Riva presso Chieri, storia del borgo tra origini antiche, castello e Savoia

Da Alessandro Maldera
Agosto 09, 2026

La storia di Riva presso Chieri attraversa molti secoli e racconta un territorio antico, abitato già prima dell’età romana. Il paese conserva tracce celtiche, liguri, romane, medievali e sabaude. Nei secoli Riva entrò nei domini dei Biandrate, si legò a Chieri, passò ai Savoia e visse guerre, assedi, incendi e trasformazioni amministrative.
Il suo archivio storico, ancora oggi ricco di documenti, aiuta a leggere questa lunga vicenda con grande precisione.
Cosa sapere sulla storia di Riva presso Chieri
– Nel 1034 il feudo entrò nei possedimenti dei Conti di Biandrate
– Dal XIII secolo la storia del paese si intrecciò con quella di Chieri
– Nel 1377 Riva passò ai Savoia
– Nel 1630 il castello ospitò i preliminari della pace di Cherasco
Le origini antiche di Riva presso Chieri
Le testimonianze storiche indicano un’origine molto antica per Riva presso Chieri. I primi abitanti del territorio furono probabilmente Celti e Liguri.
Alcuni toponimi conservano ancora oggi tracce di questi insediamenti. I nomi dei luoghi, infatti, spesso mantengono memoria di popolazioni scomparse, antichi passaggi e forme di organizzazione del territorio.
In seguito, l’area entrò nella sfera romana. Nel territorio rivese gli archeologi hanno individuato diversi siti di epoca romana, legati probabilmente alla colonizzazione della regione.
La posizione del paese favorì questa presenza. Riva si trova infatti vicino all’antico centro di Carreum Potentia, l’attuale Chieri. Il territorio pianeggiante intorno a questo centro subì una colonizzazione intensa.
Lo dimostrano i frequenti ritrovamenti di necropoli e tombe. Inoltre, la cartografia moderna conserva ancora tracce della centuriazione romana, cioè della divisione regolare dei terreni agricoli.
Cristianesimo, Sant’Albano e martiri tebei
Dopo la fase romana, il territorio entrò nella tarda antichità. Nella seconda metà del IV secolo il cristianesimo iniziò a diffondersi anche nelle campagne.
La Chiesa cercò di avvicinare le popolazioni rurali alla nuova fede. In molte zone, infatti, le pratiche pagane restavano ancora radicate. Per questo motivo, la politica ecclesiastica favorì la devozione verso i martiri locali.
A questo periodo risale il culto dei martiri della legione tebea. Secondo la tradizione, questi soldati seguirono l’imperatore Massimiano e subirono il martirio nel 286 perché, da cristiani, rifiutarono i sacrifici pagani.
Tra questi martiri compare Sant’Albano, patrono di Riva presso Chieri. Il suo culto divenne un riferimento religioso importante per la comunità locale.
Monasteri e abbazie nel territorio rivese
Dopo il periodo delle invasioni barbariche, anche il territorio di Riva mostrò segni legati al fenomeno monastico. In particolare, le fonti indicano una forte presenza del monachesimo benedettino.
Diverse abbazie possedevano beni nel territorio. Tra queste compaiono l’abbazia di Nonantola, la Novalesa, Vezzolano e il monastero di San Pietro di Breme.
Nel 1152 papa Eugenio III confermò all’abbazia di San Pietro di Breme diversi territori e chiese. Tra questi figuravano “In Rippa ecclesiam Sancti Albani et cappellam Sancte Marie”.
Il documento cita quindi la cappella di Sant’Albano e un antico edificio romanico dedicato a Santa Maria. Su questa base sorse poi l’attuale chiesa dell’Assunta.
I Conti di Biandrate e i primi documenti medievali
Dal 1034 il feudo di Riva entrò nei possedimenti dei Conti di Biandrate. Questa famiglia controllò una parte importante del territorio, ma non tutto il paese.
Le fonti locali ricordano anche un documento del 1152 collegato all’imperatore Federico Barbarossa. In quell’atto, l’imperatore confermò al conte Guido di Biandrate il dominio su alcuni luoghi, tra cui Riva.
Già in quel periodo Riva costituiva un centro rilevante, anche grazie alla presenza di un castello. Tuttavia, la signoria dei Biandrate riguardava solo una parte del comune.
Una tradizione documentaria ricorda infatti l’espressione latina “quae non est comitis de Blandrate”, cioè “questo luogo non appartiene ai conti di Biandrate”. La frase richiama la presenza di una porzione di Riva non soggetta ai Biandrate.
Il legame con Chieri nel XIII secolo
Dal XIII secolo la storia di Riva presso Chieri si legò sempre più a quella di Chieri, che stava diventando uno dei liberi comuni più importanti del Piemonte.
Nel 1212 l’imperatore Ottone IV liberò Chieri dagli obblighi verso il vescovo di Torino. Questa decisione rafforzò il Comune chierese e gli permise di avviare una politica espansionistica verso il territorio circostante.
Il primo atto concreto di questa espansione arrivò nel 1223, quando Chieri acquistò Riva. In quello stesso periodo, il paese presentava una situazione politica complessa.
Una parte del territorio dipendeva dai signori De Ripa, legati ad Asti. Un’altra parte, invece, faceva riferimento al Comune di Chieri.
Nel 1229 Chieri e i Conti di Biandrate firmarono la pace. Questo accordo contribuì a stabilizzare i rapporti di forza nell’area.
Guelfi, ghibellini e assedio del 1318
Nel Trecento anche Riva partecipò alle guerre tra guelfi e ghibellini astigiani. La posizione del paese lo rese un punto strategico.
All’inizio del XIV secolo, i ghibellini astigiani persero il controllo della propria città e si rifugiarono a Riva. Qui trasformarono il borgo in una vera roccaforte.
Questa scelta provocò la reazione delle armate guelfe, guidate dal siniscalco di Roberto d’Angiò, Ugone di Balzo. Dopo un lungo assedio, nel 1318 le sue truppe assaltarono Riva.
Lo storico Goffredo Casalis descrisse quell’episodio come una conquista violenta, accompagnata da gravi abusi contro il luogo e la popolazione.
Il passaggio ai Savoia e le guerre del Cinquecento
Dopo un periodo di lotte interne e dominazioni alterne, Riva passò ai Savoia nel 1377. Alla fine del XIV secolo il paese entrò quindi nell’orbita sabauda.
Nei secoli successivi, però, il territorio continuò a subire invasioni e guerre. Le fonti ricordano la calata delle truppe di Carlo VIII e le scorrerie dei Lanzichenecchi nel 1515.
Questi eventi inserirono Riva nelle grandi tensioni militari che attraversarono il Piemonte tra tardo Medioevo ed età moderna.
Carlo Emanuele I, il castello e la peste del 1630
Nel 1619 il duca Carlo Emanuele I di Savoia donò il feudo di Riva alla marchesa di Roussillon, sua amante. Da questa relazione nacquero quattro figli.
Uno di loro, Gabriele, vissuto tra il 1620 e il 1695, ricevette successivamente il feudo in appannaggio. Dopo la sua morte, il conte Marc’Antonio Grosso di Bruzolo acquistò il feudo. La famiglia Grosso possedeva anche il feudo e il Castello di Bruzolo, in Valle di Susa.
Nel 1630 il Piemonte sabaudo attraversò uno dei momenti più difficili. Lo Stato sabaudo stava perdendo la guerra contro il Regno di Francia. Inoltre, la peste sconvolgeva Torino e molte altre località.
Carlo Emanuele I morì improvvisamente e lasciò il trono al figlio Vittorio Amedeo I di Savoia. Il nuovo duca abbandonò Torino insieme alla famiglia e si rifugiò a Riva, che rimase stranamente immune dal contagio.
Proprio nel castello di Riva si trattarono i preliminari della pace di Cherasco. Parteciparono Vittorio Amedeo I, il cardinale Mazarino e gli ambasciatori di Austria, Francia e Spagna. La pace venne poi firmata a Cherasco.
Riva nel 1630
– Torino era colpita dalla peste
– Vittorio Amedeo I lasciò la città e si rifugiò a Riva
– Il castello rimase immune dal contagio
– A Riva si discussero i preliminari della pace di Cherasco
L’incendio del 1691 e il Settecento sabaudo
Nel 1691 le armate di Luigi XIV attaccarono Riva durante la guerra contro la Lega di Augusta. Le truppe incendiarono il borgo e causarono nuovi danni alla comunità.
Nel Settecento Riva entrò anche nell’appannaggio del duca d’Aosta Vittorio Emanuele, insieme a Chieri, Poirino e alla frazione di Banna presso Poirino.
Le lettere patenti del 3 giugno 1785 crearono così il titolo di Principe di Chieri, Poirino, Riva e Banna.
Intanto il paese iniziò una fase di crescita demografica. Nel 1734 Riva contava 2.025 abitanti. Mentre nel 1800 arrivò a 2.172. Nel 1811 salì a 2.252 e a metà Ottocento raggiunse circa 3.000 abitanti.
La dominazione napoleonica e l’espansione del paese
Durante la dominazione napoleonica, Riva cambiò anche nella sua forma urbana. Le autorità abbatterono le mura medievali, ormai fatiscenti.
Questo intervento permise al comune di espandersi oltre i confini originari del borgo medievale. Da quel momento il paese iniziò a crescere fuori dall’antico impianto fortificato.
La trasformazione segnò il passaggio da centro chiuso e difeso a comunità più aperta, inserita in una nuova organizzazione territoriale e amministrativa.
Riva presso Chieri nel Novecento
Nel gennaio 1919 Riva presso Chieri ospitò la 29ª Squadriglia. Il 15 febbraio 1919 accolse anche la 65ª Squadriglia.
Questo dato collega il paese alla storia militare e dell’aviazione del primo dopoguerra. Dopo la Prima guerra mondiale, infatti, diverse località piemontesi entrarono temporaneamente nella rete logistica e organizzativa dell’aviazione militare.
L’Archivio Storico Comunale di Riva presso Chieri
L’Archivio Storico Comunale di Riva presso Chieri rappresenta una delle risorse più importanti per conoscere la storia locale.
Il fondo conserva molti documenti antichi. Alcuni risalgono al Trecento, mentre la parte principale riguarda il periodo compreso tra il 1550 e il 1900.
Fino al 1562 gli atti utilizzavano il latino medievale. In quell’anno il duca Emanuele Filiberto, dopo essere rientrato in possesso dei suoi territori, trasferì la capitale da Chambéry a Torino. Inoltre, impose l’uso della lingua italiana negli scritti ufficiali, sia pubblici sia privati.
L’archivio raccoglie circa 250 cartelle di documenti. Molti materiali risultano divisi in fascicoli. Accanto agli atti, il fondo conserva anche numerosi disegni.
Una parte dei disegni riguarda la ricostruzione e il restauro di Palazzo Grosso. Altri elaborati documentano lo studio e la realizzazione di giardini.
L’ultimo erede di Palazzo Grosso, il conte Radicati di Bronzolo, donò questi materiali al Comune di Riva. Grazie a questa donazione, oggi il paese conserva testimonianze preziose del lavoro degli architetti del passato.
I catasti storici e il territorio
Un’altra sezione importante dell’archivio comprende diversi volumi catastali. Uno di questi risale al 1718 e nacque per volontà del re Vittorio Amedeo II, dopo la nascita del regno.
Accanto al volume catastale, una cartella conserva i rilievi eseguiti sul territorio rivese dai tecnici incaricati. Questi documenti permettono di ricostruire l’organizzazione dei terreni, le proprietà, le trasformazioni agricole e la struttura storica del comune.
Lo stemma di Riva presso Chieri
Lo stemma e il gonfalone di Riva presso Chieri risalgono a un decreto del Presidente della Repubblica del 3 marzo 2005.
Quest’ultimo presenta un fondo rosso con una croce d’argento. Nel primo cantone compare l’agnello pasquale, sempre d’argento, che regge con l’arto anteriore destro un’asta d’argento posta in sbarra. L’asta termina con una piccola croce e porta un vessillo d’argento crociato di rosso.
Sotto lo scudo compare il motto Felix Ripae oppidum, scritto in lettere maiuscole nere su una lista bifida e svolazzante di rosso. Gli ornamenti esteriori sono quelli propri di un Comune.
Il gonfalone è un drappo bianco con bordatura rossa.
Riva presso Chieri oggi, tra memoria e territorio
La storia di Riva presso Chieri mostra il peso strategico del borgo nel Chierese. La sua posizione, il castello, i legami con Chieri, i Biandrate e i Savoia ne fecero un centro rilevante per molti secoli.
Oggi questa lunga vicenda resta leggibile nei documenti, nei luoghi religiosi, nell’archivio comunale, nella memoria di Palazzo Grosso e nello stemma civico.
Riva non racconta solo la storia di un comune vicino a Torino. Racconta anche il modo in cui le comunità del Chierese attraversarono romanizzazione, Medioevo, guerre, peste, dominio sabaudo e trasformazioni moderne.
FAQ – Riva presso Chieri tra Medioevo, Savoia e territorio
Le origini di Riva presso Chieri sono molto antiche. Il territorio conserva tracce celtiche e liguri nei toponimi e numerosi indizi archeologici di epoca romana, tra cui necropoli, tombe e segni di centuriazione.
Le fonti locali citano documenti del 1152. In quell’anno compaiono riferimenti sia ai beni religiosi legati a San Pietro di Breme sia al dominio dei Conti di Biandrate su Riva.
I Conti di Biandrate controllarono il feudo di Riva a partire dal 1034. Il loro dominio non copriva però l’intero territorio, che nel XIII secolo entrò sempre più nell’orbita di Chieri.
Dopo lotte interne e dominazioni alterne, Riva passò ai Savoia nel 1377. Da quel momento seguì più da vicino le vicende dello Stato sabaudo.
Nel 1630 Vittorio Amedeo I lasciò Torino colpita dalla peste e si rifugiò a Riva. Il castello rimase immune dal contagio e ospitò i preliminari della pace di Cherasco.
L’Archivio Storico Comunale conserva documenti dal Trecento e soprattutto dal 1550 al 1900. Custodisce anche disegni di Palazzo Grosso, materiali catastali e rilievi storici del territorio.
Lo stemma mostra una croce d’argento su fondo rosso e l’agnello pasquale. Il motto latino Felix Ripae oppidum richiama l’identità storica del paese.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



