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Le cascine di Torino, la città rurale nascosta sotto strade e quartieri

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Agosto 11, 2026

Le cascine di Torino raccontano una città molto diversa da quella industriale e residenziale costruita tra Ottocento e Novecento. Per secoli il territorio fuori dalle mura era formato da campi, prati, boschi, canali irrigui, mulini e grandi aziende agricole organizzate intorno a corti chiuse.

L’espansione urbana ne ha demolite molte, mentre altre sono state inglobate nei quartieri, trasformate in abitazioni oppure recuperate come biblioteche e centri culturali. Alcuni complessi continuano ancora oggi a svolgere attività agricole.

Questa pagina raccoglie la storia generale del patrimonio rurale torinese e funziona come indice delle singole cascine, ognuna delle quali può essere approfondita attraverso una scheda dedicata.

Scheda rapida sulle cascine di Torino

– Il territorio torinese era attraversato da strade rurali, canali e bealere
– I nodi principali erano le cascine a corte chiusa
– Molti edifici furono demoliti durante l’espansione industriale e residenziale
– Alcune cascine sono diventate biblioteche, centri civici e spazi culturali
– Pochi complessi conservano ancora una funzione agricola
– Numerose cascine parteciparono agli avvenimenti dell’assedio del 1706
– Nomi come Falchera, San Paolo e Lesna derivano dall’antico paesaggio rurale

Torino prima dell’industria era una città circondata da campi

Il passato rurale di Torino ha avuto un ruolo economico e politico fondamentale fino al Novecento.

All’esterno della città costruita si estendeva un territorio agricolo organizzato. Campi, orti, prati e boschi erano collegati da una rete di strade, fossi, canali e bealere utilizzate per irrigare i terreni e alimentare mulini e attività produttive.

Le cascine costituivano i punti centrali di questo sistema. Non erano semplici abitazioni di campagna, ma complessi nei quali convivevano funzioni agricole, residenziali, religiose e amministrative.

Tra il XIX e il XX secolo, tuttavia, la struttura industriale e residenziale si sovrappose progressivamente alla campagna. Strade, ferrovie, fabbriche e nuovi quartieri modificarono profondamente il territorio.

Nonostante ciò, osservando la città dall’alto è ancora possibile riconoscere porzioni dell’antico disegno rurale.

Come erano costruite le cascine a corte chiusa

La tipologia più caratteristica della pianura torinese era la cascina a corte chiusa.

Gli edifici erano disposti intorno a uno spazio interno quadrangolare o rettangolare. La corte consentiva di controllare gli accessi e di organizzare le attività quotidiane.

Il complesso poteva comprendere:

  • abitazione padronale
  • case rustiche per lavoratori e famiglie
  • stalle
  • fienili
  • granai
  • tettoie
  • magazzini
  • forni
  • pozzi e stagni
  • cappelle
  • orti e giardini
  • torri colombarie

Le cascine più grandi potevano assumere l’aspetto di piccole borgate. Alcune disponevano inoltre di ville padronali, giardini formali o strutture difensive ereditate da casaforti e grange medievali.

Canali e bealere nel paesaggio agricolo torinese

La rete irrigua era indispensabile per il funzionamento delle aziende agricole.

Le bealere distribuivano l’acqua proveniente dai fiumi e dai torrenti verso campi, prati, orti e mulini. Il loro percorso influenzava la posizione delle cascine e delle strade rurali.

La Dora Riparia, la Stura, il Sangone e il Po rappresentavano risorse essenziali, ma anche elementi pericolosi. Numerosi complessi furono danneggiati o distrutti dalle alluvioni.

Le cascine Barberina e Nobella, per esempio, vennero ricostruite in posizioni più lontane dalla Stura dopo la distruzione degli edifici precedenti.

Le cascine che hanno dato il nome ai quartieri

L’importanza delle cascine è ancora riconoscibile nella toponomastica cittadina.

La Falchera prende il nome dall’omonimo complesso agricolo e dalla famiglia che possedeva i terreni circostanti.

Il quartiere San Paolo conserva invece il nome di una cascina seicentesca oggi scomparsa. Dell’antico edificio rimane un pilone votivo.

Anche la borgata Lesna deriva dalla villa e dalla cascina situate al confine tra Torino e Grugliasco.

Lo stesso vale per Vallette, Lingotto, Mirafiori e altre zone nelle quali i nomi moderni derivano da cascine, feudi, ville o borgate rurali precedenti all’espansione urbana.

Dalla campagna alla città industriale

La crescita di Torino provocò destini molto diversi per le cascine.

Molte furono demolite per costruire quartieri, stabilimenti industriali, ferrovie e grandi corsi. In alcuni casi, dell’antico complesso rimane soltanto la forma degli isolati o la disposizione degli edifici moderni.

Altre cascine vennero trasformate in abitazioni, depositi, fabbriche o strutture commerciali. Le parti rustiche furono spesso demolite, mentre le ville padronali e i portali vennero incorporati nelle nuove costruzioni.

Dove gli edifici appartenevano a enti pubblici, furono possibili restauri e nuove funzioni sociali. In altri casi, invece, la mancanza di un utilizzo ha portato al degrado o all’abbandono.

Le cascine recuperate come centri culturali

Alcuni dei recuperi più importanti riguardano edifici trasformati in spazi civici e culturali.

La Cascina Giajone ospita uffici circoscrizionali e una biblioteca civica.

La Cascina Roccafranca è diventata un centro culturale e una sede dell’Ecomuseo Urbano.

La parte meglio conservata della Cascina La Marchesa, già Florita, è stata recuperata come biblioteca e centro culturale.

Anche la Cascina Borello, conosciuta come Santa Chiara, ospita iniziative promosse dalla circoscrizione.

Questi interventi hanno permesso di conservare una parte del patrimonio rurale, assegnandogli una funzione collegata alla vita contemporanea dei quartieri.

Le cascine che mantengono attività agricole

Sono pochi i complessi che conservano almeno in parte la funzione originaria.

La Cascina Mineur continua a svolgere attività agricole.

La Grangia Scott combina coltivazione e allevamento con una fattoria didattica rivolta alle scuole.

La Cascina Berlia mantiene parte della propria vocazione rurale, mentre la Cascina Maletta conserva terreni coltivati accanto agli spazi residenziali recuperati.

Anche la Cascina Canonico, la Cascina Ressia, la Cascina Pansa e la Cascina Le Vallette risultano ancora collegate ad attività agricole.

La descrizione generale cita anche la Bellezia tra i complessi che conservano la vocazione rurale. La relativa scheda segnala però che dell’antico edificio rimane poco. Il punto richiede quindi un approfondimento specifico.

Cascine abbandonate e complessi in degrado

Non tutte le strutture hanno trovato una nuova funzione.

La Cascina Airale, nata come granaio della Real Casa, è ridotta a rudere.

La Cascina Cabianca è documentata fin dal XVI secolo, ma versa in condizioni di degrado.

La Cascina Brusà è privata, parzialmente abitata e in cattivo stato di conservazione.

La Cascina Bellacomba si trova in condizioni mediocri ed è stata utilizzata anche come deposito.

Della Cascina Meisino rimane soltanto una parte della casa civile.

Questi edifici mostrano quanto sia difficile conservare grandi complessi rurali quando viene meno sia l’attività agricola sia una nuova destinazione sostenibile.

Le cascine durante l’assedio di Torino del 1706

Le cascine ebbero anche una funzione militare.

Durante l’assedio del 1706, diversi edifici vennero occupati, danneggiati oppure utilizzati come quartier generale, deposito o punto difensivo.

La posizione delle cascine lungo le strade e fuori dalle mura le rendeva importanti per il controllo del territorio.

Tra i complessi coinvolti figurano Palassot, Riviera, Martiniana, Gioia, Serena, Crema, Tempia, Venisio, Zappata, Piscina, Calcaterra, Porporata, Balbiano, Giusiana, Olivero, Ferrera e numerosi altri.

La Cascina Panatera è inoltre collegata a un consiglio di guerra tenuto il 7 settembre 1706 presso un grande albero situato nelle vicinanze.

Cascine e nascita delle borgate rurali

Alcune aziende agricole diventarono il nucleo attorno al quale si svilupparono vere borgate.

Il caso più significativo è il Villaretto, unico borgo rurale torinese che conserva quasi integralmente l’impianto architettonico originario.

Anche il Borgo Mirafiori nacque come insieme di cascine agricole e di servizio collegate al castello.

I Tetti di Lucento erano nuclei formati da cascine abitate da piccoli proprietari.

La Cascina Biasone, la Cascina Verna di via Corneliano d’Alba e i Tetti Basse di Dora si trasformarono nel tempo in piccoli insediamenti con più edifici e abitazioni.

La mappa storica delle cascine di Torino

Le mappe settecentesche permettono di ricostruire la distribuzione del patrimonio rurale.

La Carta topografica della caccia, realizzata intorno al 1760-1766, rappresenta Torino e il territorio circostante tra la collina, Rivoli, Carignano e Venaria Reale.

Ancora più importante è la carta corografica del 1790-1791, considerata il primo vero censimento delle cascine e delle vigne torinesi.

Il documento riportava edifici civili e rurali, nomi delle proprietà, strade, bealere e diramazioni irrigue.

Queste carte permettono oggi di confrontare il paesaggio agricolo con la struttura urbana contemporanea.

Il progetto di censimento di MuseoTorino

Il patrimonio delle cascine è stato studiato attraverso un progetto che ha riunito ricerca storica, consultazione archivistica, documentazione fotografica e cartografia.

Il lavoro ha prodotto più di 100 schede e oltre 1.000 immagini.

Alla ricerca hanno partecipato volontari del Servizio Civile Nazionale, biblioteche, archivi cittadini e statali, associazioni culturali e centri di documentazione storica.

Il progetto è stato concepito come un primo livello di indagine, aperto a integrazioni e aggiornamenti.

La raccolta può essere esplorata attraverso la ricerca per categoria, selezionando il termine “cascina” per visualizzare gli edifici geolocalizzati sul territorio torinese

Come leggere l’indice delle cascine
Le descrizioni seguenti servono a identificare ogni complesso e il suo stato generale. Ogni cascina deve essere sviluppata in un articolo satellite dedicato, con storia, posizione, trasformazioni, immagini e fonti specifiche

Indice delle cascine di Torino

Cascine, ville e complessi dalla A alla B

  • Abbadia di Stura: complesso nato dall’ospedale di San Giacomo di Stura, fondato nel 1146, e divenuto uno dei principali nuclei rurali della zona nord.
  • Cascina Airale: nata come granaio della Real Casa nel Regio Parco, è oggi di proprietà comunale, abbandonata e ridotta a rudere.
  • Cascina Amoretti: documentata dal Seicento, venne ampliata più volte e demolita nel 1912 per lasciare spazio agli edifici della villa adiacente.
  • Cascina Anselmetti di Gerbido: del complesso rimane la cappella barocca, oggi utilizzata per attività dedicate alla storia del territorio.
  • Cascina Anselmetti, già Salvetti: cascina seicentesca demolita quando venne tracciato corso Lecce; partecipò agli avvenimenti del 1706.
  • Cascina Arnaldi, già Rubeo: costruita probabilmente nel Settecento, è stata ristrutturata, ampliata e destinata a uso residenziale.
  • Cascina Balbiano: corte chiusa seicentesca coinvolta nell’assedio del 1706 e demolita intorno alla metà del Novecento.
  • Cascina Baraccone: complesso ottocentesco vicino ai Mulini dell’Abbadia, restaurato e trasformato in residenza; ha dato il nome alla borgata circostante.
  • Cascina Barberina, già Prona o Pruna: costruita nel 1782 dopo che una cascina precedente venne distrutta dalla Stura; è oggi residenziale.
  • Cascina Barolo o Casino Barolo: corte chiusa settecentesca realizzata a partire dal 1717 sopra una struttura agricola precedente.
  • Cascina Bassa di Stura, già La Modesta: complesso settecentesco sopravvissuto in parte fino agli anni Novanta, poi demolito per un nuovo insediamento residenziale.
  • Cascina Bellezia: antica cascina di particolare valore architettonico e ambientale, della quale rimangono oggi pochi elementi.
  • Cascina Bellacomba: corte chiusa di origine quattrocentesca legata alle terre Oltrestura, oggi in condizioni mediocri e inserita nell’area delle Basse di Stura.
  • Cascina Berlia: cascina cinquecentesca vicina alla Grangia Scott, ancora parzialmente agricola e dotata di una cappella settecentesca.
  • Cascina Bianchina: documentata fin dal XIII secolo vicino all’antico corso della Dora, nell’area oggi compresa tra corso Toscana e via Assisi.
  • Cascina Bianco nel quartiere Vallette: costruita probabilmente nel 1724 sopra una grangia distrutta durante l’assedio del 1706.
  • Cascina Bianco demolita: della struttura seicentesca rimane soltanto il disegno planimetrico leggibile negli edifici costruiti negli anni Settanta.
  • Cascina Biasone o complesso dei Biasoni: divenuta una borgata nel Settecento, fu quasi completamente demolita negli anni Settanta; rimangono una manica e il portale.
  • Cascina Borello o Santa Chiara: della cascina settecentesca rimane la manica occidentale, oggi utilizzata per attività della Circoscrizione 4.
  • Cascina Borsello o Borsetto: corte chiusa seicentesca che conserva una piccola torre, probabilmente utilizzata come colombaia.
  • Cascina Brusà: edificio a corte con pianta a L, tagliato dal prolungamento di via Viterbo e oggi in cattive condizioni.
  • Cascina Bruné: edificio probabilmente seicentesco, trasformato in abitazione nel Novecento ma ancora riconoscibile nella struttura rurale.
  • Cascina Bussone, già dei Padri di San Domenico: conosciuta con questa denominazione dal Settecento, passò nell’Ottocento a una famiglia privata che la conserva ancora.

Cascine dalla C alla F

  • Cascina Cabianca o Ca’ Bianca: documentata dal Cinquecento al confine tra Torino e Borgaro, prende il nome dal colore della palazzina padronale.
  • Cascina Calcaterra: cascina seicentesca coinvolta nell’assedio del 1706 e demolita per costruire villini di gusto neoeclettico.
  • Cascina Calcina o Il Casotto: cascina seicentesca legata a un casotto di pertinenza, oggi interamente ristrutturata e residenziale.
  • Cascina Canonico, già Boscaglia: complesso ottocentesco a corte chiusa che continua a svolgere la propria funzione agricola.
  • Cascina Cassotti Balbo o La Balbo: complesso vicino al Borgo di Mirafiori con funzioni agricole e residenziali.
  • Cascina Cavaliera: nata da una grangia cinquecentesca, assunse la forma attuale nel Settecento e produceva beni destinati alla vicina Villa Cristina.
  • Cascina Chiabotto Quaglia o Il Cascinotto: cascina settecentesca a corte chiusa conosciuta anche con il nome di Cascinotto.
  • Cascina Commenda: proprietà rurale dell’Ordine di Malta, documentata già in epoca moderna.
  • Cascina Comotto: corte chiusa seicentesca ancora in buono stato, nonostante trasformazioni e demolizioni parziali.
  • Cascina Continassa o Contina: cascina tardo-seicentesca nota anche per un antico soprannome legato alla famiglia proprietaria.
  • Cascina Cossilla: cascina cinquecentesca demolita tra la fine del Novecento e l’inizio del Duemila per realizzare un giardino pubblico.
  • Cascina Cravetta: corte chiusa cinquecentesca probabilmente utilizzata come azienda modello per migliorare le tecniche agricole.
  • Cascina Crema, già Cavour: cascina seicentesca coinvolta nell’assedio del 1706 e demolita per costruire i villini di corso Svizzera.
  • Cascina del Francese: corte chiusa seicentesca il cui nome deriverebbe dalla provenienza straniera di un antico proprietario.
  • Cascina del Rivore: edificio settecentesco trasformato alla fine dell’Ottocento in fabbrica di concimi; ne rimane una manica commerciale.
  • Cascina del Santo Spirito: proprietà della confraternita di Lucento, accorpata nel 1761 alla tenuta del castello e poi venduta a privati.
  • Cascina Falchera: cascina settecentesca che ha dato il nome all’attuale quartiere torinese.
  • Cascina Falconera: edificio settecentesco legato all’allevamento di falconi da caccia svolto durante l’Ottocento.
  • Cascina Ferla Bertoglio: piccolo edificio rurale ottocentesco formato da due corpi distinti e costruito sopra preesistenze più antiche.
  • Cascina Ferrera o Rivagagliarda: corte chiusa seicentesca coinvolta nell’assedio del 1706 e demolita per aprire via Cigna.
  • Cascina Fossata: cascina seicentesca a corte chiusa di rilevante interesse storico e architettonico.

Cascine dalla G alla L

  • Cascina Galliziana o Cascina della Città: corte seicentesca vicina all’antico porto sulla Stura, restaurata nell’Ottocento con una torretta neomedievale.
  • Cascina Giajone o Giaione: cascina seicentesca restaurata negli anni Ottanta e destinata a uffici circoscrizionali e biblioteca.
  • Cascina Gioia: nata da un fabbricato cinquecentesco, fu coinvolta nell’assedio del 1706 e demolita per costruire corso Grosseto.
  • Cascina Giusiana: cascina seicentesca posta sulla linea difensiva occidentale durante l’assedio del 1706 e demolita nel Novecento.
  • Cascina Il Martini: antico edificio rurale successivamente trasformato in magazzino.
  • Cascina Il Palassot: cascina seicentesca coinvolta nell’assedio del 1706, demolita negli anni Settanta per costruire una scuola.
  • Cascina Juva o Il Lingotto: cascina legata all’antico feudo del Lingotto, oggi commerciale e residenziale; conserva un portale settecentesco.
  • Cascina La Grangetta: edificio situato tra la Dora e la Bealera Vecchia di Lucento, fuori dall’antica cinta daziaria.
  • Cascina La Grangia, già Lagrange: nata come grangia cinquecentesca, venne trasformata più volte; un edificio moderno ne conserva l’impianto.
  • Cascina La Grangia o Grange: casaforte medievale trasformata in cascina e usata come punto difensivo nel 1706, demolita nel 2001.
  • Cascina La Grangia Scott o Le Grange: cascina cinquecentesca di Parella ancora agricola e trasformata anche in fattoria didattica.
  • Cascina La Magra: cascina settecentesca demolita negli anni Ottanta, della quale sopravvivono soltanto alcuni elementi.
  • Cascina La Marchesa, già Florita: edificio seicentesco parzialmente recuperato negli anni Settanta come biblioteca e centro culturale.
  • Cascina La Nuova di Mirafiori: costruita nel 1754 sopra una precedente cascina vicina alla strada per Stupinigi.
  • Cascina Lamarmora, già Nuova di Cortazza: cascina Oltrestura lungo la strada per l’aeroporto, legata a una proprietà ottocentesca.
  • Cascina Le Basse: dell’antico agglomerato seicentesco rimane una piccola porzione trasformata in residenza.
  • Cascina Le Vallette: corte chiusa seicentesca ancora utilizzata per la coltivazione di ortaggi e fiori; ha dato il nome al quartiere.
  • Cascina Leonarda: complesso conosciuto con diverse denominazioni, del quale rimane una parte inglobata negli edifici circostanti.
  • Cascina Lesna: villa tra Torino e Grugliasco che ha dato il nome alla borgata; i fabbricati rurali furono demoliti negli anni Cinquanta.

Cascine dalla M alla P

  • Cascina Maina, già Riccardi: cascina settecentesca delle Basse del Lingotto, ampliata nell’Ottocento e oggi ridotta a poche strutture adibite a deposito.
  • Cascina Maletta: corte cinquecentesca ancora parzialmente agricola, recuperata in parte come residenza e affiancata da un parco pubblico.
  • Cascina Mangiardina o Mangiardino: presente nell’inventario delle cascine torinesi, ma priva di ulteriori informazioni nel testo disponibile.
  • Cascina Marchesa nel Parco della Pellerina: corte seicentesca di proprietà comunale, destinata ad attività sportive e ricreative.
  • Cascina Martiniana: cascina seicentesca utilizzata durante l’assedio del 1706, colpita nel 1943 e sostituita dalla Centrale del Latte.
  • Cascina Meisino, già Bracco: complesso settecentesco dotato anche di filatoio, del quale rimane una parte della casa civile.
  • Cascina Mineur: corte cinque-seicentesca presente nelle mappe dell’assedio del 1706 e ancora utilizzata per attività agricole.
  • Cascina Mirafiori: struttura settecentesca al servizio del castello, oggi residenziale; conserva torre colombaia e portale.
  • Cascina Montù: probabilmente il più antico edificio del Basso San Donato e l’unica cascina sopravvissuta nella zona.
  • Cascina Morozzo lungo la strada per Collegno: grande complesso medievale oggi scomparso, tradizionalmente associato a un soggiorno cinquecentesco.
  • Cascina Morozzo lungo la strada per Grugliasco: la fonte riporta una seconda scheda omonima, con edifici rurali, abitazione e cappella; nella corte si trova oggi un palazzo.
  • Cascina Nicolini: cascina settecentesca che cambiò più volte nome, restaurata e trasformata in residenza.
  • Cascina Nigra: già denominata Falchera, venne trasformata in abitazione nel Novecento conservando parte dell’aspetto rurale.
  • Cascina Nobella: costruita dal 1739 dopo la distruzione di una precedente cascina vicina alla Stura, presenta due aie comunicanti.
  • Cascina Nuova o Berta: corte chiusa settecentesca situata presso la sponda settentrionale della Stura.
  • Cascina Olivero: cascina seicentesca utilizzata come quartier generale delle forze francesi durante l’assedio del 1706.
  • Cascina Pan e Vin: cascina seicentesca dal nome di fantasia, parzialmente convertita in abitazioni private nel Novecento.
  • Cascina Panatera: cascina cinquecentesca collegata al consiglio di guerra francese tenuto nelle vicinanze il 7 settembre 1706.
  • Cascina Pansa o Panzia: cascina cinquecentesca appartenuta alla casa reale, ancora agricola e dotata di strutture murarie medievali.
  • Cascina Pellerina: cascina seicentesca situata vicino alla Dora e al Parco Carrara.
  • Cascina Perino, già Robilant: corte chiusa appartenente al complesso rurale del Drosso.
  • Cascina Perrone o Il Cascinotto: nata come dipendenza di una villa vicina, si trova nell’area agricola ricavata lungo la Dora.
  • Cascina Piscina, già Marchesa: cascina seicentesca coinvolta nell’assedio del 1706 e demolita nella prima metà del Novecento.
  • Cascina Porporata: grande cascina con villa annessa, strategica durante l’assedio del 1706 e sostituita da verde e impianti sportivi.
  • Cascina Prebenda Andonno: edificio rurale settecentesco successivamente conosciuto anche come Cascina Enrico o Henry.

Cascine dalla R alla Z

  • Cascina Ranotta: cascina quattrocentesca vicina alla Bealera Vecchia di Lucento, oggi utilizzata come residenza e officina.
  • Cascine Ranotte: due corti affiancate ma separate, restaurate dai proprietari e trasformate in abitazioni private.
  • Cascina Ressia: cascina ottocentesca legata a una segheria alimentata da un mulino, ancora destinata ad attività agricole.
  • Cascina Riviera, già Villa Casana: corte seicentesca coinvolta nell’assedio del 1706 e demolita; al suo posto si trova il Parco d’Arte Vivente.
  • Cascina Rivagagliarda, poi borgata delle Merle: cascina quattrocentesca ricostruita più volte e demolita per realizzare le case di via Cuneo.
  • Cascina Roccafranca: cascina seicentesca oggi sede di un centro culturale e dell’Ecomuseo Urbano.
  • Cascina San Paolo: cascina seicentesca che diede il nome al quartiere; sopravvive un pilone votivo.
  • Cascina Scaravella: edificio scomparso situato nell’area poi occupata da uno stabilimento industriale tra corso Brin e via Assisi.
  • Cascina Seminario: corte settecentesca già conosciuta come Cascinotto e indicata durante il periodo francese come fattoria nazionale.
  • Cascina Serena, già San Tommaso: cascina seicentesca coinvolta nell’assedio del 1706 e demolita nella prima metà del Novecento.
  • Cascina Spinetta, già Taschero: edificio ottocentesco restaurato e destinato a residenza privata.
  • Cascina Taschera o Taschero: proprietà legata alla stessa famiglia che possedeva anche la vicina Cascina Spinetta.
  • Cascina Teghillo o Vigada: uno dei complessi rurali più grandi di Torino, oggi sede di una fattoria sociale.
  • Cascina Tetti Basse di Dora: nucleo rurale nato tra Quattrocento e Cinquecento e divenuto una piccola borgata.
  • Cascina Torta, già Gromis: cascina tardomedievale fortificata appartenente al complesso del Drosso.
  • Cascina Tre Tetti Nigra: di tre cascine isolate rimane soltanto l’antica Cascina Carassio, tra strada del Portone e via Bertani.
  • Cascina Varetto: piccolo edificio rurale ottocentesco situato a nord della Stura.
  • Cascina Venisio, già Machiola: cascina seicentesca coinvolta nell’assedio del 1706 e demolita nel Novecento.
  • Cascina Verna di Aurora: corte seicentesca demolita tra il 1909 e il 1911 durante l’espansione urbana.
  • Cascina Verna di via Corneliano d’Alba: edificio settecentesco diventato una borgata e in parte ancora utilizzato come residenza.
  • Cascina Vigitello, già Cassinotto di Farché o Falche: cascina privata vicino alla tangenziale e alla strada per Caselle, documentata con numerosi nomi.
  • Cascina Zappata, già Marchisio: cascina seicentesca demolita per la costruzione del nuovo asse ferroviario del Lingotto.
  • Cappella della Cascina Tarino: unico elemento rimasto di una cascina seicentesca, oggi compreso nel Cimitero Parco.
  • Casa Gilardoni Sondrio o Cascina Seraffino: corte seicentesca di Madonna di Campagna, recuperata come residenza e spazio per servizi.
  • Casotto di via San Tommaso Agudio 35: edificio ottocentesco dipendente dalla Cascina Calcina, oggi conservato e utilizzato come abitazione.
  • Cascinotto di strada del Cascinotto: edificio ottocentesco privato, parzialmente residenziale e oggi inserito in una zona commerciale.
  • Cascinotto di strada del Mulino del Villaretto: struttura isolata costruita nel Novecento vicino al mulino.
  • Castello-cascina della Saffarona: grande tenuta con funzioni produttive e residenziali, ancora privata e caratterizzata da decorazioni storiche.
  • Complesso del Drosso: insediamento rurale fortificato tardomedievale composto dal castello e dalle cascine Torta e Perino.
  • Il Tempia: cascina seicentesca coinvolta nell’assedio del 1706 e demolita per costruire capannoni industriali.
  • Istituto penale minorile, già Cascina La Generala: edificio agricolo trasformato nell’Ottocento in istituto correzionale con attività nei campi.
  • Mulino del Villaretto: edificio privato e residenziale che conserva la pianta dell’antico mulino.
  • Tetti di Lucento: nuclei rurali nati nel Cinquecento e abitati dai piccoli proprietari della comunità locale.
  • Villa Amoretti o Villa Rignon: villa settecentesca restaurata e trasformata in biblioteca civica all’interno del parco.
  • Villa Cristina, già Cascina Brucco: cascina trasformata in villa nel Settecento e successivamente destinata a casa di cura.
  • Villa Il Gibellino: cascina extraurbana settecentesca con villa, cappella e giardino, sopravvissuta alle demolizioni previste nel Novecento.
  • Villa Sartirana detta La Tesoriera, cascina: dalla fusione di due proprietà ottocentesche rimane un frammento utilizzato da associazioni.

FAQ – Dove si trovano le cascine di Torino

Quante cascine sono documentate a Torino?

Il progetto di censimento ha prodotto oltre 100 schede dedicate a cascine, ville, mulini, borgate e strutture rurali del territorio torinese.

Esistono ancora cascine agricole in città?

Sì. Alcuni complessi mantengono completamente o parzialmente la funzione agricola, tra cui Mineur, Grangia Scott, Canonico, Ressia, Pansa e Le Vallette.

Quali cascine sono diventate centri culturali?

Tra i principali esempi figurano Giajone, Roccafranca, La Marchesa già Florita e Borello. Altri edifici sono stati trasformati in biblioteche o spazi civici.

Quali quartieri prendono il nome da una cascina?

Falchera, San Paolo, Lesna e Vallette conservano nel nome il legame con antiche cascine o proprietà rurali. Anche Lingotto e Mirafiori derivano da precedenti insediamenti.

Perché molte cascine sono scomparse?

Le demolizioni furono causate soprattutto dall’espansione residenziale, dalla costruzione di fabbriche, ferrovie e grandi strade e dalla perdita della funzione agricola.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende