistiche rispetto al suo impianto iniziale.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende