Cascina Giajone di Torino, dalla corte agricola alla biblioteca civica

Da Alessandro Maldera
Agosto 01, 2026

La Cascina Giajone di Torino sorge nel quartiere Mirafiori Nord, in una zona ormai circondata da condomini, strade e servizi. La corte, gli antichi fienili e la torre colombaria ricordano però quando questa parte della città era occupata da campi, prati irrigui e grandi aziende agricole. Documentata dalla fine del Seicento e ricostruita nel XVIII secolo, la cascina ha attraversato bombardamenti, demolizioni e decenni di degrado. Il recupero degli anni Ottanta l’ha trasformata in un centro pubblico che ospita una biblioteca, servizi anagrafici e uffici della Circoscrizione 2.
Le date principali della Cascina Giajone
– 1706: la cascina compare nelle mappe dell’assedio di Torino
– 1762-1785: demolizione e ricostruzione del complesso rurale
– Agosto 1943: la corte viene colpita durante un bombardamento
– Anni Ottanta: restauro conservativo e recupero degli interni
– 1992: apertura della biblioteca civica
Dove si trova la Cascina Giajone di Torino
La Cascina Giajone si trova lungo via Guido Reni, nella zona di Città Giardino, all’interno del quartiere Mirafiori Nord. Il territorio appartiene alla Circoscrizione 2 di Torino.
La cascina nacque quando questa zona si trovava ancora lontana dalla città costruita. Intorno si estendevano i terreni del Gerbo e del feudo di Roccafranca, attraversati da strade rurali e canali utilizzati per irrigare campi e prati.
L’espansione di Torino durante il Novecento inglobò progressivamente la proprietà agricola. Oggi i fabbricati storici sono circondati da edifici residenziali, ma la corte e la torre continuano a rendere riconoscibile l’antica origine del complesso.
Giajone o Giaione: le due forme del nome
Il nome compare nelle fonti con grafie differenti. Le più utilizzate sono Giajone e Giaione, mentre nelle carte storiche si incontrano anche Iayon, Giaion e Giajon.
La prima denominazione conosciuta è Iayon, riportata nella Carta della Montagna di Torino realizzata tra il 1694 e il 1703.
Secondo una spiegazione tradizionale, il toponimo potrebbe derivare dalle parole piemontesi ghiajron o giajron, riferite alla ghiaia grossa e ai ciottoli. L’ipotesi sarebbe collegata alla possibile presenza di una cava nella zona. Non esistono però elementi sufficienti per considerare certa questa origine.
Nella comunicazione contemporanea il Comune utilizza spesso la forma Giaione per la biblioteca e Giajone per gli uffici e il complesso storico. Entrambe indicano lo stesso edificio.
La prima cascina nelle mappe del Seicento
La Cascina Giajone compare per la prima volta nella Carta della Montagna di Torino, una rappresentazione del territorio compreso tra la Stura e il Sangone realizzata dall’ingegnere-topografo La Marchia.
La mappa mostra un paesaggio quasi completamente agricolo. La città era distante e le proprietà rurali costituivano punti essenziali per la coltivazione dei terreni, l’allevamento e il controllo delle strade di campagna.
Nelle carte relative all’assedio di Torino del 1706, la struttura è indicata come “Cascina dei Reverendi Padri della Consolata di Asti”. La sua presenza nelle mappe militari conferma che l’edificio era già un riferimento territoriale riconoscibile.
Le cartografie non consentono tuttavia di stabilire con precisione quali danni abbia subito durante i combattimenti. È quindi più corretto limitarsi a documentare la sua posizione nel teatro dell’assedio.
La ricostruzione voluta dal conte Martin Montù di Beccaria
La cascina visibile oggi deriva soprattutto dalla trasformazione avvenuta nella seconda metà del Settecento.
Tra il 1762 e il 1785, Giuseppe Martin Montù di Beccaria acquistò o acquisì la disponibilità dei terreni e fece demolire la struttura precedente. Al suo posto nacque una grande azienda agricola organizzata intorno a una corte.
In una carta del 1785 l’edificio appare come la “cascina nuova del Conte Martin”. Pochi anni più tardi, Amedeo Grossi la inserì nella sua guida alle cascine e alle vigne del territorio torinese.
Grossi descrisse tre grandi maniche, due delle quali lunghe circa trenta trabucchi, equivalenti a una novantina di metri. Segnalò le abitazioni destinate agli affittuari e ai bovari, le stalle coperte da volte e i granai collocati al piano superiore.
Una caratteristica particolare era rappresentata dalle rampe che permettevano agli animali di raggiungere anche i livelli più alti. L’azienda disponeva di sei coppie di buoi e amministrava circa 180 giornate di terreno.
Il nome del progettista non è conosciuto. La disposizione razionale degli spazi e la qualità delle soluzioni architettoniche hanno però fatto ipotizzare l’intervento di un professionista esperto attivo nella capitale sabauda.
La Cascina Giajone nell’Ottocento
Le mappe catastali permettono di capire come funzionava la proprietà nel XIX secolo.
Il Catasto Gatti, realizzato tra il 1820 e il 1830, mostra un complesso a corte chiusa con una pianta simile a una C. La proprietà apparteneva allora al barone Luca Martin di San Martino.
La cascina comprendeva una casa civile utilizzata dal proprietario, abitazioni rurali per i lavoratori, depositi per gli attrezzi e i prodotti agricoli, stalle e fienili.
Il Catasto Rabbini del 1866 conferma una struttura composta da tre corpi disposti a U. Intorno si trovavano campi, prati irrigui, orti, giardini e terreni coltivati a vite. Una parte del suolo era utilizzata come canapaia.
La proprietà funzionava quindi come un’azienda articolata, nella quale convivevano residenza, allevamento, conservazione delle derrate e coltivazione dei terreni.
La corte, la torre colombaria e la ghiacciaia
La Cascina Giajone appartiene alla tipologia delle grandi cascine di pianura organizzate intorno a uno spazio centrale.
Tre corpi di fabbrica delimitano una corte rettangolare, mentre il quarto lato è chiuso da una recinzione. Gli edifici avevano funzioni differenti: casa padronale, alloggi dei contadini, stalle, fienili e depositi.
Uno degli elementi più riconoscibili è la torre colombaria, costruita per ospitare i colombi. Questi animali fornivano carne e concime e rappresentavano una risorsa utile per l’azienda agricola.
Nell’Ottocento la torre venne utilizzata anche come punto trigonometrico nelle operazioni di misurazione del territorio. La sua altezza e la posizione isolata rispetto al paesaggio circostante la rendevano infatti facilmente individuabile.
Nel sottosuolo si conserva inoltre una ghiacciaia profonda circa quattro o cinque metri. La struttura è formata da un vano cilindrico in mattoni, simile a un imbuto, nel quale durante l’inverno venivano accumulate e compresse neve e ghiaccio.
Una bocca aperta verso l’esterno permetteva di introdurre il materiale direttamente dalla strada. La bassa temperatura serviva a conservare alimenti e derrate prima dell’invenzione della refrigerazione moderna.
Il bombardamento dell’agosto 1943
La Seconda guerra mondiale segnò una fase drammatica nella storia della cascina.
Durante l’incursione aerea della notte tra il 16 e il 17 agosto 1943, una bomba dirompente cadde all’interno della corte. L’esplosione distrusse due fabbricati bassi e provocò il distacco di parti della copertura.
L’onda d’urto lesionò muri e soffitti e danneggiò infissi e strutture interne. Numerosi altri ordigni colpirono l’area circostante, interessata dai bombardamenti diretti contro gli stabilimenti e le infrastrutture della zona meridionale di Torino.
Le due date compaiono entrambe nella documentazione dedicata all’edificio. Per questo è preferibile riferirsi all’incursione di metà agosto senza attribuire l’evento a un solo giorno in modo categorico.
L’abbandono e la perdita delle scuderie
Nel dopoguerra la Cascina Giajone perse progressivamente la propria funzione agricola.
L’espansione residenziale di Mirafiori Nord ridusse e infine cancellò gran parte dei terreni coltivati. Gli edifici furono utilizzati come depositi di rottami, officine e abitazioni di fortuna.
La mancanza di una destinazione stabile favorì il degrado delle coperture, delle murature e degli spazi interni. Dopo il 1972 venne demolito l’edificio delle scuderie, ormai compromesso.
Nonostante le perdite, sopravvissero le tre maniche principali, la torre colombaria, parte dei fienili e la ghiacciaia sotterranea. Questi elementi resero ancora possibile riconoscere l’impianto della grande azienda settecentesca.
Il recupero degli anni Ottanta
La rinascita cominciò nella seconda metà degli anni Ottanta, quando il Comune avviò un intervento di restauro conservativo.
I lavori interessarono le facciate, le coperture e le parti architettoniche storiche. Gli interni vennero invece riorganizzati per accogliere funzioni pubbliche compatibili con le esigenze del quartiere.
L’operazione non ricostruì la cascina come museo agricolo. Scelse di restituirle una funzione quotidiana, trasformandola in un luogo destinato ai servizi, alla lettura e alle attività culturali.
Nel 1992 aprì la nuova biblioteca civica. Nel 1996 la struttura ospitò anche la mostra satirica I Guastafeste, ricordata nel materiale storico fornito per l’articolo.
La Biblioteca Alessandro Passerin d’Entrèves
La biblioteca occupa gli antichi fienili disposti su due lati della cascina. Le grandi arcate a tutto sesto e i pilastri decorati da lesene rendono ancora leggibile la precedente funzione rurale degli ambienti.
La sede venne aperta nell’aprile 1992. Quattro anni dopo fu intitolata ad Alessandro Passerin d’Entrèves, docente di Filosofia politica all’Università di Torino, componente del Comitato di Liberazione Nazionale e fondatore della Facoltà di Scienze politiche torinese.
Gli spazi comprendono sale di lettura, raccolte librarie, un’emeroteca e aree dedicate a bambini e ragazzi. La biblioteca organizza inoltre incontri, laboratori e attività culturali.
L’inserimento negli antichi fienili rappresenta uno degli aspetti più riusciti del recupero: una parte costruita per conservare prodotti agricoli è diventata un luogo destinato alla conservazione e alla circolazione della conoscenza.
Quali servizi ospita oggi la cascina
La Cascina Giajone conserva una funzione pubblica articolata.
Oltre alla biblioteca, il complesso ospita il punto di accoglienza della Circoscrizione 2 e una sede anagrafica decentrata. Qui vengono svolti servizi relativi a carte d’identità, certificati, autenticazioni, documentazione amministrativa e tessere elettorali.
Gli accessi ai diversi servizi sono indicati ai civici 96/15 e 102 di via Guido Reni. Le vecchie indicazioni storiche riportano anche numerazioni differenti, dovute all’estensione del complesso e alle trasformazioni della zona.
La corte è inoltre utilizzata per attività pubbliche e iniziative culturali. La cascina non è quindi soltanto un edificio conservato, ma uno spazio ancora frequentato dagli abitanti di Mirafiori Nord.
Perché la Cascina Giajone è importante per Torino
La Cascina Giajone rappresenta una delle testimonianze rimaste del paesaggio rurale che circondava Torino prima della crescita industriale e residenziale.
La torre colombaria, la ghiacciaia, la corte e gli antichi fienili raccontano un sistema economico fondato sulla coltivazione, sull’allevamento e sulla conservazione dei prodotti. I condomini che oggi circondano il complesso rendono ancora più evidente la trasformazione del territorio.
Il recupero ha evitato che la cascina seguisse il destino di molte altre strutture agricole demolite durante l’espansione urbana. La nuova destinazione pubblica ha inoltre permesso di conservarla senza separarla dalla vita del quartiere.
La Cascina Giajone non è rimasta una presenza isolata del passato. È diventata uno dei luoghi in cui Mirafiori Nord conserva la propria memoria e, nello stesso tempo, offre servizi ai suoi abitanti.
Dove si trova Cascina Giajone a Torino?
Cascina Giajone si trova nel quartiere Mirafiori Nord, nella zona sud-occidentale di Torino. Lo storico complesso rurale è oggi uno spazio pubblico dedicato ad attività culturali, sociali e di quartiere.
Domande frequenti sulla Cascina Giajone
Si trova in via Guido Reni, nella zona di Città Giardino del quartiere Mirafiori Nord, all’interno della Circoscrizione 2 di Torino.
Entrambe le grafie sono utilizzate dalle fonti e dagli enti pubblici. Nelle mappe storiche compaiono anche le forme Iayon, Giaion e Giajon.
Una cascina era già presente alla fine del Seicento. Il complesso attuale deriva soprattutto dalla demolizione e ricostruzione realizzata tra il 1762 e il 1785.
La cascina ospita la Biblioteca civica Alessandro Passerin d’Entrèves, una sede anagrafica e alcuni servizi della Circoscrizione 2.
Ospitava i colombi allevati per la carne e per il concime. Nell’Ottocento venne utilizzata anche come punto di riferimento per le misurazioni topografiche.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



