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Amedeo Lavy, incisore della zecca di Torino: marengo d’oro, conii storici e opere neoclassiche in Piemonte

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Da Alessandro Maldera

Febbraio 07, 2026

Amedeo Lavy (Torino 1777 – 1864) è una figura chiave per capire come Torino abbia “stampato” la propria storia tra rivoluzioni, Napoleone e ritorno dei Savoia. Infatti fu incisore capo della zecca di Torino e, allo stesso tempo, scultore neoclassico. Inoltre firmò conii e medaglie che oggi sono veri punti fermi della numismatica piemontese. Quindi, se stai cercando un nome che unisca arte e potere nella Torino di fine Settecento e Ottocento, eccolo qui.

Torino e dintorni nel segno di Amedeo Lavy: cosa segnare

  • Torino: la zecca e il lavoro sui conii (Subalpina e Savoia)
  • Stupinigi: bassorilievi neoclassici con episodi napoleonici nell’appartamento del Principe di Carignano
  • Castagnole Piemonte: chiese di San Bernardino e San Rocco con firma, statua (1829) e bassorilievi (1811)

Chi era Amedeo Lavy: Torino, zecca e cultura artistica

Amedeo Lavy nasce e muore a Torino, e la sua carriera ruota attorno a un centro preciso: la zecca torinese. Però la sua identità non è solo tecnica. Infatti si forma all’Accademia di Torino e poi, a Roma, studia presso Antonio Canova. Di conseguenza porta nel lavoro di conio un gusto artistico alto, coerente con il Neoclassicismo.

Una famiglia di incisori: Lorenzo e Carlo Lavy

Lavy cresce in una famiglia già dentro la zecca. Suo padre Lorenzo Lavy era incisore capo a Torino e realizzò molti punzoni destinati a una serie di medaglie dedicata ai Savoia, nota come Storia metallica della Reale Casa di Savoia. Inoltre anche il fratello Carlo lavorò come incisore di conii alla zecca torinese. Quindi Amedeo non “arriva per caso”: entra in una continuità familiare, ma poi ci mette del suo e la spinge più avanti.

Gli inizi: lavoro in zecca e l’ombra lunga di Marengo

Amedeo comincia a lavorare per la zecca piemontese già nel 1794. Poi, nel 1800, realizza una medaglia commemorativa della vittoria di Napoleone a Marengo. Questo passaggio è importante perché, da lì in avanti, la sua produzione si muove tra propaganda, celebrazione e potere pubblico. Inoltre lo stesso “mito” di Marengo torna anche sul piano numismatico, visto che il celebre marengo d’oro della Repubblica Subalpina viene attribuito al suo genio.

Il capolavoro numismatico: il marengo d’oro della Repubblica Subalpina

Quando si parla di Lavy, il riferimento che salta fuori subito è il marengo d’oro della Repubblica Subalpina. È una moneta simbolo perché, oltre al valore materiale, racconta un’epoca: Torino che cambia bandiera, linguaggio e istituzioni. Inoltre, secondo le informazioni disponibili, Lavy non si ferma al marengo: sono suoi anche i conii della moneta da 5 franchi della stessa Repubblica Subalpina.

Repubblica Piemontese 1799 e Subalpina

Il lavoro di Lavy entra nel cuore delle “repubbliche” piemontesi. Infatti gli sono attribuiti i conii della Repubblica Piemontese del 1799, nello specifico 1/2 scudo e 1/4 di scudo. Inoltre, come già detto, per la Repubblica Subalpina realizza il marengo d’oro e anche la moneta da 5 franchi. Quindi, in pratica, mette la firma tecnica e artistica su un passaggio politico che lascia tracce concrete nel metallo.

Dopo la Restaurazione: la conferma dei Savoia

Con il ritorno del Regno di Sardegna e la Restaurazione, Lavy non viene messo da parte. Anzi: mantiene l’incarico e realizza i conii per i sovrani. In particolare:

Questo dettaglio conta, perché dimostra una cosa: Lavy attraversa i regimi e resta centrale per competenza e reputazione. Inoltre la continuità di incarico è un segnale di fiducia, non un favore.

Ritratti, medaglie e la Torino dell’epoca napoleonica

Durante il periodo napoleonico Lavy è anche un apprezzato ritrattista. Inoltre realizza una serie di medaglie celebrative dedicate a personalità del tempo. Qui il suo Neoclassico diventa uno strumento di racconto: volto, profilo, allegoria. E in una città come Torino, dove il potere ama la rappresentazione, questo genere di lavoro vale oro (letteralmente e non).

Da Torino a Roma e Parigi: tappe di un artista “europeo”

La sua biografia ha passaggi precisi:

  • a Roma tra 1805 e 1806, dove esegue copie da Canova e dall’antico
  • poi ritorna a Torino e rimane fino al 1812, realizzando rilievi e statue
  • dal 1812 al 1814 lavora a Parigi
  • nel 1814, con il ritorno dei Savoia, riceve numerosi incarichi ufficiali

Quindi la sua carriera non è provinciale: Torino è il centro, ma il metodo e lo stile si alimentano anche fuori.

In Piemonte: Castagnole Piemonte, Pino Torinese e Stupinigi

Se vuoi “vedere” Lavy sul territorio, ci sono tappe concrete.

Castagnole Piemonte: chiese, firme e rilievi

  • Il suo nome è inciso sul banco più antico della chiesa di San Bernardino di Castagnole Piemonte
  • La stessa chiesa conserva una statua in gesso della Madonna (1829), opera di Lavy: è la riproduzione di una statua d’argento collocata al Santuario della Consolata di Torino
  • Nella chiesa di San Rocco a Castagnole sono custoditi due bassorilievi in marmo (1811) in cappelle laterali:
    • uno con l’Immacolata che schiaccia la testa del serpente
    • l’altro con San Luigi Gonzaga

Qui si capisce che Lavy non è solo “zecca”: lavora anche su iconografie devozionali, però con un segno neoclassico.

Pino Torinese: la villa “La Commenda” e l’acquedotto romano di Chieri

A Pino Torinese, nella collina di Chieri, Lavy possedeva la villa detta “La Commenda”. Inoltre lì furono murati i resti di un’iscrizione commemorativa monumentale dell’acquedotto romano di Chieri, ritrovata nel XVIII secolo. Quindi la sua casa diventa anche un luogo di memoria “antica”, coerente con la formazione romana e l’interesse per l’antico.

Stupinigi: bassorilievi neoclassici con episodi napoleonici

Sono suoi i bassorilievi di stile neoclassico raffiguranti episodi napoleonici presenti alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, nell’appartamento del Principe di Carignano. Qui Torino e Piemonte mostrano la loro faccia “di corte”, però filtrata da un linguaggio moderno per l’epoca.

Stile e insegnamento: il Neoclassico e la cattedra di conio

I lavori di Lavy sono dichiaratamente ispirati al gusto neoclassico. Inoltre, dal 1822, è professore di conio all’Accademia di Belle Arti. Questo è un punto chiave: non solo produce, ma trasmette metodo e standard. Quindi la sua influenza non passa solo dalle monete e dalle medaglie, ma anche dagli allievi che forma.

FAQ – Amedeo Lavy: opere a Torino, Stupinigi e Piemonte

Chi era Amedeo Lavy?

Amedeo Lavy (Torino 1777 – Torino 1864) fu incisore capo della zecca di Torino e scultore neoclassico, attivo tra monete, medaglie e rilievi

Qual è la moneta più famosa legata a Lavy?

Il marengo d’oro della Repubblica Subalpina, considerato frutto del suo genio secondo le informazioni disponibili

Quali conii realizzò per le repubbliche piemontesi?

Sono attribuiti a Lavy i conii della Repubblica Piemontese del 1799 (1/2 e 1/4 di scudo) e della Repubblica Subalpina (marengo d’oro e moneta da 5 franchi)

Lavy lavorò anche dopo il 1814 con i Savoia?

Sì: dopo la Restaurazione mantenne l’incarico e realizzò conii per Vittorio Emanuele I (1814–1821) e Carlo Felice (1821–1831)

Dove si trovano opere “non numismatiche” di Lavy in Piemonte?

A Castagnole Piemonte (statua della Madonna del 1829 e bassorilievi del 1811), a Stupinigi (bassorilievi neoclassici con episodi napoleonici) e a Pino Torinese (villa “La Commenda” legata anche ai resti dell’iscrizione sull’acquedotto romano di Chieri)

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende